Smaltimento degli scarti di plastica e gomma: la gestione

      Gli scarti di plastica e gomma rappresentano una parte rilevante dei rifiuti speciali prodotti dalle aziende manifatturiere, logistiche e industriali. Secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2023 di ISPRA, le plastiche costituiscono una quota significativa dei rifiuti non pericolosi destinati al recupero, mentre la gomma – pur meno frequente – è strategica per il valore potenziale del materiale riciclato.
Gestire correttamente questi rifiuti significa garantire tracciabilità, scegliere impianti autorizzati e valorizzare tutte le possibilità di recupero, in linea con il D.Lgs. 152/2006, che privilegia le operazioni di riciclo rispetto allo smaltimento finale. Per molte aziende, partner strutturati come Mageco facilitano l’individuazione delle filiere corrette e degli impianti più affidabili, riducendo rischi e costi.


Che tipo di rifiuti sono e quali codici CER utilizzano

Gli scarti di plastica e di gomma rientrano nella categoria dei rifiuti speciali non pericolosi, salvo casi particolari in cui residui di lavorazione o contaminazioni li rendono pericolosi. I codici CER più diffusi includono:

  • CER 07 02 13 – rifiuti plastici prodotti dall’industria chimica;

  • CER 12 01 05 – limature e trucioli di plastica derivanti da lavorazioni meccaniche;

  • CER 15 01 02 – imballaggi in plastica;

  • CER 17 02 03 – plastica proveniente da attività di costruzione e demolizione;

  • CER 19 12 04 – plastica e gomma provenienti da trattamenti meccanici;

  • CER 07 02 99 – rifiuti plastici non specificati altrove;

  • CER 16 01 03 – pneumatici fuori uso (PFU), tra i rifiuti di gomma più rappresentativi.

I codici devono essere attribuiti sulla base della provenienza e del processo di generazione del rifiuto, secondo i criteri stabiliti dal Catalogo Europeo dei Rifiuti e dalle linee guida del Ministero dell’Ambiente. Una scelta accurata del CER è fondamentale per indirizzare il rifiuto verso gli impianti corretti.


Come vengono gestiti gli scarti di plastica e gomma

La filiera di gestione segue le quattro fasi principali: raccolta, trasporto, trattamento e recupero/smaltimento finale. Le aziende devono conservare i rifiuti in contenitori idonei, etichettati e separati per tipologia, evitando contaminazioni che ne compromettano il recupero.

Il trasporto deve essere affidato a soggetti iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, generalmente in Categoria 4 (rifiuti speciali non pericolosi) o Categoria 5 (pericolosi, se presenti contaminanti). Gli intermediari iscritti in Categoria 8 svolgono spesso un ruolo centrale nella selezione degli impianti e nella verifica delle autorizzazioni.

Il trattamento varia in funzione del tipo di rifiuto:

  • Plastica: selezione, triturazione, densificazione, estrusione;

  • Gomma: macinazione, granulazione, devulcanizzazione, processi termici controllati;

  • PFU: triturazione e separazione delle componenti (gomma, acciaio, fibre).


Quali impianti possono ritirare questi rifiuti e quali autorizzazioni devono avere

Gli impianti idonei al ritiro e al trattamento sono quelli autorizzati alle operazioni di recupero R3 (riciclo di sostanze organiche non utilizzate come solventi) e R5 (recupero di altre sostanze inorganiche), oppure alle operazioni di smaltimento D9, D14, D15 per i rifiuti che non possono essere riciclati.

Le autorizzazioni vengono rilasciate da Regioni e Province ai sensi del D.Lgs. 152/2006, e specificano:

  • tipologie di CER ammessi;

  • capacità annua di trattamento;

  • tecnologie e linee operative;

  • modalità di controllo e monitoraggio.

Per i PFU, la filiera è ulteriormente regolata dal sistema nazionale di gestione dei pneumatici fuori uso, che privilegia il recupero di materia rispetto al recupero energetico.

Gli impianti devono inoltre dimostrare il rispetto delle BAT (Best Available Techniques) e delle linee guida regionali e ARPA, soprattutto nelle fasi di triturazione e trattamento termico.


Possono avere una nuova vita? Il ruolo del recupero e della materia prima seconda

La plastica e la gomma sono materiali ad alto potenziale di recupero. Quando adeguatamente selezionati, gli scarti possono essere trasformati in materia prima seconda (MPS) attraverso processi certificati.

Esempi di nuova vita dei materiali

  • Plastica riciclata: granulato destinato a imballaggi, componenti per arredi urbani, film industriali, elementi tecnici per automotive o edilizia.

  • Gomma riciclata: granulo e polverino utilizzati per asfalti modificati, superfici sportive, isolanti acustici, componentistica tecnica.

  • PFU: acciaio recuperato, granulato per campi da gioco e superfici drenanti, materiali per l’ingegneria civile.

Il recupero permette alle aziende di ridurre l’impatto ambientale, migliorare le performance ESG e contenere costi di smaltimento. Nella pratica, un partner tecnico esperto può valutare quali lotti siano effettivamente riciclabili e quali richiedano trattamenti preliminari.


Conclusioni – smaltimento degli scarti di plastica e gomma

La gestione degli scarti di plastica e gomma rappresenta una componente essenziale nella strategia dei rifiuti industriali. Attraverso un corretto inquadramento dei codici CER, la scelta degli impianti autorizzati e l’adozione di filiere orientate al recupero, le aziende possono trasformare un potenziale costo in una risorsa circolare.

Per approfondire altri temi legati alla gestione dei rifiuti speciali, è possibile consultare le sezioni dedicate sul blog aziendale e le guide operative sulla normativa ambientale.

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Focus Smaltimento degli scarti di plastica e gomma