Come funziona il recupero neon in Lombardia? Guida completa al riciclo di tubi fluorescenti, mercurio e materiali preziosi

Il recupero neon è un processo industriale essenziale per la tutela ambientale e per l’economia circolare nel settore dell’illuminazione. I tubi fluorescenti, comunemente chiamati “neon”, contengono al loro interno mercurio metallico, polveri fosforiche a base di terre rare, vetro borosilicato di alta qualità e terminali in alluminio: materiali che, se trattati correttamente, possono essere recuperati in percentuali superiori al 95% in peso. In Italia ogni anno vengono dismessi milioni di tubi fluorescenti provenienti da uffici, stabilimenti industriali, centri commerciali, strutture sanitarie e impianti pubblici di illuminazione, generando un flusso di rifiuti classificato come RAEE del raggruppamento R5.

Mageco S.r.l. opera nel recupero di neon e tubi fluorescenti su tutta la Lombardia, garantendo alle imprese e agli enti pubblici un servizio completo: dalla raccolta in contenitori omologati al trasporto con mezzi autorizzati, fino al conferimento presso impianti specializzati nella frantumazione controllata, nella distillazione del mercurio e nella separazione delle frazioni riciclabili. In questa guida aggiornata al 2026, Lei troverà informazioni dettagliate sulla classificazione dei tubi neon esausti, sulla normativa vigente, sulle tecnologie di trattamento e sui benefici economici e ambientali del recupero rispetto alla dismissione in discarica.

Cosa sono i tubi neon e come si classificano ai fini del recupero: codici CER e categorie RAEE

I tubi neon, tecnicamente denominati lampade fluorescenti lineari, sono sorgenti luminose a scarica contenenti vapori di mercurio e rivestimento interno di polveri fosforiche, classificate come RAEE del raggruppamento R5 e identificate dal codice CER 20 01 21* quando contengono sostanze pericolose.

Il termine “neon”, diffuso nel linguaggio comune, indica in realtà i tubi fluorescenti a catodo caldo: dispositivi nei quali una scarica elettrica attraversa vapori di mercurio a bassa pressione, generando radiazione ultravioletta che viene convertita in luce visibile dalle polveri fosforiche depositate sulla parete interna del tubo di vetro. Il gas neon vero e proprio è presente solo nelle insegne luminose a gas raro, ma la denominazione si è estesa per uso popolare a tutte le lampade fluorescenti lineari. Ai fini del recupero, la distinzione è rilevante: i tubi fluorescenti contengono mercurio (classificato come rifiuto pericoloso), mentre le insegne a neon puro non lo contengono.

La classificazione dei tubi neon ai fini della gestione dei rifiuti segue il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) e il D.Lgs. 49/2014 di recepimento della Direttiva RAEE 2012/19/UE. I tubi fluorescenti rientrano nel raggruppamento R5 (sorgenti luminose) e, a seconda della provenienza e della composizione, vengono identificati con codici CER differenti.

Le principali tipologie di tubi neon soggette a recupero comprendono: tubi fluorescenti lineari T8 (diametro 26 mm, i più diffusi), tubi T5 (diametro 16 mm, ad alta efficienza), tubi T12 (diametro 38 mm, ormai obsoleti), lampade fluorescenti circolari e lampade fluorescenti compatte integrate (CFL). Ciascuna tipologia presenta quantitativi diversi di mercurio — da 3 a 15 mg per tubo — e di polveri fosforiche, rendendo necessario un trattamento specifico per ogni formato.

Classificazione CER dei tubi neon e delle lampade fluorescenti soggette a recupero
Codice CER Descrizione Pericolosità Raggruppamento RAEE
20 01 21* Tubi fluorescenti e altri rifiuti contenenti mercurio Pericoloso R5 — Sorgenti luminose
16 02 13* Apparecchiature fuori uso contenenti componenti pericolosi (lampade industriali) Pericoloso R5
20 01 35* Apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso contenenti componenti pericolosi Pericoloso R5
20 01 36 Apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso diverse da 20 01 35 (insegne neon senza mercurio) Non pericoloso R5
16 02 14 Apparecchiature fuori uso diverse da quelle di cui alle voci da 16 02 09 a 16 02 13 Non pericoloso R5

La presenza dell’asterisco (*) accanto al codice CER indica la pericolosità del rifiuto, dovuta principalmente al contenuto di mercurio. Questa caratteristica impone vincoli specifici per la raccolta, il trasporto e il trattamento, che devono essere eseguiti da operatori iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie appropriate.

