Il riciclo plastica in Italia attraversa una fase critica che non ha precedenti negli ultimi dieci anni. Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla, lancia l’allarme: la crisi del riciclo della plastica è diventata strutturale e rischia di risalire l’intera filiera fino a colpire la raccolta differenziata. Gli spazi di stoccaggio sono saturi, gli impianti di trasformazione non riescono ad assorbire i volumi in entrata e la domanda di granulato riciclato sul mercato nazionale resta troppo debole per garantire l’equilibrio del sistema. Chi opera quotidianamente nella gestione dei rifiuti sa che quando il sistema a valle si inceppa, l’effetto domino è inevitabile: i centri di raccolta si riempiono, i Comuni si trovano costretti a sospendere il servizio e gli obiettivi di riciclo stabiliti dalla normativa europea diventano un miraggio. Questo articolo ricostruisce le cause della crisi, analizza le conseguenze immediate e indica perché la competenza impiantistica e la capacità di stoccaggio temporaneo conforme rappresentano oggi il fattore determinante per evitare il collasso.

Riciclo plastica in crisi: cosa sta succedendo nella filiera italiana

Il sistema italiano del riciclo plastica gestisce ogni anno circa un milione di tonnellate di imballaggi in plastica attraverso la rete Corepla. Un volume imponente che richiede una filiera integrata: dalla raccolta differenziata al trasporto, dallo stoccaggio temporaneo al trattamento presso impianti di rigranulazione, fino alla commercializzazione del prodotto finito. Oggi, questo meccanismo si è inceppato.

«La crisi del riciclo della plastica è strutturale. Se non si sbloccano gli stoccaggi, il rischio è che la raccolta differenziata si fermi.» — Giorgio Quagliuolo, Presidente Corepla

La denuncia di Quagliuolo arriva dopo mesi di monitoraggio da parte del consorzio: gli impianti di riciclo plastica operano sotto capacità perché il prodotto rigranulato non trova sbocco commerciale. La domanda interna è debole, la concorrenza del granulato proveniente da Paesi extraeuropei a costi inferiori rende difficile competere. Il risultato è che il materiale raccolto si accumula negli spazi di stoccaggio, saturando i container e bloccando la catena logistica. Per le aziende che gestiscono impianti di trattamento, questa situazione si traduce in costi crescenti di magazzinaggio e nell’impossibilità di programmare nuovi conferimenti.

Il dato che cambia tutto

Nel 2023 il sistema Corepla ha recuperato oltre 960.000 tonnellate di imballaggi in plastica. Di queste, circa il 60% è stato avviato a riciclo effettivo. Il restante 40% è finito in forme di recupero energetico o è rimasto in stoccaggio. Questo squilibrio sta mettendo sotto pressione l’intero sistema.

Le cinque cause della crisi del riciclo della plastica in Italia

Dietro l’emergenza attuale non c’è un singolo colpevole, ma un intreccio di fattori convergenti che hanno raggiunto un punto di rottura. Chi analizza il settore da tempo riconosce almeno cinque cause strutturali.

Prima causa: domanda debole di riciclato. Il mercato italiano del granulato rigranulato non assorbe la produzione nazionale. Molte aziende manifatturiere preferiscono acquistare vergine a prezzo competitivo o importaré da Paesi asiatici.

Seconda causa: concorrenza extra UE. Il granulato riciclato proveniente da Cina, India e Turchia arriva in Europa a costi che il sistema italiano non può eguagliare. I costi energetici europei, più elevati rispetto a quelli asiatici, gravano pesantemente sul processo di riciclo. Secondo stime di settore, l’energia rappresenta tra il 30% e il 40% del costo totale di lavorazione.

Terza causa: caro-energia. Dopo la crisi del gas del 2022, i costi dell’energia elettrica per le imprese italiane del riciclo sono aumentati in modo significativo. Per un impianto di rigranulazione questo si traduce in centinaia di migliaia di euro in più all’anno di spese operative.

Quarta causa: carenza impiantistica. L’Italia non dispone di sufficienti impianti di trattamento per assorbire l’intero volume di plastica raccolta. Mancano capacità di selezione, di lavaggio e di rigranulazione. Chi possiede un impianto di riciclo plastica opera spesso in sovracapacità, mentre i materiali non trattati si accumulano nei centri di raccolta.

Quinta causa: interdipendenza filiera. La raccolta differenziata è diventata dipendente dalla fase di riciclo a valle. Quando gli impianti di trasformazione rallentano, il blocco risale fino ai Comuni. È un meccanismo che pochi anni fa sembrava residuo del passato, oggi è la normalità.

