Recupero pile esauste in Lombardia: come riciclare pile alcaline, al litio e a bottone per estrarre zinco, manganese e materie prime critiche

Il recupero pile esauste rappresenta un tassello fondamentale della strategia europea di approvvigionamento sostenibile di materie prime critiche. Ogni anno in Italia vengono immesse al consumo oltre 450 milioni di pile portatili — alcaline, zinco-carbone, al litio primario e a bottone — per un peso complessivo che supera le 15.000 tonnellate. Eppure, secondo i dati del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA), il tasso di raccolta nazionale si attesta ancora attorno al 52%, ben al di sotto degli obiettivi fissati dal Regolamento UE 2023/1542 che impone il 63% entro il 2027 e il 73% entro il 2031. Le pile esauste contengono zinco, manganese, litio, argento, mercurio e altre sostanze che, se recuperate attraverso processi idrometallurgici e pirometallurgici, possono alimentare nuovi cicli produttivi industriali, riducendo la dipendenza dalle importazioni e l’impatto ambientale dell’estrazione mineraria vergine.

Mageco S.r.l., con sede operativa in Via Medardo Rosso 4 a Milano, offre alle imprese e agli enti della Lombardia un servizio completo di recupero pile portatili di ogni tipologia chimica. Il concetto di urban mining — ovvero l’estrazione di metalli dai rifiuti generati nelle aree urbane — trova nelle pile portatili uno dei giacimenti più sottovalutati: tonnellate di zinco, manganese e litio restano inutilizzate nei cassetti o finiscono impropriamente nei rifiuti indifferenziati. In questa guida aggiornata al 2026, Lei troverà una panoramica completa sulla classificazione delle pile, sul quadro normativo italiano ed europeo, sui processi tecnologici di recupero dei materiali, sui ruoli dei consorzi di raccolta e sui vantaggi concreti che Mageco garantisce nella gestione di questo flusso di rifiuti speciali.

Tipologie di pile portatili recuperabili: composizione chimica, codici CER e materiali estraibili

Le pile portatili esauste sono generatori elettrochimici primari (non ricaricabili) o secondari (ricaricabili) di piccole dimensioni, classificati come rifiuti urbani pericolosi o non pericolosi in funzione del contenuto di sostanze tossiche, e il loro recupero consiste nell’estrazione sistematica di zinco, manganese, litio, argento e altri metalli attraverso processi metallurgici specializzati. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) attribuisce alle pile portatili codici specifici nel Capitolo 20 01 (frazioni di rifiuti urbani raccolte separatamente), mentre le pile di provenienza industriale rientrano nel Capitolo 16 06 (batterie e accumulatori).

La distinzione tra pile e batterie, rilevante sia ai fini normativi sia per il processo di recupero pile, riguarda la dimensione e la destinazione d’uso. Il Regolamento UE 2023/1542 definisce la pila portatile come un dispositivo sigillato, di peso non superiore a 5 kg, non progettato per uso industriale né per veicoli. Rientrano in questa categoria le pile cilindriche (stilo AA, ministilo AAA, mezza torcia C, torcia D, transistor 9V), le pile a bottone (impiegate in orologi, apparecchi acustici, dispositivi medici), le pile al litio primario (formato CR e BR) e le pile ricaricabili NiMH e Li-ion di piccolo formato utilizzate in telecomandi, giocattoli e dispositivi elettronici portatili.

La composizione chimica determina il valore di recupero e il processo tecnologico applicabile. Le pile alcaline e zinco-carbone — che costituiscono circa il 75% del mercato italiano in volume — contengono zinco metallico (15-20% in peso), biossido di manganese (25-30%), ferro (involucro), grafite e potassa caustica o cloruro di ammonio come elettrolita. Le pile al litio primario contengono litio metallico (1-3%), biossido di manganese o tionilcloruro e solventi organici. Le pile a bottone all’ossido di argento contengono argento (25-30%) e zinco, mentre quelle allo zinco-aria contengono zinco in polvere e carbonio attivo. Le pile a bottone al litio (CR2032, CR2025) contengono litio metallico e biossido di manganese.

