Materiale fonoassorbente e gestione dei rifiuti
Il controllo del rumore rappresenta una sfida rilevante per numerosi settori produttivi, dall’industria manifatturiera all’edilizia, fino agli spazi direzionali e commerciali. In questo contesto, il materiale fonoassorbente svolge un ruolo chiave nel migliorare il comfort acustico, ridurre l’inquinamento sonoro e tutelare la salute dei lavoratori. Tuttavia, come ogni materiale tecnico, anche i prodotti fonoassorbenti giungono a fine vita e diventano rifiuti che devono essere gestiti correttamente, nel rispetto della normativa ambientale vigente.
Comprendere la natura di questi rifiuti, i codici CER applicabili e i corretti canali di trattamento è fondamentale per le aziende che li producono o li sostituiscono durante interventi di ristrutturazione, manutenzione o dismissione di impianti.
Cos’è il materiale fonoassorbente e dove viene utilizzato
Con il termine materiale fonoassorbente si indicano quei prodotti progettati per assorbire l’energia sonora, riducendo il riverbero e la propagazione del rumore negli ambienti chiusi o aperti. A differenza dei materiali fonoisolanti, che bloccano il passaggio del suono, i fonoassorbenti agiscono trasformando l’onda sonora in energia termica attraverso strutture porose o fibrose.
Tra i materiali più diffusi rientrano lane minerali (lana di roccia e lana di vetro), schiume poliuretaniche, pannelli in fibra di poliestere, materiali a base di gomma o miscele composite. Questi prodotti trovano applicazione in capannoni industriali, studi di registrazione, uffici open space, barriere antirumore stradali e ferroviarie, oltre che in impianti tecnologici e macchinari.
Quando il materiale fonoassorbente diventa rifiuto
Il materiale fonoassorbente diventa rifiuto quando viene rimosso a seguito di sostituzione, demolizione, manutenzione straordinaria o dismissione di strutture e impianti. In questi casi, ai sensi dell’art. 183 del D.Lgs. 152/2006, il detentore del rifiuto è tenuto a classificarlo correttamente e ad avviarlo a recupero o smaltimento tramite operatori autorizzati.
Nella maggior parte dei casi si tratta di rifiuti speciali, spesso non pericolosi, ma la classificazione dipende dalla composizione del materiale e dall’eventuale contaminazione (polveri, leganti, residui di lavorazione).
Codici CER per i rifiuti fonoassorbenti
Non esiste un unico codice CER valido per tutti i materiali fonoassorbenti. La scelta del codice dipende dall’origine del rifiuto e dalla sua natura chimico-fisica. Tra i codici più comunemente utilizzati rientrano:
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17 06 04 – materiali isolanti diversi da quelli contenenti amianto o sostanze pericolose; è uno dei CER più frequenti per lane minerali e pannelli fonoassorbenti provenienti da cantieri edili.
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17 06 03* – materiali isolanti contenenti sostanze pericolose, da utilizzare solo in presenza di specifiche caratteristiche di pericolo.
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07 02 13 – rifiuti plastici, applicabile ad alcune schiume sintetiche di origine industriale.
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15 01 02 – imballaggi in plastica, se il materiale fonoassorbente è costituito esclusivamente da scarti di imballaggio puliti.
Una corretta attribuzione del CER è un passaggio essenziale per garantire la conformità normativa ed evitare sanzioni. In contesti complessi, il supporto di operatori specializzati come Mageco rappresenta una best practice consolidata.
Modalità di gestione e trattamento
La gestione dei rifiuti fonoassorbenti segue le fasi tipiche dei rifiuti speciali: raccolta, trasporto, trattamento e destinazione finale. Ove possibile, si privilegia il recupero di materia, soprattutto per lane minerali e materiali plastici, che possono essere avviati a processi di riciclo o recupero energetico.
I materiali non recuperabili vengono invece destinati a smaltimento in discariche autorizzate per rifiuti non pericolosi o, nei casi previsti, per rifiuti pericolosi. Il trasporto deve essere effettuato da soggetti iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, con corretta compilazione del formulario di identificazione rifiuto (FIR).
Impianti autorizzati e responsabilità delle aziende
Gli impianti che gestiscono rifiuti fonoassorbenti comprendono piattaforme di selezione, impianti di trattamento meccanico, impianti di recupero energetico e discariche controllate. La scelta dell’impianto dipende dalla tipologia di rifiuto, dal CER e dalle autorizzazioni regionali disponibili.
Per le aziende produttrici del rifiuto, una gestione corretta non è solo un obbligo di legge, ma anche un elemento di responsabilità ambientale. Una tracciabilità accurata e la scelta di filiere autorizzate contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale e a migliorare la sostenibilità complessiva delle attività produttive.
Conclusione
Il materiale fonoassorbente è un alleato prezioso nella riduzione dell’inquinamento acustico e nella tutela della salute. Quando però giunge a fine vita, diventa un rifiuto speciale che richiede competenze specifiche per essere gestito correttamente. Conoscere la natura del materiale, i codici CER applicabili e le corrette modalità di trattamento consente alle aziende di operare in conformità al D.Lgs. 152/2006 e di contribuire a una gestione dei rifiuti più efficiente e sostenibile. Approfondire questi aspetti significa trasformare un obbligo normativo in un’opportunità di miglioramento ambientale e organizzativo.
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I nostri obiettivi
In un’ottica di circolarità e sostenibilità del processo globale di gestione dei rifiuti, l’obiettivo che ci poniamo è quello di privilegiare il recupero e il riciclo dei rifiuti, così da generare nuove materie prime e dare nuova vita ai rifiuti.