Le cinque cause della crisi del riciclo plastica
CausaImpatto immediato
Domanda deboleAccumulo di granulato invenduto
Concorrenza extra UEPrezzi non competitivi
Caro-energiaCosti operativi insostenibili
Carenza impiantisticaImpossibilità di trattare tutti i volumi
Interdipendenza filieraRischio blocco raccolta differenziata

Saturazione degli stoccaggi: il punto di non ritorno per la raccolta differenziata

La conseguenza più immediata della crisi del riciclo plastica è la saturazione degli spazi di stoccaggio. Presso i centri di raccolta, negli impianti di trattamento e nei piazzali dei trasformatori, i container sono pieni. Il materiale arriva dalla raccolta differenziata ma non può essere smaltito perché gli impianti a valle non hanno capacità di assorbimento.

Il D.Lgs. 116/2020, che ha recepito le direttive europee in materia di rifiuti, stabilisce che lo stoccaggio temporaneo non può superare determinati periodi. Nella pratica, i 90 giorni previsti come limite normativo per lo stoccaggio temporaneo vengono spesso superati quando gli impianti di destinazione non ritirano il materiale. Questa situazione mette i gestori dei centri di raccolta in una condizione di illegalità oggettiva, con il rischio di sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, penali.

Quando i nastri trasportatori si fermano perché non c’è spazio dove depositare il materiale, significa che la filiera ha raggiunto il punto di non ritorno. Non è più una questione di efficienza: è una questione di sopravvivenza operativa.

L’effetto domino è semplice da descrivere ma devastante nei fatti: i centri di raccolta saturi non possono accettare nuovi conferimenti. I Comuni sono costretti a sospendere il servizio di raccolta differenziata della plastica. Gli cittadini si trovano senza bidoncini, i sacchi si accumulano. Il mancato raggiungimento degli obiettivi di riciclo stabiliti dalla normativa comporta anche l’applicazione di sanzioni da parte dell’Unione Europea, con costi che ricadono sulla collettività.

Cosa chiede il settore: le proposte di Corepla per sbloccare gli stoccaggi

Corepla ha avanzato richieste precise alle istituzioni per sbloccare la situazione. La prima è di natura autorizzativa: consentire lo stoccaggio temporaneo prolungato presso i centri di raccolta e gli impianti di trattamento, in deroga temporanea ai limiti ordinari. Questa misura darebbe respiro operativo ai gestori senza modificare sostanzialmente la normativa vigente.

La seconda richiesta riguarda il potenziamento impiantistico. L’Italia ha bisogno di nuovi impianti di riciclo plastica, ma la loro realizzazione richiede anni e investimenti milionari. Nel frattempo, serve intervenire sull’esistente: ottimizzare la capacità degli impianti attuali, accelerare le procedure autorizzative per gli ampliamenti, semplificare il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali previste dal D.Lgs. 152/2006.

Il ruolo delle istituzioni

Regione Lombardia, attraverso ARPA Lombardia, ha avviato un confronto con le associazioni di categoria per monitorare la situazione degli stoccaggi e valutare misure straordinarie. Il rischio è che senza interventi tempestivi, la crisi si estenda ad altre filiere del recupero.

La terza richiesta è di natura economica: incentivi per la commercializzazione del granulato riciclato italiano, che rendano il prodotto nazionale competitivo rispetto al materiale importato. Si tratta di misure già previste in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma la cui attuazione procede con lentezza.

Gestione rifiuti plastica: competenze chiave per affrontare l’emergenza

In questo scenario, la competenza nella gestione dei rifiuti plastica diventa un asset strategico. Non si tratta solo di avere spazi dove depositare il materiale, ma di sapere come stoccare conformemente alla normativa, come ottimizzare i flussi logistici, come mantenere la tracciabilità del materiale dal conferimento alla consegna all’impianto di destino.

Le competenze impiantistiche necessarie in questa fase riguardano innanzitutto lo stoccaggio temporaneo conforme. Il gestore deve conoscere le prescrizioni del D.Lgs. 116/2020, le modalità di tenuta del registro di carico e scarico, le comunicazioni al MUD. Deve saper organizzare il piazzale in modo che il materiale sia accessibile, identificabile, protetto dagli agenti atmosferici. Un errore in questa fase può costare caro: sanzioni, blocchi operativi, responsabilità penali.

