Recupero plastica: dall’economia lineare all’economia circolare in Lombardia

Il recupero plastica rappresenta oggi una delle sfide ambientali ed economiche più rilevanti per le imprese lombarde. Secondo i dati ISPRA, l’Italia produce annualmente oltre 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui circa il 48,7% viene avviato a operazioni di riciclo effettivo. L’Unione Europea, attraverso la Direttiva (UE) 2018/851, ha fissato l’obiettivo di riciclare il 50% degli imballaggi in plastica entro il 2025 e il 55% entro il 2030, traguardi che impongono un cambio di paradigma nella gestione di questo flusso di rifiuti.

In Lombardia, regione che da sola genera circa il 20% dei rifiuti speciali nazionali, il recupero delle materie plastiche assume un ruolo strategico sia per la conformità normativa sia per la competitività industriale. Mageco S.r.l., operativa dal 2003 con sede a Lainate (MI), gestisce l’intero ciclo di recupero plastica per aziende, enti pubblici e privati su tutto il territorio lombardo. Questa guida approfondisce le tipologie di polimeri recuperabili, il quadro normativo vigente, i processi di riciclo meccanico e chimico, e i criteri di cessazione della qualifica di rifiuto (end-of-waste) che trasformano lo scarto plastico in materia prima seconda.

Definizione e tipologie di plastica recuperabile

Il recupero plastica consiste nell’insieme di operazioni finalizzate a trasformare i rifiuti plastici in materie prime seconde (MPS) o in nuovi prodotti, attraverso processi di riciclo meccanico, chimico o di recupero energetico, nel rispetto del D.Lgs. 152/2006 e delle norme tecniche UNI applicabili.

Le materie plastiche recuperabili si distinguono in base alla composizione polimerica, alla provenienza (pre-consumo o post-consumo) e al grado di contaminazione. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) classifica i rifiuti plastici sotto diverse voci, a seconda che si tratti di scarti di produzione industriale, imballaggi usati o plastiche miste provenienti dalla raccolta differenziata urbana. Non tutte le plastiche, tuttavia, presentano lo stesso potenziale di recupero: i polimeri termoplastici (PE, PP, PET, PS, PVC) possono essere rifusi e rimodellati ripetutamente, mentre i termoindurenti richiedono tecnologie di riciclo chimico avanzato.

La qualità della materia prima seconda ottenuta dipende in larga misura dalla purezza del flusso in ingresso. Plastiche monomateriale e prive di contaminanti organici o metallici producono granulati di qualità superiore, idonei per applicazioni di alto valore come il packaging alimentare o i componenti automotive. Le plastiche miste o contaminate, più frequenti nei flussi post-consumo, vengono generalmente destinate ad applicazioni meno esigenti quali arredi urbani, pallets o materiali per l’edilizia.

Un aspetto rilevante riguarda la distinzione tra recupero di materia (operazioni R3, R4, R5 ai sensi dell’Allegato C alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006) e recupero energetico (operazione R1). Solo il primo contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di riciclo fissati dall’Unione Europea, ragion per cui la normativa incentiva progressivamente il riciclo meccanico e chimico rispetto alla termovalorizzazione.

Principali polimeri plastici recuperabili: codici, proprietà e applicazioni di riciclo
Codice resina Polimero Codici CER comuni Riciclabilità Applicazioni MPS
1 – PET Polietilene tereftalato 15 01 02, 20 01 39 Eccellente Bottiglie, fibre tessili, vaschette alimentari (bottle-to-bottle)
2 – PE-HD Polietilene ad alta densità 15 01 02, 02 01 04 Eccellente Tubi, contenitori, flaconi, film industriale
3 – PVC Polivinilcloruro 17 02 03, 15 01 02 Buona (con separazione) Profili, tubi, membrane impermeabilizzanti
4 – PE-LD Polietilene a bassa densità 15 01 02, 07 02 13 Buona Film estensibile, sacchetti, teli agricoli
5 – PP Polipropilene 15 01 02, 07 02 13 Eccellente Componenti auto, cassette, tappi, arredi
6 – PS Polistirene 15 01 02, 17 06 04 Moderata Materiali isolanti, appendini, cornici
7 – Altro Plastiche miste / multistrato 15 01 06, 19 12 04 Limitata (riciclo chimico) Combustibile solido secondario, pirolisi

La Lombardia ospita oltre 350 impianti autorizzati al trattamento di rifiuti plastici tra selezione, lavaggio, macinazione e granulazione. Il sistema COREPLA, consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, gestisce la filiera post-consumo coordinando la raccolta, la selezione e l’avvio a riciclo secondo criteri di qualità definiti nelle specifiche tecniche MPS.

