Recupero rifiuti alimentari in Lombardia: compostaggio, biogas e valorizzazione degli scarti organici

Il recupero rifiuti alimentari costituisce oggi una delle priorità strategiche nella gestione ambientale della Lombardia, la regione italiana con la maggiore produzione di scarti organici di origine agroindustriale e della ristorazione collettiva. Secondo i dati ISPRA, in Italia si generano ogni anno oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari lungo l’intera filiera agroalimentare, dalla produzione primaria alla distribuzione fino al consumo domestico. La Lombardia, con il suo tessuto produttivo che comprende migliaia di imprese del settore alimentare, della grande distribuzione organizzata e della ristorazione, contribuisce in misura significativa a questo flusso, rendendo indispensabile l’adozione di soluzioni avanzate di recupero e valorizzazione.

Mageco S.r.l. offre alle aziende lombarde un servizio completo di recupero rifiuti alimentari, dalla raccolta differenziata presso il sito del produttore fino all’avvio agli impianti di compostaggio e digestione anaerobica autorizzati ai sensi del D.Lgs. 152/2006. In questa guida completa analizzeremo le tipologie di scarti alimentari recuperabili, le normative vigenti nel 2026, i processi di trattamento disponibili e i vantaggi concreti che la Sua azienda otterrebbe affidandosi a un operatore specializzato per il recupero degli scarti organici in Lombardia.

Cosa sono i rifiuti alimentari e come si classificano

I rifiuti alimentari sono tutti gli alimenti, le materie prime e i sottoprodotti di origine animale o vegetale che, destinati al consumo umano, vengono rimossi dalla filiera agroalimentare per essere avviati a recupero o smaltimento. La definizione ufficiale, introdotta dalla direttiva (UE) 2018/851 e recepita in Italia dal D.Lgs. 116/2020, include gli scarti della produzione agricola, della trasformazione industriale, della distribuzione, della ristorazione e del consumo domestico.

Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) classifica i rifiuti alimentari attraverso codici specifici che ne determinano la provenienza e le modalità di trattamento autorizzate. La corretta attribuzione del codice CER risulta fondamentale per indirizzare lo scarto verso il percorso di recupero appropriato: un errore di classificazione comporta il rischio di sanzioni amministrative, il rifiuto da parte dell’impianto di destinazione e potenziali responsabilità penali ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs. 152/2006. Le aziende del settore alimentare, i ristoranti, le mense e i supermercati devono pertanto assicurarsi che ogni flusso di scarto sia correttamente caratterizzato prima dell’avvio al recupero.

I rifiuti alimentari si distinguono ulteriormente in base alla loro composizione biochimica, che influenza la scelta della tecnologia di recupero ottimale. Gli scarti a elevato contenuto di umidità e sostanza organica facilmente degradabile, come i residui di frutta, verdura e piatti pronti, risultano ideali per la digestione anaerobica con produzione di biogas. I materiali a maggior componente lignocellulosica, quali gli scarti di potatura, i gusci e le parti fibrose, si prestano maggiormente al compostaggio aerobico. Le frazioni proteiche e lipidiche, come gli scarti di macellazione e i residui di lavorazione delle carni, richiedono trattamenti specifici ai sensi del Regolamento CE 1069/2009 sui sottoprodotti di origine animale (SOA).

Principali codici CER per i rifiuti alimentari e relativi percorsi di recupero
Codice CER Descrizione Origine tipica Percorso di recupero
02 01 02 Scarti di tessuti animali Macelli, laboratori di sezionamento Digestione anaerobica (R3), rendering
02 01 03 Scarti di tessuti vegetali Aziende agricole, cooperative ortofrutticole Compostaggio (R3), digestione anaerobica
02 02 03 Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione Industria alimentare Digestione anaerobica (R3), compostaggio
02 03 04 Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione Industria della trasformazione vegetale Compostaggio (R3), biogas
02 05 01 Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione Industria lattiero-casearia Digestione anaerobica (R3)
02 06 01 Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione Industria dolciaria e della panificazione Compostaggio (R3), alimentazione animale
20 01 08 Rifiuti biodegradabili di cucina e mense Ristoranti, mense aziendali, hotel Digestione anaerobica (R3), compostaggio
20 01 25 Oli e grassi commestibili Ristorazione, industria alimentare Rigenerazione (R9), produzione biodiesel

