Come funziona il recupero di terre e rocce da scavo in Lombardia: dal cantiere al riutilizzo come sottoprodotto
Il recupero terre e rocce da scavo rappresenta una delle operazioni più significative nell’ambito dell’economia circolare applicata al settore delle costruzioni in Italia. Ogni anno i cantieri lombardi producono milioni di metri cubi di materiali escavati — terreni naturali, ghiaie, sabbie, limi, argille e frammenti rocciosi — che, se gestiti correttamente secondo il percorso normativo del D.P.R. 120/2017, possono essere qualificati come sottoprodotto e riutilizzati direttamente in nuove opere edili e infrastrutturali, senza transitare dal regime dei rifiuti. La Lombardia, con il suo tessuto di grandi infrastrutture in evoluzione e una produzione stimata di oltre 20 milioni di tonnellate annue di terre da scavo, è il territorio dove questa disciplina trova la massima applicazione pratica.
Mageco S.r.l., con sede in Via Medardo Rosso 4 a Milano e operativa su tutta la Lombardia dal 2003, offre un servizio completo di gestione delle terre e rocce da scavo: dalla redazione del Piano di Utilizzo (PdU) e dalla caratterizzazione ambientale dei terreni, fino al trasporto con mezzi autorizzati e al conferimento presso siti di destinazione conformi. In questa guida analizzeremo nel dettaglio la classificazione delle terre e rocce, il quadro normativo aggiornato al 2026, il percorso operativo per il riutilizzo come sottoprodotto, i vantaggi economici e le risposte alle domande più frequenti di committenti, imprese edili e progettisti.
Cosa sono le terre e rocce da scavo: definizione e classificazione
Le terre e rocce da scavo sono il materiale naturale — suolo, sottosuolo, ghiaie, sabbie, limi, argille, rocce e materiali lapidei — generato da attività di scavo, perforazione, trivellazione, palificazione, fondazione e opere in sotterraneo, che può essere recuperato e riutilizzato come sottoprodotto ai sensi dell’art. 184-bis del D.Lgs. 152/2006 e del D.P.R. 120/2017, a condizione che rispetti i requisiti di qualità ambientale definiti dalle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC). Questa definizione distingue le terre e rocce da scavo dai rifiuti da demolizione e dagli altri rifiuti speciali generati in cantiere, delimitando un percorso normativo specifico e privilegiato per il loro riutilizzo.
Sotto il profilo merceologico, le terre e rocce da scavo comprendono una gamma eterogenea di materiali di origine geologica. Il terreno vegetale (topsoil), ricco di sostanza organica, si differenzia dai livelli di sottosuolo composti da ghiaie, sabbie e limi che caratterizzano la pianura padana lombarda. Le argille sovraconsolidate, tipiche delle colline moreniche del Bresciano e del Bergamasco, presentano proprietà geotecniche specifiche. I materiali lapidei — calcari, dolomie, graniti e gneiss — provengono prevalentemente dagli scavi in ambiente alpino e prealpino nelle province di Sondrio, Lecco e Como. A questi si aggiungono, in misura variabile, i materiali di riporto antropico presenti nei contesti urbani consolidati, la cui gestione richiede una caratterizzazione più approfondita.
Per comprendere il percorso di recupero, è fondamentale distinguere tra due regimi giuridici alternativi. Se le terre e rocce soddisfano le condizioni dell’art. 184-bis del D.Lgs. 152/2006, esse non sono classificate come rifiuto e seguono la disciplina del sottoprodotto regolata dal D.P.R. 120/2017. Se invece non rispettano tali condizioni — ad esempio per superamento delle CSC o presenza di contaminanti — devono essere gestite come rifiuto ai sensi del D.Lgs. 152/2006, con codici CER del capitolo 17 05. La scelta tra i due percorsi ha conseguenze economiche e operative radicali: il regime di sottoprodotto evita gli oneri di smaltimento, i costi di discarica e la documentazione tipica dei rifiuti (FIR, registri di carico e scarico, MUD).