Normativa sul recupero plastica: end-of-waste, COREPLA e regolamenti UE

Il recupero plastica in Italia è disciplinato dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), dal D.Lgs. 116/2020 di recepimento delle direttive europee sull’economia circolare, e dal Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che stabiliscono obiettivi vincolanti di riciclo e criteri end-of-waste per la cessazione della qualifica di rifiuto.

Il quadro normativo di riferimento si articola su tre livelli: europeo, nazionale e regionale. A livello europeo, la Direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE, modificata dalla Direttiva (UE) 2018/851, impone agli Stati membri di raggiungere un tasso di riciclo del 50% per gli imballaggi in plastica entro il 2025, incrementato al 55% entro il 2030. Il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi (PPWR), entrato in vigore nel 2025, introduce per la prima volta obiettivi di contenuto minimo riciclato obbligatorio: dal 2030, le bottiglie PET dovranno contenere almeno il 30% di plastica riciclata.

In Italia, il D.Lgs. 152/2006, Parte IV, disciplina la gestione dei rifiuti secondo la gerarchia europea: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclo, recupero energetico e smaltimento in discarica. L’art. 184-ter del medesimo decreto stabilisce i criteri di cessazione della qualifica di rifiuto (end-of-waste), ovvero le condizioni alle quali un rifiuto plastico sottoposto a operazioni di recupero cessa di essere classificato come rifiuto e diviene materia prima seconda. Per le plastiche, il D.M. 5 febbraio 1998 (allegato 1, suballegato 1) e le norme UNI 10667 definiscono le specifiche tecniche che le MPS plastiche devono soddisfare.

Documentazione obbligatoria per il recupero plastica

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) ai sensi dell’art. 193 D.Lgs. 152/2006, per ogni trasporto di rifiuti plastici
  • Registro di carico e scarico ai sensi dell’art. 190 D.Lgs. 152/2006, con annotazione entro 10 giorni lavorativi
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD), da presentare entro il 30 giugno di ogni anno alla Camera di Commercio
  • Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie pertinenti (Cat. 5 per la raccolta e il trasporto, Cat. 8 per l’intermediazione)
  • Autorizzazione regionale ex art. 208 o art. 214-216 D.Lgs. 152/2006 per gli impianti di recupero
  • Dichiarazione di conformità MPS secondo le norme UNI 10667 applicabili, con analisi di laboratorio periodiche
  • Vidimazione SISTRI/RENTRI per la tracciabilità digitale dei rifiuti, obbligatoria per i produttori di rifiuti pericolosi e per tutti gli operatori della filiera

Il sistema COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) svolge un ruolo centrale nella filiera del recupero plastica post-consumo. Nel 2024, COREPLA ha gestito oltre 1,8 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica, avviandone il 52,3% a riciclo meccanico, il 3,1% a riciclo chimico e il 39,8% a recupero energetico. Il contributo ambientale CONAI per gli imballaggi in plastica varia da 20,00 EUR/tonnellata (fascia A1 – imballaggi selezionabili e riciclabili da circuito domestico) a 660,00 EUR/tonnellata (fascia C – imballaggi non selezionabili e non riciclabili). Questo sistema di modulazione tariffaria incentiva la progettazione di imballaggi più facilmente riciclabili, in linea con i principi del design for recycling.

A livello regionale, la Lombardia dispone di un Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) aggiornato che fissa obiettivi specifici per il riciclo delle plastiche e individua le aree idonee per la localizzazione di nuovi impianti di trattamento. ARPA Lombardia (arpalombardia.it) svolge attività di monitoraggio e controllo sugli impianti autorizzati, verificando il rispetto dei limiti emissivi e delle condizioni operative previste dalle autorizzazioni.

Il processo di recupero plastica: dalla raccolta alla granulazione

Il recupero plastica si articola in cinque fasi principali: raccolta e conferimento, selezione e cernita, triturazione e lavaggio, estrusione e granulazione, e infine certificazione della materia prima seconda secondo le norme UNI 10667.

Il ciclo di recupero inizia con la corretta separazione dei rifiuti plastici alla fonte. Per le utenze domestiche, la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica avviene attraverso il circuito COREPLA; per le utenze non domestiche (industrie, artigiani, commercianti), i rifiuti plastici da processo produttivo vengono raccolti tramite operatori autorizzati iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Mageco S.r.l. è iscritta nelle Categorie 5F e 8C dell’Albo e opera con mezzi propri su tutta la Lombardia.

