Come smaltire correttamente la plastica industriale e commerciale in Lombardia? Guida completa 2026

Lo smaltimento plastica di provenienza industriale e commerciale costituisce una delle sfide ambientali e normative più rilevanti per le imprese lombarde. A differenza della plastica domestica, che rientra nella raccolta differenziata comunale, i rifiuti plastici generati da attività produttive, logistiche e commerciali sono classificati come rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, del D.Lgs. 152/2006 e richiedono procedure di gestione specifiche, documentazione tracciabile e conferimento presso impianti autorizzati. La Lombardia, con oltre il 25% della produzione industriale nazionale, genera ogni anno volumi significativi di scarti plastici che spaziano dagli imballaggi in polietilene ai sfridi di lavorazione in PVC, dai film estensibili in LLDPE ai contenitori contaminati da sostanze chimiche.

Mageco S.r.l., con sede a Lainate (MI) e oltre vent’anni di esperienza nella gestione ambientale, affianca imprese e professionisti lombardi nello smaltimento di ogni tipologia di rifiuto plastico: dalla classificazione con attribuzione dei codici CER, alla raccolta con contenitori dedicati, fino al trasporto autorizzato e al conferimento presso piattaforme di selezione, impianti di riciclo meccanico o termovalorizzatori. In questa guida troverà tutte le informazioni necessarie per gestire lo smaltimento della plastica nel rispetto della normativa vigente, compresa la Direttiva SUP (EU 2019/904) e il sistema consortile CONAI/COREPLA.

Tipologie di rifiuti plastici: polimeri, codici CER e classificazione per lo smaltimento

I rifiuti plastici industriali e commerciali comprendono un’ampia gamma di materiali polimerici, ciascuno con caratteristiche chimico-fisiche diverse che determinano le modalità di smaltimento, le possibilità di riciclo e il codice CER applicabile. La corretta identificazione del polimero è il primo passo per una gestione conforme alla normativa e per massimizzare il tasso di recupero.

Le materie plastiche utilizzate nell’industria e nel commercio si suddividono in due macrocategorie: i termoplastici, che possono essere fusi e rimodellati più volte (PE, PP, PET, PVC, PS, PA), e i termoindurenti, che una volta polimerizzati non possono essere rifusi (resine epossidiche, poliuretani, melammine). Questa distinzione è fondamentale per lo smaltimento: i termoplastici sono generalmente avviabili a riciclo meccanico, mentre i termoindurenti richiedono trattamenti specifici o recupero energetico. Le plastiche industriali possono inoltre essere contaminate da residui chimici, oli, solventi o sostanze pericolose, passando dalla classificazione di rifiuto non pericoloso a quella di rifiuto pericoloso, con conseguente variazione del codice CER e delle procedure di gestione.

La seguente tabella riepiloga i principali polimeri plastici trattati nei processi di smaltimento industriale, con il relativo codice identificativo (SPI/RIC), i codici CER di riferimento e le destinazioni di trattamento prevalenti:

Principali polimeri plastici: codice SPI, codici CER e destinazione di trattamento
Polimero Sigla / Codice SPI Codici CER tipici Applicazioni industriali comuni Destinazione prevalente
Polietilene tereftalato PET (1) 15 01 02, 20 01 39 Bottiglie, vaschette, reggette, film Riciclo meccanico (scaglie rPET)
Polietilene ad alta densità HDPE / PE-HD (2) 15 01 02, 02 01 04 Flaconi, fusti, tubazioni, cassette Riciclo meccanico (granulo)
Polivinilcloruro PVC (3) 17 02 03, 15 01 02 Tubi, profili, serramenti, cavi, pavimenti Riciclo meccanico o recupero energetico
Polietilene a bassa densità LDPE / PE-LD (4) 15 01 02, 07 02 13 Film estensibile, sacchi, teli, coperture Riciclo meccanico (granulo)
Polipropilene PP (5) 15 01 02, 12 01 05 Big bag, reggette, componenti auto, tappi Riciclo meccanico (granulo)
Polistirene / Polistirolo PS (6) 15 01 02, 17 06 04 EPS da imballaggio, isolanti, vaschette Riciclo meccanico o recupero energetico
Plastiche miste / multistrato Altro (7) 15 01 06, 19 12 04 Imballaggi accoppiati, laminati, compositi Recupero energetico (CSS)
Poliammide (Nylon) PA 07 02 13, 12 01 05 Componenti tecnici, tessuti industriali Riciclo meccanico o chimico
Poliuretano PUR 07 02 13, 17 06 04 Schiume isolanti, imbottiture, adesivi Recupero energetico
Plastica contaminata da sostanze pericolose Vari 15 01 10*, 07 02 14* Contenitori di solventi, pesticidi, reagenti chimici Incenerimento rifiuti pericolosi (D10)