| Codice CER | Descrizione | Percorso di recupero |
|---|---|---|
| 17 05 04 | Terre e rocce non contenenti sostanze pericolose | Sottoprodotto (D.P.R. 120/2017) oppure recupero R5/R10 come rifiuto |
| 17 05 03* | Terre e rocce contenenti sostanze pericolose | Trattamento e recupero R5 previo bonifica, oppure smaltimento D1/D15 |
| 17 05 06 | Fanghi di dragaggio non contenenti sostanze pericolose | Recupero R5/R13 previo trattamento di disidratazione |
| 17 05 05* | Fanghi di dragaggio contenenti sostanze pericolose | Trattamento specifico e smaltimento controllato |
| 20 02 02 | Terra e rocce da manutenzione aree verdi | Recupero R10 in agricoltura o ripristino ambientale |
| 01 04 08 | Scarti di ghiaia e pietrisco | Recupero R5 come aggregato per sottofondi e rilevati |
Nel contesto lombardo, la maggioranza dei materiali escavati rientra nel codice CER 17 05 04 (terre e rocce non pericolose). La sfida principale per le imprese non è tanto la classificazione merceologica, quanto la dimostrazione analitica del rispetto delle CSC di cui alla Tabella 1 (siti ad uso verde/residenziale) o alla Tabella 2 (siti ad uso commerciale/industriale) dell’Allegato 5 al Titolo V, Parte IV del D.Lgs. 152/2006. Il superamento anche di un solo parametro comporta la riclassificazione del materiale come rifiuto, con conseguente aumento dei costi di gestione.

Normativa sul recupero terre e rocce: D.P.R. 120/2017 e disciplina del sottoprodotto
Il D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120 è il regolamento che disciplina la gestione delle terre e rocce da scavo qualificabili come sottoprodotto, stabilendo le condizioni, i requisiti analitici, le procedure di caratterizzazione ambientale e gli obblighi documentali che consentono il riutilizzo diretto del materiale escavato senza passare dal regime dei rifiuti. Questo decreto, entrato in vigore il 22 agosto 2017, ha sostituito il precedente D.M. 161/2012 e ha unificato in un unico testo le disposizioni frammentate che avevano generato incertezze applicative per imprese e professionisti.
Il D.P.R. 120/2017 si articola in due macro-percorsi, differenziati in base alla dimensione del cantiere di produzione:
- Cantieri di grandi dimensioni (opere soggette a VIA o AIA, art. 9): obbligo di redazione del Piano di Utilizzo (PdU), da trasmettere all’Autorità competente e ad ARPA Lombardia almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori. Il PdU deve contenere la descrizione dell’opera, i volumi previsti, le risultanze della caratterizzazione ambientale, i siti di destinazione e le modalità di trasporto.
- Cantieri di piccole dimensioni (opere non soggette a VIA/AIA, art. 21): procedura semplificata mediante Dichiarazione di Utilizzo, da trasmettere al Comune territorialmente competente e ad ARPA prima dell’inizio dello scavo. Non è richiesto il PdU formale, ma restano gli obblighi di caratterizzazione analitica e di rispetto delle CSC.
Le condizioni cumulative affinché le terre e rocce da scavo possano essere qualificate come sottoprodotto ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 120/2017 sono quattro:
- Origine certa: le terre devono essere generate come parte integrante di un processo di produzione (lo scavo) il cui scopo primario non è la produzione del materiale stesso.
- Utilizzo certo: deve essere individuato, prima dell’inizio dello scavo, il sito di destinazione e l’opera in cui il materiale sarà impiegato.
- Nessun trattamento diverso dalla normale pratica industriale: sono ammessi solo trattamenti quali selezione granulometrica, riduzione volumetrica, stabilizzazione a calce/cemento per fini geotecnici e essiccamento naturale. Non sono ammesse operazioni che modifichino la natura chimica del materiale.