Le cinque fasi del riciclo meccanico della plastica

  1. Raccolta e conferimento: I rifiuti plastici vengono raccolti presso il produttore mediante contenitori dedicati (cassoni da 20-30 m³, big bag, compattatori). Ogni ritiro è accompagnato dal Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) e dalla corretta attribuzione del codice CER. Per le aziende lombarde, Mageco garantisce tempi di intervento entro 48 ore dalla richiesta.
  2. Selezione e cernita: Presso l’impianto di trattamento, i rifiuti plastici vengono sottoposti a selezione manuale e automatizzata. Selezionatori ottici a infrarossi (NIR) identificano i diversi polimeri (PET, PE, PP, PS, PVC) separandoli in flussi omogenei. Questa fase è fondamentale per la qualità del granulato finale: flussi contaminati producono MPS di qualità inferiore.
  3. Triturazione e lavaggio: Il materiale selezionato viene triturato in mulini a lame rotanti fino a ottenere scaglie (flakes) di dimensione compresa tra 8 e 15 mm. Le scaglie subiscono un ciclo di lavaggio a caldo (80-90 °C) con detergenti alcalini per rimuovere residui organici, etichette e colle. Il processo include la separazione per flottazione, che elimina le frazioni estranee sfruttando la diversa densità dei materiali.
  4. Estrusione e granulazione: Le scaglie lavate e asciugate vengono fuse in estrusori monovite o bivite a temperature variabili tra 180 °C e 280 °C a seconda del polimero. Il materiale fuso viene filtrato attraverso cambiafiltri automatici e tagliato in granuli cilindrici di 3-5 mm (pellet). I granuli ottenuti costituiscono la materia prima seconda (MPS), pronta per essere venduta ai trasformatori plastici.
  5. Certificazione e immissione sul mercato: Il granulato viene sottoposto ad analisi di laboratorio per verificare la conformità alle specifiche UNI 10667 applicabili (ad esempio UNI 10667-1 per il PE, UNI 10667-2 per il PP). I parametri controllati includono l’indice di fluidità (MFI), la densità, il contenuto di ceneri, il colore e la resistenza meccanica. Solo il materiale conforme può essere commercializzato come MPS e cessare la qualifica di rifiuto ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006.

Riciclo chimico: la frontiera tecnologica

Accanto al riciclo meccanico tradizionale, il riciclo chimico della plastica rappresenta una tecnologia emergente per il trattamento delle frazioni plastiche non riciclabili meccanicamente, come le plastiche miste, i multistrato e i polimeri termoindurenti. Le principali tecnologie di riciclo chimico comprendono:

  • Pirolisi: decomposizione termica in atmosfera inerte (400-700 °C) che produce olio di pirolisi, utilizzabile come feedstock per l’industria petrolchimica
  • Gassificazione: conversione ad alta temperatura (800-1.200 °C) in gas di sintesi (syngas), impiegabile per la produzione di metanolo o nuovi polimeri
  • Depolimerizzazione: scomposizione controllata dei polimeri nei monomeri originari (ad esempio, glicolisi del PET per ottenere acido tereftalico e glicole etilenico), consentendo un riciclo bottle-to-bottle di qualità vergine
  • Solvolisi: dissoluzione selettiva del polimero target mediante solventi specifici, particolarmente efficace per il recupero di polistirene e policarbonato

L’Unione Europea, attraverso il regolamento PPWR, ha riconosciuto il riciclo chimico come strumento complementare al riciclo meccanico per il raggiungimento degli obiettivi di riciclo al 2030. In Lombardia, diversi progetti pilota sono attualmente in fase di autorizzazione presso ARPA Lombardia per impianti di pirolisi e depolimerizzazione di scala industriale.

Infrastrutture per il recupero plastica in Lombardia

Principali poli impiantistici per il recupero plastica in Lombardia (dati aggiornati al 2025)
Provincia N. impianti autorizzati Capacità indicativa (t/anno) Tecnologie prevalenti
Milano / Città Metropolitana 62 480.000 Selezione, estrusione, granulazione
Brescia 48 320.000 Triturazione, lavaggio, estrusione
Bergamo 35 210.000 Selezione, macinazione, compounding
Varese 22 140.000 Selezione, granulazione, rigenerazione
Monza e Brianza 18 95.000 Cernita, estrusione, compounding
Altre province lombarde 165+ 550.000+ Varie (selezione, trattamento, recupero energetico)

Mageco: il Suo partner per il recupero plastica in Lombardia

Mageco S.r.l. gestisce il recupero plastica per aziende e enti in tutta la Lombardia dal 2003, garantendo la completa tracciabilità del rifiuto dalla raccolta alla certificazione della materia prima seconda, con tempi di intervento entro 48 ore e documentazione conforme al D.Lgs. 152/2006.

