Recupero prodotti di laboratorio: distillazione solventi, valorizzazione reagenti e riciclo vetreria in Lombardia

Il recupero prodotti di laboratorio rappresenta oggi una delle frontiere più avanzate dell’economia circolare applicata al settore chimico, farmaceutico e della ricerca scientifica. Ogni anno i laboratori di analisi, i centri di ricerca universitari, le aziende farmaceutiche e i reparti di quality control attivi in Lombardia generano centinaia di tonnellate di rifiuti chimici che, anziché essere avviati alla semplice termodistruzione, possono essere sottoposti a processi di recupero mirati: dalla distillazione frazionata dei solventi esausti alla raffinazione dei metalli preziosi contenuti nei reagenti analitici, fino al riciclo del vetro borosilicato delle apparecchiature dismesse.

La Lombardia ospita la maggiore concentrazione italiana di strutture laboratoristiche: i poli chimico-farmaceutici di Milano, Monza e Bergamo, i distretti industriali di Brescia e Varese, le università e i centri di ricerca pubblici e privati distribuiti nelle dodici province generano flussi di rifiuti di laboratorio che richiedono competenze specialistiche sia nella classificazione che nella valorizzazione. A differenza del semplice smaltimento dei prodotti di laboratorio, il recupero consente di reimmettere materia prima nel ciclo produttivo, abbattere i costi di gestione e ridurre l’impronta ambientale delle attività analitiche e di ricerca.

Mageco S.r.l. opera da Milano al servizio di laboratori, aziende chimico-farmaceutiche e centri di ricerca di tutta la Lombardia, offrendo servizi completi di recupero prodotti di laboratorio nel pieno rispetto della normativa ambientale vigente. In questa guida aggiornata al 2026 illustriamo la classificazione CER dei rifiuti di laboratorio recuperabili, il quadro normativo di riferimento, le tecnologie di recupero disponibili e i vantaggi concreti della valorizzazione circolare.

Cosa sono i prodotti di laboratorio recuperabili? Classificazione CER e tipologie

I prodotti di laboratorio recuperabili sono tutti i rifiuti chimici, i solventi esausti, i reagenti analitici, le soluzioni di scarto e la vetreria dismessa generati dalle attività di analisi, ricerca e controllo qualità che possono essere sottoposti a processi di valorizzazione anziché destinati allo smaltimento definitivo. Questa categoria comprende un ventaglio estremamente ampio di materiali, ciascuno con caratteristiche chimico-fisiche, codici CER e percorsi di recupero specifici.

Dal punto di vista della classificazione prevista dal Catalogo Europeo dei Rifiuti, i prodotti di laboratorio ricadono principalmente nel capitolo 16 (rifiuti non specificati altrimenti) e nel capitolo 07 (rifiuti dei processi chimici organici), con sotto-categorie che variano in funzione della composizione chimica e della pericolosità. La distinzione fondamentale riguarda la presenza o meno di caratteristiche di pericolo ai sensi del Regolamento CLP (CE n. 1272/2008): i rifiuti contenenti sostanze classificate come tossiche, infiammabili, corrosive, mutagene o cancerogene sono identificati da codici CER con asterisco (*) e richiedono percorsi di recupero specifici in impianti autorizzati.

Le principali categorie di prodotti di laboratorio avviabili a recupero comprendono: solventi organici puri o in miscela (acetone, etanolo, metanolo, esano, diclorometano, acetonitrile), acidi e basi inorganiche (acido cloridrico, acido solforico, acido nitrico, soda caustica, ammoniaca), reagenti analitici contenenti metalli preziosi (soluzioni di argento, platino, palladio, rodio, oro), soluzioni acquose contaminate recuperabili tramite trattamento fisico-chimico, e vetreria di laboratorio in vetro borosilicato (beute, becher, palloni, condensatori, pipette). A questi si aggiungono i materiali di consumo parzialmente recuperabili come le colonne cromatografiche, i filtri e le membrane.