La distinzione tra i codici CER è determinante per la corretta gestione del rifiuto plastico. Il codice 15 01 02 (imballaggi in plastica) si applica alla plastica utilizzata come imballo e non contaminata da sostanze pericolose. Il codice 07 02 13 identifica i rifiuti plastici provenienti dalla produzione e lavorazione della plastica stessa (sfridi, scarti di produzione, materozze). Quando l’imballaggio o il contenitore plastico ha contenuto sostanze pericolose e presenta residui non rimovibili con normali operazioni di svuotamento, si applica il codice 15 01 10* (imballaggi contaminati), che classifica il rifiuto come pericoloso e richiede procedure di gestione più rigorose, trasporto ADR e impianti autorizzati per rifiuti pericolosi. Mageco supporta le aziende nella corretta attribuzione del codice CER, effettuando sopralluoghi e, ove necessario, analisi di caratterizzazione presso laboratori accreditati.

Normativa sullo smaltimento plastica: D.Lgs. 152/2006, Direttiva SUP, sistema CONAI/COREPLA e plastic tax

Il quadro normativo per lo smaltimento dei rifiuti plastici industriali e commerciali in Italia si fonda sul D.Lgs. 152/2006, integrato dalla Direttiva europea sulle plastiche monouso (SUP, EU 2019/904), dal sistema consortile CONAI/COREPLA e dalle recenti disposizioni sulla plastic tax. Questo insieme di norme definisce obblighi, responsabilità e obiettivi di riciclo che ogni impresa produttrice di rifiuti plastici deve conoscere e rispettare.

D.Lgs. 152/2006 e classificazione dei rifiuti plastici

Il Testo Unico Ambientale disciplina la gestione dei rifiuti plastici secondo le stesse regole generali applicabili a tutti i rifiuti speciali: obbligo di classificazione CER a carico del produttore (art. 184), responsabilità nella filiera dal deposito temporaneo al conferimento finale (art. 188), tenuta del registro di carico e scarico (art. 190), compilazione del FIR per ogni trasporto (art. 193) e dichiarazione MUD annuale (art. 189). Il D.Lgs. 116/2020, recependo le direttive europee 2018/851 e 2018/852, ha aggiornato i criteri di classificazione e innalzato gli obiettivi di riciclo degli imballaggi plastici al 50% entro il 2025 e al 55% entro il 2030, come indicato nel rapporto annuale di ISPRA.

Direttiva SUP (EU 2019/904) e D.Lgs. 196/2021

La Direttiva SUP (Single Use Plastics), recepita in Italia con il D.Lgs. 196/2021, ha introdotto dal 14 gennaio 2022 il divieto di immissione sul mercato di numerosi prodotti in plastica monouso: posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso. Per le imprese, la Direttiva SUP comporta due conseguenze operative dirette nello smaltimento: da un lato, la necessità di smaltire correttamente le scorte residue di prodotti vietati ancora in giacenza; dall’altro, l’obbligo di gestire i nuovi materiali sostitutivi (bioplastiche, carta plastificata, materiali compostabili) che richiedono filiere di trattamento differenti. I prodotti in PLA (acido polilattico) e altri biopolimeri, ad esempio, non sono riciclabili nel flusso delle plastiche tradizionali e devono essere conferiti a impianti di compostaggio industriale certificati EN 13432.

