Come funziona il recupero dei rifiuti da cantiere in Lombardia nel 2026
Il recupero rifiuti da cantiere costituisce oggi il fulcro dell’economia circolare nel comparto edilizio italiano. I rifiuti generati dalle attività di costruzione, ristrutturazione, demolizione e scavo — identificati a livello comunitario come rifiuti C&D (Construction & Demolition) — rappresentano per massa la categoria più consistente di rifiuti speciali prodotti nel nostro Paese. La Direttiva europea 2008/98/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 152/2006 e aggiornata dal D.Lgs. 116/2020, fissa al 70% in peso l’obiettivo minimo di recupero e riciclaggio dei rifiuti da cantiere entro il 2020, un traguardo che l’Italia ha formalmente raggiunto ma che nella pratica operativa richiede ancora investimenti significativi in impianti, competenze e logistica territoriale.
Mageco S.r.l., con sede a Milano in Via Medardo Rosso 4 e operativa in tutta la Lombardia dal settore della gestione ambientale, offre un servizio integrato di recupero rifiuti da cantiere che copre l’intera filiera: dalla consulenza sulla demolizione selettiva alla raccolta differenziata in cantiere, dal trasporto autorizzato al conferimento presso impianti di trattamento, fino alla produzione di aggregati riciclati conformi ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia. Questa guida analizza in profondità la classificazione dei rifiuti da cantiere, il quadro normativo aggiornato al 2026, il processo industriale di recupero, i vantaggi ambientali ed economici e le risposte alle domande più frequenti di imprese edili, progettisti e committenti.
Cosa sono i rifiuti da cantiere e come si classificano
I rifiuti da cantiere sono tutti i materiali di scarto generati durante le attività di costruzione, demolizione, ristrutturazione, restauro e scavo, classificati nel capitolo 17 del Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) e recuperabili fino a percentuali superiori all’85% quando vengono applicati protocolli di demolizione selettiva e cernita in cantiere. La loro composizione è estremamente eterogenea: si spazia dai materiali inerti come calcestruzzo, laterizi e miscele bituminose, fino a componenti non inerti come legno, metalli, materie plastiche, materiali isolanti e, in taluni casi, sostanze pericolose come amianto o vernici contenenti piombo.
Secondo i dati ISPRA (Rapporto Rifiuti Speciali 2025), la produzione italiana di rifiuti da costruzione e demolizione supera i 70 milioni di tonnellate all’anno. La Lombardia è la regione che contribuisce maggiormente, con oltre 11 milioni di tonnellate generate annualmente, pari a circa il 16% del totale nazionale. Di questa ingente massa, la componente inerte — cemento, mattoni, piastrelle, ceramiche e miscele — costituisce tipicamente il 70-80% del peso totale. I rifiuti da cantiere sono classificati come rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, lettera b) del D.Lgs. 152/2006: la loro gestione è pertanto responsabilità del produttore o del detentore e non rientra nel circuito della raccolta urbana.
La corretta classificazione attraverso i codici CER è il prerequisito fondamentale per avviare qualsiasi operazione di recupero. Un errore nella codifica può determinare il rigetto del carico presso l’impianto di destinazione, sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, conseguenze penali. Il capitolo 17 del CER raggruppa i rifiuti da cantiere in sottocategorie omogenee.