Principali codici CER dei prodotti di laboratorio avviabili a recupero
Codice CER Descrizione Percorso di recupero Pericolosità
16 05 06* Sostanze chimiche di laboratorio contenenti o costituite da sostanze pericolose Distillazione, neutralizzazione, recupero metalli Pericoloso
16 05 07* Prodotti chimici inorganici di scarto contenenti sostanze pericolose Neutralizzazione acido-base, recupero sali Pericoloso
16 05 08* Prodotti chimici organici di scarto contenenti sostanze pericolose Distillazione frazionata, recupero energetico Pericoloso
16 05 09 Prodotti chimici di scarto non pericolosi Trattamento chimico-fisico, riciclo materia Non pericoloso
07 01 04* Solventi organici, liquidi di lavaggio e acque madri Distillazione, rigenerazione solventi Pericoloso
07 07 01* Soluzioni acquose di lavaggio e acque madri (chimico-farmaceutico) Trattamento chimico-fisico, recupero principi attivi Pericoloso
15 01 10* Imballaggi contaminati da residui di sostanze pericolose Lavaggio e riciclo materiale, recupero energetico Pericoloso
15 01 07 Imballaggi in vetro (vetreria non contaminata) Riciclo vetro borosilicato Non pericoloso

La corretta classificazione CER è il presupposto indispensabile per individuare il percorso di recupero più efficiente e conforme alla normativa. Un errore di classificazione può comportare l’invio del rifiuto a un impianto non idoneo, con conseguenti sanzioni amministrative e rischi ambientali. Per questo motivo, la caratterizzazione analitica preliminare dei rifiuti di laboratorio, con determinazione della composizione chimica, del punto di infiammabilità, del pH e della concentrazione di metalli, è una fase imprescindibile del processo di recupero.

Normativa sul recupero dei rifiuti di laboratorio: D.Lgs. 152/2006 e regolamenti ADR

Il recupero dei prodotti di laboratorio in Italia è disciplinato dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), in particolare dalla Parte IV relativa alla gestione dei rifiuti, integrato dal D.Lgs. 116/2020 che recepisce le direttive europee sull’economia circolare e stabilisce obiettivi di recupero sempre più ambiziosi per i rifiuti speciali. Il quadro normativo si completa con il Regolamento ADR per il trasporto dei rifiuti pericolosi e con le autorizzazioni regionali rilasciate dalla Regione Lombardia.

L’art. 183, comma 1, lettera t) del D.Lgs. 152/2006 definisce il recupero come qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati. Per i prodotti di laboratorio, le operazioni di recupero più rilevanti sono codificate come R2 (rigenerazione/recupero di solventi), R4 (riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici), R5 (riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche, incluso il vetro) e R1 (utilizzazione come combustibile, ossia recupero energetico).

Il D.Lgs. 116/2020 ha introdotto importanti novità in materia di responsabilità estesa del produttore e di criteri End of Waste (cessazione della qualifica di rifiuto), applicabili anche ai solventi rigenerati e ai metalli recuperati da soluzioni di laboratorio. In base all’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero e soddisfa criteri specifici, tra cui l’esistenza di un mercato o di una domanda per il materiale recuperato.

Per il trasporto dei rifiuti di laboratorio pericolosi, il Regolamento ADR (Accord européen relatif au transport international des marchandises Dangereuses par Route) impone l’utilizzo di imballaggi omologati ONU, la corretta etichettatura con pittogrammi di pericolo CLP e la compilazione del Documento di Trasporto ADR da parte di personale con formazione specifica (patentino ADR). La Regione Lombardia, attraverso le autorizzazioni rilasciate ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006, definisce le tipologie di rifiuti e le operazioni di recupero che ciascun impianto è autorizzato a effettuare.

Documentazione obbligatoria per il recupero prodotti di laboratorio

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): accompagna ogni trasporto di rifiuti dal laboratorio all’impianto di recupero, con indicazione del codice CER, delle caratteristiche di pericolo e della quantità
  • Registro di carico e scarico: cronologico, vidimato dalla Camera di Commercio, con annotazioni entro 10 giorni lavorativi dall’operazione di carico o scarico
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale (entro il 30 giugno) dei rifiuti prodotti, trasportati e recuperati nell’anno precedente
  • Scheda di caratterizzazione analitica: analisi chimiche del rifiuto eseguite da laboratorio accreditato, necessarie per la corretta classificazione CER e per l’accettazione presso l’impianto di recupero
  • Documento di Trasporto ADR: obbligatorio per i rifiuti classificati come merci pericolose, con indicazione della classe ADR, del gruppo di imballaggio e delle istruzioni di sicurezza
  • Certificato di avvenuto recupero: rilasciato dall’impianto autorizzato al termine delle operazioni di recupero, attestante la quantità di materia effettivamente recuperata

Le sanzioni per la gestione non conforme dei rifiuti di laboratorio sono particolarmente severe: l’art. 256 del D.Lgs. 152/2006 prevede ammende da 2.600 a 26.000 euro per lo smaltimento illecito di rifiuti non pericolosi e l’arresto da sei mesi a due anni congiunto ad ammende da 2.600 a 26.000 euro per i rifiuti pericolosi. ARPA Lombardia (www.arpalombardia.it) esegue controlli periodici sia presso i produttori che presso gli impianti di recupero autorizzati.