Con oltre vent’anni di esperienza nella gestione ambientale, Mageco S.r.l. offre un servizio di recupero plastica integrato che copre l’intero ciclo: dall’analisi e classificazione del rifiuto presso il cliente fino all’avvio a impianti di riciclo autorizzati, con rilascio della documentazione attestante l’effettivo recupero. L’azienda, con sede operativa in Via Juan Manuel Fangio 11, 20045 Lainate (MI), opera su tutte le 12 province lombarde attraverso una flotta di mezzi autorizzati e una rete consolidata di impianti partner.

Il sistema di gestione integrato di Mageco è certificato secondo le norme ISO 9001 (qualità), ISO 14001 (ambiente) e ISO 45001 (sicurezza sul lavoro), a garanzia di processi operativi controllati e misurabili. L’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle Categorie 5F (raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi) e 8C (intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione) consente a Mageco di gestire in autonomia l’intera filiera logistica del recupero plastica.

I vantaggi del servizio Mageco per il recupero plastica

  • Conformità normativa garantita: Ogni operazione di recupero è documentata con FIR, registro di carico e scarico e certificazione MPS secondo le norme UNI 10667, assicurando la piena conformità al D.Lgs. 152/2006 e la tracciabilità richiesta dal sistema RENTRI.
  • Intervento rapido su tutta la Lombardia: Ritiro entro 48 ore dalla richiesta in tutte le province lombarde, con fornitura di contenitori idonei (cassoni scarrabili, compattatori, big bag) dimensionati sulle esigenze specifiche del cliente.
  • Massimizzazione del recupero di materia: Grazie alla collaborazione con impianti di selezione e riciclo dotati di tecnologia NIR e linee di estrusione di ultima generazione, Mageco garantisce l’avvio a riciclo effettivo della quota massima di plastica conferita, minimizzando lo scarto destinato a recupero energetico.
  • Consulenza e ottimizzazione dei costi: Analisi gratuita dei flussi di rifiuti plastici prodotti dal cliente, identificazione delle frazioni a maggior valore di recupero e proposta di soluzioni logistiche che riducono i costi di gestione complessivi, inclusa la valorizzazione economica delle MPS ottenute.

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Costi del recupero plastica e domande frequenti

I costi del recupero plastica variano in funzione di molteplici parametri tecnici ed economici. A differenza dello smaltimento in discarica, il recupero può generare un valore economico positivo quando il rifiuto plastico è composto da polimeri puri e facilmente lavorabili, come il PET o il PE-HD. Per le plastiche miste o contaminate, invece, i costi di selezione e trattamento incidono significativamente sul bilancio economico dell’operazione.

Fattori che influenzano i costi del recupero plastica

  • Tipologia di polimero e grado di purezza: i flussi monomateriale (PET, PE-HD, PP) hanno costi di trattamento inferiori e, in molti casi, un valore di mercato positivo; le plastiche miste (CER 19 12 04) richiedono una selezione più onerosa
  • Livello di contaminazione: la presenza di residui organici, terre, metalli o altri materiali estranei incrementa i costi di lavaggio e pretrattamento, e può ridurre la resa del processo di granulazione
  • Quantitativi conferiti e frequenza di ritiro: volumi maggiori e ritiri programmati consentono di ottimizzare i costi logistici; conferimenti sporadici di piccole quantità sono proporzionalmente più onerosi
  • Distanza dal sito di produzione all’impianto di recupero: i costi di trasporto incidono in modo proporzionale alla distanza; la capillarità della rete impiantistica lombarda consente generalmente di contenere questa voce di costo
  • Andamento del mercato delle materie prime seconde: le quotazioni delle MPS plastiche sono correlate al prezzo del polimero vergine e alle dinamiche di domanda e offerta; periodi di prezzi elevati del petrolio favoriscono la competitività del riciclato

Domande frequenti sul recupero plastica

Quali tipi di plastica possono essere recuperati e riciclati?

I polimeri termoplastici come PET (codice resina 1), PE-HD (2), PE-LD (4), PP (5) e PS (6) sono riciclabili meccanicamente con tecnologie consolidate. Il PVC (3) richiede processi dedicati per la presenza di cloro. Le plastiche miste e i multistrato (codice 7) possono essere trattati mediante riciclo chimico (pirolisi, gassificazione, depolimerizzazione). I termoindurenti come le resine epossidiche non sono riciclabili meccanicamente ma possono essere avviati a recupero energetico o, in alcuni casi, a pirolisi.