Normativa italiana ed europea sul recupero dei neon: obblighi, responsabilità e sanzioni

Il recupero dei tubi neon è disciplinato dal D.Lgs. 49/2014 (attuazione della Direttiva 2012/19/UE sui RAEE), dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) e dal Regolamento CE 1013/2006 sul trasferimento transfrontaliero di rifiuti, con l’obbligo per i produttori di finanziare la raccolta e il trattamento delle sorgenti luminose a fine vita.

Il quadro normativo che regola il recupero dei neon in Italia si articola su più livelli. A livello europeo, la Direttiva 2012/19/UE stabilisce i target di raccolta e recupero per le sorgenti luminose: a partire dal 2019 il tasso di raccolta deve raggiungere il 65% dell’immesso al consumo medio nei tre anni precedenti, con un tasso di recupero pari all’80% in peso. Il Regolamento (UE) 2019/1021 sui POP (inquinanti organici persistenti) e il Regolamento (UE) 2017/852 sul mercurio impongono ulteriori restrizioni sulla gestione delle sorgenti luminose contenenti questa sostanza.

A livello nazionale, il D.Lgs. 49/2014 disciplina in modo organico la gestione dei RAEE, includendo i tubi neon nel raggruppamento R5. I punti salienti della normativa includono:

  • Responsabilità estesa del produttore (EPR): i fabbricanti e gli importatori di lampade finanziano i sistemi collettivi di raccolta e trattamento (come Ecolamp ed ERP Italia)
  • Obbligo di ritiro “uno contro uno”: i distributori devono ritirare gratuitamente il tubo esausto alla consegna di uno nuovo equivalente
  • Obbligo di ritiro “uno contro zero”: i punti vendita con superficie superiore a 400 m² devono ritirare piccoli RAEE (incluse lampade) anche senza nuovo acquisto
  • Centri di raccolta comunali: le piattaforme ecologiche devono accettare i tubi neon conferiti dai cittadini

Il D.Lgs. 152/2006, agli articoli 188-212, stabilisce le regole generali sulla gestione dei rifiuti applicabili anche ai tubi neon: tracciabilità, registri di carico e scarico, formulari di trasporto e dichiarazione annuale MUD. Per le aziende, la gestione dei tubi neon esausti rientra tra i rifiuti speciali pericolosi, con obbligo di affidamento a operatori autorizzati.

Documentazione obbligatoria per il recupero neon

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): documento di trasporto obbligatorio per ogni movimentazione, con indicazione del codice CER, quantità, produttore, trasportatore e destinatario
  • Registro di carico e scarico: registro cronologico delle operazioni di produzione, detenzione, trasporto e recupero, da conservare per 5 anni
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale da presentare entro il 30 aprile alla Camera di Commercio competente
  • Vidimazione dei formulari: i FIR devono essere vidimati dalla Camera di Commercio prima dell’utilizzo
  • Iscrizione SISTRI/RENTRI: dal 2025 è operativo il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI), che sostituisce il SISTRI per la tracciabilità digitale dei rifiuti pericolosi

Le sanzioni per la gestione irregolare dei tubi neon contenenti mercurio sono particolarmente severe: il deposito incontrollato di rifiuti pericolosi è punito con l’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 a 26.000 euro (art. 256 del D.Lgs. 152/2006). Il trasporto senza formulario comporta sanzioni da 1.600 a 9.300 euro, raddoppiate in caso di rifiuti pericolosi.

Il processo di recupero neon: dalla raccolta alla reimmissione dei materiali nel ciclo produttivo

Il recupero dei tubi neon si articola in cinque fasi principali: raccolta differenziata in contenitori omologati, trasporto autorizzato, frantumazione controllata in atmosfera depressa, distillazione del mercurio e separazione meccanica di vetro, alluminio e polveri fosforiche, con un tasso di recupero complessivo superiore al 95% in peso.