- Requisiti di qualità ambientale: il materiale deve rispettare le CSC di cui alle colonne A (uso verde/residenziale) o B (uso commerciale/industriale) della Tabella 1 dell’Allegato 5 al Titolo V, Parte IV del D.Lgs. 152/2006, in funzione della destinazione urbanistica del sito di utilizzo.
Documentazione e obblighi di caratterizzazione
- Piano di Utilizzo (PdU) — per cantieri soggetti a VIA/AIA, redatto secondo l’Allegato 5 del D.P.R. 120/2017
- Dichiarazione di Utilizzo — per cantieri non soggetti a VIA/AIA, secondo il modello dell’Allegato 6
- Relazione di caratterizzazione ambientale — risultanze analitiche dei campionamenti sul materiale escavato, eseguiti da laboratori accreditati
- Documento di Trasporto (DDT) — accompagna ogni singolo trasferimento di materiale dal cantiere di produzione al sito di destinazione
- Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (DAU) — da trasmettere ad ARPA Lombardia entro i termini previsti dal PdU o dalla Dichiarazione di Utilizzo
È importante sottolineare che, a livello regionale, la Regione Lombardia con la D.G.R. XI/3508 del 5 agosto 2020 ha fornito indicazioni operative integrative per l’applicazione del D.P.R. 120/2017 sul territorio lombardo, dettagliando le modalità di campionamento, i parametri analitici aggiuntivi da ricercare in funzione delle specificità geochimiche locali e le tempistiche di trasmissione della documentazione ad ARPA Lombardia. Il professionista incaricato della caratterizzazione deve pertanto considerare sia la normativa nazionale sia le disposizioni regionali.
Per ulteriori approfondimenti sul quadro normativo generale della gestione rifiuti da cantiere, Le consigliamo di consultare la nostra guida dedicata al recupero dei rifiuti da cantiere, che inquadra la disciplina complessiva delle diverse tipologie di materiali generati dalle attività edili.
Il processo di recupero: dalla caratterizzazione ambientale al riutilizzo
Il recupero delle terre e rocce da scavo come sottoprodotto segue un percorso strutturato in cinque fasi principali — caratterizzazione ambientale, qualificazione giuridica, scavo e gestione in cantiere, trasporto e riutilizzo nel sito di destinazione — ciascuna delle quali richiede competenze tecniche specifiche e documentazione conforme al D.P.R. 120/2017. L’esperienza di Mageco nella gestione di questo percorso consente di ottimizzare tempi e costi, evitando le criticità che possono determinare la riclassificazione del materiale come rifiuto.
Le fasi operative del recupero terre e rocce
- Caratterizzazione ambientale preventiva: Prima dell’inizio dello scavo, il materiale deve essere sottoposto ad analisi chimico-fisiche mediante campionamento rappresentativo. Il protocollo prevede un minimo di un punto di indagine ogni 500 m³ per i primi 2.000 m³, e un punto ogni 2.000 m³ per i volumi eccedenti. I campioni vengono prelevati a diverse profondità (0-1 m, 1-2 m, oltre 2 m dal piano campagna) e analizzati per i parametri della Tabella 4.1 dell’Allegato 4 al D.P.R. 120/2017: metalli pesanti (As, Cd, Co, Cr, CrVI, Cu, Hg, Ni, Pb, Zn), idrocarburi (C<12 e C>12), IPA, PCB, BTEX, amianto e composti organo-clorurati.
- Redazione del Piano di Utilizzo o Dichiarazione: Sulla base dei risultati analitici, il tecnico incaricato redige il PdU (per cantieri soggetti a VIA/AIA) o la Dichiarazione di Utilizzo (per cantieri minori), identificando con precisione i volumi stimati, le caratteristiche del materiale, i siti di destinazione e le tempistiche di movimentazione. La documentazione viene trasmessa all’Autorità competente e ad ARPA Lombardia.
