Rifiuti da attività di spurgo

                Le attività di spurgo e pulizia di reti fognarie, fosse biologiche e pozzetti rappresentano un segmento operativo essenziale per il corretto funzionamento di infrastrutture civili e industriali. Tuttavia, dal punto di vista ambientale, generano una tipologia di rifiuti con caratteristiche peculiari, spesso sottovalutate: rifiuti liquidi e fangosi classificati come rifiuti speciali, talvolta anche pericolosi.

Per le imprese di spurgo – ma anche per le aziende e gli enti presso cui l’attività viene svolta – è fondamentale chiarire chi è il produttore del rifiuto, quali autorizzazioni sono necessarie, quali documenti accompagnano il ritiro e il trasporto e come il nuovo RENTRI stia modificando la gestione amministrativa di questi flussi.


Quali rifiuti produce un’attività di spurgo

Le operazioni di spurgo generano principalmente rifiuti liquidi e fanghi derivanti dalla rimozione di residui organici e inorganici accumulati nelle condotte. Tra i codici CER più ricorrenti si trovano, a titolo esemplificativo, 20 03 04 (fanghi delle fosse settiche) per ambito urbano e 19 08 05 o 19 08 14 per fanghi provenienti da trattamenti delle acque reflue, secondo quanto indicato dal D.Lgs. 152/2006 e dalle linee guida ISPRA.

Rispetto ad altri rifiuti speciali, questi materiali presentano criticità specifiche: elevato contenuto d’acqua, possibile presenza di sostanze pericolose, necessità di trasporto in cisterna e conferimento esclusivo presso impianti autorizzati al trattamento di rifiuti liquidi.


Cosa cambia nella gestione rispetto ad altri rifiuti speciali

La gestione dei rifiuti da spurgo richiede una maggiore integrazione tra fase operativa e fase documentale. La raccolta, il trasporto e il conferimento avvengono spesso in tempi ravvicinati e senza stoccaggi intermedi, rendendo cruciale la tracciabilità immediata del rifiuto.

Un ulteriore elemento distintivo è la non assimilabilità ai rifiuti urbani, anche quando l’attività è svolta presso utenze civili. Secondo il quadro normativo vigente, infatti, il rifiuto derivante da spurgo è sempre classificato come rifiuto speciale, con obblighi gestionali più stringenti rispetto ai rifiuti ordinari.


Chi è il produttore del rifiuto da spurgo

Uno dei punti più delicati riguarda l’individuazione del produttore del rifiuto. Ai sensi dell’art. 183 del D.Lgs. 152/2006, il produttore è il soggetto la cui attività genera il rifiuto. Nel caso dello spurgo, la prassi consolidata – confermata anche da chiarimenti ISPRA – individua come produttore iniziale l’impresa di spurgo, e non il luogo presso cui l’intervento viene effettuato.

Questo aspetto ha ricadute dirette sulla compilazione dei formulari, sulla tenuta dei registri e, oggi, sugli adempimenti previsti dal RENTRI. L’azienda committente resta responsabile dell’affidamento a un operatore autorizzato, ma non della gestione diretta del rifiuto.


Autorizzazioni necessarie per le imprese di spurgo

Per operare correttamente, un’impresa di spurgo deve disporre di specifiche autorizzazioni ambientali. In particolare, è necessaria l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, categoria 4 o 5 a seconda della natura del rifiuto, con apposita classe di quantità.

I mezzi utilizzati devono essere autorizzati per il trasporto di rifiuti liquidi, e il personale adeguatamente formato. Anche gli impianti di destino devono risultare coerenti con il codice CER conferito, pena la non conformità dell’intera filiera.


Rifiuti da attività di spurgo – Documenti obbligatori per il ritiro e il conferimento

Ogni operazione di spurgo deve essere accompagnata dal Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR), che certifica origine, tipologia, quantità e destinazione del rifiuto. L’impresa di spurgo è inoltre tenuta alla tenuta del registro di carico e scarico, salvo esenzioni specifiche.

Con l’entrata in vigore del RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), questi adempimenti stanno progressivamente migrando verso il digitale. Secondo il D.M. 59/2023, le imprese di gestione rifiuti – incluse quelle di spurgo – rientrano tra i soggetti obbligati all’iscrizione, con tempistiche differenziate in base a dimensione e attività.


Implicazioni del RENTRI per gli spurghisti

Per gli spurghisti, il RENTRI comporta un cambio di paradigma: formulari digitali, registri elettronici e interoperabilità dei dati. Questo significa maggiore trasparenza, ma anche la necessità di strumenti informatici adeguati e di un aggiornamento costante delle procedure interne.

In questo contesto, realtà strutturate come Mageco, che supportano le imprese nella gestione documentale e normativa dei rifiuti speciali, rappresentano un esempio di best practice per affrontare la transizione senza interruzioni operative.


Rifiuti da attività di spurgo – Conclusione

La gestione dei rifiuti da attività di spurgo richiede competenze tecniche, attenzione normativa e una visione integrata della filiera. Comprendere chi è il produttore, quali autorizzazioni servono e come il RENTRI incida sugli obblighi quotidiani è oggi indispensabile per operare in conformità e ridurre i rischi.

Investire in una gestione strutturata dei rifiuti non è solo un obbligo di legge, ma un fattore di affidabilità e professionalità. Approfondire questi temi e affidarsi a partner specializzati può fare la differenza nel medio-lungo periodo.

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