Recupero isolanti: come riciclare EPS, lana minerale e poliuretano nell’edilizia circolare

Il recupero isolanti rappresenta una delle frontiere più avanzate dell’economia circolare applicata al settore delle costruzioni. Ogni anno in Lombardia migliaia di tonnellate di materiali isolanti — polistirene espanso (EPS), polistirene estruso (XPS), lana di roccia, lana di vetro, poliuretano espanso (PUR/PIR) e schiume fenoliche — vengono generati come scarti di cantiere durante interventi di ristrutturazione, demolizione e riqualificazione energetica degli edifici. La crescente attenzione del legislatore europeo e italiano al principio di gerarchia dei rifiuti, unita all’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, rende oggi imprescindibile adottare soluzioni di recupero e riciclo per questi materiali, riducendo il ricorso alla discarica e valorizzando le materie prime seconde ottenibili.

Mageco S.r.l., operativa nella gestione ambientale in tutta la Lombardia con sede a Lainate (MI), offre un servizio integrato di recupero isolanti che copre l’intera filiera: dalla classificazione e caratterizzazione dei materiali in cantiere, attraverso la raccolta differenziata e il trasporto con mezzi autorizzati ai sensi dell’art. 212 del D.Lgs. 152/2006, fino al conferimento presso impianti di riciclo specializzati. In questa guida tecnica analizzeremo le diverse tipologie di isolanti recuperabili, il quadro normativo aggiornato al 2026, le tecnologie di riciclo disponibili per ciascun materiale, i vantaggi ambientali ed economici e le risposte alle domande più frequenti rivolte dai professionisti del settore.

Cosa sono i materiali isolanti e quali tipologie si possono recuperare

I materiali isolanti sono prodotti utilizzati nell’edilizia per il contenimento delle dispersioni termiche e acustiche degli edifici; una volta dismessi, vengono classificati come rifiuti speciali non pericolosi (o pericolosi, in caso di contaminazione) e possono essere avviati a operazioni di recupero e riciclo secondo le tecnologie specifiche per ciascuna famiglia di materiale. La corretta identificazione del tipo di isolante è il presupposto fondamentale per determinare la filiera di recupero isolanti più efficiente e il valore della materia prima seconda ottenibile.

I materiali isolanti impiegati nell’edilizia si suddividono in tre macro-famiglie: isolanti sintetici (a base polimerica), isolanti minerali (fibrosi inorganici) e isolanti naturali (di origine vegetale o animale). Ciascuna famiglia presenta caratteristiche chimico-fisiche diverse che determinano percorsi di recupero differenti. In Lombardia, regione che da sola concentra oltre il 20% del patrimonio edilizio nazionale sottoposto a interventi di riqualificazione energetica incentivati dal Superbonus e dai bonus edilizi, la produzione di scarti di isolamento termico ha registrato un incremento significativo a partire dal 2020, rendendo il recupero isolanti una priorità per l’intero comparto edile regionale.

Le principali tipologie di isolanti recuperabili provenienti dai cantieri lombardi comprendono il polistirene espanso sinterizzato (EPS), utilizzato prevalentemente nei sistemi a cappotto termico e nelle casseforme isolanti; il polistirene estruso (XPS), impiegato per l’isolamento di coperture piane e fondazioni; le lane minerali (lana di roccia e lana di vetro), diffuse nei controsoffitti, nelle pareti divisorie e negli impianti industriali; e il poliuretano espanso rigido (PUR/PIR), presente nei pannelli sandwich, nelle schiume spruzzate e nelle coibentazioni di tubazioni. A queste si aggiungono le schiume fenoliche e, con quote di mercato ancora marginali, gli isolanti a base di fibre di cellulosa, canapa, lana di pecora e sughero.

Principali tipologie di isolanti recuperabili con codici CER e filiera di riciclo
Materiale isolante Codice CER Classificazione Filiera di recupero Prodotto ottenuto
EPS (polistirene espanso) 17 06 04 / 20 01 39 Rifiuto speciale non pericoloso Densificazione e riciclo meccanico (R3) Granuli PS riciclati per nuovi blocchi EPS, alleggerenti per calcestruzzi
XPS (polistirene estruso) 17 06 04 / 20 01 39 Rifiuto speciale non pericoloso Riciclo meccanico o dissoluzione (R3) Granuli PS riciclati per estrusione di nuove lastre
Lana di roccia 17 06 04 Rifiuto speciale non pericoloso Rifusione in forno cubilotto (R5) Nuova lana di roccia con contenuto riciclato fino al 25%
Lana di vetro 17 06 04 Rifiuto speciale non pericoloso Rifusione in forno fusorio (R5) Nuova lana di vetro con contenuto riciclato fino al 80%
Poliuretano espanso (PUR/PIR) 17 06 04 Rifiuto speciale non pericoloso Riciclo chimico (glicolisi/idrolisi) o meccanico (R3) Polioli rigenerati, polvere PU per cariche e sottofondo
Schiume fenoliche 17 06 04 Rifiuto speciale non pericoloso Recupero energetico (R1) o riempimento (R5) Energia termica o aggregato leggero
Isolanti naturali (sughero, cellulosa, canapa) 17 06 04 / 17 02 01 Rifiuto speciale non pericoloso Compostaggio o riciclo meccanico (R3/R5) Ammendante compostato, pannelli riciclati

È fondamentale distinguere i materiali isolanti privi di contaminanti — che rientrano nel codice CER 17 06 04 (materiali isolanti diversi da quelli contenenti amianto e sostanze pericolose) — dai materiali isolanti contenenti amianto (CER 17 06 01*) o altre sostanze pericolose (CER 17 06 03*), come i vecchi pannelli in fibrocemento o gli isolanti a base di formaldeide in concentrazioni superiori ai limiti di legge. Questi ultimi non possono essere avviati a recupero e devono seguire specifici percorsi di smaltimento isolanti in impianti autorizzati per rifiuti pericolosi. La verifica della presenza di sostanze pericolose deve essere effettuata tramite analisi di caratterizzazione preliminare, obbligatoria ai sensi dell’art. 184, comma 4, del D.Lgs. 152/2006.

