Come funziona il recupero solventi esausti? Distillazione, rigenerazione R2 e riciclo a circuito chiuso in Lombardia

Il recupero solventi esausti mediante distillazione frazionata e rigenerazione rappresenta oggi la soluzione più vantaggiosa — sotto il profilo economico, ambientale e normativo — per le imprese lombarde che operano nei settori chimico, farmaceutico, verniciatura, stampa e lavorazione metalmeccanica. A differenza del semplice smaltimento per incenerimento, il recupero trasforma un costo di gestione in un’opportunità di risparmio: un solvente rigenerato può sostituire fino al 95% del prodotto vergine, abbattendo contemporaneamente la spesa di acquisto di materie prime e quella di conferimento in discarica o termodistruzione.

Mageco S.r.l., con sede in Via Medardo Rosso 4, 20159 Milano, gestisce l’intera filiera del recupero solventi esausti nelle dodici province della Lombardia: dalla caratterizzazione analitica del solvente usato all’avvio presso impianti di distillazione autorizzati per l’operazione R2, fino alla riconsegna del prodotto rigenerato. In questa guida aggiornata al 2026 illustriamo le tecnologie di rigenerazione, il quadro normativo italiano ed europeo, i codici CER coinvolti, i benefici ambientali rispetto alla produzione da vergine e i criteri per valutare se un solvente esausto è idoneo al recupero.

Cosa si intende per recupero solventi? Definizione, operazione R2 e codici CER

Il recupero di solventi esausti è il processo industriale attraverso il quale un solvente organico che ha perduto le proprie caratteristiche d’uso viene sottoposto a distillazione, purificazione o rigenerazione per restituirlo a una qualità paragonabile al prodotto vergine, consentendone il reimpiego nel ciclo produttivo. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti e il D.Lgs. 152/2006 classificano questa attività come operazione R2 — rigenerazione/recupero di solventi, collocandola nella gerarchia dei rifiuti a un livello superiore rispetto al recupero energetico (R1) e allo smaltimento (D10, D9).

Dal punto di vista tecnico, la rigenerazione può essere applicata a solventi di ogni famiglia chimica — ossigenati (acetone, metiletilchetone, alcol isopropilico, acetato di etile), aromatici (toluene, xilene), alifatici (n-esano, eptano, white spirit), clorurati (percloroetilene, diclorometano, trielina) — a condizione che il grado di contaminazione rientri entro parametri compatibili con il processo di distillazione. Solventi monocomponente con purezza residua superiore all’85% rappresentano i candidati ideali; miscele complesse o solventi fortemente contaminati da metalli pesanti, PCB o residui solidi richiedono pretrattamenti aggiuntivi o possono risultare non idonei al recupero e dovranno essere avviati a smaltimento mediante incenerimento o trattamento chimico-fisico.

I codici CER che identificano i solventi destinati a recupero coincidono con quelli previsti per lo smaltimento: la distinzione risiede nell’operazione di destinazione (R2 anziché D9 o D10) indicata nel Formulario di Identificazione Rifiuti. La tabella seguente riporta i codici CER più comuni e la relativa idoneità alla rigenerazione.

Codici CER dei solventi esausti e idoneità alla rigenerazione (operazione R2)
Codice CER Descrizione Idoneità R2 Condizioni
14 06 03*Solventi e miscele di solventi non alogenatiElevataPurezza residua > 85%, assenza metalli pesanti
07 01 04*Altri solventi organici da processi chimici organiciElevataMonocomponente o miscele binarie note
14 06 02*Solventi e miscele di solventi alogenatiMediaContenuto cloro < 30%, assenza PCB
07 01 03*Solventi organici alogenati da processi chimiciMediaRichiede distillazione dedicata per clorurati
08 01 11*Residui di pitture e vernici contenenti solventi organiciBassa-MediaNecessario pretrattamento per separazione resine
20 01 13*Solventi da raccolta differenziata urbanaBassaMiscele eterogenee, solo lotti omogenei analizzati
07 02 04*Solventi organici da produzione plastiche e gommaElevataGeneralmente monocomponente ad alta purezza

L’asterisco (*) conferma la classificazione come rifiuto pericoloso ai sensi del Catalogo Europeo dei Rifiuti. Anche quando destinato a recupero R2, il solvente esausto mantiene il proprio status di rifiuto pericoloso fino al completamento del processo di rigenerazione e al superamento dei test di conformità previsti dall’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006 («End of Waste»), momento in cui il prodotto rigenerato cessa di essere un rifiuto e torna ad avere lo status di sostanza chimica utilizzabile.