Sistema consortile CONAI e COREPLA

Il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), istituito dal D.Lgs. 22/1997 e confermato dal D.Lgs. 152/2006, coordina il sistema di responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi. Le imprese che producono, importano o utilizzano imballaggi sono obbligate a iscriversi a CONAI e versare il Contributo Ambientale CONAI (CAC), differenziato per materiale. Per la plastica, il consorzio di filiera è COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica), che gestisce la filiera post-consumo degli imballaggi plastici domestici e assimilati. Per i rifiuti plastici di origine industriale che non rientrano nel circuito COREPLA — come gli sfridi di produzione, i film estensibili da pallet o i contenitori contaminati — l’impresa deve avvalersi di operatori privati autorizzati come Mageco, iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Plastic tax e prospettive fiscali

La plastic tax, prevista dalla Legge di Bilancio 2020 (art. 1, commi 634-658, L. 160/2019), istituisce un’imposta di 0,45 euro per chilogrammo sui manufatti in plastica monouso (MACSI) destinati al contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci e alimenti. L’entrata in vigore, più volte rinviata, è prevista per il 1° luglio 2026. Sebbene la plastic tax non incida direttamente sulle procedure di smaltimento, rappresenta un ulteriore incentivo per le imprese a ridurre l’utilizzo di plastica monouso e a investire in materiali alternativi o in cicli di riutilizzo, con ricadute sulla composizione qualitativa e quantitativa dei rifiuti plastici prodotti.

Come smaltire la plastica industriale e commerciale in Lombardia: processo operativo completo

Lo smaltimento della plastica di origine industriale e commerciale in Lombardia segue un percorso strutturato in quattro fasi: identificazione e classificazione del rifiuto plastico, preparazione documentale, raccolta e trasporto autorizzato, conferimento presso impianti di selezione, riciclo o recupero energetico. La regione dispone di una rete capillare di oltre 120 impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti plastici, tra piattaforme di selezione, centri di riciclo meccanico e termovalorizzatori.

Fase 1: Identificazione, segregazione e classificazione CER

Il primo passo operativo consiste nell’identificare le tipologie di plastica presenti nel ciclo produttivo aziendale e segregarle per polimero e grado di contaminazione. La segregazione alla fonte è determinante sia per la corretta attribuzione del codice CER sia per massimizzare il valore del rifiuto plastico nel mercato del riciclo. Un flusso di film in LDPE pulito ha un valore di mercato positivo; lo stesso film mescolato con plastiche rigide, carta e residui organici diventa un rifiuto misto (CER 15 01 06) con costi di smaltimento significativamente superiori. Per ciascun flusso identificato, il produttore attribuisce il codice CER secondo l’allegato D alla parte quarta del D.Lgs. 152/2006. In caso di plastiche contaminate da sostanze pericolose, è necessaria un’analisi di caratterizzazione per verificare se il rifiuto debba essere classificato con codice CER asteriscato (pericoloso).

Fase 2: Deposito temporaneo e contenitori

I rifiuti plastici devono essere depositati nel luogo di produzione in contenitori idonei, etichettati con codice CER e descrizione. Per le plastiche non pericolose si utilizzano tipicamente cassoni scarrabili da 20-30 mc per grandi volumi (film, sfridi), container da 1.100 litri per quantitativi medi e big bag da 1 mc per plastiche rigide o compattate. Per le plastiche contaminate (CER 15 01 10*), sono obbligatori contenitori a tenuta stagna, omologati per il trasporto ADR se necessario. Il deposito temporaneo deve rispettare i limiti dell’art. 185-bis del D.Lgs. 152/2006: massimo 30 mc complessivi (di cui 10 mc di pericolosi) per 12 mesi, oppure senza limiti quantitativi per un massimo di 3 mesi. Per le aziende con elevati volumi di produzione di scarti plastici, come gli stabilimenti di stampaggio a iniezione o le aziende di imballaggio, Mageco propone soluzioni di compattazione in loco con presse oleodinamiche che riducono i volumi fino all’80%, ottimizzando lo spazio di stoccaggio e i costi di trasporto.

