Recupero RAEE in Lombardia: materie prime seconde, metalli preziosi e economia circolare per le apparecchiature elettroniche

Il recupero RAEE rappresenta oggi una delle frontiere strategiche dell’economia circolare europea. I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, comunemente denominati RAEE, costituiscono una vera e propria miniera urbana: ogni tonnellata di schede elettroniche contiene in media 250 grammi di oro, 1 chilogrammo di argento e oltre 100 chilogrammi di rame, materie prime il cui approvvigionamento da fonti tradizionali diventa sempre meno sostenibile sul piano economico e ambientale. L’urban mining applicato ai RAEE consente di recuperare metalli preziosi, terre rare e plastiche di alta qualità, riducendo la dipendenza dalle importazioni extraeuropee e abbattendo l’impatto ambientale dell’estrazione mineraria convenzionale.

Mageco S.r.l. opera dal 2003 nel recupero di RAEE su tutto il territorio lombardo, offrendo un servizio certificato ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001 che garantisce la massima valorizzazione delle materie prime contenute nei rifiuti elettronici. In questa guida aggiornata al 2026, Lei troverà tutte le informazioni necessarie per comprendere il processo di recupero, la normativa vigente, i materiali recuperabili e i vantaggi concreti che l’economia circolare dei RAEE genera per imprese e territorio. Attraverso tecnologie avanzate di separazione e trattamento, è possibile restituire al ciclo produttivo fino al 95% dei materiali contenuti nelle apparecchiature a fine vita.

Definizione e materiali recuperabili dai RAEE: la miniera urbana dell’elettronica

I RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) sono tutti quei dispositivi alimentati da corrente elettrica o batteria giunti a fine vita utile, e il loro recupero consiste nell’estrazione sistematica delle materie prime seconde riutilizzabili nei cicli produttivi industriali. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti classifica i RAEE nel Capitolo 16 02 (codici CER da 16 02 09* a 16 02 16) e nel Capitolo 20 01 (codici CER 20 01 21*, 20 01 23*, 20 01 35*, 20 01 36).

Il D.Lgs. 49/2014, che recepisce la Direttiva 2012/19/UE, suddivide i RAEE in sei raggruppamenti (dal 2018 si utilizza il sistema open scope), ciascuno dei quali restituisce una diversa composizione di materiali recuperabili. Un frigorifero domestico, ad esempio, contiene mediamente il 50% di metalli ferrosi, il 3% di metalli non ferrosi, il 25% di plastiche e il restante 22% in componenti varie tra cui schiume isolanti, vetro e compressori. Un computer portatile, invece, concentra percentuali significativamente più elevate di metalli preziosi nelle schede madri e nei connettori. Ogni raggruppamento richiede tecniche di trattamento differenziate per massimizzare il tasso di recupero.

Le terre rare, pur presenti in quantità ridotte per singola unità, assumono un valore strategico fondamentale se considerate nell’aggregato. Il neodimio contenuto nei magneti permanenti dei dischi rigidi, il cerio nelle polveri di lucidatura degli schermi, il lantanio nelle batterie al nichel-metallo idruro: sono tutti elementi critici inseriti nella lista delle materie prime strategiche dell’Unione Europea (Critical Raw Materials Act, Regolamento UE 2024/1252). L’Italia importa il 100% delle terre rare che utilizza, rendendo il recupero RAEE una questione di sicurezza economica nazionale.

Materiali recuperabili dai RAEE per raggruppamento e resa media di recupero
Raggruppamento RAEE Esempi di apparecchiature Materiali principali recuperabili Resa media di recupero
R1 – Freddo e clima Frigoriferi, condizionatori, congelatori Ferro, alluminio, rame, gas refrigeranti (R134a, R600a), schiume poliuretaniche 85–90%
R2 – Grandi bianchi Lavatrici, lavastoviglie, forni, cappe Acciaio, rame, alluminio, cemento (contrappesi), plastiche PP/ABS 88–93%
R3 – TV e monitor Televisori LCD/LED, monitor, pannelli Vetro pannello, indio, stagno, plastiche, cavi in rame 80–87%
R4 – Piccoli elettrodomestici e IT Computer, stampanti, telefoni, piccoli elettrodomestici Oro, argento, palladio, rame, stagno, plastiche, metalli ferrosi e non ferrosi 75–85%
R5 – Sorgenti luminose Lampade fluorescenti, LED, neon, lampade a scarica Vetro, mercurio, alluminio, polveri fluorescenti (terre rare: europio, terbio, ittrio) 90–95%
R – Fotovoltaico Pannelli fotovoltaici in silicio cristallino e film sottile Silicio, argento, rame, vetro temperato, alluminio, tellurio, cadmio 88–94%

L’analisi della tabella evidenzia come il recupero RAEE produca materie prime seconde di elevatissimo valore industriale. Il raggruppamento R4, pur avendo la resa percentuale più bassa, genera il maggior valore economico per tonnellata trattata grazie alla concentrazione di metalli preziosi. Secondo dati ISPRA (Rapporto Rifiuti Speciali 2025), in Lombardia sono stati raccolti oltre 112.000 tonnellate di RAEE nel 2024, confermando la regione come prima in Italia per volumi gestiti.