Il processo di recupero dei tubi fluorescenti richiede tecnologie specializzate a causa della presenza di mercurio, una sostanza altamente tossica e bioaccumulabile che necessita di trattamento in impianti dedicati. Gli impianti autorizzati in Italia per il trattamento delle sorgenti luminose utilizzano sistemi di frantumazione a circuito chiuso che impediscono la dispersione di vapori di mercurio nell’ambiente. La tecnologia più diffusa è quella della “end-cutting e crushing”, che opera in depressione all’interno di camere ermetiche dotate di filtri a carbone attivo per l’abbattimento dei vapori mercuriali.

Le cinque fasi del recupero dei tubi neon

  1. Raccolta e stoccaggio sicuro: i tubi neon esausti vengono raccolti in appositi contenitori rigidi omologati ADR (Accord Dangerous Goods by Road), progettati per evitare rotture durante la movimentazione. I contenitori più utilizzati sono le gabbie metalliche con divisori interni per tubi lineari e i fusti da 200 litri per lampade compatte. Il deposito temporaneo presso il produttore non può superare i 12 mesi e deve avvenire in area coperta e ventilata.
  2. Trasporto autorizzato: la movimentazione dei tubi neon esausti richiede mezzi con autorizzazione al trasporto di rifiuti pericolosi (Albo Gestori Ambientali, categoria 5) e la compilazione del FIR in quattro copie. Il trasportatore deve disporre di equipaggiamento ADR per la classe 6.1 (sostanze tossiche) e la classe 9 (rifiuti pericolosi diversi).
  3. Frantumazione controllata: presso l’impianto, i tubi vengono introdotti in una camera di frantumazione a depressione. Le macchine tagliatrici separano i terminali in alluminio dal corpo in vetro, quindi il tubo viene frantumato. I vapori di mercurio rilasciati durante la rottura vengono aspirati e convogliati verso la sezione di trattamento fumi.
  4. Distillazione del mercurio e separazione frazioni: le polveri fosforiche contenenti mercurio vengono sottoposte a distillazione termica (retorting) a circa 600 °C, temperatura alla quale il mercurio evapora e viene poi condensato in forma liquida pura (purezza > 99,9%). Il vetro frantumato viene vagliato e lavato per rimuovere residui di polvere. I terminali in alluminio vengono separati magneticamente e avviati a fonderia.
  5. Certificazione e tracciabilità: al termine del processo, l’impianto rilascia un certificato di avvenuto recupero con indicazione delle percentuali di materiale recuperato per ciascuna frazione. I dati vengono comunicati al Centro di Coordinamento RAEE e registrati nel RENTRI.

Principali impianti e centri di raccolta RAEE R5 in Lombardia

Infrastrutture per il recupero neon nelle province lombarde
Provincia Piattaforme ecologiche comunali Impianti di trattamento R5 autorizzati Consorzi attivi
Milano Riciclerie AMSA (5 sedi) 2 impianti autorizzati Ecolamp, ERP Italia
Brescia Piattaforme Aprica / A2A (8 sedi) 1 impianto autorizzato Ecolamp
Bergamo Centri di raccolta comunali (12 sedi) 1 impianto autorizzato Ecolamp, ERP Italia
Monza e Brianza Piattaforme ecologiche CEM Ambiente Ecolamp
Como Centri di raccolta comunali (6 sedi) Ecolamp
Varese Piattaforme ecologiche COINGER (9 sedi) ERP Italia
Pavia Centri di raccolta ASM (4 sedi) Ecolamp
Cremona Piattaforme ecologiche Linea Gestioni Ecolamp
Mantova Centri di raccolta Tea Ambiente (5 sedi) Ecolamp
Lecco Piattaforme ecologiche Silea (3 sedi) Ecolamp
Lodi Centri di raccolta SAL (2 sedi) ERP Italia
Sondrio Centri di raccolta comunali (3 sedi) Ecolamp

Materiali recuperabili dai tubi fluorescenti: mercurio, vetro, alluminio e terre rare

Da un tubo fluorescente lineare standard si recuperano in media il 88-92% di vetro, il 5-6% di alluminio, lo 0,005% di mercurio metallico e il 2-3% di polveri fosforiche contenenti terre rare come ittrio, europio e terbio, ciascuna delle quali viene reimmessa nel ciclo produttivo industriale.