- Scavo e gestione del materiale in cantiere: Durante le operazioni di scavo, il materiale viene estratto, eventualmente sottoposto a selezione granulometrica per la rimozione di frazioni estranee (frammenti di asfalto, laterizi, metalli) e stoccato in cumuli separati per lotto omogeneo. Lo stoccaggio temporaneo in cantiere è ammesso per un periodo massimo corrispondente alla durata del cantiere stesso, con misure di protezione ambientale (teli impermeabili, argini di contenimento) per evitare il dilavamento.
- Trasporto al sito di destinazione: Il trasferimento avviene con mezzi idonei, accompagnato dal Documento di Trasporto (DDT) che riporta i riferimenti al PdU o alla Dichiarazione di Utilizzo, i volumi trasportati, il cantiere di origine e il sito di destinazione. A differenza del trasporto di rifiuti, non è richiesto il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) né l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per il trasportatore.
- Riutilizzo nel sito di destinazione e DAU: Il materiale viene posto in opera nel sito di destinazione secondo le specifiche del progetto (riempimenti, rilevati, sottofondi, ripristini ambientali). Al completamento dell’utilizzo, il proponente trasmette la Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (DAU) ad ARPA Lombardia e all’Autorità competente.
Impianti e piattaforme di riferimento in Lombardia
| Tipologia sito di destinazione | Applicazione | Requisiti principali | Province di maggiore rilevanza |
|---|---|---|---|
| Cantieri edili e infrastrutturali | Riempimenti, rilevati stradali, sottofondi | Conformità CSC colonna A o B, PdU/Dichiarazione | Tutte le province lombarde |
| Cave in fase di recupero ambientale | Ripristino morfologico e rinaturalizzazione | Piano di coltivazione autorizzato, compatibilità geotecnica | Brescia, Bergamo, Pavia, Cremona |
| Impianti di trattamento R5 | Produzione di aggregati riciclati (se classificato come rifiuto) | Autorizzazione AIA/AUA, rispetto limiti End of Waste | Milano, Monza, Brescia, Varese |
| Siti di bonifica in corso | Rimodellamento morfologico, capping | Progetto di bonifica approvato, compatibilità con matrice ambientale | Milano, Mantova, Brescia |
| Opere pubbliche regionali | Metropolitane, tangenziali, ferrovie, piste ciclabili | Capitolato speciale d’appalto, verifica geotecnica | Milano, Brescia, Bergamo |
Un aspetto critico del processo riguarda il trattamento ammissibile. Il D.P.R. 120/2017 consente esclusivamente operazioni riconducibili alla “normale pratica industriale”: vagliatura, frantumazione di frammenti rocciosi, stabilizzazione a calce per il miglioramento delle proprietà geotecniche, essiccamento naturale e miscelazione tra lotti omogenei dello stesso cantiere. Qualsiasi intervento di tipo chimico finalizzato alla riduzione delle concentrazioni di inquinanti (ad esempio lavaggio dei suoli, desorbimento termico) è incompatibile con il regime di sottoprodotto e determina automaticamente la classificazione come operazione di recupero rifiuti (R5), con i relativi oneri autorizzativi. Per approfondire la gestione dei terreni non conformi alle CSC, è possibile consultare la nostra pagina dedicata allo smaltimento terre e rocce da scavo.

Destinazioni e applicazioni delle terre e rocce recuperate
Le terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotto trovano impiego in un’ampia gamma di applicazioni edili, infrastrutturali e di ripristino ambientale, contribuendo a ridurre sia il consumo di materie prime vergini sia i volumi conferiti in discarica. La valorizzazione di questi materiali è un pilastro operativo dell’economia circolare nel settore delle costruzioni.
Le principali destinazioni di riutilizzo delle terre e rocce recuperate in Lombardia sono:
- Riempimenti e rilevati stradali: le terre e rocce con adeguate proprietà geotecniche (classe di portanza, compattazione, granulometria) vengono impiegate per la realizzazione di rilevati stradali, ferroviari e arginali, in sostituzione degli inerti di cava.