Tipologie di pile portatili esauste: codici CER, composizione e materiali recuperabili
Tipologia pila Codice CER Pericoloso Composizione principale Materiali recuperabili Resa media recupero
Alcalina (Zn-MnO2) 20 01 34 No Zinco (15-20%), MnO2 (25-30%), ferro, KOH, grafite Zinco metallico, ferriti di Zn-Mn, ferro, grafite 55–70%
Zinco-carbone (Zn-C) 20 01 34 No Zinco (18-22%), MnO2 (28-32%), carbone, NH4Cl Zinco metallico, manganese, ferro, carbone 55–65%
Litio primario (Li-MnO2) 20 01 33* Litio metallico (1-3%), MnO2, solventi organici, ferro Litio (carbonato), manganese, ferro, rame 50–65%
Bottone — ossido d’argento (Zn-Ag2O) 20 01 33* Argento (25-30%), zinco (10-15%), KOH Argento metallico, zinco, acciaio 90–98%
Bottone — zinco-aria (Zn-O2) 20 01 34 No Zinco in polvere (30-35%), carbone attivo, KOH Zinco metallico, acciaio 60–70%
Bottone — litio (Li-MnO2 / Li-CR) 20 01 33* Litio metallico (1-2%), MnO2, solventi, acciaio Litio, manganese, acciaio inossidabile 50–60%
NiMH ricaricabili (piccolo formato) 20 01 34 No Nichel (35-40%), terre rare (8-10%), cobalto, ferro, KOH Nichel, terre rare (La, Ce, Nd), cobalto, ferro 75–85%
Pile al mercurio (fuori produzione) 20 01 33* Mercurio (30-50%), zinco, MnO2 Mercurio distillato, zinco 95–98%

*Le pile contenenti litio metallico, mercurio o ossido d’argento sono classificate come rifiuti pericolosi (CER con asterisco) e richiedono procedure di trasporto e trattamento specifiche ai sensi della normativa ADR.

Il Regolamento UE 2023/1542 ha introdotto una distinzione normativa aggiuntiva: le pile a bottone costituiscono una sottocategoria autonoma delle pile portatili, con obiettivi di raccolta dedicati. Questa classificazione riflette le problematiche specifiche delle pile a bottone — in particolare il rischio di ingestione da parte dei bambini e la presenza di mercurio o argento in concentrazioni significative — e la necessità di flussi di raccolta e trattamento separati. Per le imprese che gestiscono grandi quantità di pile a bottone esauste (orologerie, centri acustici, strutture sanitarie), il corretto recupero pile a bottone diventa un obbligo normativo con risvolti economici interessanti dato l’elevato valore dell’argento contenuto.

Normativa sul recupero pile: D.Lgs. 188/2008, Regolamento UE 2023/1542 e sistema consortile CDCNPA

Il quadro normativo italiano sul recupero pile poggia sul D.Lgs. 188/2008 (recepimento della Direttiva 2006/66/CE), ora in fase di progressiva integrazione con il Regolamento UE 2023/1542 che stabilisce nuovi obiettivi vincolanti di raccolta e riciclaggio delle pile portatili, con il coordinamento operativo affidato al Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) istituito presso il Ministero dell’Ambiente. Il regolamento europeo, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento, rappresenta la riforma più significativa per il settore del riciclo pile degli ultimi vent’anni.

Il D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) costituisce la cornice generale: l’art. 179 stabilisce la gerarchia dei rifiuti che privilegia il recupero rispetto allo smaltimento, mentre la Parte IV disciplina la gestione dei rifiuti speciali e le relative autorizzazioni. Per le pile portatili esauste, le operazioni di recupero pertinenti sono la R4 (riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici) e la R5 (riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche). Lo smaltimento delle pile non recuperabili segue le operazioni D9 (trattamento fisico-chimico) e D10 (incenerimento) dell’Allegato B.