Il valore economico e ambientale del recupero neon risiede nella possibilità di estrarre e riutilizzare ciascuna componente del tubo fluorescente. Esaminiamo nel dettaglio le quattro frazioni principali e il loro destino post-trattamento.

Vetro borosilicato

Il vetro costituisce la componente prevalente del tubo neon, rappresentando circa il 90% del peso complessivo. Dopo la frantumazione e la decontaminazione dalle polveri fosforiche, il vetro viene macinato e vagliato per ottenere granulati di diverse pezzature. Il vetro recuperato dai tubi fluorescenti trova impiego nella produzione di nuovi tubi fluorescenti (riciclo chiuso), nella fabbricazione di isolanti in lana di vetro, nella produzione di smalti ceramici e nella manifattura di fibre di vetro per l’edilizia. La qualità del vetro borosilicato dei tubi è superiore a quella del vetro sodico-calcico delle lampade compatte, garantendo applicazioni di maggior valore.

Mercurio metallico

Il mercurio presente nei tubi neon, pur in quantitativi esigui per singola unità (3-15 mg per tubo), rappresenta un materiale critico sotto il profilo ambientale e normativo. Il mercurio recuperato tramite distillazione termica raggiunge una purezza superiore al 99,9% e viene destinato, secondo il Regolamento (UE) 2017/852, allo stoccaggio definitivo in depositi sotterranei autorizzati oppure, in quantitativi limitati, alla produzione di amalgame dentarie e di strumenti scientifici. Il Regolamento vieta dal 2020 l’utilizzo di mercurio recuperato per la produzione di nuove lampade, indirizzando il mercurio verso lo stoccaggio permanente in miniere di sale o formazioni geologiche stabili.

Alluminio dei terminali

I cappucci terminali dei tubi fluorescenti, realizzati in alluminio con inserti di ottone per i contatti elettrici, vengono separati meccanicamente durante la fase di taglio e avviati a fonderia per la rifusione. L’alluminio secondario così ottenuto richiede il 95% in meno di energia rispetto alla produzione da bauxite, con un risparmio di circa 14.000 kWh per tonnellata. Da ogni tonnellata di tubi fluorescenti si recuperano mediamente 50-60 kg di alluminio.

Polveri fosforiche e terre rare

Il rivestimento interno dei tubi fluorescenti è costituito da polveri fosforiche — in particolare alofosfati di calcio nei tubi di vecchia generazione e trifosfori (a base di ittrio, europio e terbio) nei tubi di ultima generazione. Le terre rare contenute nelle polveri fosforiche hanno un elevato valore strategico: l’europio può raggiungere quotazioni superiori a 30 €/kg. Il recupero delle terre rare dai tubi fluorescenti è oggetto di progetti europei di ricerca nell’ambito dell’iniziativa Critical Raw Materials, finalizzati a ridurre la dipendenza dell’UE dalle importazioni di terre rare dalla Cina.

Frazioni materiche recuperate da 1 tonnellata di tubi neon fluorescenti
Materiale Percentuale in peso Quantità media (kg/t) Destinazione post-recupero
Vetro borosilicato 88-92% 880-920 Nuovi tubi, lana di vetro, smalti ceramici
Alluminio (terminali) 5-6% 50-60 Fonderia alluminio secondario
Polveri fosforiche 2-3% 20-30 Recupero terre rare (Y, Eu, Tb)
Mercurio metallico 0,003-0,005% 0,03-0,05 Stoccaggio permanente / usi autorizzati
Plastica e altri 1-2% 10-20 Recupero energetico o smaltimento

Il recupero dei materiali dai tubi neon genera un significativo beneficio ambientale. Secondo i dati pubblicati da ISPRA, ogni tonnellata di tubi fluorescenti correttamente recuperata evita l’emissione di circa 0,4 tonnellate di CO2 equivalente rispetto alla produzione di materiali vergini e impedisce la dispersione nell’ambiente di 30-50 grammi di mercurio, sufficiente a contaminare oltre 15 milioni di litri d’acqua.