Fase 3: Documentazione e tracciabilità

Per ogni ritiro di rifiuti plastici è obbligatorio il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) in quattro copie, compilato con i dati del produttore, del trasportatore iscritto all’Albo Gestori Ambientali, dell’impianto di destinazione, del codice CER e della quantità in chilogrammi. Il carico deve essere annotato nel registro di carico e scarico entro 10 giorni lavorativi. Con l’avvio del sistema RENTRI dal 2025, le imprese obbligate devono trasmettere telematicamente i dati relativi alla produzione e movimentazione dei rifiuti plastici. Mageco gestisce l’intera documentazione per conto del cliente, dalla compilazione del FIR alla restituzione della quarta copia firmata dall’impianto di destino.

Fase 4: Trasporto e conferimento

Il trasporto dei rifiuti plastici è effettuato con veicoli autorizzati, dotati di cassoni scarrabili, pianali con centina o compattatori a seconda della tipologia e del volume del materiale. Mageco, iscritta all’Albo Gestori Ambientali nelle categorie 5F e 8C, dispone di un parco veicolare adeguato a movimentare sia piccoli ritiri (furgoni per quantitativi inferiori a 1 mc) sia carichi industriali (autocarri con cassone scarrabile da 30 mc). Il rifiuto plastico viene conferito a impianti autorizzati dalla Città Metropolitana o dalla Provincia competente, dove può essere avviato a:

  • Selezione e cernita (operazione R12): separazione meccanica e manuale per polimero, colore e grado di pulizia, con invio alle rispettive filiere di riciclo.
  • Riciclo meccanico (operazione R3): triturazione, lavaggio, essiccazione e granulazione per produrre materia prima secondaria (granulo o scaglia riciclata) da reimmettere nel ciclo produttivo.
  • Recupero energetico (operazione R1): per le frazioni plastiche non riciclabili meccanicamente (multistrato, compositi, plastiche contaminate non pericolose), produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS) ai sensi del D.M. 22/2013 per alimentare cementifici o termovalorizzatori.
  • Incenerimento (operazione D10): destinato alle plastiche classificate come rifiuti pericolosi (CER 15 01 10*, 07 02 14*), presso impianti autorizzati con trattamento fumi conforme alle BAT (Best Available Techniques).

Differenza tra smaltimento plastica industriale e raccolta differenziata municipale

Una distinzione fondamentale riguarda la differenza tra il circuito municipale e quello industriale. La raccolta differenziata della plastica gestita dai Comuni attraverso il consorzio COREPLA riguarda esclusivamente gli imballaggi plastici di provenienza domestica o assimilabile. I rifiuti plastici prodotti da attività industriali, artigianali e commerciali — inclusi gli sfridi di produzione, i film da imballaggio terziario, i contenitori industriali e le plastiche contaminate — non rientrano nel servizio municipale e devono essere gestiti come rifiuti speciali, con affidamento a operatori privati autorizzati. Conferire rifiuti plastici industriali nei cassonetti della raccolta differenziata urbana costituisce una violazione dell’art. 256 del D.Lgs. 152/2006, sanzionabile con ammenda da 2.600 a 26.000 euro, come specificato dalle linee guida di ARPA Lombardia.

Mageco: smaltimento plastica professionale e certificato per imprese lombarde

Mageco S.r.l. è un operatore specializzato nella gestione dei rifiuti plastici industriali e commerciali, con sede a Lainate (MI) e operatività su tutte le dodici province della Lombardia. Fondata nel 2003, l’azienda dispone delle autorizzazioni necessarie per la raccolta, il trasporto e l’intermediazione di rifiuti plastici pericolosi e non pericolosi, essendo iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie 5F e 8C.

Il servizio di smaltimento plastica offerto da Mageco copre l’intera filiera, dalla consulenza iniziale al conferimento presso impianti di trattamento, con un approccio orientato alla massimizzazione del recupero di materia e alla minimizzazione dei costi per il cliente. Il sistema di gestione aziendale è certificato secondo tre standard internazionali: ISO 9001:2015 (qualità), ISO 14001:2015 (ambiente) e ISO 45001:2018 (sicurezza sul lavoro), a garanzia di processi controllati, tracciabili e in continuo miglioramento.