Normativa europea e italiana sul recupero RAEE: obiettivi, obblighi e responsabilità

Il quadro normativo del recupero RAEE in Italia si fonda sul D.Lgs. 49/2014 (attuazione della Direttiva 2012/19/UE), che stabilisce obiettivi minimi di recupero compresi tra il 75% e l’85% del peso medio per apparecchiatura, differenziati per categoria di RAEE. L’intero sistema si basa sul principio della responsabilità estesa del produttore (EPR, Extended Producer Responsibility), secondo il quale i fabbricanti e gli importatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche finanziano la raccolta e il trattamento dei prodotti a fine vita.

Il D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), nella Parte IV dedicata alla gestione dei rifiuti, costituisce il riferimento generale. L’art. 183, comma 1, lettera t), definisce il recupero come qualsiasi operazione il cui risultato principale sia permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali. Le operazioni di recupero sono codificate nell’Allegato C alla Parte IV: per i RAEE assumono particolare rilevanza le operazioni R3 (riciclo/recupero delle sostanze organiche), R4 (riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici) e R5 (riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche). Per lo smaltimento RAEE, invece, si applicano le operazioni dell’Allegato B.

A livello europeo, il Regolamento UE 2024/1252 sulle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act) ha introdotto dal 2025 obiettivi vincolanti di riciclaggio per le terre rare e altri materiali strategici contenuti nei RAEE. L’Italia deve raggiungere entro il 2030 una capacità di riciclaggio interna pari almeno al 25% del consumo annuo di ciascuna materia prima critica. Questo obiettivo rende il recupero RAEE non più soltanto una questione ambientale, ma un pilastro della politica industriale nazionale.

Documentazione obbligatoria per il recupero RAEE

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): documento di trasporto obbligatorio ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006, da compilare in quattro copie per ogni trasferimento di RAEE
  • Registro di carico e scarico: tenuta obbligatoria per produttori e gestori ai sensi dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006, con annotazioni entro 10 giorni lavorativi
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale da presentare entro il 30 aprile alla Camera di Commercio competente, ai sensi della L. 70/1994
  • Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: obbligatoria per chi effettua trasporto e trattamento, nelle categorie previste dal D.M. 120/2014 (consultabile su albonazionalegestoriambientali.it)
  • Autorizzazione regionale ex art. 208 o AIA: necessaria per gli impianti di trattamento e recupero RAEE, rilasciata dalla Regione Lombardia o dalla Provincia competente
  • SISTRI/RENTRI: dal 2025, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI, D.M. 4 aprile 2023 n. 59) sostituisce definitivamente il precedente SISTRI per la tracciabilità digitale

ARPA Lombardia (arpalombardia.it) svolge funzione di vigilanza e controllo sui processi di recupero, verificando il rispetto delle condizioni autorizzative e degli standard di emissione. Il Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), istituito dal D.Lgs. 49/2014, coordina l’attività dei Sistemi Collettivi e garantisce il raggiungimento degli obiettivi nazionali di raccolta e recupero.

Il processo industriale di recupero RAEE: dalla raccolta all’urban mining

Il processo di recupero RAEE si articola in cinque fasi principali — raccolta, messa in sicurezza, smontaggio selettivo, trattamento meccanico e raffinazione — al termine delle quali si ottengono materie prime seconde pronte per il reimpiego nei cicli produttivi industriali. Ogni fase è soggetta a standard tecnici specifici definiti dal CENELEC (Comité Européen de Normalisation Électrotechnique) e recepiti nelle norme italiane dalla serie CEI EN 50625.

La qualità del recupero dipende in misura determinante dalla corretta esecuzione delle fasi iniziali. Un RAEE mal decontaminato o frammentato senza pre-selezione perde fino al 40% del potenziale di valorizzazione delle materie prime contenute. Per questo motivo, gli impianti di trattamento più avanzati privilegiano lo smontaggio manuale selettivo per le categorie ad alto valore (R3 e R4), riservando il trattamento meccanico automatizzato ai flussi omogenei di grandi elettrodomestici (R1 e R2).