Perché scegliere Mageco per il recupero neon in Lombardia

Mageco S.r.l. è un operatore autorizzato per la raccolta, il trasporto e il conferimento di tubi neon esausti su tutte le 12 province della Lombardia, con iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e capacità di gestire sia piccoli quantitativi da uffici sia grandi volumi da stabilimenti industriali e demolizioni impiantistiche.

La gestione dei tubi neon esausti richiede competenze specifiche che vanno oltre la semplice raccolta di rifiuti: la fragilità dei tubi, il contenuto di mercurio e le stringenti normative RAEE impongono procedure operative rigorose in ogni fase della filiera. Mageco ha sviluppato un servizio dedicato al recupero neon che si distingue per l’approccio integrato e la piena conformità normativa.

Il nostro servizio copre l’intero territorio lombardo, da Milano a Sondrio, con tempi di intervento tipicamente compresi tra 24 e 72 ore dalla richiesta. Per le aziende con produzione continuativa di tubi esausti, come centri commerciali, ospedali e complessi industriali, offriamo contratti di servizio programmato con ritiri a cadenza periodica e fornitura di contenitori omologati in comodato d’uso.

I vantaggi del servizio Mageco per il recupero neon

  • Conformità normativa garantita: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per il trasporto di rifiuti pericolosi (categoria 5), con autorizzazioni aggiornate e personale formato sulle procedure ADR per la movimentazione di sorgenti luminose contenenti mercurio
  • Contenitori dedicati in comodato: fornitura gratuita di gabbie metalliche omologate per tubi lineari e di fusti ADR per lampade compatte, dimensionati in base ai volumi di produzione del cliente e dotati di etichettatura conforme al regolamento CLP
  • Tracciabilità digitale completa: ogni ritiro genera documentazione FIR, aggiornamento dei registri di carico e scarico e inserimento nel sistema RENTRI, con portale clienti per la consultazione in tempo reale dello stato di ogni pratica e lo scaricamento dei certificati di avvenuto recupero
  • Rete di impianti certificati: conferimento esclusivo presso impianti di trattamento R5 autorizzati dalla Regione Lombardia, con tasso di recupero certificato superiore al 95% e rilascio di attestazione per il bilancio di sostenibilità aziendale

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Costi del recupero neon e domande frequenti

Il costo del recupero neon varia in funzione di diversi parametri legati alla tipologia dei tubi, ai quantitativi conferiti e alla logistica del ritiro. Mageco elabora preventivi personalizzati per ogni cliente, considerando le specificità della produzione di rifiuti e la localizzazione del sito.

Fattori che influenzano i costi del recupero neon

  • Quantitativo: i costi unitari diminuiscono sensibilmente con l’aumentare dei volumi; un ritiro di oltre 500 tubi offre economie di scala significative rispetto a piccole partite
  • Tipologia di tubo: i tubi lineari standard (T8, T5) hanno costi di trattamento inferiori rispetto alle lampade compatte o circolari, che richiedono operazioni di disassemblaggio aggiuntive
  • Frequenza di ritiro: i contratti di servizio programmato con ritiri periodici consentono di ottimizzare la logistica e ridurre il costo per singola movimentazione
  • Distanza dal sito: la localizzazione geografica del cliente influenza i costi di trasporto; le province più distanti dagli impianti di trattamento (Sondrio, Mantova) possono avere costi logistici leggermente superiori
  • Stato di integrità: i tubi integri hanno costi di gestione inferiori rispetto ai tubi rotti, che richiedono contenitori ermetici e procedure di sicurezza aggiuntive per il contenimento dei vapori di mercurio

Domande frequenti sul recupero neon

I tubi neon sono rifiuti pericolosi?

Sì, i tubi neon fluorescenti sono classificati come rifiuti pericolosi con codice CER 20 01 21* a causa del contenuto di mercurio metallico (da 3 a 15 mg per tubo). Questa classificazione impone l’obbligo di gestione tramite operatori autorizzati iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e il trasporto con documentazione FIR e mezzi conformi alla normativa ADR per le sostanze tossiche. Le insegne a gas neon puro, prive di mercurio, rientrano invece nel codice CER 20 01 36 (non pericoloso).

Quanto mercurio contiene un tubo neon fluorescente?