Obiettivi di raccolta e riciclaggio del Regolamento UE 2023/1542

Il regolamento europeo sulle batterie e sui rifiuti di batterie fissa obiettivi progressivi che accelerano la transizione verso l’economia circolare nel settore delle pile portatili. I target vincolanti per gli Stati membri rappresentano un salto di qualità rispetto ai livelli attuali di recupero pile in Italia:

Obiettivi di raccolta e riciclaggio delle pile portatili ai sensi del Reg. UE 2023/1542
Indicatore Obiettivo al 31.12.2027 Obiettivo al 31.12.2031 Situazione Italia 2024 Riferimento normativo
Tasso di raccolta pile portatili 63% 73% ~52% Art. 69, par. 2
Efficienza riciclaggio – altre batterie (incluse alcaline) 50% in peso 50% in peso ~55% Art. 71, par. 3, lett. d)
Recupero zinco Incluso nell’obiettivo generale ~45% Allegato XII
Recupero litio (da pile al litio primario) 50% 80% ~30% Art. 71, par. 3, Allegato XII
Recupero cobalto (da pile NiMH) 90% 95% ~80% Art. 71, par. 3, Allegato XII
Recupero nichel (da pile NiMH) 90% 95% ~85% Art. 71, par. 3, Allegato XII

Il CDCNPA — Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, istituito dall’art. 15 del D.Lgs. 188/2008 — svolge un ruolo centrale nella governance del sistema di raccolta e recupero pile in Italia. Il Centro coordina i Sistemi Collettivi di raccolta (tra cui COBAT, Erion Energy, ERP Italia, Eco-Bat e altri soggetti autorizzati) che operano su mandato dei produttori e degli importatori di pile secondo il principio della responsabilità estesa del produttore (EPR). I Sistemi Collettivi finanziano la raccolta differenziata presso i punti vendita, le piattaforme ecologiche comunali e i centri di raccolta dedicati, garantendo la copertura territoriale dell’intero territorio nazionale. Secondo la Relazione Annuale CDCNPA 2024, in Lombardia operano oltre 3.800 punti di raccolta pile portatili tra esercizi commerciali, piattaforme ecologiche e strutture aziendali.

Documentazione obbligatoria per il recupero pile

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): obbligatorio per ogni trasporto ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006, compilato in quattro copie con indicazione del codice CER, del peso e dell’impianto di destinazione
  • Registro di carico e scarico: tenuta obbligatoria ai sensi dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006, con annotazioni entro 10 giorni lavorativi per i soggetti obbligati (imprese con più di 10 dipendenti o che producono rifiuti pericolosi)
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale entro il 30 aprile alla Camera di Commercio competente per territori
  • Registro Elettronico Nazionale di Tracciabilità (RENTRI): operativo dal 2025 ai sensi del D.M. 4 aprile 2023 n. 59, per la tracciabilità digitale dei rifiuti speciali pericolosi incluse le pile con CER asteriscato
  • Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: obbligatoria per il trasportatore, nelle categorie previste dal D.M. 120/2014 (consultabile su albonazionalegestoriambientali.it)
  • Certificazione ADR: le pile al litio primario, classificate come merci pericolose (UN 3090 litio metallico, UN 3091 litio metallico in apparecchiature), richiedono il trasporto conforme all’Accordo ADR; le pile alcaline non pericolose beneficiano dell’esenzione prevista dalla disposizione speciale 598

ARPA Lombardia (arpalombardia.it) vigila sul rispetto delle condizioni autorizzative degli impianti di trattamento pile operanti nel territorio regionale e sulle emissioni derivanti dai processi di recupero. La Regione Lombardia ha inoltre approvato specifiche disposizioni integrative nell’ambito del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) che promuovono l’incremento della raccolta differenziata delle pile portatili mediante accordi con la grande distribuzione e campagne di sensibilizzazione nelle scuole.