| Codice CER | Descrizione | Operazione di recupero |
|---|---|---|
| 17 01 01 | Cemento | R5 — Frantumazione per aggregati riciclati |
| 17 01 02 | Mattoni | R5 — Frantumazione e vagliatura |
| 17 01 03 | Mattonelle e ceramiche | R5 — Produzione di materiale inerte riciclato |
| 17 01 07 | Miscugli di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche | R5 — Recupero come MPS per sottofondi |
| 17 02 01 | Legno | R3 — Recupero materia (pannelli truciolari) |
| 17 02 02 | Vetro | R5 — Recupero materia |
| 17 02 03 | Plastica | R3 — Riciclo meccanico |
| 17 03 02 | Miscele bituminose (non contenenti catrame) | R5 — Fresatura e rigenerazione asfalto |
| 17 04 05 | Ferro e acciaio | R4 — Riciclo in fonderia |
| 17 04 07 | Metalli misti | R4 — Selezione e riciclo metallurgico |
| 17 05 04 | Terra e rocce (non pericolose) | R10 — Riutilizzo come terreno di riporto |
| 17 08 02 | Materiali da costruzione a base di gesso | R5 — Recupero gesso riciclato |
| 17 09 04 | Rifiuti misti da C&D (non pericolosi) | R13/R5 — Selezione e recupero frazioni |
È fondamentale distinguere tra rifiuti da cantiere non pericolosi (la stragrande maggioranza) e rifiuti da cantiere pericolosi, contrassegnati nel CER dall’asterisco (*), come il CER 17 06 01* (materiali isolanti contenenti amianto) o il CER 17 05 03* (terra e rocce contenenti sostanze pericolose). I rifiuti pericolosi richiedono percorsi di gestione dedicati e non sono ammessi alle procedure di recupero semplificate.

Normativa sul recupero rifiuti da cantiere: End of Waste e CAM edilizia
Il quadro normativo italiano sul recupero dei rifiuti da cantiere si fonda sul D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) e sul D.M. 27 settembre 2022, n. 152 che stabilisce i criteri End of Waste per i rifiuti inerti da costruzione e demolizione, definendo quando un rifiuto inerte cessa di essere tale e diventa un prodotto (aggregato riciclato) commerciabile senza autorizzazione alla gestione rifiuti. Questo decreto rappresenta una svolta per la filiera del recupero, poiché supera il previgente regime delle procedure semplificate di cui al D.M. 5 febbraio 1998 e offre certezza giuridica agli operatori.
Il D.M. 27/09/2022 disciplina le operazioni di recupero R5 applicate a 18 tipologie di rifiuti inerti (prevalentemente del capitolo 17 CER) e individua tre categorie di aggregati riciclati in uscita: aggregato riciclato generico, aggregato riciclato legato e granulato di conglomerato bituminoso. Per ciascuna categoria, il decreto fissa i requisiti di qualità ambientale (test di cessione secondo UNI EN 12457-2), i requisiti prestazionali (conformità alle norme UNI EN 13242 o UNI EN 12620) e gli obblighi di dichiarazione di conformità e marcatura CE.
Parallelamente, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, aggiornati con il D.M. 23 giugno 2022, impongono nelle gare d’appalto pubblico l’utilizzo di quote minime di materiali riciclati. Per le opere stradali, ad esempio, i CAM prevedono che almeno il 15% degli aggregati impiegati provenga da operazioni di recupero di rifiuti da C&D. Per i conglomerati cementizi non strutturali, la percentuale minima di aggregato riciclato sale al 5%. Questi vincoli normativi creano una domanda strutturale e crescente per gli aggregati riciclati da cantiere.
Documentazione obbligatoria
- Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) — accompagna ogni trasporto dal cantiere all’impianto, con dati su produttore, trasportatore, tipologia e quantità (art. 193 D.Lgs. 152/2006)
- Registro di carico e scarico — tenuto sia dal produttore (impresa edile) sia dall’impianto di recupero, con annotazioni entro 10 giorni lavorativi (art. 190 D.Lgs. 152/2006)
- Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) — dichiarazione annuale al Catasto Rifiuti entro il 30 giugno di ogni anno
- Piano di gestione dei rifiuti da cantiere — obbligatorio per i cantieri soggetti a permesso di costruire, deve prevedere le modalità di cernita, stoccaggio temporaneo e conferimento
- Dichiarazione di conformità End of Waste — emessa dall’impianto di recupero per ogni lotto di aggregato riciclato prodotto, ai sensi del D.M. 27/09/2022
- Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali — obbligatoria per le categorie 1, 4, 5 o 8 per il trasporto e la gestione dei rifiuti da C&D (verificabile su albonazionalegestoriambientali.it)
A livello regionale, la Regione Lombardia ha emanato disposizioni integrative in materia di gestione dei rifiuti da cantiere, con particolare attenzione ai siti contaminati e alla gestione delle terre e rocce da scavo ai sensi del D.P.R. 120/2017. L’ARPA Lombardia vigila sulla conformità ambientale degli impianti di recupero autorizzati e pubblica periodicamente dati sulla produzione e sul destino dei rifiuti C&D nel territorio regionale.