Quadro normativo per la rigenerazione dei solventi esausti

La rigenerazione dei solventi esausti in Italia è disciplinata dal D.Lgs. 152/2006 (art. 181, 183 e 184-ter), dal D.Lgs. 116/2020 che ha recepito la Direttiva UE 2018/851 sul rafforzamento della gerarchia dei rifiuti, e dal Regolamento REACH (CE) n. 1907/2006 per quanto riguarda il solvente rigenerato che rientra nel mercato come sostanza chimica. La normativa privilegia esplicitamente il recupero rispetto allo smaltimento.

L’art. 179 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce la gerarchia dei rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero (incluso quello energetico) e, in ultima istanza, smaltimento. La rigenerazione dei solventi (operazione R2) si colloca al terzo livello — riciclaggio — e pertanto la normativa impone ai produttori di rifiuti e alle autorità competenti di privilegiarla rispetto all’incenerimento (D10/R1) o al trattamento chimico-fisico (D9), ogniqualvolta sia tecnicamente ed economicamente praticabile.

L’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, introdotto dal D.Lgs. 205/2010 e successivamente modificato dal D.Lgs. 116/2020, disciplina la cosiddetta cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste). Un solvente esausto sottoposto a rigenerazione R2 cessa di essere rifiuto quando il prodotto risultante soddisfa quattro condizioni cumulative: è comunemente utilizzato per scopi specifici; esiste un mercato o una domanda per tale sostanza; rispetta gli standard tecnici applicabili (es. specifiche di purezza per solventi tecnici); il suo utilizzo non produce impatti ambientali o sanitari negativi. In assenza di criteri End of Waste nazionali specifici per i solventi rigenerati, l’autorità competente (Provincia o Regione) può autorizzare caso per caso ai sensi dell’art. 184-ter, comma 3-bis.

Sul fronte europeo, la Direttiva 2010/75/UE (Direttiva sulle emissioni industriali) disciplina gli impianti di rigenerazione solventi che superano determinate soglie di capacità, imponendo l’adozione delle Migliori Tecniche Disponibili (BAT) definite nei documenti di riferimento BREF. Il Regolamento REACH (CE) n. 1907/2006 si applica al solvente rigenerato una volta cessata la qualifica di rifiuto: il produttore del solvente rigenerato deve verificare che la sostanza sia registrata ai sensi del REACH e rispetti le restrizioni di cui all’Allegato XVII.

ARPA Lombardia svolge attività di controllo sugli impianti di rigenerazione autorizzati, verificando il rispetto delle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e dei limiti di emissione per i composti organici volatili (COV) generati dal processo di distillazione.

Documentazione obbligatoria per il recupero solventi

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) — con indicazione dell’operazione di destinazione R2 nella sezione relativa all’impianto di conferimento, compilato in quattro copie ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006
  • Registro di carico e scarico — vidimato dalla Camera di Commercio, con annotazione entro dieci giorni lavorativi dal conferimento del solvente esausto (art. 190)
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) — dichiarazione annuale entro il 30 giugno, con indicazione specifica delle quantità avviate a recupero R2
  • Analisi chimica del solvente esausto — fondamentale per determinare la composizione, il grado di purezza residua e l’idoneità alla rigenerazione; include gascromatografia GC-MS, punto di infiammabilità e contenuto di alogeni
  • Certificato di avvenuto recupero — rilasciato dall’impianto R2 al produttore, attestante la quantità rigenerata e la conformità del processo
  • Scheda di sicurezza (SDS) del solvente rigenerato — obbligatoria ai sensi del REACH quando il solvente ha cessato la qualifica di rifiuto e viene reimmesso nel mercato

Tecnologie di recupero: distillazione frazionata, thin-film e sistemi a circuito chiuso

La distillazione frazionata è la tecnologia principale per la rigenerazione dei solventi esausti: sfruttando le differenze nel punto di ebollizione dei vari componenti della miscela, consente di separare il solvente puro dai contaminanti (resine, pigmenti, oli, metalli disciolti) con rese che raggiungono il 90-95% per solventi monocomponente.

