Come smaltire i solventi esausti in modo conforme? Codici CER, normativa ADR e procedura completa per la Lombardia nel 2026

Lo smaltimento solventi esausti rappresenta uno degli obblighi ambientali più delicati per le imprese che operano nei settori chimico, farmaceutico, metalmeccanico, grafico e delle lavorazioni del legno. I solventi organici usati — tra cui acetone, toluene, xilene, trielina, alcol isopropilico e miscele clorurate — sono classificati come rifiuti pericolosi ai sensi del Catalogo Europeo dei Rifiuti (codici CER contrassegnati dall’asterisco: 07 01 03*, 14 06 02*, 14 06 03*, 20 01 13*) e presentano caratteristiche di pericolo HP 3 (infiammabile), HP 5 (tossicità specifica per organi bersaglio), HP 6 (tossicità acuta) e HP 14 (ecotossico). Lo sversamento incontrollato di solventi esausti può contaminare irreversibilmente suolo, falde acquifere e atmosfera con composti organici volatili (COV), rendendo inderogabile un trattamento conforme alla legge.

Mageco S.r.l., con sede in Via Medardo Rosso 4, 20159 Milano, e autorizzazioni per la gestione di rifiuti speciali pericolosi in tutte le dodici province lombarde, garantisce un servizio completo di caratterizzazione analitica, ritiro, trasporto ADR e avvio a smaltimento o recupero di solventi di ogni natura chimica. In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo la classificazione CER, le norme italiane ed europee, la gestione operativa e i costi che ogni produttore di solventi esausti in Lombardia deve conoscere.

Cosa sono i solventi esausti? Definizione, tipologie e codici CER

I solventi esausti sono sostanze chimiche organiche o inorganiche, liquide a temperatura ambiente, utilizzate per sciogliere, diluire o estrarre altre sostanze e che, al termine del loro ciclo d’uso, hanno perduto le proprietà originarie e devono essere gestite come rifiuti speciali pericolosi. La Direttiva 1999/13/CE e il successivo D.Lgs. 152/2006 (Parte Quinta, Titolo I) definiscono il solvente organico come qualsiasi composto organico volatile (COV) utilizzato da solo o in miscela con altre sostanze, senza subire trasformazione chimica, per dissolvere materie prime, prodotti o rifiuti, oppure come agente di pulizia, disperdente, correttore di viscosità o regolatore di tensione superficiale.

Dal punto di vista chimico, i solventi esausti si suddividono in diverse famiglie: solventi clorurati (trielina, percloroetilene, diclorometano), solventi aromatici (toluene, xilene, benzene residuo), solventi alifatici (n-esano, eptano, white spirit), solventi ossigenati (acetone, metiletilchetone, acetato di etile, alcol isopropilico, alcol etilico) e solventi azotati o solforati (dimetilformammide, dimetilsolfossido). Ciascuna famiglia comporta caratteristiche di pericolo differenti e, di conseguenza, codici CER distinti.

Secondo il Catalogo Europeo dei Rifiuti, i solventi esausti si classificano in base al processo industriale che li ha generati e alla loro pericolosità intrinseca. La tabella seguente riporta i codici CER più frequenti nella gestione di solventi esausti in Lombardia.

Principali codici CER per solventi esausti e relative caratteristiche di pericolo
Codice CER Descrizione Caratteristiche di pericolo
07 01 03*Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio e acque madri di processo chimico organicoHP 6, HP 7, HP 14
07 01 04*Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio e acque madri di processo chimico organicoHP 3, HP 5, HP 14
14 06 02*Altri solventi e miscele di solventi alogenatiHP 6, HP 7, HP 14
14 06 03*Altri solventi e miscele di solventi non alogenatiHP 3, HP 5, HP 14
20 01 13*Solventi provenienti da rifiuti urbani (raccolta differenziata)HP 3, HP 5, HP 6
08 01 11*Pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici o altre sostanze pericoloseHP 3, HP 5, HP 14
07 02 04*Altri solventi organici da fabbricazione di materie plastiche e gomma sinteticaHP 3, HP 5, HP 14

L’asterisco (*) che accompagna il codice CER indica la classificazione come rifiuto pericoloso. Tutti i solventi esausti sopra elencati rientrano in tale categoria e richiedono pertanto procedure di gestione, trasporto e smaltimento specifiche, sensibilmente più rigorose rispetto ai rifiuti non pericolosi. La corretta attribuzione del codice CER è il primo passo fondamentale per garantire la conformità normativa: un’errata classificazione può comportare sanzioni amministrative da 2.600 a 26.000 euro e, nei casi più gravi, responsabilità penali ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs. 152/2006.