Il processo di recupero: dalla demolizione selettiva agli aggregati riciclati
Il recupero dei rifiuti da cantiere si articola in cinque fasi operative principali — audit pre-demolizione, demolizione selettiva, raccolta e trasporto, trattamento impiantistico e certificazione del prodotto — ciascuna delle quali è regolata da specifici obblighi normativi e standard tecnici. L’efficacia dell’intero ciclo dipende in larga misura dalla qualità della separazione effettuata a monte, direttamente in cantiere: più i flussi di materiale vengono separati alla fonte, più elevata sarà la qualità degli aggregati riciclati ottenibili e più basso il costo complessivo di gestione.
La demolizione selettiva (o decostruzione) è il fondamento del recupero di qualità. A differenza della demolizione tradizionale con palla demolitrice o esplosivo, che produce una massa indifferenziata di macerie, la demolizione selettiva prevede lo smontaggio progressivo dell’edificio in sequenza inversa rispetto alla costruzione. Questo approccio consente di separare con precisione: componenti riutilizzabili (infissi, elementi strutturali in acciaio, apparecchiature), materiali riciclabili per singola frazione (legno, metalli, plastica, inerti) e materiali da avviare a smaltimento (amianto, materiali contaminati). Studi condotti a livello europeo dimostrano che la demolizione selettiva consente di raggiungere tassi di recupero superiori al 90% in peso, contro il 40-60% della demolizione convenzionale.
Le cinque fasi del recupero rifiuti da cantiere
- Audit pre-demolizione e piano di gestione: prima dell’avvio dei lavori, Mageco effettua un sopralluogo tecnico per censire i materiali presenti nella struttura da demolire o ristrutturare. Viene redatto un inventario dei materiali (con particolare attenzione all’eventuale presenza di amianto, PCB o altre sostanze pericolose) e il piano di gestione dei rifiuti con la stima dei volumi, i codici CER previsti e gli impianti di destinazione.
- Demolizione selettiva e cernita in cantiere: i materiali vengono separati in frazioni omogenee direttamente in cantiere mediante l’utilizzo di cassoni scarrabili dedicati, aree di stoccaggio temporaneo delimitate e mezzi meccanici dotati di pinze selezionatrici. I flussi principali comprendono: inerti puri (cemento, laterizi, ceramiche), legno, metalli ferrosi e non ferrosi, plastica, cartongesso, isolanti e materiale misto residuo.
- Raccolta e trasporto autorizzato: le frazioni separate vengono caricate su automezzi autorizzati (iscrizione Albo Gestori Ambientali, categoria 4 o 5) e trasportate agli impianti di destinazione. Ogni trasporto è corredato dal Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) in quattro copie. Mageco dispone di una flotta che comprende autocarri con cassone scarrabile da 15 a 30 mc, bilici e mezzi con gru per il carico dei materiali pesanti.
- Trattamento impiantistico: presso gli impianti di recupero autorizzati, i rifiuti inerti da cantiere subiscono una serie di lavorazioni meccaniche: frantumazione primaria (frantoio a mascelle) e secondaria (frantoio a impatto), deferrizzazione magnetica, vagliatura multi-stadio per la separazione granulometrica, eventuale lavaggio per la rimozione di fini e contaminanti. Il prodotto in uscita è un aggregato riciclato classificabile in diverse pezzature (0/4 mm, 4/8 mm, 8/16 mm, 16/32 mm, 0/63 mm) conforme alle norme UNI EN 13242.
- Certificazione End of Waste e immissione sul mercato: l’impianto esegue i test di cessione (UNI EN 12457-2) e le prove prestazionali previste dalle norme armonizzate, emette la dichiarazione di conformità ai sensi del D.M. 27/09/2022 e appone la marcatura CE. L’aggregato riciclato cessa formalmente di essere un rifiuto e può essere commercializzato come prodotto.