Il processo di recupero pile: dalla raccolta alla raffinazione di zinco, manganese e litio

Il recupero pile esauste si articola in cinque fasi operative — raccolta differenziata, selezione e cernita per chimica, pre-trattamento meccanico, trattamento metallurgico (idrometallurgico o pirometallurgico) e raffinazione dei prodotti finali — con tecnologie e rese che variano significativamente in funzione della composizione chimica della pila. La fase di cernita rappresenta il passaggio critico: la separazione accurata delle pile per tipologia chimica è prerequisito essenziale per massimizzare la resa e la purezza dei materiali recuperati.

La raccolta delle pile portatili avviene attraverso una rete capillare di punti di conferimento. I contenitori di raccolta dedicati (tipicamente di colore giallo o verde, con fessura dimensionata per pile portatili) sono dislocati presso supermercati, tabaccherie, centri commerciali, scuole, uffici pubblici e piattaforme ecologiche comunali. In Lombardia, le dodici province dispongono complessivamente di oltre 3.800 punti di raccolta attivi. Le pile raccolte vengono convogliate presso centri di raggruppamento regionali dove avviene la prima cernita e il confezionamento per il trasporto agli impianti di trattamento.

Fasi del processo di recupero pile portatili

  1. Raccolta e raggruppamento: le pile esauste vengono conferite dai punti vendita e dalle piattaforme ecologiche ai centri di raggruppamento regionali, stoccate in contenitori conformi alla normativa ADR per le tipologie pericolose (pile al litio, al mercurio, all’ossido d’argento) e in contenitori standard per pile alcaline e zinco-carbone
  2. Selezione e cernita per chimica: presso i centri di smistamento automatizzato, le pile vengono separate per tipologia chimica mediante sistemi a raggi X, spettroscopia a fluorescenza (XRF) e selezione magnetica. La separazione è fondamentale: mescolare pile al litio con pile alcaline nel processo di recupero riduce la resa e può generare rischi di sicurezza
  3. Pre-trattamento meccanico: le pile selezionate vengono triturate in mulini a martelli o a lame in ambiente controllato (atmosfera inerte per le pile al litio), con separazione delle frazioni metalliche (involucro in ferro e acciaio) dalla pasta elettrodica (black mass) contenente i metalli di valore
  4. Trattamento metallurgico: la black mass viene processata con tecnologie diverse in funzione della chimica — idrometallurgia (lisciviazione acida e precipitazione selettiva) per le pile alcaline e zinco-carbone, pirometallurgia (fusione in forno a 1.100-1.300 °C) per le pile NiMH, processi combinati per le pile al litio
  5. Raffinazione e confezionamento: i metalli recuperati vengono purificati e confezionati come materie prime seconde (MPS) pronte per il reimpiego industriale: zinco metallico, ossido di manganese, carbonato di litio, argento metallico, leghe di nichel

Tecnologie di recupero specifiche per tipologia di pila

Pile alcaline e zinco-carbone (processo idrometallurgico): dopo la triturazione e la separazione della frazione ferrosa (circa il 25% del peso, recuperata come rottame di ferro), la pasta elettrodica contenente ossidi di zinco e manganese viene sottoposta a lisciviazione acida con acido solforico diluito (H2SO4 al 10-20%). Lo zinco passa in soluzione come solfato di zinco (ZnSO4) e viene recuperato per elettrolisi o precipitazione come ossido di zinco (ZnO), impiegabile nell’industria della gomma, dei pigmenti e della galvanica. Il manganese rimane nel residuo insolubile come ferrite di zinco-manganese, utilizzabile nella produzione di ferriti ceramiche per applicazioni elettroniche. La resa complessiva si attesta al 55-70% in peso, conforme all’obiettivo del 50% fissato dal Regolamento UE 2023/1542.

Pile al litio primario (processo combinato): le pile al litio richiedono un pre-trattamento di messa in sicurezza (scarica residua in soluzione salina o criogenia a -196 °C con azoto liquido) per disattivare il litio metallico reattivo. Dopo la triturazione in atmosfera inerte, la black mass viene trattata per via idrometallurgica per recuperare carbonato di litio (Li2CO3) con purezza superiore al 99%, reimpiegabile nella produzione di nuove celle. Il manganese viene recuperato come ossido. I solventi organici dell’elettrolita vengono distillati e smaltiti o recuperati per via termica. La resa di recupero del litio dalle pile primarie raggiunge il 50-65%, con tecnologie di nuova generazione che puntano a superare il 70%.