La distinzione tra rifiuto alimentare e sottoprodotto riveste un’importanza cruciale. Ai sensi dell’art. 184-bis del D.Lgs. 152/2006, uno scarto della lavorazione alimentare che soddisfi determinati requisiti (certezza dell’utilizzo, assenza di ulteriore trattamento, legalità dell’impiego e assenza di impatti complessivi negativi) non viene classificato come rifiuto ma come sottoprodotto, potendo essere direttamente reimpiegato, ad esempio, nell’alimentazione animale o nella produzione di integratori e cosmetici.

Normative italiane ed europee sul recupero dei rifiuti alimentari

Il quadro normativo che disciplina il recupero dei rifiuti alimentari in Italia si fonda sul D.Lgs. 152/2006, integrato dal D.Lgs. 116/2020 e dalla Legge 166/2016 (Legge Gadda) contro lo spreco alimentare, nel contesto degli obiettivi vincolanti fissati dalla strategia europea Farm to Fork. L’insieme di queste disposizioni impone obblighi precisi ai produttori di scarti alimentari e al contempo incentiva il recupero attraverso semplificazioni burocratiche e agevolazioni fiscali.

Il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) stabilisce all’art. 179 la gerarchia dei rifiuti, secondo cui la prevenzione della produzione di rifiuti alimentari precede il recupero, che a sua volta risulta prioritario rispetto allo smaltimento in discarica. L’art. 182-ter, introdotto dal D.Lgs. 116/2020, recepisce la direttiva (UE) 2018/851 e impone agli Stati membri obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti alimentari: il 30% entro il 2025 nella trasformazione e produzione, e il 50% entro il 2030 nella vendita al dettaglio e nel consumo. Tali obiettivi sono misurati rispetto ai livelli del 2020 e monitorati attraverso la piattaforma ISPRA.

La Legge 166/2016 (cosiddetta Legge Gadda) rappresenta il pilastro italiano nella lotta allo spreco alimentare. Questa norma facilita la cessione gratuita delle eccedenze alimentari a organizzazioni non profit, semplificando gli adempimenti igienico-sanitari e garantendo l’esenzione IVA per le donazioni. Le imprese che donano eccedenze beneficiano inoltre di una riduzione della TARI proporzionale alla quantità donata, come previsto dall’art. 17 della medesima legge. La norma stabilisce altresì una gerarchia delle priorità nel recupero delle eccedenze: destinazione al consumo umano, alimentazione animale, compostaggio e infine recupero energetico.

A livello europeo, la strategia Farm to Fork, pilastro del Green Deal, prevede una proposta legislativa vincolante per la riduzione dello spreco alimentare nell’UE. Il Regolamento (UE) 2023/2831 introduce obblighi di monitoraggio rafforzati e il Regolamento CE 1069/2009 disciplina il trattamento dei sottoprodotti di origine animale (SOA), classificandoli in tre categorie di rischio che determinano le opzioni di recupero ammissibili.

Documentazione obbligatoria per il recupero di rifiuti alimentari

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): accompagna ogni trasporto di rifiuti alimentari dal produttore all’impianto di recupero, ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006
  • Registro di carico e scarico: documenta cronologicamente la produzione e la movimentazione dei rifiuti alimentari, con obbligo di tenuta per le imprese con oltre 10 dipendenti o iscritte al SISTRI/RENTRI
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale che quantifica i rifiuti alimentari prodotti e le modalità di gestione adottate nell’anno precedente
  • Iscrizione al RENTRI: il nuovo Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, operativo dal 2025, sostituisce il SISTRI per la tracciabilità digitale dei movimenti di rifiuti
  • Scheda di caratterizzazione del rifiuto: analisi merceologica e chimico-fisica dello scarto alimentare, necessaria per l’accettazione presso l’impianto di destinazione
  • Documentazione SOA: per i sottoprodotti di origine animale, documento commerciale o certificato sanitario ai sensi del Reg. CE 1069/2009

Tecnologie e processo di recupero dei rifiuti alimentari

Il recupero dei rifiuti alimentari avviene principalmente attraverso due tecnologie: il compostaggio aerobico, che produce ammendante compostato, e la digestione anaerobica, che genera biogas convertibile in energia elettrica, termica o biometano per l’immissione in rete. In Lombardia operano oltre 50 impianti autorizzati al trattamento della frazione organica, posizionando la regione come leader nazionale nel settore del recupero degli scarti alimentari.

Il compostaggio consiste nella decomposizione biologica aerobica della materia organica in condizioni controllate di temperatura, umidità e aerazione. Il processo, che richiede dai 60 ai 120 giorni a seconda della tecnologia impiegata (cumuli rivoltati, trincee dinamiche, biocelle chiuse), trasforma i rifiuti alimentari in ammendante compostato misto (ACM) o ammendante compostato verde (ACV), prodotti fertilizzanti certificati ai sensi del D.Lgs. 75/2010. Questi ammendanti restituiscono al terreno sostanza organica e nutrienti essenziali, chiudendo il ciclo biologico in una logica di economia circolare.

La digestione anaerobica sfrutta l’attività di microrganismi in assenza di ossigeno per convertire la sostanza organica in biogas, una miscela composta principalmente da metano (55-70%) e anidride carbonica (30-45%). Il biogas viene utilizzato per la cogenerazione di energia elettrica e termica oppure, previo upgrading, purificato a biometano con tenore di metano superiore al 97%, idoneo all’immissione nella rete del gas naturale o all’utilizzo come biocarburante. Il digestato, residuo solido e liquido del processo, costituisce a sua volta un prezioso fertilizzante organico. Il D.M. 2 marzo 2018 disciplina le condizioni per l’utilizzo del digestato in agricoltura, stabilendo i parametri di qualità e le modalità di applicazione.

Il processo di recupero dei rifiuti alimentari: fasi operative

  1. Sopralluogo e analisi: il tecnico Mageco esegue un’ispezione presso la sede del produttore per quantificare i flussi di scarto, valutare la composizione merceologica e identificare i codici CER applicabili. Viene redatto un piano di gestione personalizzato.
  2. Predisposizione documentale: compilazione del FIR, aggiornamento del registro di carico e scarico, eventuale iscrizione al RENTRI e predisposizione della scheda di caratterizzazione per l’impianto di destinazione.
  3. Raccolta e contenimento: fornitura di contenitori idonei (bidoni carrellati da 120-360 litri, cassonetti da 660-1100 litri, compattatori) con frequenza di ritiro calibrata sui volumi prodotti e sulle esigenze igienico-sanitarie.
  4. Trasporto autorizzato: ritiro con mezzi iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (categoria 1 o 4) e dotati di sistemi di contenimento a tenuta stagna per il trasporto della frazione organica.
  5. Conferimento all’impianto: avvio dello scarto all’impianto di compostaggio o digestione anaerobica autorizzato, selezionato in base alla tipologia di rifiuto, alla prossimità geografica e alla capacità residua disponibile.
  6. Trattamento e valorizzazione: trasformazione del rifiuto alimentare in compost, biogas/biometano o digestato secondo i protocolli operativi dell’impianto, nel rispetto delle BAT (Best Available Techniques) di settore.
  7. Certificazione e rendicontazione: rilascio della quarta copia del FIR con attestazione dell’avvenuto recupero, aggiornamento del registro e predisposizione dei dati per il MUD annuale.

Impianti di recupero rifiuti alimentari in Lombardia

Principali impianti di trattamento della frazione organica in Lombardia
Impianto Provincia Tecnologia Capacità (t/anno)
Montello S.p.A. Bergamo Digestione anaerobica + compostaggio 600.000
A2A Ambiente – Lacchiarella Milano Digestione anaerobica + compostaggio 110.000
BEA Econolegno – Manerbio Brescia Compostaggio aerobico 80.000
Biogasol – Corte de’ Frati Cremona Digestione anaerobica con upgrading a biometano 55.000
Fertilvita – Cologno al Serio Bergamo Compostaggio + digestione anaerobica 45.000
Agrinord – Fiesco Cremona Digestione anaerobica 35.000

Donazione e prevenzione dello spreco alimentare: la Legge 166/2016

La prevenzione dello spreco alimentare attraverso la donazione delle eccedenze rappresenta, nella gerarchia dei rifiuti, un’opzione prioritaria rispetto al recupero tramite compostaggio o digestione anaerobica, e la Legge 166/2016 ne semplifica radicalmente l’attuazione per le imprese. Prima di avviare un rifiuto alimentare al trattamento biologico, ogni azienda dovrebbe valutare se parte degli scarti possa essere ancora destinata al consumo umano attraverso le organizzazioni caritative accreditate.

La Legge Gadda introduce il concetto di eccedenza alimentare, distinta dal rifiuto: si tratta di prodotti ancora idonei al consumo ma non commercializzabili per ragioni estetiche, di prossimità alla data di scadenza (da non confondere con il termine minimo di conservazione), di difetti di confezionamento o di sovrapproduzione. Le imprese alimentari possono cedere gratuitamente queste eccedenze a enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), beneficiando dell’esenzione IVA prevista dall’art. 16 della legge e della riduzione della TARI calcolata in proporzione alle quantità effettivamente donate e certificate.

Mageco supporta i propri clienti nell’implementazione di un sistema integrato antispreco che distingue chiaramente le eccedenze recuperabili per il consumo umano dai rifiuti da avviare al trattamento biologico. Il nostro servizio comprende la mappatura dei flussi di scarto, l’identificazione delle frazioni ancora donabili, la connessione con le reti locali del Banco Alimentare e delle ONLUS operative in Lombardia, e la gestione documentale delle donazioni ai fini fiscali e TARI. Solo gli scarti non più idonei alla donazione vengono classificati come rifiuti e avviati al compostaggio o alla digestione anaerobica.

In Lombardia, la strategia regionale di prevenzione dello spreco alimentare, attuata in collaborazione con Regione Lombardia e le ATS territoriali, prevede incentivi per le imprese virtuose e programmi di formazione per gli operatori della filiera. Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) integra la prevenzione dello spreco alimentare tra le azioni prioritarie, fissando obiettivi quantitativi di riduzione al 2030 coerenti con il target europeo del 50%.

Perché affidarsi a Mageco per il recupero di rifiuti alimentari

Mageco S.r.l. gestisce l’intero ciclo di recupero dei rifiuti alimentari per le aziende lombarde, dalla caratterizzazione iniziale degli scarti fino alla certificazione dell’avvenuto recupero, garantendo conformità normativa completa e massima valorizzazione della materia organica. Il nostro approccio integrato elimina per il cliente ogni complessità burocratica e logistica associata alla gestione degli scarti alimentari.

Operiamo su tutto il territorio lombardo, servendo industrie alimentari, laboratori di produzione, catene della grande distribuzione organizzata, ristoranti, mense aziendali e scolastiche, hotel, catering, mercati ortofrutticoli e aziende agricole. La nostra rete di impianti convenzionati comprende le principali piattaforme di compostaggio e digestione anaerobica della regione, consentendoci di selezionare per ogni cliente l’impianto ottimale in termini di prossimità, costi di trattamento e tecnologia disponibile. Il nostro personale tecnico è formato specificamente sulla gestione dei rifiuti organici e sulla normativa SOA (sottoprodotti di origine animale), potendo assistere il cliente anche nella distinzione tra rifiuto e sottoprodotto ai fini della massimizzazione del valore economico degli scarti.

I vantaggi del servizio Mageco per il recupero rifiuti alimentari

  • Conformità normativa garantita: gestione completa della documentazione ambientale (FIR, registro carico/scarico, MUD, RENTRI), con aggiornamento costante sulle evoluzioni legislative e regolamentari in materia di rifiuti organici e SOA.
  • Rete capillare di impianti: convenzioni con oltre 15 impianti di compostaggio e digestione anaerobica in Lombardia, che assicurano la continuità del servizio anche nei periodi di picco stagionale e consentono l’ottimizzazione dei costi di trattamento.
  • Tracciabilità digitale integrale: ogni movimentazione viene tracciata attraverso il nostro sistema gestionale, con accesso in tempo reale ai FIR, ai certificati di recupero e alle statistiche di produzione, consentendo al cliente di monitorare la propria impronta ambientale.
  • Supporto antispreco e TARI: affiancamento nella mappatura delle eccedenze donabili, nella connessione con gli enti del Terzo Settore e nella predisposizione della documentazione per la riduzione della TARI ai sensi della Legge 166/2016.

Scopra tutti i nostri servizi di gestione ambientale e le nostre certificazioni. Per il recupero di oli esausti prodotti dalla Sua attività di ristorazione, consulti anche la nostra guida dedicata al recupero dell’olio vegetale.

Costi e domande frequenti sul recupero rifiuti alimentari

Il costo del servizio di recupero dei rifiuti alimentari varia in funzione di molteplici fattori e non può essere quantificato con una tariffa unica. Mageco elabora preventivi personalizzati per ogni cliente, tenendo conto delle specificità della produzione di scarti e delle condizioni logistiche. Di seguito i principali elementi che influenzano il costo complessivo del servizio.

Fattori che influenzano i costi del recupero rifiuti alimentari

  • Quantità e frequenza: i volumi mensili di scarto e la periodicità dei ritiri incidono direttamente sul costo per tonnellata; volumi maggiori consentono economie di scala.
  • Tipologia di scarto: i rifiuti alimentari di origine vegetale hanno costi di trattamento inferiori rispetto ai sottoprodotti di origine animale, che richiedono impianti SOA dedicati.
  • Distanza dall’impianto: la prossimità geografica tra il sito di produzione e l’impianto di recupero influisce sui costi di trasporto; la nostra rete capillare in Lombardia consente di minimizzare questo fattore.
  • Contenitori e attrezzature: la tipologia di contenitore necessaria (bidoni, cassonetti, compattatori, container refrigerati per le stagioni calde) incide sul canone di noleggio e sulla logistica del ritiro.
  • Stagionalità: nei mesi estivi la maggiore frequenza di ritiro richiesta per ragioni igieniche e la saturazione degli impianti possono determinare un incremento dei costi.

Domande frequenti

Quali rifiuti alimentari possono essere avviati al recupero?

Possono essere recuperati praticamente tutti gli scarti alimentari di origine vegetale e animale: residui di frutta, verdura e ortaggi, scarti di panificazione e pasticceria, residui della lavorazione delle carni e del pesce, latticini scaduti, piatti pronti non consumati, sfridi della grande distribuzione e fondi di caffè. Anche i rifiuti di cucina e mensa classificati con codice CER 20 01 08 sono interamente recuperabili tramite compostaggio o digestione anaerobica. Fanno eccezione i rifiuti contaminati da sostanze pericolose, che richiedono percorsi di smaltimento dedicati.

Qual è la differenza tra compostaggio e digestione anaerobica per i rifiuti alimentari?

Il compostaggio è un processo biologico aerobico (in presenza di ossigeno) che trasforma i rifiuti alimentari in ammendante compostato, un fertilizzante naturale utilizzabile in agricoltura. La digestione anaerobica avviene invece in assenza di ossigeno e produce biogas (utilizzabile per la generazione di energia elettrica e termica o, tramite upgrading, come biometano) e digestato (anch’esso impiegabile come fertilizzante). La digestione anaerobica consente dunque un duplice recupero — energetico e di materia — mentre il compostaggio è orientato esclusivamente al recupero di materia. La scelta dipende dalla composizione dello scarto e dalla disponibilità impiantistica locale.

Quali documenti servono per il recupero dei rifiuti alimentari aziendali?

Per il recupero dei rifiuti alimentari prodotti da un’azienda sono necessari: il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) per ogni trasporto, il registro di carico e scarico aggiornato, la dichiarazione annuale MUD e, dal 2025, l’iscrizione al RENTRI per le imprese obbligate. È inoltre richiesta la scheda di caratterizzazione del rifiuto con attribuzione del codice CER corretto. Per i sottoprodotti di origine animale serve anche il documento commerciale previsto dal Reg. CE 1069/2009. Mageco si occupa della predisposizione e della gestione di tutta la documentazione per conto del cliente.

Come funziona la riduzione della TARI per chi dona eccedenze alimentari?

La Legge 166/2016, art. 17, prevede che i Comuni applichino un coefficiente di riduzione della TARI proporzionale alla quantità di eccedenze alimentari donate a enti del Terzo Settore. Per ottenere la riduzione, l’azienda deve documentare le donazioni attraverso dichiarazioni trimestrali degli enti riceventi che attestino natura, quantità e destinazione dei prodotti ricevuti. L’entità della riduzione varia da Comune a Comune: a Milano può raggiungere il 20% della quota variabile della TARI. Mageco assiste i clienti nella mappatura delle eccedenze donabili e nella predisposizione della documentazione necessaria per la richiesta di riduzione.

Un ristorante può conferire i rifiuti alimentari insieme all’umido comunale?

I rifiuti alimentari prodotti da un’attività di ristorazione sono classificati come rifiuti speciali non pericolosi ai sensi dell’art. 184 del D.Lgs. 152/2006, e la loro gestione è responsabilità del produttore. Tuttavia, molti Comuni lombardi consentono ai piccoli esercizi di ristorazione, previo accordo con il gestore del servizio pubblico, di conferire i rifiuti organici nel circuito della raccolta differenziata comunale. Per i ristoranti con produzioni superiori alle soglie comunali o per le attività industriali, è invece necessario affidarsi a un operatore autorizzato come Mageco per la raccolta e il trasporto verso impianti di recupero dedicati.

Cosa si produce dal recupero dei rifiuti alimentari?

Dal recupero dei rifiuti alimentari si ottengono diversi prodotti di valore. Il compostaggio produce ammendante compostato misto (ACM) utilizzabile in agricoltura e giardinaggio come fertilizzante naturale. La digestione anaerobica genera biogas, convertibile in energia elettrica e termica tramite cogeneratore, oppure in biometano purificato per l’immissione nella rete del gas naturale. Il digestato, sottoprodotto della digestione anaerobica, è a sua volta impiegabile come fertilizzante organico nei terreni agricoli. Complessivamente, da una tonnellata di rifiuti alimentari si possono ricavare circa 100-150 Nm3 di biogas e 300-400 kg di ammendante o digestato.

Quanto tempo richiede l’attivazione del servizio di recupero rifiuti alimentari con Mageco?

L’attivazione del servizio di recupero rifiuti alimentari con Mageco richiede mediamente 5-10 giorni lavorativi dalla richiesta iniziale. Il processo comprende il sopralluogo tecnico presso la sede del cliente (1-2 giorni), la predisposizione del piano di gestione e dell’offerta economica (2-3 giorni), la fornitura dei contenitori e la configurazione della frequenza di ritiro (2-3 giorni). Per le situazioni urgenti, ad esempio la chiusura di un’attività o un surplus stagionale, è disponibile un servizio di attivazione rapida entro 48 ore.

Servizi correlati e approfondimenti

Il recupero dei rifiuti alimentari si inserisce nel più ampio contesto della gestione integrata dei rifiuti organici e speciali. Mageco offre servizi complementari per tutte le tipologie di scarto prodotte dalle aziende della filiera agroalimentare. Consulti le nostre guide dedicate per approfondire i servizi disponibili nella Sua provincia.

Recupero rifiuti alimentari nelle province lombarde