Rete impiantistica per il recupero rifiuti da cantiere in Lombardia
| Tipologia impianto | Operazione autorizzata | Prodotto in uscita | Principali aree servite |
|---|---|---|---|
| Impianto fisso di frantumazione e vagliatura | R5 — Recupero inerti | Aggregati riciclati (varie pezzature) | Milano, Monza, Bergamo, Brescia |
| Impianto mobile di frantumazione | R5 — Recupero in situ | Materiale inerte riciclato per riempimenti | Tutto il territorio regionale |
| Centro di selezione rifiuti misti C&D | R13/R12 — Messa in riserva e selezione | Frazioni omogenee (legno, metalli, inerti, plastica) | Pavia, Cremona, Mantova |
| Impianto di recupero legno | R3 — Recupero materia | Cippato di legno per pannelli truciolari | Como, Varese, Lecco |
| Impianto di rigenerazione asfalto | R5 — Recupero fresato | Conglomerato bituminoso rigenerato | Milano, Brescia, Bergamo |
| Piattaforma di recupero metalli | R4 — Riciclo metalli | Rottami ferrosi e non ferrosi selezionati | Lodi, Sondrio, Cremona |

Applicazioni degli aggregati riciclati da rifiuti di cantiere
Gli aggregati riciclati ottenuti dal trattamento dei rifiuti da cantiere trovano impiego in numerose applicazioni edili e infrastrutturali, dai sottofondi stradali ai riempimenti, dai calcestruzzi non strutturali alle opere di drenaggio, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo europeo del 70% di recupero dei rifiuti C&D. L’introduzione dei CAM edilizia e del regime End of Waste ha ampliato in modo significativo le possibilità di utilizzo degli aggregati riciclati, che oggi possono sostituire in tutto o in parte gli aggregati naturali vergini (ghiaia, sabbia, pietrisco) in un numero crescente di applicazioni.
Le principali destinazioni degli aggregati riciclati da rifiuti da cantiere sono:
- Sottofondi e fondazioni stradali: gli aggregati riciclati misti (pezzatura 0/63 mm) sono ampiamente utilizzati come strato di fondazione per strade, parcheggi e piazzali. Le specifiche tecniche sono definite dalla norma UNI EN 13285 e dal Capitolato ANAS.
- Riempimenti e rilevati: il materiale riciclato a granulometria controllata viene impiegato per il riempimento di scavi, la realizzazione di rilevati e il ripristino di aree di cava esaurite.
- Calcestruzzi non strutturali: gli aggregati riciclati conformi alla UNI EN 12620 possono essere utilizzati nella produzione di calcestruzzi fino alla classe C20/25 per applicazioni non strutturali (sottofondi interni, massetti, cordoli).
- Opere di drenaggio: le pezzature grossolane (16/32 mm, 32/63 mm) servono come materiale drenante in trincee, drenaggi di fondazione e sistemi di smaltimento delle acque meteoriche.
- Misti cementati e stabilizzati: gli aggregati riciclati miscelati con cemento o calce idraulica producono misti legati ad elevata capacità portante per strati di base stradali.
- Produzione di manufatti prefabbricati: blocchi in calcestruzzo, cordoli, elementi di arredo urbano e masselli autobloccanti possono incorporare percentuali significative di aggregato riciclato.
Il vantaggio ambientale è rilevante: per ogni tonnellata di aggregato riciclato utilizzato al posto di materiale vergine, si evita l’estrazione di circa 1 tonnellata di ghiaia o pietrisco da cava, con una riduzione delle emissioni di CO2 stimata tra il 40% e il 60% rispetto al ciclo produttivo degli aggregati naturali. In Lombardia, dove il consumo annuo di aggregati per l’edilizia e le infrastrutture supera i 50 milioni di tonnellate, il potenziale di sostituzione con materiali riciclati da C&D è enorme e ancora in larga parte inespresso.
Perché scegliere Mageco per il recupero rifiuti da cantiere
Mageco S.r.l. è un operatore specializzato nella gestione ambientale che offre un servizio completo di recupero rifiuti da cantiere in tutta la Lombardia, dalla consulenza pre-demolizione alla fornitura di aggregati riciclati certificati, con un tasso di recupero medio superiore all’85% sui volumi gestiti. La nostra esperienza nel settore dei rifiuti da costruzione e demolizione ci consente di proporre soluzioni personalizzate per ogni tipologia di cantiere: dalla piccola ristrutturazione residenziale alla grande opera infrastrutturale pubblica.