Normativa italiana ed europea sullo smaltimento dei solventi

Lo smaltimento dei solventi esausti in Italia è disciplinato dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), integrato dal D.Lgs. 116/2020, dalla normativa europea sulle emissioni di COV (Direttiva 2010/75/UE) e dall’Accordo ADR per il trasporto su strada di merci pericolose. Questo quadro normativo multilivello impone obblighi precisi a produttori, trasportatori e impianti di destinazione finale.

Il D.Lgs. 152/2006, nella Parte Quarta, stabilisce che i solventi esausti sono rifiuti speciali pericolosi (art. 184, comma 5, lettera b) e che il produttore è responsabile della loro corretta gestione fino alla destinazione finale (principio di responsabilità estesa del produttore). La Parte Quinta, Titolo I, disciplina specificamente le emissioni di composti organici volatili (COV) derivanti dall’uso di solventi organici, recependo la Direttiva 2010/75/UE (Direttiva sulle emissioni industriali, IED). L’Allegato III alla Parte Quinta elenca le soglie di consumo di solvente oltre le quali scatta l’obbligo di autorizzazione alle emissioni e l’adozione di Piani di Gestione dei Solventi (PGS).

Il D.Lgs. 116/2020, in attuazione delle Direttive UE 2018/851 e 2018/852, ha rafforzato la gerarchia dei rifiuti e introdotto criteri più stringenti per la classificazione dei rifiuti pericolosi, inclusi i solventi esausti. In particolare, l’art. 188 novellato ribadisce che il produttore deve assicurare il trattamento mediante un operatore autorizzato iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Sul fronte regionale, la Regione Lombardia ha emanato la D.G.R. XI/3916 del 2020 che disciplina le procedure autorizzative per gli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi, inclusi i solventi. ARPA Lombardia vigila sul rispetto delle prescrizioni autorizzative e conduce controlli periodici sugli impianti di gestione.

Documentazione obbligatoria per lo smaltimento di solventi esausti

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) — deve accompagnare ogni trasporto di solventi esausti, compilato in quattro copie ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006
  • Registro di carico e scarico — vidimato dalla Camera di Commercio, con annotazione entro dieci giorni lavorativi dalla produzione o dallo scarico del rifiuto (art. 190)
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) — presentazione annuale entro il 30 giugno, obbligatoria per tutti i produttori di rifiuti speciali pericolosi
  • Analisi chimica del rifiuto — indispensabile per la corretta attribuzione del codice CER e per la verifica delle caratteristiche HP (allegato D alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006)
  • Scheda di sicurezza (SDS) del solvente originario — riferimento necessario per la classificazione ADR e per la determinazione delle incompatibilità chimiche in fase di stoccaggio
  • Piano di Gestione dei Solventi (PGS) — obbligatorio per le attività che superano le soglie di consumo previste dall’Allegato III alla Parte Quinta del D.Lgs. 152/2006

Come funziona lo smaltimento dei solventi esausti in Lombardia

Lo smaltimento dei solventi esausti in Lombardia segue un iter articolato in cinque fasi: caratterizzazione analitica, classificazione CER, stoccaggio temporaneo in deposito conforme, trasporto ADR e conferimento a impianto autorizzato per incenerimento o trattamento chimico-fisico. L’intera filiera è tracciata attraverso il sistema RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), operativo dal 2025.

La prima fase consiste nella caratterizzazione analitica del solvente esausto. Un laboratorio accreditato analizza il campione per determinarne la composizione chimica (gas-cromatografia GC-MS), il punto di infiammabilità, il contenuto di alogeni (cloro, fluoro, bromo) e la presenza di metalli pesanti o PCB. Questi parametri consentono di attribuire il codice CER corretto e le caratteristiche di pericolo HP pertinenti, nonché di determinare la classe ADR per il trasporto su strada.

La Regione Lombardia dispone di una rete capillare di impianti autorizzati per il trattamento dei solventi esausti, suddivisi per tipologia di operazione: D10 (incenerimento a terra), D9 (trattamento chimico-fisico), R2 (rigenerazione di solventi) e R1 (utilizzazione come combustibile). La scelta dell’impianto di destinazione dipende dalla natura del solvente, dal suo grado di contaminazione e dalla fattibilità tecnica del recupero.