Le cinque fasi del recupero RAEE industriale

  1. Raccolta e conferimento: I RAEE vengono raccolti presso i produttori, le piattaforme ecologiche comunali o i distributori (obbligo dell’uno contro uno ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs. 49/2014). Il trasporto avviene con mezzi autorizzati, dotati di sistemi di contenimento per evitare la dispersione di sostanze pericolose. Ogni carico è accompagnato dal FIR e registrato nel sistema RENTRI. I RAEE devono essere conferiti integri: la rottura prematura di un monitor o di una lampada fluorescente causa la dispersione di mercurio e polveri di fosforo.
  2. Messa in sicurezza (depollution): Fase critica regolamentata dall’Allegato VII al D.Lgs. 49/2014. Si procede alla rimozione di tutte le componenti pericolose: gas refrigeranti (CFC, HCFC, HFC) dai circuiti frigoriferi, oli dai compressori, condensatori contenenti PCB, mercurio dalle lampade e dai display LCD, batterie al piombo o al litio, toner dalle stampanti, amianto dalle vecchie apparecchiature industriali. Queste sostanze vengono avviate a percorsi di smaltimento dedicati. La messa in sicurezza determina l’efficienza complessiva dell’intero processo di recupero.
  3. Smontaggio selettivo (disassembly): Le apparecchiature decontaminate vengono smontate manualmente o con l’ausilio di sistemi semi-automatizzati. Le schede elettroniche (PCB, Printed Circuit Board) vengono separate perché costituiscono la frazione a più elevato valore economico: una tonnellata di PCB può contenere fino a 300 g di oro, quantità superiore a quella presente in una tonnellata di minerale estratto dalle miniere sudafricane. Vengono inoltre separati i motori elettrici (per il rame degli avvolgimenti), i trasformatori, i cavi, le plastiche per tipologia (ABS, PS, PP, PC) e i componenti in vetro.
  4. Trattamento meccanico (shredding e separazione): I materiali non smontabili manualmente vengono avviati a linee di triturazione (shredder) seguite da sistemi di separazione multilivello: separatori magnetici (per i metalli ferrosi), correnti di Foucault o correnti parassite (per alluminio e metalli non ferrosi), separatori a raggi X (XRF e XRT) per l’identificazione elementare, tavole densimetriche e separatori elettrostatici per le plastiche, cicloni e filtri per le polveri. Le apparecchiature elettroniche di ultima generazione richiedono sistemi di separazione sempre più sofisticati per gestire la crescente miniaturizzazione dei componenti.
  5. Raffinazione e produzione di materie prime seconde: Le frazioni separate vengono inviate agli impianti di raffinazione. I metalli ferrosi e l’alluminio alle fonderie e acciaierie. Il rame agli impianti di elettrolisi per ottenere catodi di rame al 99,99% di purezza. Le schede elettroniche a impianti specializzati di recupero metalli preziosi (smelter) che utilizzano processi pirometallurgici e idrometallurgici per estrarre oro, argento, palladio, platino e rodio. Le plastiche, se prive di ritardanti di fiamma bromurati, vengono rigenerate in granuli riutilizzabili. Il vetro dei monitor e dei pannelli fotovoltaici viene riciclato per nuove produzioni. Le terre rare vengono estratte con processi idrometallurgici dedicati, ancora in fase di scale-up industriale in Europa.

Riferimenti per il recupero RAEE in Lombardia

Principali piattaforme e consorzi per il recupero RAEE in Lombardia
Struttura / Consorzio Ambito territoriale Raggruppamenti trattati Riferimento
AMSA – Piattaforme ecologiche comunali Milano città R1, R2, R3, R4, R5 amsa.it
Aprica / A2A Ambiente Brescia e provincia R1, R2, R3, R4, R5 a2a.eu
Consorzio Ecolight Territorio nazionale R3, R4, R5 ecolight.it
Consorzio Ecolamp Territorio nazionale R5 (sorgenti luminose) ecolamp.it
Piattaforme ecologiche comunali Tutti i comuni lombardi R1, R2, R3, R4, R5 Sito del comune di riferimento

L’efficacia complessiva del processo di recupero RAEE in un impianto moderno raggiunge tassi compresi tra l’85% e il 95% in peso. La quota residua, costituita principalmente da frazioni non riciclabili (ritardanti di fiamma, resine termoindurenti, fibre composite), viene avviata a recupero energetico o, in ultima istanza, a smaltimento in discarica controllata. L’obiettivo dell’industria europea è ridurre questa quota residua al di sotto del 5% entro il 2030, grazie allo sviluppo di tecnologie di separazione chimica avanzata e all’eco-design delle nuove apparecchiature.