Come funziona il recupero dei prodotti di laboratorio: tecnologie e fasi operative

Il recupero dei prodotti di laboratorio si articola in cinque fasi operative: caratterizzazione analitica del rifiuto, segregazione per compatibilità chimica, confezionamento e trasporto ADR, trattamento presso impianto autorizzato e certificazione del materiale recuperato. La complessità del processo dipende dalla natura del rifiuto: un solvente puro richiede un percorso diverso rispetto a una miscela di reagenti contenenti metalli preziosi o a un lotto di vetreria contaminata.

La fase iniziale di caratterizzazione è determinante per l’intero percorso di recupero. I rifiuti di laboratorio presentano una variabilità compositiva molto superiore rispetto ai rifiuti industriali standard: un singolo laboratorio di analisi può generare decine di tipologie diverse di scarti chimici, ciascuna con un profilo di pericolosità e un potenziale di recupero differente. La caratterizzazione comprende analisi del contenuto di solventi organici, determinazione dei metalli pesanti e preziosi, misura del pH, test di infiammabilità e verifica dell’assenza di contaminanti incompatibili con il processo di recupero previsto.

Le cinque fasi del recupero prodotti di laboratorio

  1. Caratterizzazione analitica: il laboratorio produttore esegue o commissiona l’analisi del rifiuto per determinare composizione, codice CER e caratteristiche di pericolo. Per i solventi esausti si determina la purezza residua e la presenza di contaminanti; per i reagenti con metalli preziosi si quantificano le concentrazioni di Ag, Pt, Pd, Au e Rh.
  2. Segregazione e confezionamento: i rifiuti vengono separati per compatibilità chimica in contenitori omologati ONU (fusti in acciaio, taniche in HDPE, contenitori combinati). I solventi clorurati sono tenuti separati dai non clorurati; gli acidi separati dalle basi; i reagenti ossidanti separati dai riducenti. L’etichettatura rispetta il Regolamento CLP e l’ADR.
  3. Documentazione e trasporto: compilazione del FIR, aggiornamento del registro di carico e scarico, predisposizione del Documento di Trasporto ADR. Il trasporto è effettuato da vettori iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (www.albonazionalegestoriambientali.it), categoria 5 per i rifiuti pericolosi, con mezzi dotati di equipaggiamento ADR.
  4. Trattamento e recupero: presso l’impianto autorizzato il rifiuto è sottoposto all’operazione di recupero appropriata: distillazione per i solventi, raffinazione per i metalli preziosi, neutralizzazione e trattamento chimico-fisico per acidi e basi, fusione e riciclo per la vetreria. Le rese di recupero variano dal 70-95% per i solventi puri al 99%+ per i metalli preziosi.
  5. Certificazione e tracciabilità: l’impianto rilascia il certificato di avvenuto recupero con indicazione della quantità di materia recuperata, del bilancio di massa e dell’eventuale applicazione dei criteri End of Waste. Il produttore riceve la quarta copia del FIR firmata dall’impianto entro 90 giorni.

Punti di riferimento per il recupero prodotti di laboratorio in Lombardia

Principali tipologie di impianti di recupero per rifiuti di laboratorio in Lombardia
Tipologia impianto Operazione di recupero Rifiuti trattati Province servite
Impianti di distillazione solventi R2 – Rigenerazione solventi Solventi organici puri e in miscela (CER 07 01 04*, 14 06 03*) MI, MB, BG, BS, VA
Raffinerie metalli preziosi R4 – Recupero metalli Reagenti con Ag, Pt, Pd, Au (CER 16 05 06*) MI, BG, BS
Impianti di trattamento chimico-fisico R5 – Recupero sostanze inorganiche Acidi, basi, soluzioni saline (CER 16 05 07*, 16 05 09) Tutte le province
Vetrerie e impianti riciclo vetro R5 – Riciclo vetro Vetreria borosilicato non contaminata (CER 15 01 07) MI, BS, MN
Impianti di recupero energetico R1 – Recupero energetico Rifiuti chimici ad alto potere calorifico non recuperabili come materia MI, BS, BG, CR

Tecnologie di recupero: distillazione, raffinazione e riciclo del vetro

Le tre tecnologie cardine del recupero dei prodotti di laboratorio sono la distillazione frazionata per i solventi organici, la raffinazione chimica o elettrochimica per i metalli preziosi contenuti nei reagenti e il riciclo termico del vetro borosilicato per la vetreria di laboratorio. A queste si affiancano i processi di neutralizzazione acido-base, il trattamento biologico delle soluzioni acquose e il recupero energetico in co-incenerimento.