Le cinque fasi dello smaltimento solventi

  1. Caratterizzazione e analisi: prelievo di un campione rappresentativo, analisi in laboratorio accreditato (composizione, punto di infiammabilità, contenuto alogeni, metalli pesanti), redazione del rapporto di prova con attribuzione del codice CER e delle caratteristiche HP
  2. Classificazione e documentazione: compilazione del registro di carico e scarico, preparazione del FIR, verifica dell’iscrizione del trasportatore all’Albo Gestori Ambientali nelle categorie 5 (raccolta e trasporto rifiuti pericolosi) e 3 o 4 se applicabile, predisposizione dell’etichettatura ADR
  3. Stoccaggio temporaneo: il produttore può detenere i solventi esausti in deposito temporaneo per un massimo di dodici mesi (o tre mesi se supera i 10 m³), in recipienti omologati UN, segregati per compatibilità chimica, in area dotata di bacino di contenimento e ventilazione antideflagrante ATEX
  4. Trasporto ADR: affidamento a trasportatore autorizzato con veicolo conforme all’Accordo ADR, dotato di equipaggiamento di sicurezza (estintore, dispositivi di protezione, istruzioni scritte), conducente con patentino ADR e documento di trasporto compilato secondo le sezioni 5.4.1 dell’ADR
  5. Trattamento e smaltimento finale: conferimento presso impianto autorizzato ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006, rilascio della quarta copia del FIR al produttore entro novanta giorni a conferma dell’avvenuto smaltimento

Impianti di riferimento per lo smaltimento solventi in Lombardia

Principali impianti autorizzati per il trattamento di solventi esausti nelle province lombarde
Provincia Tipologia di impianto Operazioni autorizzate Capacità indicativa
MilanoInceneritore rifiuti pericolosiD10, R1> 50.000 t/anno
BresciaPiattaforma chimico-fisicaD9, D15> 30.000 t/anno
BergamoImpianto di rigenerazione solventiR2, R13> 15.000 t/anno
VareseCentro di stoccaggio e pretrattamentoD15, D9> 10.000 t/anno
PaviaInceneritore integratoD10, R1> 25.000 t/anno
MantovaPolo chimico di trattamentoD9, D10> 20.000 t/anno

Stoccaggio, compatibilità chimica e trasporto ADR dei solventi esausti

Lo stoccaggio dei solventi esausti richiede il rispetto rigoroso delle norme antincendio, delle prescrizioni ATEX per atmosfere esplosive e della segregazione per incompatibilità chimica, mentre il trasporto su strada è regolato dall’Accordo ADR che classifica i solventi prevalentemente nella Classe 3 (liquidi infiammabili) e, per i clorurati, nella Classe 6.1 (sostanze tossiche).

Le regole di stoccaggio temporaneo presso il produttore impongono che i solventi esausti siano conservati in fusti omologati UN (tipicamente fusti metallici da 200 litri o IBC da 1.000 litri in acciaio o HDPE compatibile) con chiusura ermetica, etichettatura conforme al Regolamento CLP (CE) n. 1272/2008 e pittogrammi di pericolo GHS02 (fiamma) e GHS07 o GHS06 (tossicità). L’area di stoccaggio deve essere dotata di:

  • Bacino di contenimento con capacità pari ad almeno il 110% del volume del recipiente più grande o il 25% del volume totale stoccato (art. 3 del D.M. 31 gennaio 2005)
  • Ventilazione forzata antideflagrante conforme alla classificazione ATEX della zona (generalmente zona 1 o 2 per vapori di solvente)
  • Impianto elettrico antideflagrante certificato ATEX, con messa a terra di tutti i recipienti metallici per prevenire scariche elettrostatiche
  • Estintori a polvere o CO2 posizionati a non più di 15 metri dal punto di stoccaggio, con portata adeguata alla classe di incendio B
  • Segnaletica di sicurezza conforme al D.Lgs. 81/2008 (divieto di fumo e fiamme libere, obbligo DPI, indicazione uscite di emergenza)

La compatibilità chimica è un aspetto critico: i solventi clorurati (es. trielina, percloroetilene) non devono mai essere stoccati insieme ai solventi non alogenati (es. acetone, toluene) né in prossimità di acidi forti, ossidanti (perossidi, permanganati) o basi concentrate. La matrice di incompatibilità chimica deve essere esposta nell’area di stoccaggio e consultata prima di ogni nuova introduzione di rifiuti.