Mageco: recupero RAEE certificato in Lombardia dal 2003

Mageco S.r.l., con sede a Lainate (MI) e operativa su tutto il territorio lombardo, offre un servizio integrato di recupero RAEE che copre l’intera filiera dalla raccolta alla certificazione del recupero, garantendo la massima valorizzazione delle materie prime seconde. L’azienda, attiva dal 2003 nella gestione ambientale, dispone delle autorizzazioni e delle competenze tecniche necessarie per trattare tutte le categorie di RAEE professionali e domestici.

Il servizio di recupero RAEE di Mageco si distingue per l’approccio integrato: ogni cliente riceve un piano di gestione personalizzato che ottimizza la logistica di raccolta, garantisce la piena conformità documentale e massimizza il valore economico del recupero. L’azienda opera con trasparenza totale, fornendo report dettagliati sulle quantità recuperate, le destinazioni dei materiali e i tassi di recupero effettivi per ogni lotto trattato. Questa tracciabilità completa è particolarmente apprezzata dalle aziende soggette a rendicontazione ESG (Environmental, Social, Governance) e dalle imprese che perseguono certificazioni ambientali di prodotto.

Il sistema di gestione integrato di Mageco, certificato secondo le norme ISO 9001 (qualità), ISO 14001 (ambiente) e ISO 45001 (sicurezza), assicura che ogni fase del recupero RAEE venga eseguita nel rispetto degli standard più elevati. L’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle Categorie 5F e 8C attesta la capacità operativa per la raccolta, il trasporto e l’intermediazione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi su tutto il territorio nazionale.

I vantaggi del servizio di recupero RAEE Mageco

  • Conformità normativa garantita: gestione documentale completa (FIR, registri, MUD, RENTRI) con verifica preventiva dei codici CER e delle autorizzazioni di filiera, eliminando ogni rischio sanzionatorio per il produttore del rifiuto
  • Massimizzazione del recupero: rete di impianti partner selezionati per tecnologia e specializzazione, con tassi di recupero medi superiori all’88% in peso, documentati e certificati per ogni conferimento
  • Logistica flessibile su tutta la Lombardia: servizio di ritiro programmato o su chiamata nelle dodici province lombarde (Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi, Sondrio), con tempi di intervento entro 48 ore lavorative dalla richiesta
  • Reportistica per la sostenibilità: certificati di avvenuto recupero con dettaglio delle materie prime seconde prodotte, utilizzabili per bilanci di sostenibilità, dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) e reporting ESG

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Costi del recupero RAEE e domande frequenti

Il costo del recupero RAEE varia significativamente in funzione di molteplici parametri tecnici e logistici. A differenza dello smaltimento, il recupero può in alcuni casi generare un ricavo netto per il produttore del rifiuto, in particolare per i RAEE ad alto contenuto di metalli preziosi (schede elettroniche, connettori, componenti placcati oro). Per i RAEE di composizione meno pregiata, i costi dipendono principalmente dalla complessità del trattamento richiesto e dalla presenza di sostanze pericolose da gestire.

Fattori che influenzano i costi del recupero RAEE

  • Raggruppamento e tipologia: i RAEE R1 (apparecchi refrigeranti) hanno costi superiori per la bonifica dei gas, mentre i RAEE R4 (IT e telecomunicazioni) possono avere costi netti inferiori grazie al valore dei metalli preziosi recuperabili
  • Quantità e frequenza: conferimenti regolari e volumi significativi (oltre 500 kg per ritiro) consentono economie di scala su trasporto e trattamento, riducendo il costo unitario per chilogrammo
  • Stato di conservazione: RAEE integri e correttamente stoccati permettono un recupero più efficiente e meno costoso rispetto ad apparecchiature danneggiate o contaminate
  • Presenza di sostanze pericolose: componenti contenenti amianto, PCB, mercurio o gas refrigeranti ad alto potenziale di riscaldamento globale (GWP) richiedono trattamenti di bonifica aggiuntivi con costi superiori
  • Distanza e accessibilità del sito: la localizzazione del produttore rispetto agli impianti di trattamento influisce sui costi di trasporto; le dodici province lombarde sono coperte dalla rete logistica Mageco con tariffe differenziate per zona

Domande frequenti sul recupero RAEE

Che cosa si intende per recupero RAEE e in che cosa si differenzia dallo smaltimento?

