Gestione dei rifiuti tessili e degli abiti usati

       La gestione dei rifiuti tessili è diventata un tema centrale per le imprese dell’abbigliamento, della logistica e della distribuzione, soprattutto dopo che il legislatore europeo ha introdotto l’obbligo di raccolta differenziata dei tessili dal 2025, recepito in Italia con anticipo già dal 2022. In un settore caratterizzato da volumi crescenti e da pressioni per ridurre l’impatto ambientale della filiera moda, comprendere come classificare, trattare e valorizzare correttamente gli scarti tessili è oggi un requisito operativo essenziale per qualsiasi azienda.

Per i responsabili ambientali, gli scarti di produzione, il reso invenduto e gli abiti usati divenuti rifiuti rappresentano una categoria eterogenea ma con un potenziale significativo di recupero di materia. La corretta attribuzione dei codici CER, la conoscenza degli impianti autorizzati e la selezione del percorso di trattamento più idoneo consentono non solo la conformità al D.Lgs. 152/2006, ma anche un miglioramento dell’efficienza e della sostenibilità aziendale.


Che cosa sono i rifiuti tessili in ambito aziendale

Rientrano nella categoria dei rifiuti tessili tutti quei materiali che derivano da lavorazioni industriali, logistiche e commerciali: scarti di lavorazione, campionari, tessuti difettosi, indumenti resi, stock invenduti, materiali tessili misti o compositi. Secondo la classificazione del Catalogo Europeo dei Rifiuti, si tratta di materiali non pericolosi che richiedono una gestione strutturata lungo tutta la filiera, dalle fasi di raccolta al recupero.

Le criticità principali riguardano la presenza di materiali multistrato (ad esempio tessuto + poliuretano), gli elementi accessori come bottoni o zip e la necessità di separare fibre naturali, sintetiche e tecniche per garantire un adeguato riciclo.


Gestione dei rifiuti tessili e degli abiti usati – Codici CER per la gestione dei rifiuti tessili

La scelta del CER corretto rappresenta un passaggio chiave ai sensi dell’art. 184 del D.Lgs. 152/2006. Tra i codici più utilizzati in ambito B2B troviamo:

  • 04 02 22 – Rifiuti tessili: codice generico per scarti di tessuto e materiali simili.

  • 20 01 10 – Abbigliamento: utilizzabile per indumenti provenienti dalla raccolta dedicata.

  • 20 01 11 – Prodotti tessili: comprende materiale tessile non classificabile come abbigliamento.

  • 15 01 09 – Imballaggi in tessuto: applicabile nel caso di sacchi, contenitori o materiali tessili impiegati per l’imballo.

Per particolari lavorazioni, possono entrare in gioco anche codici specifici del capitolo 04 (industria tessile) come 04 02 09 per miscele di scarti non pericolosi contenenti fibre naturali o sintetiche.

Un consulente esperto — come accade spesso nei progetti tecnici sviluppati da Mageco — verifica la tipologia del materiale, la sua origine e la presenza di eventuali contaminazioni per attribuire il CER corretto e compilare coerentemente i formulari e i registri cronologici obbligatori.


Gestione dei rifiuti tessili e degli abiti usati – Quali impianti ritirano e trattano i rifiuti tessili

Gli impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti tessili variano in base alla destinazione finale del materiale. In genere si distinguono:

  • Impianti di selezione tessile, che suddividono i flussi sulla base della fibra, del colore e della qualità, preparando il materiale per il riciclo meccanico o chimico.

  • Impianti di riciclo meccanico, che triturano, sfilacciano e trasformano il tessile in fiocco o ovatta destinata a nuovi prodotti industriali.

  • Impianti di riciclo chimico, oggi in forte sviluppo grazie alla spinta dell’economia circolare, dedicati alla depolimerizzazione di fibre sintetiche come il poliestere.

  • Piattaforme per il recupero energetico, utilizzate solo quando il recupero di materia non è tecnicamente possibile, in conformità con la gerarchia europea dei rifiuti (Direttiva 2008/98/CE).

Nella pratica, molte aziende industriali delegano la logistica, la classificazione e la selezione del flusso a operatori specializzati. Un approccio tipico — adottato anche nei servizi integrati di Mageco — prevede il ritiro in cassoni scarrabili o big bag, il conferimento presso impianti convenzionati e la tracciabilità completa del materiale tramite documentazione ambientale aggiornata.


Recupero di materia: la nuova vita dei rifiuti tessili

Il recupero di materia rappresenta oggi la destinazione preferenziale degli scarti tessili, in linea con i principi dell’economia circolare. Le principali filiere comprendono:

  • Riciclo meccanico: sfilacciatura dei tessuti per creare nuove fibre utilizzate in feltro, pannelli fonoassorbenti, imbottiture automotive, prodotti per l’edilizia o l’arredo.

  • Riciclo chimico del poliestere (r-PET): i tessuti sintetici vengono depolimerizzati per ottenere materia prima seconda utilizzabile nella produzione di filati tecnici.

  • Upcycling industriale: recupero di tessuti o capi ancora integri, reimmessi in circuiti industriali per applicazioni non fashion (teli, stracci tecnici, imbottiture).

  • Rigenerazione di fibre naturali: cotone e lana possono essere reimmessi in cicli di filatura dopo processi di purificazione e rilavorazione.

Questi processi permettono di ridurre l’impatto ambientale, diminuendo il consumo di acqua ed energia necessario alla produzione di nuove fibre e contribuendo a una migliore performance ESG per le aziende che li adottano.


Focus: gli abiti usati quando diventano rifiuti

Gli abiti usati seguono un percorso specifico: finché sono riutilizzabili rientrano nella logica del riuso e non sono considerati rifiuti. Diventano rifiuti tessili nel momento in cui il detentore li dismette senza possibilità di reimpiego diretto.

Nel contesto aziendale, questo avviene tipicamente quando:

  • si gestiscono grandi quantità di capi invenduti;

  • gli indumenti sono danneggiati o non idonei alla filiera del riuso;

  • si gestiscono resi di e-commerce a basso valore commerciale;

  • gli indumenti provengono da spogliatoi aziendali o DPI tessili dismessi.

Una volta classificati come rifiuti, gli abiti usati sono generalmente attribuiti ai CER 20 01 10 o 04 02 22, a seconda dell’origine. Il trattamento segue la stessa logica degli altri flussi tessili, con una prima selezione per valutare eventuali componenti ancora recuperabili e una successiva destinazione al riciclo o alla valorizzazione energetica.

Un flusso ben organizzato permette alle imprese di ridurre i costi di smaltimento, migliorare la tracciabilità e avviare volumi significativi al recupero di materia. Anche in questo caso, il supporto di operatori specializzati è essenziale per garantire conformità normativa e continuità operativa.


Conclusioni – gestione dei rifiuti tessili e degli abiti usati

La gestione dei rifiuti tessili e degli abiti usati richiede oggi un approccio strutturato, capace di combinare correttezza normativa, ottimizzazione dei flussi logistici e massimizzazione del recupero di materia. L’adozione di processi di selezione, tracciabilità e conferimento ad impianti specializzati consente alle aziende di trasformare ciò che era un semplice scarto in un asset circolare, contribuendo agli obiettivi ambientali e di sostenibilità della filiera.

Per chi desidera approfondire, il blog di Mageco ospita guide e aggiornamenti dedicati alla gestione dei rifiuti aziendali e alle migliori pratiche di economia circolare.

Per approfondire le soluzioni di Mageco visita la sezione dedicata Mageco.it.

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