Per il trasporto su strada, l’Accordo europeo ADR 2025 classifica i solventi esausti principalmente nella Classe 3 — Liquidi infiammabili (gruppi di imballaggio I, II o III in funzione del punto di infiammabilità) e nella Classe 6.1 — Sostanze tossiche per i clorurati con significativa tossicità per inalazione. Il trasportatore deve essere iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria 5 (raccolta e trasporto rifiuti pericolosi) e il veicolo deve esporre i pannelli arancio e le placche di pericolo corrispondenti al numero ONU della sostanza prevalente (ad esempio UN 1993 per miscele infiammabili, UN 1897 per percloroetilene).

Perché scegliere Mageco per lo smaltimento dei solventi esausti

Mageco S.r.l. è un operatore specializzato nella gestione ambientale di rifiuti speciali pericolosi in Lombardia, con oltre un decennio di esperienza nel ritiro, trasporto ADR e avvio a smaltimento di solventi esausti di ogni famiglia chimica: clorurati, aromatici, alifatici, ossigenati e miscele complesse.

Il nostro processo operativo è strutturato per sollevare il produttore da ogni onere burocratico e logistico, garantendo al contempo la piena conformità normativa. Il servizio inizia con un sopralluogo tecnico gratuito presso la sede del cliente, durante il quale i nostri esperti ambientali valutano la tipologia e il volume dei solventi da smaltire, verificano le condizioni di stoccaggio e pianificano le operazioni di ritiro nel rispetto dei vincoli ADR e ATEX.

La nostra flotta comprende veicoli dotati di carrozzeria ADR, equipaggiamento di sicurezza completo e sistemi GPS per la tracciabilità in tempo reale del trasporto. Ogni conferimento è documentato da Formulario di Identificazione Rifiuti compilato in quattro copie, registro di carico e scarico aggiornato e certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dall’impianto di destinazione.

I vantaggi del nostro servizio di smaltimento solventi

  • Conformità normativa garantita: gestiamo l’intera documentazione ambientale (FIR, registro, MUD, analisi CER) eliminando il rischio di sanzioni per il produttore. I nostri consulenti ambientali verificano ogni passaggio secondo il D.Lgs. 152/2006 e l’ADR 2025
  • Ritiro rapido in tutta la Lombardia: operiamo nelle dodici province lombarde con tempi di intervento tipicamente compresi tra 24 e 72 ore dalla richiesta, grazie alla posizione strategica della nostra sede milanese e alla collaborazione con impianti di destinazione distribuiti sul territorio
  • Tracciabilità completa della filiera: il cliente riceve copia del FIR timbrato dall’impianto di destinazione, certificato di smaltimento e reportistica periodica che documenta ogni conferimento effettuato, ideale per audit ISO 14001 e verifiche ARPA
  • Consulenza specializzata gratuita: offriamo supporto nella classificazione CER dei solventi esausti, nella redazione del Piano di Gestione dei Solventi (PGS), nella verifica di conformità dell’area di stoccaggio e nell’ottimizzazione dei costi di gestione attraverso l’eventuale indirizzamento verso operazioni di recupero e rigenerazione solventi (R2) ove tecnicamente ed economicamente vantaggioso

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Costi dello smaltimento solventi esausti e domande frequenti

Il costo dello smaltimento dei solventi esausti varia considerevolmente in funzione di molteplici fattori tecnici e logistici. Non è possibile indicare un prezzo fisso al chilogrammo, poiché ogni conferimento presenta caratteristiche diverse. Mageco S.r.l. offre preventivi personalizzati e gratuiti, calibrati sulle reali esigenze di ogni cliente.

Fattori che influenzano i costi di smaltimento

  • Natura chimica del solvente: i solventi clorurati (CER 07 01 03*, 14 06 02*) hanno costi di smaltimento superiori rispetto ai non alogenati (CER 14 06 03*) a causa della maggiore complessità del trattamento e della classificazione tossicologica HP 7
  • Quantitativo da smaltire: volumi superiori a 1.000 litri consentono economie di scala nel trasporto e nel conferimento all’impianto, riducendo il costo unitario per chilogrammo
  • Grado di contaminazione: solventi contaminati da metalli pesanti, PCB o residui solidi richiedono pretrattamenti aggiuntivi che incidono sul costo finale
  • Distanza dal più vicino impianto autorizzato: la logistica di trasporto ADR incide in misura significativa, soprattutto per le province più distanti dai poli di trattamento (Sondrio, Mantova)
  • Possibilità di recupero (R2): solventi monocomponente poco contaminati possono essere avviati a rigenerazione, con costi generalmente inferiori rispetto allo smaltimento per incenerimento (D10)

Domande frequenti

Quali codici CER si applicano ai solventi esausti?