Pile a bottone all’ossido d’argento (processo idrometallurgico dedicato): le pile a bottone all’ossido d’argento rappresentano il flusso a più elevato valore economico nel recupero pile. Dopo la separazione meccanica dell’involucro in acciaio, la pasta catodica viene trattata con acido nitrico (HNO3) per sciogliere l’argento, che viene successivamente recuperato per elettrolisi o precipitazione come argento metallico con purezza superiore al 99,9%. Con un contenuto di argento del 25-30% e quotazioni dell’argento intorno a 900-1.000 euro/kg (2025-2026), il recupero delle pile a bottone Ag2O può generare un valore netto significativo.

Rete di raccolta pile portatili in Lombardia

Principali punti di raccolta pile portatili nelle province lombarde (fonte: elaborazione su dati CDCNPA 2024)
Provincia Piattaforme ecologiche comunali Punti vendita con raccolta pile Tonnellate raccolte 2024 (stima)
Milano 54 ~850 1.480
Brescia 42 ~380 620
Bergamo 38 ~320 510
Monza e Brianza 28 ~280 420
Como 22 ~180 260
Varese 26 ~240 380
Pavia 18 ~160 220
Cremona 14 ~110 150
Mantova 16 ~120 170
Lecco 12 ~100 140
Lodi 10 ~80 90
Sondrio 8 ~60 65

Urban mining: materie prime critiche e strategiche dalle pile esauste

L’urban mining applicato alle pile portatili rappresenta una fonte secondaria di approvvigionamento di materie prime critiche e strategiche — litio, cobalto, manganese, terre rare e argento — il cui valore complessivo in Italia supera i 40 milioni di euro annui se calcolato sull’intero flusso di pile immesse al consumo e potenzialmente recuperabili. La Commissione Europea ha inserito il litio, il cobalto e le terre rare nell’elenco delle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act, Regolamento UE 2024/1252), rendendo il recupero da fonti secondarie una priorità strategica per l’autonomia industriale del continente.

Il concetto di urban mining si contrappone all’estrazione mineraria vergine (primary mining) proponendo i rifiuti urbani e industriali come giacimenti di metalli. Nel caso delle pile portatili, il giacimento è disperso ma quantitativamente rilevante. Ogni tonnellata di pile alcaline esauste contiene circa 150-200 kg di zinco e 250-300 kg di manganese. Ogni tonnellata di pile al litio primario contiene 10-30 kg di litio metallico, equivalenti a 50-160 kg di carbonato di litio — con quotazioni che nel 2025-2026 oscillano tra 10.000 e 15.000 euro per tonnellata di Li2CO3 grado batteria. Le pile a bottone all’ossido d’argento, pur costituendo un flusso ponderalmente ridotto, concentrano il 25-30% del proprio peso in argento, un metallo con applicazioni nell’elettronica, nella fotovoltaica e nella gioielleria.

Il recupero pile contribuisce inoltre alla riduzione dell’impronta carbonica. Secondo stime del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, il riciclo dello zinco da pile esauste genera emissioni di CO2 inferiori del 60-75% rispetto alla produzione di zinco primario da minerale. Per il litio, il risparmio emissivo del recupero rispetto all’estrazione da salamoie sudamericane o da pegmatiti australiane è stimato al 40-55%. La valorizzazione delle pile esauste contribuisce quindi concretamente agli obiettivi di decarbonizzazione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e del Green Deal europeo.

La Lombardia, regione più popolosa e industrializzata d’Italia con oltre 10 milioni di abitanti, genera il flusso più consistente di pile esauste a livello nazionale. Secondo le stime del CDCNPA, le dodici province lombarde producono annualmente circa 4.500 tonnellate di pile portatili esauste, pari al 20% circa del totale nazionale. Questo volume rende la Lombardia un territorio strategico per lo sviluppo di filiere efficienti di raccolta e recupero pile, con potenziali benefici occupazionali e industriali legati alla creazione di capacità di trattamento locale.

