Traffico illecito di rifiuti: cosa è emerso e quali rischi

Negli ultimi mesi un’operazione coordinata tra autorità italiane e organismi investigativi europei ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti che coinvolgerebbe il territorio di Brindisi e flussi diretti verso Grecia e Bulgaria. L’indagine – sviluppata nell’ambito della cooperazione giudiziaria internazionale e con il supporto delle autorità ambientali – ha evidenziato un sistema strutturato di spedizioni transfrontaliere irregolari, finalizzate a eludere costi di trattamento e controlli ambientali.

Il caso riporta al centro dell’attenzione un tema cruciale per chi si occupa di gestione rifiuti aziendali: la responsabilità lungo tutta la filiera e i rischi connessi a scelte di partner non adeguatamente verificati.


Cosa è successo: il meccanismo delle spedizioni irregolari

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sistema prevedeva la spedizione di rifiuti dichiarati come materiali destinati al recupero, ma in realtà non conformi ai requisiti previsti dalla normativa europea sulle spedizioni transfrontaliere di rifiuti. In alcuni casi, la documentazione avrebbe indicato codici non coerenti con la reale natura del carico, con l’obiettivo di ridurre i costi di trattamento o aggirare divieti di esportazione.

Le spedizioni partivano dall’area portuale di Brindisi, snodo logistico strategico per il traffico marittimo verso il Mediterraneo orientale, e raggiungevano impianti in Grecia e Bulgaria. Qui, secondo le ipotesi investigative, i rifiuti sarebbero stati stoccati in modo non conforme o avviati a trattamenti non adeguati rispetto agli standard ambientali richiesti dalla normativa UE.

Il modello ricalca schemi già emersi in passato: sovrafatturazione o sotto-classificazione dei rifiuti, utilizzo di intermediari, documentazione formalmente corretta ma sostanzialmente mendace.


Quali rifiuti erano coinvolti

Le informazioni diffuse dalle autorità parlano di rifiuti speciali, in parte classificabili come rifiuti pericolosi, tra cui:

  • scarti industriali derivanti da attività manifatturiere;

  • frazioni di rifiuti plastici e materiali misti non adeguatamente selezionati;

  • residui da trattamento meccanico o da attività di recupero.

In casi analoghi, spesso vengono coinvolti rifiuti identificabili con codici dell’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER, ex CER) appartenenti al capitolo 19 (rifiuti prodotti da impianti di trattamento) o al capitolo 15 (imballaggi e materiali assorbenti). La presenza di componenti contaminate può comportare l’attribuzione di codici con asterisco, con conseguente qualifica di rifiuto pericoloso.

Una classificazione non corretta altera l’intero sistema di controllo: dalla compilazione del formulario alla scelta dell’impianto finale, fino alla tracciabilità documentale.


Le leggi violate: quadro normativo italiano ed europeo

Sul piano normativo, il traffico illecito di rifiuti si inserisce in un perimetro giuridico ben definito. In Italia, il riferimento principale è il D.Lgs. 152/2006, Parte IV. In particolare:

  • l’art. 259 disciplina le spedizioni transfrontaliere di rifiuti effettuate in violazione delle norme europee;

  • l’art. 260 (oggi confluito nell’art. 452-quaterdecies del Codice Penale) punisce le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti;

  • l’art. 188 ribadisce la responsabilità del produttore fino al corretto recupero o smaltimento finale.

A livello comunitario, il quadro di riferimento è il Regolamento (CE) n. 1013/2006 sulle spedizioni di rifiuti, recentemente aggiornato dal Regolamento (UE) 2024/1157, che rafforza i controlli e limita ulteriormente le esportazioni verso Paesi non OCSE. Le spedizioni devono essere precedute da notifica e autorizzazione scritta delle autorità competenti, oltre che accompagnate da documentazione conforme.

La violazione di tali disposizioni può comportare sanzioni penali, confisca dei mezzi e responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, qualora il reato sia commesso nell’interesse o a vantaggio dell’azienda.


Casi simili nel recente passato

Il traffico internazionale di rifiuti non è un fenomeno isolato. Negli ultimi anni diverse operazioni – condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalle forze di polizia ambientale – hanno smantellato reti che esportavano rifiuti plastici verso Paesi dell’Est Europa o dell’Asia, spesso sotto la falsa etichetta di “materie prime seconde”.

Secondo il Rapporto Ecomafia 2023 di Legambiente, il ciclo illegale dei rifiuti continua a rappresentare una delle principali fonti di profitto per le organizzazioni criminali ambientali, con migliaia di reati accertati ogni anno in Italia. Analogamente, i dati contenuti nel Rapporto Rifiuti Speciali 2023 di ISPRA evidenziano come la gestione dei flussi transfrontalieri richieda un rafforzamento dei controlli e una maggiore cooperazione tra Stati membri.

La combinazione di differenze nei costi di trattamento, lacune nei controlli e domanda di materie seconde crea un terreno fertile per operazioni borderline o apertamente illecite.


Implicazioni per le imprese: responsabilità e prevenzione

Per le aziende, il messaggio è chiaro: la gestione rifiuti aziendali non può limitarsi a un affidamento formale a un trasportatore o intermediario. È necessario implementare procedure di qualifica dei fornitori che includano verifica delle autorizzazioni, controlli sull’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e audit documentali periodici.

Un modello organizzativo 231 aggiornato ai reati ambientali, unitamente a procedure interne di due diligence, rappresenta uno strumento concreto di prevenzione. In contesti multi-sito o con elevati volumi di rifiuti speciali, il supporto di operatori qualificati e trasparenti consente di ridurre il rischio reputazionale e sanzionatorio.

Il traffico illecito di rifiuti tra Brindisi, Grecia e Bulgaria dimostra che la filiera ambientale è vulnerabile quando prevale la logica del minor costo a scapito della conformità normativa. Per i responsabili ambientali, investire in tracciabilità, controllo e partner affidabili significa tutelare non solo l’ambiente, ma anche la continuità operativa dell’impresa.


Conclusioni

Il recente caso di traffico illecito di rifiuti conferma come le spedizioni transfrontaliere rappresentino un ambito ad alto rischio, sotto il profilo ambientale e penale. La corretta classificazione dei rifiuti, il rispetto delle procedure autorizzative e la verifica puntuale degli operatori coinvolti sono presidi imprescindibili.

In un contesto normativo sempre più stringente, la conformità non è un adempimento formale, ma una leva strategica di governance. Approfondire questi aspetti e strutturare processi interni robusti consente alle imprese di trasformare un obbligo in un elemento distintivo di affidabilità e responsabilità.

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