Il recupero RAEE consiste nell’estrazione e nella valorizzazione delle materie prime contenute nei rifiuti elettronici (metalli, plastiche, vetro, terre rare) per il loro reimpiego nei cicli produttivi industriali. Si differenzia dallo smaltimento, che prevede invece l’eliminazione definitiva del rifiuto tramite incenerimento o conferimento in discarica. Il recupero è prioritario nella gerarchia dei rifiuti stabilita dall’art. 179 del D.Lgs. 152/2006 e dalla Direttiva Quadro Rifiuti 2008/98/CE.

Quali metalli preziosi si recuperano dai RAEE e in quale quantità?

Dai RAEE si recuperano oro, argento, palladio, platino e rodio, concentrati principalmente nelle schede elettroniche (PCB), nei connettori e nei contatti. Una tonnellata di schede elettroniche può contenere in media 250 g di oro, 1.000 g di argento e 100 g di palladio. A titolo di confronto, una tonnellata di minerale aurifero estratto in miniera contiene mediamente 5-10 g di oro, rendendo l’urban mining dai RAEE da 25 a 50 volte più concentrato della fonte primaria.

Le aziende sono obbligate al recupero RAEE o possono scegliere lo smaltimento?

L’art. 179 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce la gerarchia dei rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo e smaltimento. Il recupero è quindi prioritario rispetto allo smaltimento, e quest’ultimo è consentito solo quando il recupero non è tecnicamente o economicamente fattibile. Il D.Lgs. 49/2014 fissa obiettivi minimi di recupero per i RAEE compresi tra il 75% e l’85% in peso, rendendo di fatto obbligatoria la massimizzazione del recupero per i Sistemi Collettivi e gli impianti di trattamento autorizzati.

Che cosa sono le terre rare nei RAEE e perché sono importanti?

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici (lantanidi più scandio e ittrio) essenziali per l’industria tecnologica avanzata. Nei RAEE si trovano il neodimio (magneti permanenti di hard disk, altoparlanti e motori elettrici), il cerio e il lantanio (batterie NiMH), l’europio e il terbio (polveri fluorescenti di lampade e display), l’ittrio (LED e superconduttori). Il Regolamento UE 2024/1252 (Critical Raw Materials Act) classifica le terre rare come materie prime strategiche e impone obiettivi vincolanti di riciclaggio per ridurre la dipendenza europea dalle importazioni, attualmente pari al 98% dalla Cina.

Quanto tempo richiede il processo di recupero RAEE?

I tempi del recupero RAEE variano in funzione della tipologia e dei volumi. Il ritiro presso il produttore avviene generalmente entro 48 ore lavorative dalla richiesta. La fase di messa in sicurezza e smontaggio selettivo richiede da 1 a 5 giorni lavorativi per lotto. Il trattamento meccanico e la separazione dei materiali richiedono ulteriori 3-7 giorni. La raffinazione dei metalli preziosi, effettuata presso smelter specializzati, può richiedere da 4 a 12 settimane. I certificati di avvenuto recupero vengono emessi al completamento di ogni fase, con tempi complessivi che variano da 2 settimane (per RAEE R2 standard) a 3 mesi (per lotti contenenti schede elettroniche avviate a raffinazione).

Il recupero RAEE può generare un ricavo economico per l’azienda produttrice del rifiuto?

In determinati casi il recupero RAEE può effettivamente generare un ricavo netto. I RAEE ad alto contenuto di metalli preziosi — in particolare schede elettroniche di server, apparecchiature di telecomunicazione, connettori placcati oro e componenti aerospaziali — possono avere un valore intrinseco superiore al costo di trattamento. Per i RAEE R4 con elevata concentrazione di PCB, il ricavo può variare indicativamente da 500 a 5.000 euro per tonnellata in funzione delle quotazioni dei metalli preziosi. Per le categorie a minor valore (R1, R2), il produttore sostiene un costo di trattamento, comunque inferiore a quello dello smaltimento in discarica.

Approfondimenti e servizi correlati al recupero RAEE

Il recupero RAEE si inserisce in un ecosistema più ampio di servizi di gestione ambientale per i rifiuti tecnologici e industriali. Per approfondire le tematiche connesse al trattamento dei rifiuti elettronici e alla valorizzazione dei materiali recuperabili, Le consigliamo di consultare le seguenti risorse del nostro blog, ciascuna dedicata a un aspetto specifico della filiera del riciclo tecnologico.

Per informazioni dettagliate sugli obiettivi nazionali di raccolta e recupero RAEE, si rimanda al rapporto annuale del Centro di Coordinamento RAEE e ai dati pubblicati da ISPRA nel Rapporto Rifiuti Speciali.