Un tubo fluorescente lineare di ultima generazione contiene mediamente 3-5 mg di mercurio, mentre i modelli più datati possono contenerne fino a 15 mg. Sebbene il quantitativo per singolo tubo sia esiguo, la somma dei tubi dismessi ogni anno in Italia produce un flusso significativo di mercurio: si stima che i tubi fluorescenti rappresentino circa il 3-4% delle emissioni antropiche di mercurio in Europa. Il recupero tramite distillazione termica consente di catturare oltre il 99% del mercurio presente.

Come si devono stoccare i tubi neon esausti in azienda?

I tubi neon esausti devono essere stoccati in contenitori rigidi omologati ADR che impediscano la rottura durante la movimentazione: gabbie metalliche con divisori per tubi lineari o fusti da 200 litri per lampade compatte. Il deposito temporaneo non deve superare i 12 mesi dalla data di produzione del rifiuto e deve avvenire in area coperta, ventilata e protetta dagli agenti atmosferici, con segnaletica conforme al regolamento CLP. I tubi rotti devono essere conservati separatamente in contenitori ermetici per evitare la dispersione di vapori di mercurio.

Quali materiali si recuperano dai tubi neon?

Dal recupero dei tubi neon si ottengono quattro frazioni principali: vetro borosilicato (88-92% in peso), riutilizzato per nuovi tubi o per la produzione di lana di vetro; alluminio dei terminali (5-6%), avviato a fonderia; polveri fosforiche (2-3%), da cui si estraggono terre rare come ittrio, europio e terbio; mercurio metallico (0,003-0,005%), recuperato tramite distillazione a purezza superiore al 99,9% e destinato allo stoccaggio permanente. Il tasso di recupero complessivo supera il 95% in peso.

Quanto costa il recupero di tubi neon per un’azienda in Lombardia?

Il costo del recupero neon per le aziende lombarde dipende da quantitativi, tipologia di tubi, frequenza di ritiro e distanza dal sito. Per ritiri superiori a 500 tubi, le economie di scala consentono riduzioni significative del costo unitario. Mageco offre preventivi gratuiti personalizzati e contratti di servizio programmato con ritiri periodici, fornitura di contenitori in comodato e tracciabilità digitale completa. Per un preventivo, è possibile contattare il numero +39 02 668 6568 o compilare il modulo su mageco.it.

Cosa succede se un tubo neon si rompe durante lo stoccaggio?

In caso di rottura di un tubo neon, è necessario ventilare immediatamente l’area per almeno 15 minuti, evitando l’uso di aspirapolvere che disperderebbero le polveri contenenti mercurio. I frammenti e le polveri devono essere raccolti con carta rigida o nastro adesivo e inseriti in un contenitore ermetico (barattolo di vetro con coperchio a vite o doppio sacchetto in plastica). Il contenitore va etichettato con la dicitura “Rifiuto pericoloso — contiene mercurio — CER 20 01 21*” e conferito a un operatore autorizzato come Mageco.

I privati cittadini dove possono portare i tubi neon esausti?

I privati cittadini possono conferire gratuitamente i tubi neon esausti presso le piattaforme ecologiche (riciclerie) del proprio Comune, presenti in tutte le province lombarde. In alternativa, possono usufruire del ritiro “uno contro uno” presso i rivenditori al momento dell’acquisto di un nuovo tubo, oppure del ritiro “uno contro zero” nei punti vendita con superficie superiore a 400 m². È vietato gettare i tubi neon nel cassonetto dell’indifferenziata o del vetro a causa del contenuto di mercurio.

Servizi correlati e approfondimenti

Il recupero neon si inserisce nella più ampia offerta di Mageco per la gestione sostenibile dei rifiuti di illuminazione e dei RAEE in Lombardia. Per approfondire tematiche collegate al trattamento dei tubi fluorescenti e delle sorgenti luminose, consulti le seguenti risorse:

Il servizio di recupero neon è disponibile in tutte le province della Lombardia. Selezioni la Sua città per informazioni specifiche sulla raccolta e il trattamento nella Sua zona:

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Mageco S.r.l. gestisce il ritiro e il recupero di tubi neon fluorescenti in tutta la Lombardia. Contenitori omologati in comodato d’uso, trasporto autorizzato e certificazione di avvenuto recupero inclusi nel servizio. Intervento entro 24-72 ore dalla richiesta.

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