Il processo si svolge in colonne di distillazione a piatti o a riempimento, progettate in funzione delle caratteristiche termodinamiche del solvente da trattare. La miscela esausta viene preriscaldata in uno scambiatore di calore e alimentata alla colonna, dove i vapori del solvente salgono attraverso i piatti di frazionamento mentre i contaminanti ad alto punto di ebollizione (residui di resine, pigmenti, particolato) rimangono nel fondo della colonna sotto forma di residuo di distillazione. Il vapore purificato viene condensato in un condensatore a fascio tubiero e raccolto come distillato, che costituisce il solvente rigenerato.

Per solventi termicamente sensibili o ad alta viscosità (come le miscele contenenti residui di vernici o pitture), si impiega la distillazione a film sottile (thin-film evaporator). Questa tecnologia utilizza un evaporatore in cui il solvente viene distribuito in un film sottilissimo sulla superficie interna di un cilindro riscaldato, consentendo tempi di permanenza brevissimi (pochi secondi) e temperature di esercizio più basse rispetto alla distillazione batch tradizionale. Il risultato è una minore degradazione termica del solvente e una migliore separazione dai contaminanti polimerici.

Una terza opzione, sempre più adottata dalle grandi realtà industriali lombarde, è il sistema di recupero a circuito chiuso (closed-loop solvent recovery). In questo modello, l’unità di distillazione viene installata direttamente presso lo stabilimento produttivo del cliente: il solvente esausto passa dal processo industriale alla colonna di distillazione e il distillato ritorna immediatamente alla linea di produzione, eliminando il trasporto esterno, riducendo i volumi di rifiuto prodotto e abbattendo i costi di acquisto di solvente vergine. I sistemi closed-loop sono particolarmente diffusi nei settori della stampa flessografica, della verniciatura industriale e della produzione farmaceutica.

Indipendentemente dalla tecnologia impiegata, il residuo di distillazione (detto «bottoms» o «fondo di colonna») costituisce a sua volta un rifiuto pericoloso (tipicamente classificato CER 07 01 08* o 14 06 05*) e deve essere avviato a smaltimento conforme — generalmente per incenerimento D10 o trattamento chimico-fisico D9. Il volume del residuo è tuttavia una frazione minima (5-15%) rispetto alla massa originaria del solvente esausto, con un risparmio netto rilevante in termini di costi di smaltimento.

Come funziona il recupero solventi in Lombardia: le fasi operative

Il recupero dei solventi esausti in Lombardia segue un percorso strutturato in sei fasi: analisi preliminare di idoneità, classificazione CER, stoccaggio conforme, trasporto ADR verso l’impianto R2, distillazione e rigenerazione, verifica di qualità e reimmissione del solvente rigenerato nel ciclo produttivo. L’intero processo è tracciato nel sistema RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), operativo dal 2025.

La fase iniziale — l’analisi di idoneità alla rigenerazione — distingue il percorso di recupero da quello di smaltimento. Un campione rappresentativo del solvente esausto viene sottoposto a gascromatografia GC-MS per determinare la composizione quali-quantitativa, il grado di purezza residua, il contenuto di acqua, la presenza di alogeni e la concentrazione di eventuali contaminanti (metalli, PCB, residui solidi). Solo i lotti che superano i parametri minimi di idoneità vengono avviati a distillazione R2; i restanti sono indirizzati verso lo smaltimento appropriato.

La Regione Lombardia ospita numerosi impianti autorizzati per l’operazione R2, concentrati prevalentemente nelle province di Milano, Bergamo, Brescia e Varese, con una capacità complessiva di rigenerazione che supera le 80.000 tonnellate annue.

