Codice CER 99: cosa significa 

           Nel sistema di classificazione dei rifiuti europeo, ogni rifiuto è identificato da un codice CER a sei cifre (Catalogo Europeo dei Rifiuti), introdotto dalla Decisione 2000/532/CE e recepito in Italia dal D.Lgs. 152/2006, Allegato D. La struttura del codice non è casuale: le prime due cifre indicano il capitolo di attività, le seconde due il sottocapitolo e le ultime due la tipologia specifica di rifiuto.

Quando un codice CER termina con “99”, ci troviamo di fronte a una categoria particolare: “rifiuti non specificati altrimenti”. In altre parole, si tratta di rifiuti che non rientrano in nessuna delle voci dettagliate previste nello stesso capitolo, ma che sono comunque riconducibili a quell’ambito produttivo.

È importante chiarire subito un punto fondamentale: il codice CER 99 non è un codice generico o residuale da usare per comodità, ma una voce regolamentata, da utilizzare solo dopo aver verificato che nessun altro codice del capitolo sia applicabile.


Che tipo di rifiuti sono i CER “99”

I rifiuti identificati con un CER che termina in 99 possono essere pericolosi o non pericolosi, a seconda del capitolo di riferimento e delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto. Il “99” non indica la pericolosità, ma l’assenza di una descrizione più puntuale all’interno del capitolo.

In genere, rientrano in questa categoria:

  • rifiuti derivanti da processi produttivi atipici o innovativi;

  • scarti generati in modo occasionale o non standardizzato;

  • materiali contaminati o compositi che non coincidono con le voci già elencate.

Secondo ISPRA, l’uso del codice 99 è frequente in settori industriali complessi o in attività che subiscono frequenti modifiche tecnologiche, dove la produzione di rifiuti evolve più rapidamente dell’aggiornamento del Catalogo Europeo dei Rifiuti (Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA, edizione più recente).


Cosa distingue i rifiuti CER 99 dai rifiuti “ordinari”

La principale differenza tra un rifiuto con codice CER “99” e un rifiuto classificato con un codice più specifico non sta nella gestione operativa, ma nel processo di classificazione.

Per assegnare correttamente un codice CER 99 è necessario:

  1. analizzare il processo che genera il rifiuto;

  2. escludere in modo documentato tutte le altre voci del capitolo;

  3. motivare la scelta del codice “non specificato altrimenti”.

Questo passaggio è cruciale perché, in caso di controllo da parte degli enti competenti (ARPA, Provincia, NOE), l’azienda deve essere in grado di dimostrare la correttezza della classificazione, come previsto dall’art. 184 del D.Lgs. 152/2006.

Dal punto di vista della gestione, invece, un rifiuto CER 99 segue le stesse regole dei rifiuti speciali: deposito temporaneo, tracciabilità, trasporto autorizzato e conferimento a impianti idonei.


Come vengono gestiti i rifiuti con codice CER 99

Una volta correttamente classificato, il rifiuto con CER che termina in 99 deve essere gestito secondo le modalità previste dalla normativa ambientale vigente.

In particolare:

  • il rifiuto va annotato nel registro di carico e scarico (cartaceo o digitale, secondo gli obblighi applicabili);

  • deve essere accompagnato da Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR) durante il trasporto;

  • deve essere conferito a un impianto autorizzato per quella specifica tipologia.

In molti casi, soprattutto per i CER 99 pericolosi, è richiesta una caratterizzazione analitica per definire correttamente le modalità di trattamento e smaltimento. Questo aspetto è spesso sottovalutato, ma risulta decisivo per evitare contestazioni e sanzioni.


Esempi comuni di rifiuti con codice CER 99

Per rendere il concetto più concreto, ecco alcuni esempi di codici CER che terminano in 99 frequentemente utilizzati:

  • 12 01 99 – rifiuti non specificati altrimenti derivanti dalla lavorazione e dal trattamento superficiale di metalli e plastiche;

  • 15 01 99 – imballaggi non specificati altrimenti, ad esempio imballaggi compositi non riconducibili alle voci standard;

  • 16 03 99 – rifiuti organici o inorganici non specificati altrimenti, spesso utilizzato per miscele residuali;

  • 16 05 99 – gas in contenitori a pressione non specificati altrimenti;

  • 17 09 99 – rifiuti dell’attività di costruzione e demolizione non classificabili nelle altre voci.

Questi codici sono utilizzabili solo all’interno del capitolo di riferimento e non possono sostituire arbitrariamente un codice più preciso già disponibile.


Attenzione agli errori più comuni

Uno degli errori più frequenti è l’uso del codice CER 99 come “codice jolly”, per evitare analisi o approfondimenti. Questa pratica espone l’azienda a rischi sanzionatori significativi, poiché la responsabilità della corretta classificazione del rifiuto ricade sempre sul produttore.

Una buona prassi, adottata anche da operatori strutturati come Mageco, è affiancare le aziende nella verifica tecnica della classificazione, integrando competenze normative, analitiche e operative.


Conclusione

I rifiuti con codice CER che termina in 99 rappresentano una categoria legittima e prevista dalla normativa, ma richiedono particolare attenzione. Non sono rifiuti “di serie B”, né scorciatoie amministrative: sono rifiuti che, per loro natura, non trovano una collocazione più specifica nel Catalogo Europeo.

Comprendere quando usarli, come documentarne la scelta e come gestirli correttamente è essenziale per garantire conformità normativa, tracciabilità e sicurezza ambientale. Approfondire questi aspetti consente alle aziende di ridurre il rischio operativo e di gestire i rifiuti in modo più consapevole e sostenibile.

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