La distillazione frazionata dei solventi di laboratorio sfrutta le differenze di punto di ebollizione per separare i componenti di una miscela. Gli impianti moderni utilizzano colonne di rettifica a riempimento strutturato con efficienza di separazione superiore a 20 piatti teorici, consentendo di ottenere solventi rigenerati con purezza pari o superiore al grado tecnico (99,0-99,5%). I solventi più frequentemente recuperati dai laboratori lombardi comprendono acetone, etanolo, metanolo, isopropanolo, esano, toluene e acetonitrile. I solventi clorurati (diclorometano, cloroformio, tetracloruro di carbonio) richiedono linee di distillazione dedicate per evitare contaminazioni incrociate.

La raffinazione dei metalli preziosi dai reagenti analitici esausti rappresenta una nicchia di alto valore economico. Le soluzioni di nitrato d’argento, i catalizzatori al platino, le soluzioni di cloruro di palladio e i reagenti contenenti oro e rodio, anche in concentrazioni relativamente basse (ppm), giustificano economicamente il recupero grazie al valore intrinseco dei metalli. I processi utilizzati comprendono la precipitazione chimica, l’elettrolisi selettiva, la cementazione e l’estrazione con solventi. Le rese di recupero raggiungono il 99,5% per l’argento e oltre il 99,9% per platino e palladio.

Il riciclo della vetreria di laboratorio in vetro borosilicato (Pyrex, Duran, Schott) presenta specificità tecniche rispetto al riciclo del vetro comune: il borosilicato ha un punto di fusione più elevato (circa 1.650 °C contro i 1.050 °C del vetro sodico-calcico) e una composizione chimica diversa che lo rende incompatibile con le normali filiere di riciclo del vetro da imballaggio. La vetreria non contaminata può essere raccolta separatamente e avviata a fusione presso vetrerie specializzate; la vetreria contaminata richiede invece un pretrattamento di decontaminazione prima del riciclo.

Il recupero degli acidi e delle basi esauste di laboratorio si realizza principalmente attraverso processi di neutralizzazione controllata, purificazione e riconcentrazione. L’acido solforico, l’acido cloridrico e la soda caustica possono essere riportati a concentrazioni d’uso attraverso evaporazione o distillazione, ottenendo prodotti chimici riutilizzabili in applicazioni industriali meno esigenti rispetto alla purezza analitica originale.

Perché scegliere Mageco per il recupero prodotti di laboratorio in Lombardia

Mageco S.r.l. è il partner specializzato nella gestione completa del ciclo di recupero dei prodotti di laboratorio in Lombardia, dalla caratterizzazione iniziale alla certificazione finale, con una rete consolidata di impianti autorizzati per ogni tipologia di rifiuto chimico. La nostra esperienza nel settore chimico-farmaceutico e laboratoristico ci consente di ottimizzare i percorsi di recupero, massimizzando le rese di valorizzazione e minimizzando i costi per il produttore.

A differenza di operatori generalisti, Mageco dispone di competenze specifiche nella classificazione dei rifiuti di laboratorio, un ambito in cui l’eterogeneità dei materiali e la complessità delle miscele chimiche richiedono personale con formazione chimico-analitica avanzata. Il nostro team tecnico supporta i laboratori nella corretta attribuzione dei codici CER, nella compilazione delle schede di caratterizzazione e nella definizione del percorso di recupero più vantaggioso sotto il profilo economico e ambientale.

La capillarità del servizio copre tutte le dodici province lombarde, con logistica dedicata ai rifiuti pericolosi e tempi di intervento rapidi. Serviamo laboratori di analisi conto terzi, reparti R&D farmaceutici, laboratori universitari, centri di ricerca pubblici e privati, strutture sanitarie e laboratori industriali di controllo qualità. Per ciascuna tipologia di cliente, proponiamo soluzioni personalizzate che tengono conto dei volumi generati, della periodicità dei ritiri e della composizione specifica dei rifiuti.