Le sei fasi del recupero solventi

  1. Analisi di idoneità: campionamento del solvente esausto, analisi GC-MS in laboratorio accreditato, determinazione della composizione, purezza residua, contenuto acqua, alogeni e contaminanti; redazione del rapporto di prova con parere di idoneità alla rigenerazione R2
  2. Classificazione e documentazione: attribuzione del codice CER, compilazione del registro di carico e scarico, preparazione del FIR con indicazione dell’operazione di destinazione R2, verifica dell’iscrizione del trasportatore all’Albo Gestori Ambientali (categoria 5)
  3. Stoccaggio temporaneo conforme: conservazione in fusti omologati UN o IBC, segregazione per famiglia chimica (clorurati separati da non alogenati), area con bacino di contenimento, ventilazione ATEX e impianto elettrico antideflagrante
  4. Trasporto ADR: ritiro con veicolo conforme all’Accordo ADR 2025, classe 3 (liquidi infiammabili) o 6.1 (sostanze tossiche) a seconda del solvente, conducente con patentino ADR, tracciabilità GPS del trasporto
  5. Distillazione e rigenerazione (R2): conferimento presso impianto autorizzato, distillazione frazionata o thin-film a seconda della tipologia, separazione solvente rigenerato da residuo di fondo; il residuo viene a sua volta classificato e avviato a smaltimento D10 o D9
  6. Controllo qualità e reimmissione: il solvente rigenerato è sottoposto a test di conformità (purezza, colore, contenuto acqua, acidità), verifica dei criteri End of Waste ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006 e, se conforme, può essere reimmesso nel mercato con relativa SDS aggiornata

Capacità di rigenerazione solventi in Lombardia per provincia

Panoramica della capacità regionale di rigenerazione solventi (operazione R2) nelle province lombarde
Provincia Tipologia impianto R2 Solventi trattati Capacità indicativa
MilanoDistillazione frazionata batch e continuaOssigenati, aromatici, alifatici> 25.000 t/anno
BergamoDistillazione frazionata e thin-filmTutte le famiglie, inclusi clorurati> 18.000 t/anno
BresciaRigenerazione integrata con piattaforma chimico-fisicaNon alogenati, miscele industriali> 15.000 t/anno
VareseDistillazione batch e closed-loop on-siteOssigenati, alifatici> 10.000 t/anno
PaviaDistillazione frazionata batchOssigenati, aromatici> 8.000 t/anno
Monza e BrianzaCentro raccolta e pretrattamento per R2Pre-selezione per avvio a distillazione esterna> 5.000 t/anno

Vantaggi ambientali ed economici del riciclo solventi rispetto alla produzione vergine

La rigenerazione di un solvente esausto consente di risparmiare in media il 60-80% dell’energia necessaria per produrre la stessa quantità di solvente vergine da materie prime petrolchimiche, con una riduzione proporzionale delle emissioni di CO2 e un minor consumo di risorse fossili non rinnovabili.

La produzione di solventi vergini è un processo ad alta intensità energetica che parte dalla raffinazione del petrolio o dalla sintesi chimica organica: la catena petrolio → nafta → cracking → frazionamento → purificazione richiede temperature elevate, pressioni importanti e grandi volumi di acqua di raffreddamento. La rigenerazione per distillazione, al contrario, opera a temperature e pressioni moderate (tipicamente 60-180 °C e pressione atmosferica o lieve vuoto), con un fabbisogno energetico specifico di 0,3-0,6 kWh per chilogrammo di solvente rigenerato, contro i 1,5-3,0 kWh/kg stimati per la produzione da vergine.

Sul piano delle emissioni di gas serra, i dati dell’ISPRA e dell’Agenzia Europea per l’Ambiente indicano che la rigenerazione di una tonnellata di solvente evita l’emissione di 1,2-2,5 tonnellate di CO2 equivalente rispetto alla produzione di pari quantitativo da materie prime vergini. In un contesto in cui le imprese sono sempre più chiamate a rendicontare la propria impronta carbonica (Direttiva CSRD 2022/2464/UE), il ricorso sistematico alla rigenerazione dei solventi contribuisce in modo misurabile alla riduzione dello Scope 3 delle emissioni aziendali.

L’impatto economico è altrettanto significativo. Il prezzo di un solvente rigenerato di grado tecnico si colloca generalmente tra il 30% e il 60% del prezzo del prodotto vergine equivalente, con un risparmio netto per l’azienda utilizzatrice che aumenta proporzionalmente ai volumi consumati. Per un’impresa lombarda che utilizza 50 tonnellate annue di acetone, ad esempio, il passaggio dal solvente vergine al rigenerato può generare un risparmio di 15.000-30.000 euro all’anno, a parità di prestazioni nel processo produttivo.

