Cosa sono le acque di processo e perché sono rifiuti

La gestione dei rifiuti costituiti da acque di processo rappresenta una delle sfide ambientali più complesse per molte realtà industriali. Si tratta di reflui generati durante le lavorazioni produttive – ad esempio lavaggi, raffreddamenti, reazioni chimiche – e possono contenere contaminanti anche molto diversi: metalli pesanti, solventi, oli, tensioattivi, residui organici o inorganici.

Le acque di processo non sono semplici “scarichi”, ma rientrano a pieno titolo nella categoria dei rifiuti liquidi, quando non possono essere reimmesse direttamente nel ciclo produttivo o nella rete fognaria senza adeguato trattamento. Secondo il D.Lgs. 152/2006, un’acqua di processo diventa rifiuto quando non può più essere utilizzata e deve essere avviata a smaltimento o recupero, in quanto non assimilabile agli scarichi idrici autorizzati.


Classificazione e codifica (CER) delle acque di processo

La prima fase gestionale è la corretta classificazione. Le acque di processo vanno identificate con un codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), che varia in base alla natura del ciclo produttivo e alla tipologia di contaminanti presenti. Alcuni esempi comuni includono:

  • 16 10 01: acque di lavaggio contenenti sostanze pericolose

  • 11 01 09*: acque di lavaggio e di risciacquo contenenti sostanze pericolose (per il trattamento di superfici metalliche)

  • 07 01 04*: altri rifiuti acquosi contenenti sostanze pericolose (chimica di base)

In caso di dubbio sulla pericolosità, è obbligatoria la caratterizzazione chimica del rifiuto tramite analisi di laboratorio, come stabilito dall’Allegato D alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006.


Obblighi normativi per le imprese

Chi produce acque di processo è soggetto agli obblighi del produttore di rifiuti:

  1. Stoccaggio temporaneo: deve avvenire in contenitori idonei, etichettati, protetti da intemperie e dotati di bacini di contenimento.

  2. Registro di carico e scarico: obbligatorio per i rifiuti pericolosi, da aggiornare entro 10 giorni lavorativi dalla produzione o dallo scarico.

  3. Formulario di identificazione: deve accompagnare il trasporto fino all’impianto autorizzato.

  4. Conferimento ad impianti autorizzati: solo operatori iscritti all’Albo Gestori Ambientali possono prelevarli e trattarli.


Trattamenti tipici per le acque reflue industriali

Il trattamento varia a seconda della composizione e del volume prodotto. Le principali tecnologie includono:

  • Pretrattamenti fisici: sedimentazione, filtrazione, flottazione.

  • Trattamenti chimico-fisici: neutralizzazione, coagulazione-flocculazione, ossidazione.

  • Trattamenti biologici: utilizzati solo se i reflui sono biodegradabili.

  • Evaporazione o distillazione: per ridurre il volume e separare le frazioni concentrate.

In molti casi, l’acqua trattata può essere recuperata internamente (riducendo il fabbisogno idrico) oppure smaltita come scarico civile se conforme ai limiti della normativa (Allegato 5, Parte III del D.Lgs. 152/2006).


Quando le acque di processo diventano scarico e non rifiuto

Una questione importante è la distinzione tra “acqua di processo come rifiuto” e “scarico idrico”. Secondo la sentenza della Corte di Cassazione n. 29584/2020, un’acqua diventa scarico solo se confluisce in modo stabile e continuativo in una rete fognaria o corpo recettore, tramite condotta dedicata e autorizzata. Altrimenti, è considerata rifiuto liquido, soggetta a tracciabilità e gestione speciale.


Esempio pratico: trattamento acque oleose in ambito meccanico

Un’officina meccanica che utilizza vasche di lavaggio produce acque contaminate da oli minerali e detergenti. Tali rifiuti, classificabili con codice 13 01 10*, devono essere raccolti in cisternette omologate, analizzati e inviati a un impianto autorizzato al trattamento chimico-fisico. In alcuni casi, è possibile separare l’olio tramite decantazione e avviare la frazione acquosa a evaporazione sottovuoto, riducendo i costi.


Conclusione e prospettive operative

Una gestione corretta delle acque di processo consente alle aziende non solo di rispettare gli obblighi di legge, ma anche di contenere i costi di smaltimento, ridurre il rischio ambientale e migliorare la propria sostenibilità. Per realtà complesse o multisito, rivolgersi a partner esperti nella gestione integrata dei rifiuti liquidi, come Mageco, può fare la differenza in termini di efficienza, tracciabilità e conformità normativa.