- Sottofondi e sottostrutture: i materiali ghiaiosi e sabbiosi, eventualmente stabilizzati a calce o cemento, sono utilizzati per la formazione di sottofondi stradali, piazzali industriali e platee di fondazione.
- Recupero morfologico di cave: le ex cave di ghiaia e sabbia della pianura padana, numerose nelle province di Brescia, Bergamo, Pavia e Cremona, rappresentano una destinazione privilegiata per il conferimento di terre da scavo nell’ambito dei piani di recupero ambientale autorizzati.
- Ripristini ambientali e paesaggistici: rimodellamenti di terreni degradati, ricostituzione di profili naturali, realizzazione di parchi e aree verdi con terreno vegetale di riporto.
- Produzione di aggregati: i frammenti rocciosi di dimensioni maggiori (calcari, graniti, porfidi) possono essere sottoposti a frantumazione e vagliatura per ottenere aggregati da costruzione conformi alle norme UNI EN 13242 e UNI EN 12620.
- Backfill di scavi a sezione obbligata: il riempimento di trincee per posa di sottoservizi (reti fognarie, acquedottistiche, elettriche, gas) rappresenta una delle applicazioni più comuni e logisticamente efficienti, in quanto il materiale viene riutilizzato direttamente nello stesso cantiere di produzione.
L’impiego delle terre e rocce da scavo in sostituzione degli inerti di cava genera un duplice beneficio ambientale: da un lato riduce l’estrazione di risorse naturali non rinnovabili, dall’altro diminuisce i volumi destinati a discarica per rifiuti inerti. Secondo i dati di ISPRA, il tasso di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione in Italia ha superato il 78%, avvicinandosi all’obiettivo europeo dell’80% fissato dalla Direttiva 2008/98/CE. La corretta applicazione del D.P.R. 120/2017 contribuisce significativamente a questo risultato.
Perché scegliere Mageco per il recupero terre e rocce in Lombardia
Mageco S.r.l. è un operatore specializzato nella gestione ambientale che offre un servizio integrato per il recupero di terre e rocce da scavo in tutta la Lombardia, dalla fase progettuale di caratterizzazione ambientale fino alla chiusura documentale con la Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo, garantendo la piena conformità al D.P.R. 120/2017 e alle disposizioni regionali.
L’approccio di Mageco al recupero delle terre e rocce si distingue per la capacità di gestire l’intero ciclo operativo come interlocutore unico. Il committente non deve coordinare separatamente il laboratorio di analisi, il consulente ambientale, il trasportatore e il gestore del sito di destinazione: Mageco integra tutte queste funzioni in un servizio chiavi in mano. Questa centralizzazione riduce i tempi di gestione, minimizza il rischio di errori procedurali e consente una pianificazione ottimale dei costi.
La profonda conoscenza del territorio lombardo — dalle specificità geochimiche dei terreni della pianura padana alle formazioni rocciose delle aree prealpine e alpine — consente ai tecnici di Mageco di anticipare le criticità analitiche tipiche di ciascun contesto territoriale. Ad esempio, i terreni dell’hinterland milanese presentano spesso valori di fondo naturale elevati per alcuni metalli pesanti (nichel, cromo), che richiedono l’attivazione della procedura di confronto con i valori di fondo ai sensi dell’Allegato 4 del D.P.R. 120/2017 per evitare classificazioni errate come rifiuto.
I vantaggi del nostro servizio
- Conformità normativa garantita: Redazione del PdU e delle Dichiarazioni di Utilizzo in piena aderenza al D.P.R. 120/2017 e alla D.G.R. XI/3508 della Regione Lombardia, con gestione dei rapporti con ARPA e Autorità competenti.