I vantaggi del nostro servizio

  • Competenza chimica specialistica: classificazione CER accurata e individuazione del percorso di recupero ottimale per ogni tipologia di rifiuto di laboratorio, con analisi preliminare del potenziale di valorizzazione economica dei metalli preziosi
  • Rete impiantistica selezionata: collaborazione con impianti di distillazione, raffinerie metalli preziosi e centri di trattamento chimico-fisico autorizzati dalla Regione Lombardia e certificati ISO 14001
  • Tracciabilità documentale completa: gestione digitale di FIR, registri di carico/scarico, Documenti di Trasporto ADR e certificati di avvenuto recupero, con archiviazione conforme ai termini di legge (cinque anni)
  • Logistica ADR dedicata: flotta di mezzi autorizzati al trasporto di merci pericolose con personale dotato di patentino ADR, contenitori omologati ONU forniti a corredo del servizio
  • Rendicontazione ambientale: report periodici sulle quantità recuperate, sulle rese di recupero e sui risparmi di CO2 equivalente ottenuti, utilizzabili per i bilanci di sostenibilità aziendali

Scopra tutti i nostri servizi di gestione ambientale e le nostre certificazioni.

Costi del recupero prodotti di laboratorio e domande frequenti

I costi del recupero dei prodotti di laboratorio variano in funzione di molteplici fattori legati alla natura del rifiuto, ai volumi, alla logistica e al tipo di trattamento richiesto. A differenza dello smaltimento tramite termodistruzione, il recupero può generare un valore economico positivo quando i materiali recuperati hanno un valore di mercato significativo: è il caso dei metalli preziosi contenuti nei reagenti analitici, dove il credito derivante dalla raffinazione può compensare parzialmente o totalmente i costi di gestione del rifiuto.

Fattori che influenzano i costi

  • Composizione e purezza del rifiuto: i solventi puri con bassa contaminazione hanno costi di recupero inferiori rispetto alle miscele complesse; i reagenti con elevato contenuto di metalli preziosi possono generare un credito netto
  • Classificazione di pericolosità: i rifiuti pericolosi (CER con asterisco) richiedono imballaggi omologati, trasporto ADR e impianti con autorizzazioni specifiche, con costi unitari superiori del 30-60% rispetto ai non pericolosi
  • Volumi e frequenza dei ritiri: quantitativi maggiori e ritiri programmati consentono di ottimizzare la logistica e di negoziare tariffe più vantaggiose con gli impianti di recupero
  • Distanza dall’impianto di recupero: la localizzazione geografica del laboratorio rispetto agli impianti autorizzati incide sui costi di trasporto, con un vantaggio per le strutture ubicate nei poli industriali del milanese e del bresciano
  • Necessità di caratterizzazione analitica: i rifiuti privi di scheda di caratterizzazione richiedono analisi preliminari presso laboratorio accreditato, con un costo aggiuntivo per campione analizzato

Domande frequenti

Quali prodotti di laboratorio possono essere avviati a recupero anziché a smaltimento?

Possono essere recuperati i solventi organici puri o in miscela (acetone, etanolo, metanolo, esano, toluene, acetonitrile), gli acidi e le basi inorganiche (acido solforico, cloridrico, nitrico, soda caustica), i reagenti contenenti metalli preziosi (argento, platino, palladio, oro), la vetreria in vetro borosilicato non contaminata e gli imballaggi in vetro, plastica e cartone dei prodotti chimici. Non sono generalmente avviabili a recupero di materia le miscele altamente contaminate, i rifiuti contenenti amianto e i rifiuti radioattivi, che richiedono percorsi di smaltimento dedicati.

Come si classificano correttamente i rifiuti di laboratorio ai fini del recupero?

La classificazione dei rifiuti di laboratorio segue il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) allegato alla Decisione 2014/955/UE. Il produttore deve identificare il processo che ha generato il rifiuto (capitolo e sottocapitolo CER), determinare le caratteristiche di pericolo ai sensi dell’Allegato III della Direttiva 2008/98/CE mediante analisi chimiche e attribuire il codice CER corrispondente. Per i prodotti di laboratorio, i codici più frequenti appartengono alla famiglia 16 05 (prodotti chimici di laboratorio) e alla famiglia 07 (rifiuti dei processi chimici organici). La caratterizzazione analitica presso laboratorio accreditato è indispensabile per i rifiuti a composizione variabile.

Quanto si recupera dalla distillazione dei solventi di laboratorio?