I codici CER più comuni per i solventi esausti sono: 07 01 03* (solventi alogenati da processi chimici organici), 07 01 04* (altri solventi organici da processi chimici), 14 06 02* (solventi e miscele alogenati), 14 06 03* (solventi e miscele non alogenati) e 20 01 13* (solventi da raccolta differenziata urbana). L’asterisco indica la classificazione come rifiuto pericoloso. La scelta del codice dipende dal processo di origine e dalla composizione del solvente.

I solventi esausti sono sempre rifiuti pericolosi?

Nella stragrande maggioranza dei casi sì. Tutti i codici CER specifici per solventi esausti presenti nel Catalogo Europeo dei Rifiuti sono contrassegnati dall’asterisco di pericolosità. Le caratteristiche di pericolo tipiche sono HP 3 (infiammabile), HP 5 (tossicità specifica per organi bersaglio), HP 6 (tossicità acuta) e HP 14 (ecotossico). Esistono rari casi di solventi acquosi a bassissima concentrazione che potrebbero risultare non pericolosi dopo analisi, ma nella prassi industriale i solventi esausti sono gestiti come rifiuti pericolosi.

Per quanto tempo posso stoccare i solventi esausti in azienda?

Il deposito temporaneo di solventi esausti presso il luogo di produzione è consentito per un massimo di dodici mesi dalla data di produzione del rifiuto, a condizione che il quantitativo complessivo non superi i 10 metri cubi. Se si superano i 10 m³ il ritiro deve avvenire entro tre mesi. In entrambi i casi, i solventi devono essere stoccati in recipienti omologati UN, con chiusura ermetica, in area dotata di bacino di contenimento e conforme alla normativa ATEX per le atmosfere esplosive.

Quale classe ADR si applica al trasporto di solventi esausti?

La maggior parte dei solventi esausti rientra nella Classe 3 dell’ADR (liquidi infiammabili), con gruppo di imballaggio I, II o III in funzione del punto di infiammabilità. I solventi clorurati con elevata tossicità per inalazione possono rientrare nella Classe 6.1 (sostanze tossiche). Miscele contenenti componenti sia infiammabili sia tossici ricevono la classificazione prevalente in base alle regole di precedenza dell’ADR (tabella 2.1.3.10). Il trasportatore deve essere iscritto all’Albo Gestori Ambientali nella categoria 5.

È possibile recuperare i solventi esausti invece di smaltirli?

Sì, la rigenerazione dei solventi (operazione R2 del D.Lgs. 152/2006) è tecnicamente possibile e normativamente preferita alla gerarchia dei rifiuti rispetto allo smaltimento. I solventi monocomponente poco contaminati (ad esempio acetone, toluene, alcol isopropilico puri al 90% o superiore) si prestano particolarmente alla distillazione frazionata e al riutilizzo. Mageco valuta ogni conferimento per indirizzare, ove possibile, verso il recupero solventi, con vantaggi economici e ambientali rispetto all’incenerimento.

Quali sanzioni si rischiano per lo smaltimento illegale di solventi?

Lo smaltimento illegale di solventi esausti costituisce reato ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs. 152/2006. Le sanzioni per la gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi prevedono l’arresto da uno a sei anni e un’ammenda da 2.600 a 26.000 euro. Se dal fatto deriva un danno ambientale, si applicano anche le disposizioni della Parte Sesta del Codice dell’Ambiente sulla bonifica e il ripristino ambientale a carico del responsabile, con costi che possono raggiungere centinaia di migliaia di euro.

Mageco ritira solventi esausti in tutta la Lombardia?

Sì, Mageco S.r.l. opera in tutte le dodici province della Lombardia: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio. I tempi di intervento sono tipicamente di 24-72 ore dalla richiesta di ritiro.

Servizi correlati e approfondimenti

Lo smaltimento dei solventi esausti si inserisce in un contesto più ampio di gestione ambientale dei rifiuti chimici e pericolosi. Mageco S.r.l. offre servizi analoghi per numerose tipologie di rifiuti affini ai solventi. Per approfondire le specificità normative, operative e di costo relative a ciascuna categoria, Le consigliamo di consultare le guide dedicate disponibili sul nostro blog. Di seguito i principali servizi collegati al trattamento dei solventi esausti.