- Rete di siti di destinazione: Mageco dispone di una rete consolidata di cantieri riceventi, cave in ripristino e impianti di recupero su tutto il territorio lombardo, garantendo la collocazione del materiale anche per volumi elevati e tempistiche stringenti.
- Tracciabilità documentale completa: Ogni fase del percorso — dal campionamento al DDT, dalla posa in opera alla DAU — è tracciata e documentata, fornendo al committente un archivio probatorio completo in caso di verifiche ispettive.
- Ottimizzazione economica: La qualificazione come sottoprodotto consente risparmi significativi rispetto allo smaltimento come rifiuto (mediamente dal 40% al 70% in meno), e Mageco struttura il servizio per massimizzare i volumi riutilizzabili come sottoprodotto.
Scopra tutti i nostri servizi di gestione ambientale e le nostre certificazioni. Per un confronto diretto con il nostro team tecnico, è possibile contattarci al numero +39 02 668 6568 oppure via e-mail all’indirizzo info@mageco.it.
Costi e domande frequenti sul recupero terre e rocce da scavo
I costi per il recupero delle terre e rocce da scavo variano in funzione di molteplici fattori tecnici, logistici e normativi. Una corretta pianificazione preventiva consente di contenere i costi complessivi e di evitare le spese aggiuntive derivanti dalla riclassificazione del materiale come rifiuto.
Fattori che influenzano i costi
- Volume di materiale: i costi unitari (euro/m³ o euro/tonnellata) diminuiscono significativamente all’aumentare dei volumi movimentati, grazie alle economie di scala nel trasporto e nel conferimento.
- Risultati della caratterizzazione: terre conformi alle CSC seguono il percorso di sottoprodotto (costi inferiori); terre non conformi richiedono il percorso rifiuti con conferimento a impianti autorizzati (costi superiori).
- Distanza di trasporto: la distanza tra il cantiere di produzione e il sito di destinazione incide direttamente sui costi logistici. La disponibilità di siti riceventi nelle vicinanze del cantiere è un fattore chiave di ottimizzazione.
- Complessità della caratterizzazione: il numero di campioni richiesti, i parametri analitici da ricercare e l’eventuale necessità di indagini integrative (amianto, valori di fondo naturale) influenzano i costi della fase preliminare.
- Tipologia di opera e destinazione urbanistica: l’utilizzo in siti a destinazione verde/residenziale (CSC colonna A, più restrittivi) rispetto a siti industriali/commerciali (CSC colonna B, meno restrittivi) può determinare l’idoneità o meno del materiale.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra terre e rocce da scavo come sottoprodotto e come rifiuto?
Le terre e rocce da scavo sono classificate come sottoprodotto quando soddisfano le quattro condizioni dell’art. 184-bis del D.Lgs. 152/2006 e del D.P.R. 120/2017: origine certa da un processo produttivo (lo scavo), utilizzo certo in un sito di destinazione individuato, nessun trattamento diverso dalla normale pratica industriale e rispetto delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC). Se anche una sola condizione non è soddisfatta — ad esempio per superamento dei limiti analitici — il materiale deve essere gestito come rifiuto con codice CER 17 05 04 o 17 05 03*, con obbligo di FIR, registro di carico e scarico, MUD e conferimento a impianti autorizzati.
Cos’è il Piano di Utilizzo (PdU) e quando è obbligatorio?
Il Piano di Utilizzo (PdU) è il documento tecnico previsto dall’art. 9 del D.P.R. 120/2017 che descrive le caratteristiche del materiale da scavo, i risultati della caratterizzazione ambientale, i volumi previsti, i siti di destinazione e le modalità di trasporto. È obbligatorio per cantieri di opere soggette a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) o ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e deve essere trasmesso all’Autorità competente e ad ARPA almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori. Per i cantieri minori (non soggetti a VIA/AIA) è sufficiente la Dichiarazione di Utilizzo, secondo il modello dell’Allegato 6 del D.P.R. 120/2017.