Perché scegliere Mageco per il recupero pile in Lombardia

Mageco S.r.l. offre un servizio integrato di recupero pile esauste su tutte le dodici province della Lombardia, gestendo l’intera catena operativa dalla raccolta presso la sede del cliente al conferimento presso impianti di trattamento autorizzati e specializzati per ciascuna tipologia chimica di pila. L’azienda, con sede in Via Medardo Rosso 4 a Milano (MI), opera come intermediario qualificato e trasportatore autorizzato iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantendo la piena conformità normativa al D.Lgs. 152/2006, al D.Lgs. 188/2008 e al Regolamento UE 2023/1542.

Il recupero pile richiede competenze specialistiche che superano la gestione dei rifiuti ordinari. La coesistenza di pile pericolose (litio, ossido d’argento) e non pericolose (alcaline, zinco-carbone) nello stesso contenitore di raccolta impone procedure di cernita e segregazione preventiva per evitare rischi di sicurezza durante il trasporto e il trattamento. Le pile al litio primario, in particolare, possono generare cortocircuiti e incendi se a contatto con materiali conduttivi o se danneggiate meccanicamente. Mageco dispone di personale formato sulle procedure di manipolazione delle pile pericolose e di contenitori di raccolta conformi alla normativa ADR, garantendo la massima sicurezza in ogni fase operativa.

Il sistema di gestione integrato di Mageco garantisce standard elevati in ogni fase del processo di raccolta e conferimento. La rete di impianti partner dell’azienda comprende strutture autorizzate per il trattamento idrometallurgico delle pile alcaline, per la lavorazione delle pile al litio primario in atmosfera controllata, e per il recupero dell’argento dalle pile a bottone. Questa specializzazione per flusso chimico consente di massimizzare la resa di recupero dei materiali e di garantire la conformità agli obiettivi del Regolamento UE 2023/1542.

I vantaggi del servizio Mageco per il recupero pile

  • Gestione documentale completa: compilazione di FIR, registri di carico/scarico e comunicazioni MUD con corretta attribuzione dei codici CER (20 01 33* per pile pericolose, 20 01 34 per pile non pericolose, 16 06 05 per pile di provenienza industriale), eliminando il rischio di errori classificatori e le conseguenti sanzioni
  • Raccolta capillare e regolare: servizio di ritiro programmato su base settimanale, quindicinale o mensile presso la sede del cliente (aziende, grande distribuzione, enti pubblici, strutture sanitarie), con fornitura dei contenitori di raccolta a norma e sostituzione ad ogni ritiro
  • Trasporto conforme alla normativa ADR: le pile al litio primario (UN 3090/3091) e le pile al mercurio richiedono imballaggi omologati UN e trasporto con mezzi e conducenti certificati ADR — Mageco garantisce la piena conformità con documentazione di trasporto completa
  • Conferimento differenziato per chimica: le pile vengono smistate per tipologia chimica e conferite a impianti di trattamento specializzati, massimizzando la resa di recupero di zinco, manganese, litio, argento e nichel
  • Reportistica e certificati di recupero: al termine del trattamento, il cliente riceve un certificato di avvenuto recupero dettagliato per ogni lotto conferito, con indicazione dei materiali recuperati e delle rese ottenute — documentazione utilizzabile per bilanci ESG, certificazioni ambientali e rendicontazioni di sostenibilità

Scopra tutti i nostri servizi di gestione ambientale e le nostre certificazioni. Per un sopralluogo gratuito e un preventivo personalizzato per il recupero pile esauste nella Sua azienda, ci contatti al numero +39 02 668 6568 oppure scriva a info@mageco.it.