La rete logistica rappresenta un secondo elemento cruciale. Chi dispone di mezzi propri e di partnership consolidate con gli impianti di trattamento può garantire la continuità dei flussi anche quando il sistema è sotto stress. La capacità di programmare i trasporti, di coordinare i conferimenti, di rispondere rapidamente alle emergenze distingue i gestori professionisti da chi opera in modo approssimativo.

L’esperienza maturata in oltre 50 anni nella gestione dei rifiuti consente di affrontare situazioni di crisi con la serenità che deriva dalla consuetudine. Gli operatori esperti sanno che le emergenze del settore sono cicliche, che le soluzioni esistono sempre, che la chiave è la preparazione e la reattività. In un momento in cui la filiera del riciclo plastica è sotto pressione, affidarsi a chi conosce il mestiere fa la differenza tra blocco operativo e continuità del servizio.

Oltre la crisi: economia circolare e futuro del riciclo plastica in Lombardia

La crisi attuale non cancella gli obiettivi che l’Unione Europea ha fissato per il riciclo della plastica. La Direttiva 2018/851 prevede che entro il 2025 il 55% dei rifiuti plastici raccolti debba essere avviato a riciclo effettivo. Entro il 2030, l’obiettivo sale al 65%. Si tratta di traguardi ambiziosi, che richiedono investimenti consistenti nell’impiantistica nazionale.

Il PNRR ha stanziato fondi significativi per il potenziamento della capacità di riciclo in Italia. La Lombardia, con la sua densità industriale e la sua storia nella gestione dei rifiuti, può giocare un ruolo da protagonista in questa transizione. Ma serve visione strategica: non solo nuovi impianti, ma integrazione della filiera, sostegno alla domanda di prodotti riciclati, formazione degli operatori.

Obiettivi europei per il riciclo della plastica
AnnoObiettivo di riciclo
202555% dei rifiuti plastici raccolti
203065% dei rifiuti plastici raccolti
2035Nuovi obiettivi in definizione

L’economia circolare non è un’opzione: è la direzione obbligata per un Paese che vuole mantenere la competitività industriale e rispettare gli impegni ambientali assunti a livello internazionale. La crisi del riciclo plastica che stiamo vivendo oggi è, in fondo, il prezzo di anni di sottoinvestimento nell’impiantistica e di politiche industriali incoerenti. Il segnale che viene dal settore è chiaro: senza interventi strutturali, la filiera non reggerà.

Domande frequenti

Perché la crisi del riciclo plastica è definita “strutturale”?

Perché le cause non sono temporanee: domanda debole, concorrenza extra UE, costi energetici elevati e carenza impiantistica sono problemi che richiedono interventi di medio-lungo termine, non semplici correttivi congiunturali.

Cosa rischiano i Comuni se la raccolta differenziata della plastica si blocca?

I Comuni potrebbero trovarsi nella condizione di non poter garantire il servizio di raccolta, con conseguenze per i cittadini e rischi di sanzioni per mancato raggiungimento degli obiettivi di riciclo.

Qual è la differenza tra stoccaggio temporaneo e situazione di emergenza?

Lo stoccaggio temporaneo è disciplinato dal D.Lgs. 116/2020 e prevede limiti temporali precisi. Quando questi limiti vengono superati per impossibilità oggettiva di conferimento, si configura una situazione di emergenza che richiede misure straordinarie.

Il granulato riciclato italiano può competere con quello importato dall’Asia?

Attualmente no, a causa dei costi energetici più elevati e delle economie di scala di cui godono i produttori asiatici. Servono incentivi per colmare questo divario competitivo.

Come posso contribuire a garantire la continuità del riciclo plastica?

Affidandosi a gestori esperti e professionali, che sappiano organizzare lo stoccaggio conforme, la logistica e i conferimenti agli impianti di trattamento nel rispetto della normativa vigente.

La situazione del riciclo plastica in Italia è grave ma non irreversibile. Richiede interventi immediati sul fronte degli stoccaggi, investimenti strutturali nell’impiantistica e politiche industriali coerenti. Nel frattempo, chi opera nella gestione dei rifiuti plastica deve garantire la massima efficienza operativa: stoccaggi conformi, flussi logistici ottimizzati, rapporti consolidati con gli impianti di destino. È questo il contributo che un operatore esperto può dare in una fase di emergenza. Il nostro team è disponibile per valutare soluzioni concrete alla situazione di crisi, con la serenità che deriva da decenni di esperienza diretta negli impianti e nelle aule di confronto con le istituzioni.