Quali analisi chimiche sono necessarie per la caratterizzazione delle terre da scavo?
La caratterizzazione ambientale prevede l’analisi dei parametri indicati nella Tabella 4.1 dell’Allegato 4 al D.P.R. 120/2017. Il set analitico standard comprende: metalli pesanti (arsenico, cadmio, cobalto, cromo totale, cromo esavalente, mercurio, nichel, piombo, rame, zinco), idrocarburi pesanti (C>12) e leggeri (C<12), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Policlorobifenili (PCB), BTEX (benzene, toluene, etilbenzene, xileni), amianto in forma fibrosa e composti organo-clorurati. In funzione dell’attività pregressa del sito, ARPA Lombardia può richiedere parametri aggiuntivi.
Quanto tempo richiede il percorso di qualificazione come sottoprodotto?
I tempi dipendono dalla tipologia di percorso. Per i cantieri soggetti a VIA/AIA, il Piano di Utilizzo deve essere trasmesso almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori, durante i quali ARPA può richiedere integrazioni. Per i cantieri minori, la Dichiarazione di Utilizzo ha efficacia immediata, ma è comunque necessario attendere le risultanze analitiche del laboratorio (mediamente 10-15 giorni lavorativi dalla consegna dei campioni). Complessivamente, con una pianificazione anticipata, il percorso può essere completato in 30-45 giorni per i cantieri maggiori e in 15-25 giorni per quelli minori. Mageco gestisce l’intero iter per conto del committente.
È possibile riutilizzare le terre da scavo nello stesso cantiere di produzione?
Sì, il riutilizzo nel medesimo cantiere di produzione è espressamente previsto dal D.P.R. 120/2017 e rappresenta la modalità più vantaggiosa dal punto di vista logistico ed economico. In questo caso, il materiale viene utilizzato per backfill (riempimento scavi), rilevati o rimodellamenti interni al cantiere stesso. Se il riutilizzo avviene integralmente nel sito di produzione, la procedura amministrativa è ulteriormente semplificata. Restano comunque obbligatorie la caratterizzazione ambientale preventiva e il rispetto delle CSC in relazione alla destinazione urbanistica del sito.
Cosa succede se le terre da scavo superano le CSC?
Se le analisi di caratterizzazione evidenziano il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione, il materiale non può essere qualificato come sottoprodotto e deve essere gestito come rifiuto speciale (codice CER 17 05 04 per terre non pericolose o 17 05 03* per terre pericolose). In tal caso è necessario il Formulario di Identificazione Rifiuti, l’iscrizione del trasportatore all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e il conferimento a impianti di trattamento o discarica autorizzati. Tuttavia, prima di classificare come rifiuto, è possibile verificare se i superamenti siano attribuibili a valori di fondo naturale, richiedendo l’applicazione della procedura prevista dall’art. 11 del D.P.R. 120/2017.
Quali trattamenti sono ammessi sulle terre e rocce qualificate come sottoprodotto?
Il D.P.R. 120/2017 ammette esclusivamente trattamenti riconducibili alla normale pratica industriale, ovvero operazioni che non modifichino la natura chimica del materiale. Sono consentiti: la selezione granulometrica mediante vagliatura, la riduzione volumetrica e la frantumazione di frammenti rocciosi, la stabilizzazione a calce o cemento per il miglioramento delle proprietà geotecniche (non per la riduzione di contaminanti), l’essiccamento naturale e la miscelazione tra lotti omogenei del medesimo cantiere. Non sono ammessi trattamenti chimici come il soil washing, il desorbimento termico o il biorisanamento, che determinerebbero la riclassificazione del materiale nel regime dei rifiuti.
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Il recupero delle terre e rocce da scavo si inserisce nel più ampio quadro dei servizi di gestione ambientale per il settore delle costruzioni offerti da Mageco in tutta la Lombardia. Per una visione completa delle soluzioni disponibili, Le consigliamo di approfondire le seguenti tematiche correlate:
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