Costi del recupero pile e domande frequenti

Il costo del recupero pile portatili varia in funzione della tipologia chimica, delle quantità conferite e dello stato di conservazione, con situazioni in cui determinate tipologie (pile a bottone all’ossido d’argento, pile NiMH ad alto contenuto di nichel) possono generare un contributo economico positivo per il conferitore. Per le pile alcaline e zinco-carbone, che costituiscono la maggioranza del flusso, i costi di trattamento sono generalmente coperti dal contributo ambientale versato dai produttori attraverso i Sistemi Collettivi coordinati dal CDCNPA, rendendo la raccolta e il recupero a costo zero per il detentore finale nella maggior parte dei casi.

Fattori che influenzano i costi del recupero pile

  • Tipologia chimica prevalente: le pile a bottone all’ossido d’argento hanno valore di recupero elevato per il contenuto di argento; le pile alcaline e zinco-carbone hanno un valore modesto compensato dal contributo consortile; le pile al litio primario comportano costi aggiuntivi per la messa in sicurezza
  • Quantità e frequenza di conferimento: volumi superiori a 100 kg per ritiro consentono economie di scala sul trasporto; accordi di ritiro programmato a cadenza regolare riducono i costi unitari di logistica
  • Grado di separazione preventiva: pile già separate per tipologia chimica dal produttore/detentore riducono i costi di cernita presso il centro di smistamento e consentono una valorizzazione superiore dei materiali
  • Presenza di pile pericolose: lotti contenenti percentuali significative di pile al litio primario o al mercurio richiedono imballaggi ADR e procedure di sicurezza aggiuntive, con impatto sui costi di raccolta e trasporto
  • Quotazioni delle materie prime: il valore economico del recupero è direttamente correlato ai prezzi internazionali di zinco (LME), litio (Fastmarkets), argento (LBMA), nichel (LME) e terre rare, soggetti a oscillazioni che influenzano le condizioni economiche offerte dagli impianti di trattamento

Domande frequenti sul recupero pile

Che cosa si intende per recupero pile e quali materiali si ottengono?

Il recupero pile consiste nell’estrazione e nella valorizzazione dei metalli contenuti nelle pile portatili esauste attraverso processi idrometallurgici e pirometallurgici. Dalle pile alcaline e zinco-carbone si recuperano zinco metallico, ossido di manganese, ferriti di zinco-manganese e ferro. Dalle pile al litio primario si ottiene carbonato di litio con purezza superiore al 99% e ossido di manganese. Dalle pile a bottone all’ossido d’argento si estrae argento metallico con purezza superiore al 99,9%. Dalle pile NiMH si recuperano nichel, terre rare (lantanio, cerio, neodimio) e cobalto. Il Regolamento UE 2023/1542 fissa obiettivi vincolanti di recupero per ciascun materiale critico.

Quali sono i codici CER delle pile portatili esauste?

Le pile portatili esauste di provenienza domestica e commerciale sono classificate con i codici CER 20 01 33* (pile contenenti sostanze pericolose: litio, mercurio, ossido d’argento) e 20 01 34 (pile e accumulatori non pericolosi: alcaline, zinco-carbone, zinco-aria). Le pile di provenienza industriale sono classificate nel Capitolo 16 06, con i codici 16 06 04 (pile alcaline) e 16 06 05 (altre pile e accumulatori). L’asterisco indica la classificazione come rifiuto pericoloso, che comporta obblighi aggiuntivi di documentazione (FIR, RENTRI) e di trasporto (normativa ADR).

Che cos’è il CDCNPA e quale ruolo svolge nel recupero pile?

Il CDCNPA (Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori) è l’organismo istituito dall’art. 15 del D.Lgs. 188/2008 con il compito di coordinare i Sistemi Collettivi di raccolta delle pile e degli accumulatori esausti in Italia. Il CDCNPA garantisce la copertura territoriale della raccolta, monitora il raggiungimento degli obiettivi nazionali di raccolta e riciclaggio, gestisce il meccanismo di riequilibrio economico tra i Sistemi Collettivi e pubblica annualmente i dati ufficiali sulla raccolta. I Sistemi Collettivi associati al CDCNPA (tra cui COBAT, Erion Energy, ERP Italia) finanziano le operazioni di raccolta e recupero attraverso il contributo ambientale applicato alla vendita di pile nuove.