Infine, il recupero riduce drasticamente il volume di rifiuti pericolosi da conferire in discarica o incenerimento. Poiché la resa di distillazione raggiunge l’85-95%, il residuo di fondo da smaltire rappresenta solo il 5-15% della massa originaria: un risparmio diretto sui costi di smaltimento e un alleggerimento della pressione sugli impianti di termodistruzione della Lombardia, la cui capacità è già sollecitata dalla crescente produzione di rifiuti speciali pericolosi nella regione.

Perché affidarsi a Mageco per il recupero solventi

Mageco S.r.l. offre un servizio integrato di recupero solventi esausti in Lombardia che copre l’intera filiera: dall’analisi di idoneità alla rigenerazione fino al ritiro del solvente usato, al conferimento presso impianti R2 autorizzati e, ove richiesto, alla riconsegna del prodotto rigenerato direttamente presso lo stabilimento del cliente.

Il nostro approccio si distingue per la valutazione tecnico-economica preliminare che effettuiamo su ogni conferimento. Anziché avviare automaticamente il solvente esausto a incenerimento — come avviene ancora troppo spesso nel settore — i nostri esperti ambientali analizzano la composizione e il grado di contaminazione del lotto per stabilire se la rigenerazione R2 sia la scelta più vantaggiosa per il cliente. Quando il recupero non è tecnicamente praticabile, indirizziamo il solvente verso la soluzione di smaltimento conforme più appropriata, garantendo sempre la piena tracciabilità documentale.

Operiamo in tutte le dodici province lombarde con tempi di intervento compresi tra 24 e 72 ore, grazie alla rete consolidata di impianti R2 partner distribuiti sul territorio regionale. La nostra sede di Milano — posizionata strategicamente lungo la rete autostradale lombarda — consente di raggiungere qualsiasi punto della regione entro mezza giornata di trasporto ADR.

I vantaggi del nostro servizio di recupero solventi

  • Valutazione gratuita di idoneità al recupero: analizziamo ogni lotto di solvente esausto per determinare se la rigenerazione R2 sia praticabile e vantaggiosa, evitando inutili costi di smaltimento quando il recupero può offrire una soluzione economicamente e ambientalmente superiore
  • Filiera tracciata e documentata: FIR con indicazione dell’operazione R2, registro di carico e scarico, certificato di avvenuto recupero e reportistica periodica per audit ambientali, certificazioni ISO 14001 e bilanci di sostenibilità CSRD
  • Ritiro rapido in tutta la Lombardia: intervento entro 24-72 ore nelle province di Milano, Brescia, Bergamo, Monza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio
  • Risparmio misurabile: il passaggio da smaltimento D10 a recupero R2 riduce i costi di gestione dei solventi esausti mediamente del 20-40%, con un ulteriore vantaggio se il solvente rigenerato viene riacquistato a prezzo ridotto

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Costi del recupero solventi esausti e domande frequenti

Il costo del recupero di solventi esausti dipende da variabili tecniche e logistiche che rendono impossibile indicare un prezzo fisso al chilogrammo. Tuttavia, il recupero R2 risulta nella maggior parte dei casi più conveniente dello smaltimento per incenerimento D10, soprattutto per solventi monocomponente ad elevata purezza residua. Mageco S.r.l. elabora preventivi personalizzati e gratuiti, valutando ogni conferimento singolarmente.

Fattori che influenzano i costi di recupero

  • Tipologia e purezza del solvente: solventi monocomponente con purezza residua superiore all’85% hanno costi di rigenerazione significativamente inferiori rispetto a miscele complesse o a solventi fortemente contaminati che richiedono pretrattamenti aggiuntivi
  • Famiglia chimica: la rigenerazione di solventi clorurati (CER 14 06 02*) richiede impianti di distillazione dedicati con materiali resistenti alla corrosione, con costi operativi superiori rispetto ai solventi ossigenati o alifatici (CER 14 06 03*)
  • Quantitativo conferito: lotti superiori a 2.000 litri consentono di ottimizzare l’efficienza del ciclo di distillazione e ridurre il costo unitario per chilogrammo di solvente rigenerato
  • Logistica e trasporto ADR: la distanza tra il luogo di produzione del solvente esausto e l’impianto R2 più idoneo incide sul costo complessivo, specialmente per le province più distanti dai poli di rigenerazione (Sondrio, Mantova, Lecco)
  • Valore del solvente rigenerato: se il cliente desidera la restituzione del solvente rigenerato, il costo di gestione può essere parzialmente compensato dal valore del distillato, riducendo la spesa netta

Domande frequenti

Che cos’è l’operazione R2 per il recupero solventi?