Servizi specifici per lo smaltimento plastica

  • Sopralluogo e audit rifiuti plastici: Analisi in sede del cliente delle tipologie di plastica prodotte, valutazione dei flussi, proposta di segregazione ottimale per polimero e suggerimento dei contenitori più idonei. Il sopralluogo è gratuito e non vincolante.
  • Classificazione CER e caratterizzazione analitica: Attribuzione del codice CER corretto a ciascun flusso plastico, con eventuale campionamento e analisi presso laboratorio accreditato per le plastiche contaminate o con codici CER a specchio.
  • Fornitura contenitori e attrezzature: Cassoni scarrabili da 10 a 30 mc, container da 1.100 litri, big bag, e presse compattatrici a noleggio per la riduzione dei volumi in fase di deposito temporaneo.
  • Ritiro programmato o su chiamata: Servizio di raccolta con frequenza personalizzata (settimanale, bisettimanale, mensile) o ritiri spot su richiesta per esigenze straordinarie. Per le urgenze produttive, intervento garantito entro 24-48 ore.
  • Gestione documentale completa: Compilazione FIR, aggiornamento registro di carico e scarico, trasmissione dati RENTRI e supporto alla dichiarazione MUD annuale.
  • Conferimento ottimizzato: Invio a impianti di riciclo meccanico per le frazioni valorizzabili (PE, PP, PET puliti) e a impianti di recupero energetico per le frazioni non riciclabili, riducendo al minimo il ricorso alla discarica.

Tutti i servizi di gestione ambientale di Mageco sono disponibili per un preventivo personalizzato.

Costi dello smaltimento plastica industriale e domande frequenti

Il costo dello smaltimento della plastica industriale varia in funzione della tipologia di polimero, del grado di contaminazione, del volume e della frequenza di ritiro. A differenza di altri rifiuti speciali, alcune frazioni plastiche pulite e segregate per polimero possono avere un valore economico positivo nel mercato delle materie prime secondarie, riducendo o annullando il costo di smaltimento per l’impresa produttrice.

Fattori che determinano il costo di smaltimento

  • Tipologia e purezza del polimero: Film in LDPE o HDPE puliti e separati per colore possono essere conferiti a costo zero o con riconoscimento economico. Plastiche miste, multistrato o contaminate hanno costi di trattamento significativamente superiori.
  • Pericolosità del rifiuto: Contenitori plastici contaminati da sostanze pericolose (CER 15 01 10*) richiedono trasporto ADR, contenitori omologati e impianti di incenerimento autorizzati, con costi da 3 a 8 volte superiori rispetto alle plastiche non pericolose.
  • Volumi e regolarità del conferimento: Contratti di ritiro programmato con volumi costanti consentono tariffe più vantaggiose rispetto ai ritiri spot occasionali.
  • Compattazione e preparazione: La riduzione dei volumi mediante pressatura o compattazione in loco riduce i costi di trasporto, incidendo positivamente sul costo complessivo per tonnellata.
  • Distanza dall’impianto di destino: La Lombardia dispone di una rete capillare di impianti per il trattamento della plastica, il che consente di contenere la componente logistica del costo.

Domande frequenti sullo smaltimento della plastica

Qual è la differenza tra smaltimento plastica industriale e raccolta differenziata comunale?

La raccolta differenziata comunale, gestita attraverso il consorzio COREPLA, riguarda esclusivamente gli imballaggi plastici di provenienza domestica o assimilabile. I rifiuti plastici prodotti da attività industriali, artigianali e commerciali sono classificati come rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184 del D.Lgs. 152/2006 e devono essere gestiti da operatori iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, con documentazione di trasporto (FIR) e conferimento presso impianti autorizzati. Conferire plastica industriale nei cassonetti urbani è vietato e sanzionabile.

Quali codici CER si applicano ai rifiuti plastici?