Lavoriamo a fianco di imprese edili, imprese di demolizione, studi di ingegneria, enti pubblici e general contractor in tutte le 12 province lombarde. Il nostro approccio integrato prevede la presa in carico dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti da cantiere, sollevando il committente dagli oneri burocratici e logistici e garantendo la piena conformità a tutte le disposizioni del D.Lgs. 152/2006, del D.M. 27/09/2022 e dei regolamenti regionali.
I vantaggi del nostro servizio
- Conformità normativa garantita: gestiamo tutta la documentazione obbligatoria (FIR, registri di carico/scarico, MUD, piani di gestione rifiuti, dichiarazioni End of Waste) e operiamo esclusivamente con impianti autorizzati e regolarmente iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, categoria 4 e 5.
- Massimizzazione del recupero: attraverso la consulenza sulla demolizione selettiva e l’organizzazione della cernita in cantiere, incrementiamo la percentuale di rifiuti avviati a recupero effettivo, riducendo al minimo la quota destinata a discarica e abbattendo i relativi costi di smaltimento.
- Tracciabilità completa del rifiuto: ogni flusso è tracciato dal punto di produzione al destino finale tramite i nostri sistemi gestionali, con possibilità di accesso in tempo reale alla documentazione e ai certificati di avvenuto recupero.
- Copertura capillare della Lombardia: operiamo in tutte le province lombarde — Milano, Brescia, Bergamo, Monza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi, Sondrio — con tempi di intervento rapidi e una rete consolidata di impianti partner.
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Costi e domande frequenti sul recupero rifiuti da cantiere
I costi del recupero dei rifiuti da cantiere dipendono da numerosi fattori e variano significativamente in funzione della composizione del rifiuto, della qualità della separazione effettuata in cantiere, dei volumi e della distanza dall’impianto di trattamento. In generale, il conferimento di rifiuti inerti già separati a un impianto di recupero R5 risulta economicamente più vantaggioso rispetto allo smaltimento in discarica per inerti, con un differenziale che può superare il 30-40% a favore del recupero.
Fattori che influenzano i costi
- Grado di separazione in cantiere: rifiuti inerti puri (CER 17 01 07) hanno costi di conferimento inferiori ai rifiuti misti (CER 17 09 04), poiché non richiedono operazioni di selezione preliminare presso l’impianto
- Presenza di materiali contaminanti: la presenza di amianto, catrame, sostanze pericolose o rifiuti non inerti mescolati agli inerti aumenta significativamente il costo di gestione e può richiedere il dirottamento verso impianti specializzati
- Volume complessivo e continuità del cantiere: cantieri di grandi dimensioni o con conferimenti programmati nel tempo beneficiano di tariffe più vantaggiose grazie alle economie di scala
- Distanza dal cantiere all’impianto di recupero: i costi di trasporto incidono in modo significativo, specialmente per le province con minore densità impiantistica come Sondrio o Mantova
Domande frequenti
Quali rifiuti da cantiere si possono recuperare?
Si possono recuperare la maggior parte dei rifiuti non pericolosi generati in cantiere: materiali inerti come cemento, mattoni, ceramiche e miscele (CER 17 01), legno (CER 17 02 01), metalli ferrosi e non ferrosi (CER 17 04), miscele bituminose senza catrame (CER 17 03 02), vetro e plastica. Non sono ammessi al recupero i rifiuti contenenti amianto, catrame di carbone, PCB e le terre contaminate. Il tasso di recupero raggiungibile con la demolizione selettiva supera tipicamente l’85% in peso del totale dei rifiuti prodotti dal cantiere.
Cosa prevede il Decreto End of Waste per i rifiuti inerti da cantiere?