L’operazione R2, definita nell’Allegato C alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006, indica la «rigenerazione/recupero di solventi». Si tratta del processo industriale mediante il quale un solvente esausto viene sottoposto a distillazione frazionata o altri trattamenti fisici per restituirlo a una qualità paragonabile al prodotto vergine. R2 è la designazione specifica per i solventi nell’ambito delle operazioni di recupero dei rifiuti e si colloca nella gerarchia normativa al di sopra del recupero energetico R1 e dello smaltimento D10.

Quali solventi possono essere rigenerati?

In linea generale, tutti i solventi organici possono essere sottoposti a rigenerazione: acetone, toluene, xilene, alcol isopropilico, metiletilchetone, acetato di etile, n-esano, percloroetilene e trielina sono tra i più comunemente rigenerati. La fattibilità dipende dalla purezza residua (idealmente superiore all’85%), dall’omogeneità del lotto e dall’assenza di contaminanti critici come metalli pesanti o PCB. Miscele eterogenee con molti componenti e solventi fortemente inquinati possono non essere idonei e vanno avviati a smaltimento.

Quanto costa recuperare i solventi esausti rispetto a smaltirli?

Il costo di recupero R2 è generalmente inferiore del 20-40% rispetto allo smaltimento per incenerimento D10, soprattutto per solventi monocomponente poco contaminati. Il risparmio aumenta ulteriormente se il cliente riacquista il solvente rigenerato, il cui prezzo è mediamente il 30-60% di quello del prodotto vergine. Tuttavia, ogni caso va valutato individualmente in base a composizione, quantitativo e logistica: Mageco offre preventivi gratuiti e personalizzati.

Il solvente rigenerato ha la stessa qualità del vergine?

Un solvente rigenerato di grado tecnico raggiunge tipicamente una purezza del 95-99%, paragonabile a molti solventi vergini di grado industriale. Per applicazioni che richiedono purezza analitica o farmaceutica (> 99,5%) possono essere necessari ulteriori passaggi di purificazione. Ogni lotto di solvente rigenerato viene analizzato e certificato dall’impianto R2 per garantire la conformità alle specifiche richieste dal cliente.

Che fine fa il residuo della distillazione dei solventi?

Il residuo di fondo della distillazione (detto «bottoms») è classificato come rifiuto pericoloso (CER 07 01 08* o 14 06 05*) e viene avviato a smaltimento conforme, generalmente per incenerimento D10 o trattamento chimico-fisico D9. Il volume del residuo rappresenta solo il 5-15% della massa originaria del solvente esausto, riducendo drasticamente i quantitativi da smaltire rispetto al conferimento integrale in termodistruzione.

Cos’è il sistema closed-loop per il recupero solventi?

Il sistema closed-loop (a circuito chiuso) prevede l’installazione di un’unità di distillazione direttamente presso lo stabilimento produttivo del cliente. Il solvente esausto viene rigenerato in loco e reimmesso immediatamente nel ciclo produttivo, senza trasporto esterno. Questa soluzione è ideale per aziende con consumi elevati e costanti (tipicamente oltre 10.000 litri/mese) nei settori stampa, verniciatura e farmaceutica, consentendo risparmi significativi su trasporto, acquisto di solvente vergine e costi di smaltimento.

Mageco gestisce il recupero solventi in tutta la Lombardia?

Sì, Mageco S.r.l. gestisce il ritiro e l’avvio a recupero R2 di solventi esausti in tutte le dodici province della Lombardia: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio. I tempi di intervento standard sono di 24-72 ore dalla richiesta.

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Il recupero dei solventi esausti rappresenta un tassello fondamentale della gestione circolare dei rifiuti chimici pericolosi. Mageco S.r.l. offre servizi complementari per la rigenerazione e lo smaltimento di altre tipologie di rifiuti affini ai solventi, coprendo l’intera gamma dei reflui chimici prodotti dall’industria lombarda. Per approfondire le specificità normative, le tecnologie di trattamento e le condizioni economiche relative a ciascuna categoria, Le consigliamo di consultare le guide dedicate che seguono.