Cosa significa “end-of-waste” per la plastica riciclata?

L’end-of-waste (cessazione della qualifica di rifiuto) è il momento in cui un rifiuto plastico, sottoposto a un’operazione di recupero completa, cessa di essere classificato come rifiuto e diviene materia prima seconda (MPS). Ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, ciò avviene quando il materiale soddisfa i criteri del D.M. 5 febbraio 1998 e le norme tecniche UNI 10667 applicabili al polimero specifico, con documentazione analitica che ne attesti la conformità. Da quel momento, la MPS plastica è liberamente commercializzabile senza vincoli legati alla normativa sui rifiuti.

Quali sono gli obiettivi di riciclo plastica fissati dall’UE per il 2030?

La Direttiva (UE) 2018/851 fissa l’obiettivo di riciclare il 55% degli imballaggi in plastica entro il 2030 (50% entro il 2025). Il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) aggiunge l’obbligo di contenuto minimo riciclato: dal 2030, le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 30% di plastica riciclata, percentuale che salirà al 65% entro il 2040. Per gli imballaggi diversi dalle bottiglie, l’obbligo di contenuto riciclato sarà del 10% dal 2030 e del 50% dal 2040.

Qual è la differenza tra riciclo meccanico e riciclo chimico della plastica?

Il riciclo meccanico consiste nella macinazione, nel lavaggio e nella rifusione del polimero per ottenere granulato riutilizzabile, senza modificarne la struttura chimica. È la tecnologia più diffusa e matura, ma richiede flussi relativamente puri e omogenei. Il riciclo chimico, invece, scompone il polimero a livello molecolare (mediante pirolisi, gassificazione, depolimerizzazione o solvolisi) per ottenere monomeri, oli o gas riutilizzabili come materia prima nell’industria chimica. Il riciclo chimico consente di trattare plastiche miste e contaminate non adatte al riciclo meccanico, producendo materiali di qualità equivalente al vergine.

Le aziende possono ricevere un corrispettivo economico per i rifiuti plastici avviati a recupero?

In determinati casi, le aziende possono ottenere un corrispettivo economico per i rifiuti plastici conferiti, a condizione che si tratti di flussi monomateriale di buona qualità (ad esempio, scarti di lavorazione in PE o PP puri, reggette in PET, film industriali puliti). Il valore dipende dal tipo di polimero, dalla purezza, dal volume conferito e dalle quotazioni di mercato delle MPS. Per le plastiche miste o contaminate, il costo di trattamento supera generalmente il valore del materiale e il produttore sostiene un onere netto. Mageco effettua una valutazione gratuita dei flussi plastici per identificare le frazioni valorizzabili economicamente.

Quali documenti deve conservare un’azienda che conferisce rifiuti plastici a recupero?

L’azienda produttrice di rifiuti plastici deve conservare: la quarta copia del Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) controfirmata dall’impianto di destino entro 3 mesi dalla data di conferimento, il registro di carico e scarico con le annotazioni di ogni movimento in uscita (entro 10 giorni lavorativi), la ricevuta del MUD annuale presentato alla Camera di Commercio entro il 30 giugno, e l’eventuale contratto con l’intermediario o il trasportatore. Tutta la documentazione deve essere conservata per almeno 5 anni ai sensi dell’art. 190, comma 3, del D.Lgs. 152/2006.

Mageco gestisce il recupero plastica su tutta la Lombardia?

Mageco S.r.l., con sede a Lainate (MI), opera su tutte le 12 province lombarde: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio. Il servizio comprende la raccolta con mezzi propri autorizzati (iscrizione Albo Gestori Ambientali Cat. 5F e 8C), la fornitura di contenitori idonei, la gestione documentale completa e l’avvio a impianti di riciclo certificati. Per richiedere un sopralluogo gratuito è possibile contattare il numero 02 83623259 o scrivere a info@mageco.it.

Servizi correlati e approfondimenti

Il recupero plastica si inserisce in un quadro più ampio di gestione sostenibile dei rifiuti che comprende diverse tipologie di materiali correlati. Per un approfondimento sulle modalità di gestione dei rifiuti plastici non recuperabili, sulle filiere di recupero di altri materiali da imballaggio e sulla gestione integrata dei rifiuti non pericolosi in Lombardia, Le suggeriamo di consultare le seguenti risorse.

Per ulteriori informazioni sulla normativa ambientale e sugli obiettivi di riciclo, è possibile consultare il portale di ISPRA e la sezione ambiente di Regione Lombardia.