I codici CER più comuni per i rifiuti plastici sono: 15 01 02 per gli imballaggi in plastica non contaminati, 07 02 13 per gli scarti di lavorazione della plastica (sfridi, materozze), 17 02 03 per la plastica da costruzione e demolizione, 20 01 39 per la plastica da raccolta differenziata, e 15 01 10* per gli imballaggi plastici contaminati da sostanze pericolose. La scelta del codice dipende dall’origine del rifiuto e dall’eventuale presenza di contaminanti.

La plastica contaminata da sostanze chimiche è un rifiuto pericoloso?

Dipende dalla natura del contaminante e dalla quantità di residuo presente. Un contenitore plastico che ha contenuto sostanze pericolose (solventi, acidi, pesticidi, oli minerali) e che presenta residui non rimovibili con le normali operazioni di svuotamento viene classificato con il codice CER 15 01 10* (imballaggio contaminato, pericoloso). In caso di dubbio, è obbligatoria un’analisi di caratterizzazione per determinare la pericolosità. Mageco effettua questo servizio con campionamento in sede del cliente e analisi presso laboratorio accreditato.

Cosa prevede la Direttiva SUP per le imprese?

La Direttiva SUP (EU 2019/904), recepita in Italia con il D.Lgs. 196/2021, vieta l’immissione sul mercato di numerosi prodotti in plastica monouso (posate, piatti, cannucce, contenitori in EPS) dal 14 gennaio 2022. Per le imprese che hanno scorte residue di tali prodotti, è necessario procedere allo smaltimento come rifiuto. Inoltre, i materiali sostitutivi introdotti (bioplastiche, PLA, carta plastificata) richiedono filiere di trattamento differenti: il PLA, ad esempio, non è riciclabile con le plastiche tradizionali e deve essere compostato industrialmente.

Quanto costa smaltire la plastica industriale in Lombardia?

Il costo varia significativamente in base alla tipologia e alla purezza del materiale. Alcune frazioni plastiche omogenee e pulite (film LDPE, HDPE rigido, PET) possono essere conferite a costo zero o con un riconoscimento economico per il produttore. Le plastiche miste, multistrato o contaminate hanno costi di trattamento a tonnellata che dipendono dall’impianto di destino (riciclo, recupero energetico, incenerimento). Mageco offre preventivi gratuiti basati su sopralluogo tecnico per quantificare con precisione i costi in funzione delle specifiche esigenze aziendali.

Mageco può fornire contenitori e presse per la plastica?

Mageco fornisce contenitori a noleggio o in comodato d’uso gratuito in funzione del contratto di servizio: cassoni scarrabili da 10 a 30 mc per grandi volumi di film o sfridi, container da 1.100 litri per quantitativi medi, e big bag da 1 mc per plastiche rigide. Per le aziende con volumi elevati, sono disponibili presse oleodinamiche a noleggio che compattano la plastica riducendo il volume fino all’80%, ottimizzando lo spazio di stoccaggio e i costi di trasporto.

È obbligatorio iscriversi a CONAI per i rifiuti plastici?

L’iscrizione a CONAI è obbligatoria per le imprese che producono, importano o utilizzano imballaggi e materiali di imballaggio, compresi quelli in plastica, ai sensi dell’art. 221 del D.Lgs. 152/2006. Il Contributo Ambientale CONAI (CAC) per la plastica è attualmente il più elevato tra tutti i materiali di imballaggio. L’obbligo CONAI riguarda la fase di immissione al consumo dell’imballaggio, mentre lo smaltimento del rifiuto plastico prodotto in azienda segue le regole dei rifiuti speciali con affidamento a operatori autorizzati.

Servizi correlati e approfondimenti

Lo smaltimento della plastica industriale si inserisce nel contesto più ampio della gestione dei rifiuti di imballaggio e dei rifiuti speciali. Diversi materiali plastici e affini richiedono procedure specifiche e filiere dedicate. Di seguito le risorse di approfondimento più pertinenti pubblicate nel nostro blog, utili per individuare il servizio più adatto alle Sue esigenze: