Come funziona il recupero pneumatici fuori uso in Lombardia? Granulazione, pirolisi e nuove applicazioni della gomma riciclata
Il recupero pneumatici fuori uso (PFU) rappresenta uno dei settori più avanzati dell’economia circolare italiana: ogni anno in Lombardia vengono generati oltre 45.000 tonnellate di pneumatici a fine vita, una risorsa che attraverso processi di granulazione meccanica, devulcanizzazione e pirolisi può essere interamente trasformata in materie prime seconde ad alto valore aggiunto. Il granulato di gomma ricavato dai PFU trova impiego nella realizzazione di superfici sportive, pavimentazioni antitrauma, asfalti modificati ad alte prestazioni e isolanti acustici, sostituendo materie prime vergini e riducendo l’impronta carbonica dei processi produttivi a valle.
Mageco S.r.l., con sede a Milano in Via Medardo Rosso 4, opera nel recupero di pneumatici e nella gestione della filiera PFU su tutto il territorio lombardo, garantendo la piena conformità al D.Lgs. 152/2006 e al D.M. 182/2019 che disciplina la gestione degli pneumatici fuori uso. In questa guida aggiornata al 2026, Lei troverà informazioni dettagliate sulle tecnologie di riciclo, la normativa vigente, gli obiettivi del consorzio Ecopneus, le applicazioni dei materiali recuperati e i vantaggi concreti che il recupero pneumatici genera per le imprese e per l’ambiente. Attraverso la nostra rete di impianti partner certificati, siamo in grado di valorizzare fino al 100% dei materiali contenuti negli pneumatici a fine vita, trasformando un rifiuto in una risorsa strategica.
Pneumatici fuori uso (PFU): definizione, composizione e classificazione CER
I pneumatici fuori uso (PFU) sono pneumatici che hanno esaurito la loro vita utile e non possono essere riutilizzati né ricostruiti, e il loro recupero consiste nella trasformazione dei materiali costitutivi — gomma vulcanizzata, acciaio di rinforzo e fibre tessili — in materie prime seconde riutilizzabili dall’industria. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti classifica i PFU con il codice CER 16 01 03 (pneumatici fuori uso, non pericolosi), mentre per gli pneumatici provenienti da raccolta differenziata urbana si utilizza il codice CER 20 03 07.
Uno pneumatico per autovettura pesa mediamente tra 6 e 10 kg, mentre uno pneumatico per autocarro può raggiungere i 50-80 kg. La composizione chimica varia in funzione della tipologia, ma in termini generali uno pneumatico contiene circa il 45-47% di gomma (naturale e sintetica), il 21-25% di cariche rinforzanti (nerofumo e silice), il 12-16% di acciaio (cerchietti e cinture metalliche), il 5-6% di fibre tessili (nylon, rayon, poliestere) e il restante 10-12% in additivi chimici quali zolfo, ossido di zinco, acceleranti di vulcanizzazione, antiossidanti e plastificanti. Questa composizione complessa rende il recupero pneumatici una sfida tecnica significativa, ma anche un’opportunità economica rilevante.
La distinzione fondamentale nel settore riguarda la differenza tra pneumatici ricostruibili e pneumatici fuori uso non ricostruibili. I primi, che conservano una carcassa strutturalmente integra, possono essere sottoposti a un processo di ricostruzione (retreading) che ne prolunga la vita utile: la ricostruzione è considerata la forma più elevata di recupero nella gerarchia dei rifiuti e consente un risparmio di materia prima vergine pari al 70% rispetto alla produzione di uno pneumatico nuovo. I secondi, non più idonei alla ricostruzione per usura eccessiva, danni strutturali o invecchiamento, vengono avviati ai processi di recupero di materia o di energia disciplinati dal D.Lgs. 152/2006.
| Componente | Pneumatico autovettura | Pneumatico autocarro | Materiale recuperato | Principale destinazione |
|---|---|---|---|---|
| Gomma naturale | 14% | 27% | Granulato di gomma, polverino | Superfici sportive, asfalti modificati, isolanti |
| Gomma sintetica (SBR, BR) | 27% | 14% | Granulato di gomma, polverino | Pavimentazioni antitrauma, manufatti in gomma |
| Nerofumo (carbon black) | 28% | 28% | Carbon black recuperato (rCB) | Industria della gomma, pigmenti, plastiche |
| Acciaio | 14-15% | 14-15% | Rottame ferroso di alta qualità | Acciaierie, fonderie, siderurgia |
| Fibre tessili | 5-6% | 0-1% | Fibra tessile recuperata (fluff) | Cementifici (CSS), isolanti, geotessili |
| Ossido di zinco e additivi | 5-6% | 5-6% | Zinco, zolfo (da pirolisi) | Industria chimica, fertilizzanti |
La tabella evidenzia come il recupero pneumatici generi materie prime seconde destinate a molteplici settori industriali. L’acciaio recuperato, di elevata purezza e privo di impurità significative, viene assorbito direttamente dalle acciaierie lombarde. Il granulato di gomma, disponibile in granulometrie da 0,1 a 20 mm, alimenta una filiera manifatturiera in crescita costante. Secondo i dati Ecopneus (Rapporto di Sostenibilità 2025), in Italia vengono raccolti annualmente circa 380.000 tonnellate di PFU, delle quali il 52% viene avviato a recupero di materia e il 48% a recupero energetico come Combustibile Solido Secondario (CSS).

Normativa italiana ed europea sul recupero PFU: obblighi, consorzi e obiettivi
Il quadro normativo del recupero pneumatici in Italia si fonda sul D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) e sul D.M. 182/2019, che ha riformato la disciplina della gestione dei PFU imponendo l’obbligo di recupero in misura pari al 100% degli pneumatici immessi sul mercato, con un obiettivo minimo del 50% destinato a recupero di materia. Il sistema si basa sul principio della responsabilità estesa del produttore (EPR), secondo il quale i produttori e gli importatori di pneumatici finanziano la raccolta e il trattamento dei PFU attraverso un contributo ambientale incluso nel prezzo di vendita.
L’art. 228 del D.Lgs. 152/2006, come modificato dalla L. 166/2009, stabilisce che i produttori e gli importatori di pneumatici devono provvedere, singolarmente o in forma associata, alla gestione di quantitativi di PFU almeno pari a quelli immessi sul mercato nell’anno precedente. Il D.M. 182/2019 ha ulteriormente rafforzato questo obbligo, introducendo un sistema di tracciabilità e rendicontazione più stringente e ampliando il perimetro degli obblighi ai distributori e ai centri di assistenza che effettuano il cambio gomme. Il recupero pneumatici è quindi regolamentato attraverso un sistema consortile vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
A livello europeo, la Direttiva 1999/31/CE sulle discariche vieta il conferimento di pneumatici interi (dal 2003) e triturati (dal 2006) in discarica, rendendo il recupero l’unica via legale per la gestione dei PFU. La Direttiva Quadro Rifiuti 2008/98/CE, modificata dalla Direttiva (UE) 2018/851, rafforza la gerarchia dei rifiuti ponendo il riciclo e il recupero di materia in posizione prioritaria rispetto al recupero energetico. Il Piano d’Azione per l’Economia Circolare del Green Deal Europeo include gli pneumatici tra i flussi prioritari per i quali raggiungere obiettivi di circolarità più ambiziosi entro il 2030.
Documentazione obbligatoria per il recupero PFU
- Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): documento di trasporto obbligatorio ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006, da compilare in quattro copie per ogni conferimento di PFU, indicando codice CER 16 01 03, quantità in peso, produttore, trasportatore e destinatario
- Registro di carico e scarico: tenuta obbligatoria per gommisti, autofficine e gestori ai sensi dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006, con annotazioni entro 10 giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto
- Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale da presentare entro il 30 aprile alla Camera di Commercio territorialmente competente, ai sensi della L. 70/1994
- Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: obbligatoria per trasportatori e impianti di trattamento, nelle categorie previste dal D.M. 120/2014, consultabile su albonazionalegestoriambientali.it
- RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti): dal 2025, il D.M. 4 aprile 2023 n. 59 impone la tracciabilità digitale obbligatoria per tutti gli operatori della filiera PFU, sostituendo il precedente sistema cartaceo
- Comunicazione annuale al MASE: i consorzi e i soggetti che gestiscono PFU devono comunicare annualmente al Ministero i quantitativi raccolti, trattati e recuperati, ai sensi dell’art. 228, comma 4, del D.Lgs. 152/2006
ARPA Lombardia (arpalombardia.it) svolge funzioni di controllo e vigilanza sugli impianti di trattamento e recupero PFU presenti sul territorio regionale, verificando il rispetto delle autorizzazioni e degli standard di emissione. La Regione Lombardia, attraverso la D.G. Ambiente, coordina la pianificazione regionale della gestione PFU integrandola nel Piano Regionale Rifiuti (pubblicato su regione.lombardia.it).
Tecnologie di recupero pneumatici: dalla triturazione alla pirolisi
Il processo di recupero pneumatici si articola in quattro fasi principali — triturazione primaria, granulazione con separazione dei materiali, eventuale devulcanizzazione o pirolisi, e produzione di materie prime seconde — al termine delle quali si ottengono granulato di gomma, acciaio, fibre tessili e, nel caso della pirolisi, olio di pirolisi e carbon black recuperato. Ogni fase è regolamentata dalle norme tecniche UNI EN e dalle condizioni dell’autorizzazione regionale rilasciata ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006.
La scelta della tecnologia di recupero dipende dalla destinazione finale dei materiali e dal valore economico dei prodotti ottenuti. Il recupero meccanico tramite granulazione rappresenta la tecnologia più diffusa in Italia e in Europa, con una quota di mercato superiore al 70% del totale dei PFU trattati. La pirolisi, tecnologia emergente che consente di ottenere prodotti a più elevato valore aggiunto, sta guadagnando quote di mercato significative grazie ai miglioramenti tecnologici e alla crescente domanda di carbon black recuperato (rCB) e olio di pirolisi (TPO, Tire Pyrolysis Oil).
Le fasi del recupero meccanico (granulazione)
- Conferimento e stoccaggio: gli pneumatici fuori uso vengono conferiti presso l’impianto di trattamento, pesati, registrati nel sistema RENTRI e stoccati in aree dedicate, nel rispetto dei limiti quantitativi imposti dall’autorizzazione (generalmente non oltre 30 giorni di giacenza media). Lo stoccaggio deve rispettare le norme antincendio specifiche per gli pneumatici, inclusa la distanza minima dai fabbricati e la suddivisione in cumuli di dimensioni controllate.
- Triturazione primaria (shredding): gli pneumatici vengono introdotti in trituratori a lame rotanti (shredder) che li riducono in frammenti (chip) di dimensioni comprese tra 50 e 300 mm. In questa fase vengono rimossi i cerchietti metallici (bead wire) mediante separatori magnetici. I chip di gomma ottenuti, denominati TDF (Tire Derived Fuel) nella nomenclatura internazionale, possono già essere utilizzati come Combustibile Solido Secondario (CSS) ai sensi del D.M. 14 febbraio 2013 n. 22.
- Granulazione e separazione: i chip vengono avviati a granulatori a temperatura ambiente (processo criogenico o meccanico) che li riducono in granulato calibrato. Durante questa fase, separatori magnetici ad alta intensità estraggono l’acciaio residuo (purezza superiore al 99%), mentre sistemi di aspirazione e classificazione pneumatica separano le fibre tessili dalla gomma. Il granulato di gomma viene classificato per granulometria: da 0,8 a 20 mm per le applicazioni sportive, da 0,1 a 0,8 mm (polverino) per gli asfalti modificati e i manufatti tecnici.
- Devulcanizzazione (opzionale): processo termomeccanico o chimico che rompe i legami zolfo-carbonio della maglia vulcanizzata, restituendo alla gomma proprietà plastiche simili a quelle del materiale vergine. La devulcanizzazione consente di miscelare il materiale recuperato con gomma vergine in percentuali significative (fino al 30-40%), ampliando notevolmente le possibilità di riutilizzo. Le tecnologie più avanzate utilizzano estrusori bivite con controllo termico di precisione e agenti chimici specifici.
- Controllo qualità e certificazione: il granulato, il polverino e l’acciaio recuperato vengono sottoposti a controlli di qualità per verificare la conformità agli standard di prodotto. Il granulato di gomma per superfici sportive deve rispettare la norma UNI EN 1177 (attenuazione degli impatti) e la UNI EN 71-3 (migrazione di elementi chimici). L’acciaio deve rispettare le specifiche dell’industria siderurgica per il rottame di qualità. Al termine del processo, vengono emessi i certificati di avvenuto recupero ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006 (cessazione della qualifica di rifiuto, End of Waste).
La pirolisi dei pneumatici fuori uso
La pirolisi è un processo di decomposizione termica che avviene in assenza di ossigeno a temperature comprese tra 400 e 700°C. Applicata ai PFU, produce tre frazioni principali: olio di pirolisi (TPO, 40-45% in peso), carbon black recuperato (rCB, 30-35%), gas di pirolisi non condensabili (10-15%) e acciaio (10-15%). L’olio di pirolisi ha un potere calorifico di circa 42 MJ/kg, paragonabile al gasolio, e può essere utilizzato come combustibile industriale o raffinato per ottenere frazioni più leggere. Il carbon black recuperato, dopo processi di purificazione e pelletizzazione, può sostituire parzialmente il nerofumo vergine nell’industria della gomma e delle plastiche. Questa tecnologia è considerata particolarmente promettente per gli pneumatici non riutilizzabili come materia e sta ricevendo investimenti crescenti a livello europeo.
Confronto tra le principali tecnologie di recupero pneumatici in Lombardia
| Tecnologia | Resa di recupero | Prodotti principali | Riferimento normativo |
|---|---|---|---|
| Granulazione meccanica a temperatura ambiente | 95-99% in peso | Granulato di gomma (0,8-20 mm), polverino (<0,8 mm), acciaio, fibra tessile | Art. 184-ter D.Lgs. 152/2006; D.M. End of Waste specifico |
| Granulazione criogenica (azoto liquido) | 95-98% in peso | Polverino fine (<0,5 mm), acciaio, fibra tessile | Art. 184-ter D.Lgs. 152/2006 |
| Devulcanizzazione termomeccanica | 85-92% in peso | Gomma devulcanizzata (rigenerabile), acciaio | Art. 184-ter D.Lgs. 152/2006 |
| Pirolisi | 90-95% in peso | Olio di pirolisi (TPO), carbon black recuperato (rCB), gas, acciaio | Autorizzazione ex art. 208 D.Lgs. 152/2006; D.M. 14/02/2013 n. 22 per CSS |
| Recupero energetico (CSS/CDR) | 100% (energetico) | Energia termica ed elettrica (PCI 28-32 MJ/kg) | D.M. 14/02/2013 n. 22; D.Lgs. 133/2005; BAT per cementifici |

Applicazioni del granulato di gomma e dei materiali recuperati dai PFU
Il granulato di gomma ottenuto dal recupero pneumatici trova applicazione in oltre 15 settori industriali, dalle superfici sportive all’edilizia, dalla modifica degli asfalti alla produzione di manufatti tecnici, generando un mercato europeo stimato in oltre 2 miliardi di euro annui. L’Italia, grazie all’azione del consorzio Ecopneus e alla qualità degli impianti di trattamento presenti sul territorio, si posiziona tra i primi Paesi europei per tasso di utilizzo del granulato di gomma da PFU.
Le superfici sportive in erba sintetica con intaso in granulato di gomma rappresentano la principale applicazione volumetrica del granulato da PFU. In Italia sono presenti oltre 7.000 campi da calcio con intaso in gomma riciclata. Il Regolamento REACH (Regolamento CE 1907/2006), come modificato dal Regolamento (UE) 2021/1199, ha introdotto dal 2022 limiti specifici per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nei granuli destinati a superfici sportive e parchi gioco (concentrazione massima di 20 mg/kg per la somma di 8 IPA), confermando la sicurezza del materiale entro tali parametri.
Nel settore stradale, gli asfalti modificati con polverino di gomma (tecnologia dry e wet) dimostrano prestazioni superiori rispetto ai conglomerati convenzionali: maggiore resistenza all’ormaiamento, riduzione del rumore di rotolamento di 3-5 dB, miglioramento della durabilità con un allungamento della vita utile stimato tra il 30% e il 60%. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha promosso l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per le infrastrutture stradali (D.M. 23 giugno 2022), che incentivano l’impiego di materiali riciclati negli asfalti. Questa è una prospettiva particolarmente rilevante per il recupero pneumatici su scala industriale.
- Superfici sportive: intaso per campi da calcio in erba sintetica, piste di atletica, pavimentazioni per palestre e aree fitness
- Pavimentazioni antitrauma: parchi gioco, aree esterne per asili e scuole, percorsi pedonali, aree di sicurezza conformi alla UNI EN 1177
- Asfalti modificati: conglomerati bituminosi con aggiunta di polverino di gomma (1-3% in peso), per strade urbane, autostrade e aeroporti
- Isolanti acustici e antivibranti: tappetini fonoassorbenti per sottopavimento, barriere antirumore, supporti antivibranti per macchinari industriali e ferrovie
- Edilizia e arredo urbano: piastrelle in gomma riciclata, cordoli, dissuasori di sosta, fioriere, arredi per spazi pubblici
- Recupero energetico: CSS (Combustibile Solido Secondario) per cementifici e impianti industriali ad alta temperatura, con potere calorifico di 28-32 MJ/kg paragonabile al carbone
Mageco: recupero pneumatici certificato su tutta la Lombardia
Mageco S.r.l., con sede a Milano e operativa su tutte le dodici province lombarde, offre un servizio integrato di recupero pneumatici che copre l’intera filiera dalla raccolta presso gommisti, autofficine e flotte aziendali fino alla certificazione del recupero, garantendo la piena valorizzazione dei materiali contenuti nei PFU. L’azienda, specializzata nella gestione ambientale, dispone delle autorizzazioni e della rete logistica necessarie per gestire qualsiasi volume di pneumatici fuori uso, dalle piccole officine artigianali ai grandi operatori della logistica e del trasporto.
Il servizio di recupero pneumatici di Mageco si distingue per l’approccio personalizzato: ogni cliente riceve un piano di gestione calibrato sulle proprie esigenze operative, che ottimizza la frequenza di ritiro, minimizza gli oneri di stoccaggio e garantisce la piena conformità alla normativa vigente. L’azienda gestisce l’intero flusso documentale — FIR, registri di carico e scarico, dichiarazioni MUD, iscrizioni RENTRI — sollevando il cliente da ogni complessità burocratica e azzerando il rischio sanzionatorio. Per il trattamento e lo smaltimento di pneumatici con caratteristiche particolari (pneumatici industriali, agricoli, di grandi dimensioni), vengono attivati protocolli specifici con impianti partner specializzati.
La collaborazione con una rete selezionata di impianti di granulazione e pirolisi presenti sul territorio lombardo e nazionale consente a Mageco di indirizzare ogni lotto di PFU verso la destinazione ottimale, massimizzando il recupero di materia e garantendo tassi di valorizzazione superiori al 95% in peso. Ogni conferimento è documentato con certificati di avvenuto recupero che attestano le quantità trattate, le materie prime seconde prodotte e le destinazioni finali.
I vantaggi del servizio di recupero pneumatici Mageco
- Conformità normativa completa: gestione documentale integrata (FIR, registri, MUD, RENTRI) con verifica preventiva dei codici CER e delle autorizzazioni di filiera, in conformità al D.M. 182/2019 e all’art. 228 del D.Lgs. 152/2006
- Ritiro programmato o su chiamata: servizio di raccolta su tutta la Lombardia (Milano, Brescia, Bergamo, Monza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi, Sondrio) con tempi di intervento entro 48 ore dalla richiesta e fornitura di contenitori dedicati
- Massimizzazione del recupero di materia: rete di impianti partner certificati che garantisce tassi di recupero superiori al 95%, con priorità al recupero di materia (granulato, polverino, acciaio) rispetto al recupero energetico
- Reportistica per la sostenibilità: certificati di avvenuto recupero dettagliati, utilizzabili per bilanci di sostenibilità, reporting ESG e conformità ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) previsti dal Codice degli Appalti
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Costi del recupero pneumatici e domande frequenti
Il costo del recupero pneumatici fuori uso in Italia è in larga parte coperto dal contributo ambientale PFU, una tariffa inclusa nel prezzo di vendita dello pneumatico nuovo che finanzia la raccolta e il trattamento a fine vita attraverso il sistema consortile. Per gli pneumatici coperti dal sistema Ecopneus o dai consorzi alternativi (EcoTyre, Greentire), il costo di gestione per gommisti e autofficine è quindi già compreso nel contributo versato al momento dell’acquisto. Tuttavia, per i PFU di provenienza non standard — pneumatici industriali, agricoli, di movimentazione terra, pneumatici storici o abbandonati — possono applicarsi costi specifici di trattamento.
Fattori che influenzano i costi del recupero PFU
- Tipologia di pneumatico: gli pneumatici per autovettura (PFU leggeri) hanno costi unitari inferiori rispetto agli pneumatici per autocarro, movimento terra o veicoli agricoli (PFU pesanti), che richiedono impianti di triturazione più potenti
- Copertura consortile: i PFU coperti dal contributo ambientale Ecopneus/EcoTyre vengono raccolti e trattati senza costi aggiuntivi per il gommista; i PFU fuori sistema consortile (pneumatici importati direttamente, pneumatici storici) comportano costi a carico del detentore
- Quantità e accessibilità del sito: ritiri con volumi significativi (oltre 200 PFU equivalenti) consentono economie di scala sul trasporto; la localizzazione del punto di raccolta rispetto agli impianti di trattamento incide sulle tariffe
- Stato di conservazione: PFU integri e correttamente stoccati hanno costi di trattamento inferiori rispetto a pneumatici contaminati da oli, terriccio o frammisti ad altri rifiuti ingombranti
Domande frequenti sul recupero pneumatici
Che cosa sono i PFU e perché devono essere recuperati?
I PFU (Pneumatici Fuori Uso) sono pneumatici giunti a fine vita utile che non possono essere riutilizzati né ricostruiti. Devono essere recuperati perché la Direttiva 1999/31/CE vieta il conferimento in discarica di pneumatici interi (dal 2003) e triturati (dal 2006), e il D.Lgs. 152/2006 impone la gerarchia dei rifiuti con priorità al recupero di materia ed energia. Ogni anno in Italia vengono generati circa 380.000 tonnellate di PFU, che attraverso granulazione, pirolisi e recupero energetico vengono interamente valorizzati.
Come funziona il sistema Ecopneus per la raccolta dei PFU?
Ecopneus è il principale consorzio italiano per la gestione dei PFU, fondato nel 2009 dai maggiori produttori di pneumatici. Il sistema funziona tramite il contributo ambientale PFU, incluso nel prezzo di vendita dello pneumatico nuovo: il gommista o l’autofficina accumula i PFU derivanti dal cambio gomme e ne richiede il ritiro gratuito a Ecopneus, che organizza la raccolta attraverso una rete di operatori logistici e indirizza i PFU verso impianti di trattamento autorizzati per il recupero di materia o energia. Ecopneus gestisce circa il 70% dei PFU generati in Italia.
Quali materiali si ottengono dal recupero degli pneumatici fuori uso?
Dal recupero meccanico degli pneumatici si ottengono tre materiali principali: granulato di gomma (65-70% in peso), utilizzabile per superfici sportive, asfalti modificati, pavimentazioni antitrauma e manufatti; acciaio (12-16%), destinato alle acciaierie come rottame ferroso di alta qualità; e fibra tessile (5-6%), impiegabile come combustibile o materiale isolante. Dalla pirolisi si ottengono inoltre olio combustibile (40-45%), carbon black recuperato (30-35%) e gas di sintesi utilizzabile per autoconsumo energetico dell’impianto.
Il granulato di gomma da pneumatici riciclati è sicuro per i campi sportivi?
Il granulato di gomma da PFU destinato a superfici sportive e aree gioco deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento REACH (Regolamento CE 1907/2006), modificato dal Regolamento (UE) 2021/1199, che fissa una concentrazione massima di 20 mg/kg per la somma di 8 idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Numerosi studi dell’ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) e dell’Istituto Superiore di Sanità hanno confermato l’assenza di rischi significativi per la salute degli atleti e dei bambini entro questi parametri. I produttori certificati eseguono controlli sistematici su ogni lotto di granulato.
Qual è la differenza tra recupero di materia e recupero energetico per i PFU?
Il recupero di materia trasforma i PFU in materie prime seconde riutilizzabili (granulato di gomma, polverino, acciaio, carbon black) attraverso processi meccanici o termochimici. Il recupero energetico utilizza i PFU come Combustibile Solido Secondario (CSS) in cementifici e impianti industriali, sfruttando il loro elevato potere calorifico (28-32 MJ/kg). Nella gerarchia dei rifiuti stabilita dal D.Lgs. 152/2006, il recupero di materia è prioritario rispetto al recupero energetico. Il D.M. 182/2019 impone che almeno il 50% dei PFU raccolti sia destinato a recupero di materia.
Un gommista o un’autofficina deve pagare per il ritiro dei PFU?
No, per gli pneumatici coperti dal sistema consortile (Ecopneus, EcoTyre, Greentire) il ritiro è gratuito per gommisti e autofficine, perché il costo è già coperto dal contributo ambientale PFU incluso nel prezzo di vendita dello pneumatico nuovo. Il gommista deve registrare i PFU nel registro di carico e scarico, conservarli in modo conforme e richiederne il ritiro attraverso il portale del consorzio di riferimento. Per i PFU non coperti dal sistema consortile (pneumatici importati direttamente, pneumatici storici, PFU abbandonati), il detentore deve sostenere i costi di raccolta e trattamento rivolgendosi a un operatore autorizzato come Mageco.
Quanto tempo impiega il processo di recupero degli pneumatici?
I tempi di recupero variano in funzione della tecnologia e dei volumi. Il ritiro presso il cliente avviene entro 48 ore lavorative dalla richiesta. La fase di triturazione e granulazione meccanica richiede da 1 a 3 giorni lavorativi per lotto. Il processo di pirolisi, più complesso, richiede da 5 a 10 giorni inclusi i controlli di qualità sui prodotti. I certificati di avvenuto recupero vengono emessi al completamento del trattamento, generalmente entro 2-4 settimane dal conferimento. Mageco gestisce l’intera tempistica e fornisce aggiornamenti sullo stato di avanzamento del recupero.
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Il recupero pneumatici si inserisce nell’ampio ecosistema di servizi di gestione ambientale offerto da Mageco per le imprese lombarde. Per approfondire le tematiche connesse alla gestione dei PFU e alla valorizzazione dei rifiuti industriali, Le consigliamo di consultare le risorse del nostro blog dedicate ai servizi complementari e alle guide specifiche per provincia.
- Smaltimento pneumatici: quando il recupero non è possibile
- Recupero rifiuti speciali: normativa e procedure in Lombardia
- Recupero rifiuti non pericolosi: classificazione e trattamento
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- Recupero pneumatici a Como: gestione PFU nella provincia lariana
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- Recupero pneumatici a Cremona: ritiro e recupero PFU
- Recupero pneumatici a Mantova: gestione ambientale PFU
- Recupero pneumatici a Lecco: servizi per la provincia
- Recupero pneumatici a Lodi: raccolta e valorizzazione
- Recupero pneumatici a Sondrio: gestione PFU in Valtellina
Per approfondimenti normativi, si rimanda alla sezione dedicata ai rifiuti del sito ISPRA e al Rapporto Rifiuti Speciali pubblicato annualmente.