Le rese di recupero dalla distillazione frazionata dei solventi di laboratorio variano dal 70% al 95% in peso, in funzione della purezza del solvente in ingresso e della presenza di contaminanti. I solventi puri monocomponente (acetone, etanolo, isopropanolo) raggiungono rese del 90-95%, mentre le miscele di solventi o i solventi contaminati da residui solidi possono attestarsi sul 70-80%. I solventi rigenerati raggiungono purezze del 99,0-99,5%, idonee per applicazioni tecniche e industriali, e possono essere rivenduti al produttore originario o sul mercato dei solventi tecnici.

Quanto vale il recupero dei metalli preziosi dai reagenti di laboratorio?

Il valore economico del recupero dei metalli preziosi dai reagenti analitici dipende dal tipo di metallo, dalla concentrazione nella soluzione e dalla quotazione di mercato al momento della raffinazione. A titolo indicativo, nel 2026 le quotazioni si attestano intorno ai 900-1.000 euro/kg per l’argento, ai 28.000-32.000 euro/kg per il platino e ai 30.000-35.000 euro/kg per il palladio. Anche soluzioni a bassa concentrazione (100-500 ppm) possono generare un credito significativo su volumi di alcune decine di litri. Mageco effettua una valutazione preliminare gratuita del contenuto in metalli preziosi dei reagenti esausti.

Quale documentazione deve preparare il laboratorio per il recupero dei rifiuti chimici?

Il laboratorio produttore deve predisporre: il registro di carico e scarico dei rifiuti (vidimato dalla Camera di Commercio), la scheda di caratterizzazione analitica per ogni codice CER prodotto, il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) per ogni trasporto, e il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) da presentare entro il 30 giugno di ogni anno. Per i rifiuti pericolosi è necessario anche il Documento di Trasporto ADR. Mageco supporta i propri clienti nella compilazione di tutta la documentazione obbligatoria, riducendo il carico amministrativo a carico del laboratorio.

La vetreria di laboratorio contaminata può essere riciclata?

La vetreria di laboratorio in vetro borosilicato non contaminata (beute, becher, palloni senza residui chimici pericolosi) può essere avviata a riciclo presso vetrerie specializzate nella lavorazione del borosilicato. La vetreria contaminata da sostanze pericolose richiede invece un pretrattamento di decontaminazione (lavaggio con solventi o soluzioni acide) prima del riciclo, oppure deve essere classificata con il codice CER appropriato (ad esempio 15 01 10*) e avviata a impianti autorizzati al trattamento di rifiuti pericolosi. In ogni caso, la vetreria di laboratorio non deve essere conferita nei cassonetti per il vetro da imballaggio, poiché il vetro borosilicato ha una composizione incompatibile con il vetro sodico-calcico.

È possibile recuperare i prodotti di laboratorio scaduti ma non utilizzati?

Sì, i prodotti chimici di laboratorio scaduti ma ancora integri nella confezione originale possono essere avviati a recupero se la composizione è nota e compatibile con i processi di valorizzazione disponibili. I solventi puri scaduti possono essere rigenerati tramite distillazione; i reagenti contenenti metalli preziosi mantengono il loro valore intrinseco indipendentemente dalla data di scadenza; gli acidi e le basi concentrati possono essere riconcentrati o neutralizzati per il recupero dei sali. La classificazione CER è comunque obbligatoria, poiché un prodotto chimico scaduto diventa rifiuto nel momento in cui il detentore decide di disfarsene ai sensi dell’art. 183 del D.Lgs. 152/2006.

Servizi correlati e approfondimenti

Il recupero dei prodotti di laboratorio si inserisce in un ecosistema più ampio di servizi di gestione ambientale per il settore chimico, farmaceutico e della ricerca. Mageco offre soluzioni integrate per ogni tipologia di rifiuto generato dalle attività laboratoristiche, con copertura capillare su tutto il territorio lombardo. Approfondisca i nostri servizi dedicati:

Recupero prodotti di laboratorio: richieda una valutazione gratuita

Il Suo laboratorio genera rifiuti chimici avviabili a recupero? Mageco S.r.l. effettua sopralluoghi gratuiti per valutare il potenziale di valorizzazione dei Suoi scarti di laboratorio, dal recupero dei solventi alla raffinazione dei metalli preziosi. Contatti il nostro team tecnico per un preventivo personalizzato.

📞 Telefono: +39 02 668 6568
Email: info@mageco.it
🌐 Preventivo online: Richieda un preventivo gratuito