Il D.M. 27 settembre 2022, n. 152, stabilisce i criteri in base ai quali i rifiuti inerti da costruzione e demolizione cessano di essere rifiuti (End of Waste) e diventano aggregati riciclati commerciabili. Il decreto individua 18 codici CER ammessi al trattamento, fissa i limiti di concentrazione per le sostanze inquinanti mediante test di cessione (UNI EN 12457-2), richiede la conformità alle norme tecniche armonizzate (UNI EN 13242 per aggregati non legati, UNI EN 12620 per aggregati per calcestruzzo) e impone la dichiarazione di conformità con marcatura CE per ogni lotto prodotto.
Qual è la differenza tra recupero e smaltimento dei rifiuti da cantiere?
Il recupero (operazioni da R1 a R13 nell’allegato C alla parte IV del D.Lgs. 152/2006) trasforma il rifiuto in una risorsa riutilizzabile: gli inerti diventano aggregati riciclati, il legno diventa cippato per pannelli, i metalli vengono rifusi. Lo smaltimento (operazioni da D1 a D15) prevede invece il conferimento finale del rifiuto, tipicamente in discarica per inerti (D1) o in discarica per rifiuti non pericolosi. Il recupero è preferito dalla normativa europea e nazionale secondo la gerarchia dei rifiuti (art. 179 D.Lgs. 152/2006), è generalmente meno costoso ed evita il consumo di risorse naturali vergini.
Cosa sono i CAM edilizia e come influenzano il recupero dei rifiuti da cantiere?
I Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, definiti dal D.M. 23 giugno 2022 e obbligatori per tutti gli appalti pubblici ai sensi dell’art. 57 del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici), impongono l’uso di percentuali minime di materiali riciclati nelle opere edili e infrastrutturali. Per gli aggregati stradali la quota minima è del 15%, per i calcestruzzi non strutturali del 5%. I CAM richiedono inoltre la redazione di un piano di gestione dei rifiuti da demolizione e il raggiungimento di un tasso di recupero minimo del 70%. Questo quadro normativo crea una domanda costante di aggregati riciclati da rifiuti C&D.
Come deve essere organizzata la raccolta differenziata dei rifiuti in cantiere?
La raccolta differenziata in cantiere prevede l’allestimento di aree di stoccaggio temporaneo separate per ciascuna frazione di rifiuto: cassoni scarrabili per inerti puri, contenitori per legno, big bag per metalli, cassoni per rifiuti misti. Ogni area deve essere segnalata con il codice CER corrispondente e protetta da agenti atmosferici se necessario. Lo stoccaggio temporaneo in cantiere è consentito per un periodo massimo di un anno (tre mesi per i rifiuti pericolosi) ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera bb) del D.Lgs. 152/2006, a condizione che i quantitativi non superino i limiti previsti per il deposito temporaneo.
Quanto costa il recupero dei rifiuti da cantiere in Lombardia?
I costi variano in funzione della tipologia di rifiuto, del grado di separazione alla fonte, del volume e della distanza dall’impianto. A titolo orientativo, il conferimento di inerti già separati (CER 17 01 07) presso un impianto di recupero R5 in Lombardia può risultare dal 30% al 50% meno costoso rispetto allo smaltimento in discarica per inerti. Per rifiuti misti non selezionati (CER 17 09 04), i costi di trattamento sono più elevati a causa delle operazioni di selezione necessarie. Mageco fornisce preventivi personalizzati senza impegno: contatti il nostro ufficio tecnico per un sopralluogo gratuito.
Mageco opera in tutta la Lombardia per il recupero rifiuti da cantiere?
Sì, Mageco S.r.l. offre il servizio di recupero rifiuti da cantiere in tutte le 12 province della Lombardia: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio. Disponiamo di una rete di impianti partner autorizzati distribuiti sul territorio regionale, che ci consente di ottimizzare la logistica riducendo le distanze di trasporto e i relativi costi. Per ogni provincia, il nostro ufficio tecnico individua la soluzione impiantistica più vantaggiosa in termini di distanza, capacità di trattamento e tariffe.
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Il recupero dei rifiuti da cantiere si integra con una serie di servizi specializzati per le singole frazioni di materiale edile. Mageco offre soluzioni dedicate per ciascuna tipologia di rifiuto generato nei cantieri lombardi. Consulti le nostre guide specifiche per approfondire le procedure relative al materiale di Suo interesse:
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