Le pile alcaline possono essere gettate nell’indifferenziata o devono essere raccolte separatamente?

No, le pile alcaline non possono essere conferite nel rifiuto indifferenziato. Pur essendo classificate come rifiuti non pericolosi (CER 20 01 34), le pile alcaline contengono zinco, manganese e potassa caustica che, se dispersi nell’ambiente attraverso le discariche o gli inceneritori, inquinano il suolo e le acque. L’art. 6 del D.Lgs. 188/2008 vieta espressamente il conferimento di pile e accumulatori nei rifiuti urbani indifferenziati. Tutte le pile portatili devono essere conferite negli appositi contenitori di raccolta differenziata presenti nei punti vendita, nelle piattaforme ecologiche comunali o nelle sedi aziendali dotate di raccolta dedicata.

Che differenza c’è tra pile e batterie ai fini del recupero?

Il Regolamento UE 2023/1542 definisce la pila portatile come un dispositivo elettrochimico sigillato di peso non superiore a 5 kg, non progettato per uso industriale né per la trazione di veicoli. Le batterie comprendono invece gli accumulatori industriali, quelli per veicoli elettrici (EV), quelli per mezzi di trasporto leggeri (LMT) e quelli per avviamento (SLI), di dimensioni e capacità maggiori. Ai fini del recupero, la distinzione è rilevante perché pile e batterie seguono flussi di raccolta separati, hanno codici CER diversi e vengono trattate in impianti con tecnologie differenti. Mageco gestisce entrambi i flussi con servizi dedicati.

Quanto costa il recupero delle pile esauste per un’azienda?

Per la maggior parte delle pile alcaline e zinco-carbone, il costo di raccolta e trattamento è coperto dal contributo ambientale versato dai produttori attraverso i Sistemi Collettivi coordinati dal CDCNPA, rendendo il servizio a costo zero o a costo ridotto per il detentore finale. Le pile a bottone all’ossido d’argento possono addirittura generare un ricavo netto grazie all’elevato valore dell’argento recuperabile (25-30% del peso della pila). Le pile al litio primario possono comportare un costo aggiuntivo per le procedure di messa in sicurezza ADR. Mageco fornisce preventivi personalizzati in funzione della tipologia, delle quantità e della frequenza di conferimento.

Quali sono gli obiettivi europei di raccolta pile al 2027 e al 2031?

Il Regolamento UE 2023/1542 fissa obiettivi vincolanti di raccolta delle pile portatili: il 63% delle pile immesse al consumo deve essere raccolto entro il 31 dicembre 2027, percentuale che sale al 73% entro il 31 dicembre 2031 (art. 69, par. 2). Per quanto riguarda il riciclaggio, il regolamento impone il recupero del 50% del litio entro il 2027 (80% al 2031), del 90% di cobalto e nichel entro il 2027 (95% al 2031), e un’efficienza complessiva di riciclaggio del 50% in peso per le pile non piombo e non NiCd. L’Italia, con un tasso di raccolta attuale del 52% circa, deve compiere progressi significativi per raggiungere i target europei.

Servizi correlati e approfondimenti sul recupero pile

Il recupero pile si inserisce nel contesto più ampio della gestione dei rifiuti elettrochimici e del riciclo dei materiali tecnologici. Per approfondire le tematiche connesse e scoprire i servizi di Mageco nelle dodici province lombarde, Le consigliamo di consultare le seguenti risorse.

Recupero pile nelle province della Lombardia

Mageco opera con servizio di ritiro programmato in tutte le province lombarde. Consulti la guida specifica per la Sua provincia:

Per la normativa di riferimento completa, si rimanda al testo del Regolamento UE 2023/1542 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, ai rapporti annuali del CDCNPA e ai dati sulla raccolta e il riciclaggio delle pile in Italia pubblicati nel Rapporto Rifiuti Speciali di ISPRA. Per le disposizioni regionali lombarde, si consulti il portale ambientale della Regione Lombardia.