Normativa per il recupero isolanti: CAM edilizia, End of Waste e regolamento REACH

Il quadro normativo per il recupero dei materiali isolanti in Italia si fonda sul D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) e sulle direttive europee in materia di economia circolare, con un ruolo determinante svolto dai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, che incentivano l’utilizzo di materiali isolanti con contenuto riciclato e promuovono la demolizione selettiva finalizzata al recupero. A differenza delle macerie inerti, per i materiali isolanti non esiste ancora un decreto End of Waste specifico a livello nazionale, il che rende il recupero isolanti più complesso dal punto di vista autorizzativo rispetto ad altre categorie di rifiuti edili.

Il riferimento normativo primario resta il D.Lgs. 152/2006, Parte IV, che disciplina la gestione dei rifiuti secondo la gerarchia europea: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclo, altri tipi di recupero (compreso quello energetico) e, come ultima opzione, smaltimento in discarica. Per i materiali isolanti provenienti da cantieri edili, classificati come rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, lettera b), le operazioni di recupero si inquadrano prevalentemente nelle categorie R3 (riciclo di sostanze organiche non utilizzate come solventi, applicabile a EPS, XPS e PUR), R5 (riciclo di altre sostanze inorganiche, applicabile alle lane minerali) e R1 (recupero energetico, opzione residuale).

Il ruolo dei CAM per l’edilizia nel recupero isolanti

Il Decreto Ministeriale 23 giugno 2022, che aggiorna i Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento del servizio di progettazione di interventi edilizi, per l’affidamento dei lavori per interventi edilizi e per l’affidamento congiunto di progettazione e lavori per interventi edilizi, introduce obblighi cogenti per le stazioni appaltanti pubbliche che si riflettono indirettamente sull’intera filiera dei materiali isolanti:

  • Contenuto di riciclato obbligatorio: il CAM prescrive percentuali minime di materiale riciclato per i prodotti isolanti utilizzati nelle opere pubbliche. Per i materiali plastici (inclusi EPS e XPS), la percentuale minima è del 10% in peso di materia recuperata o riciclata; per le lane minerali, il contenuto di riciclato deve rispettare i valori dichiarati nella scheda EPD (Environmental Product Declaration)
  • Demolizione selettiva obbligatoria: per gli interventi di demolizione e ristrutturazione, il CAM impone l’obbligo di separare i diversi flussi di rifiuto, inclusi i materiali isolanti, per favorire il recupero e il riciclo rispetto allo smaltimento indifferenziato
  • Piano di gestione dei rifiuti di cantiere: il progettista deve predisporre un piano che indichi le modalità di separazione, raccolta e avvio a recupero dei rifiuti edili, compresi gli isolanti
  • Preferenza per materiali con certificazione ambientale: i CAM premiano l’utilizzo di isolanti dotati di EPD conforme alle norme UNI EN 15804 e UNI EN ISO 14025, che attestino trasparentemente il contenuto di riciclato e l’impatto ambientale del ciclo di vita

Per il consorzio EPS — il Sistema CONAI attraverso il consorzio Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) gestisce la filiera di recupero del polistirene espanso da imballaggio, mentre per l’EPS da edilizia si fa riferimento all’associazione di categoria AIPE (Associazione Italiana Polistirene Espanso), che promuove la raccolta e il riciclo degli scarti di cantiere attraverso accordi con gli impianti di densificazione presenti sul territorio.

Normativa sulla sicurezza e il trasporto

  • D.Lgs. 152/2006, art. 212: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per le imprese che effettuano la raccolta e il trasporto di rifiuti isolanti
  • Regolamento REACH (CE 1907/2006): rilevante per il recupero di isolanti contenenti ritardanti di fiamma bromurati (HBCD) o altre sostanze soggette ad autorizzazione, che richiedono percorsi di trattamento specifici
  • Regolamento POP (UE 2019/1021): vieta il riciclo di materiali contenenti inquinanti organici persistenti oltre determinate soglie — il caso più rilevante è l’HBCD presente negli EPS/XPS prodotti prima del 2016, per i quali il riciclo meccanico è ammesso solo se la concentrazione di HBCD è inferiore a 100 mg/kg
  • D.Lgs. 116/2020: recepimento delle direttive del pacchetto economia circolare, con obiettivi di riciclo sempre più ambiziosi per i rifiuti da costruzione e demolizione

Documentazione obbligatoria per il recupero isolanti

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006: accompagna i materiali isolanti dal cantiere all’impianto di recupero
  • Registro di carico e scarico ai sensi dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006: documenta la produzione e la movimentazione dei rifiuti isolanti
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): comunicazione annuale obbligatoria
  • RENTRI: il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (D.M. 4 aprile 2023, n. 59), operativo dal 2025, digitalizza l’intera filiera documentale
  • Analisi di caratterizzazione: rapporto analitico per la verifica dell’assenza di amianto, HBCD e altre sostanze pericolose prima dell’avvio a recupero
  • Certificato di avvenuto recupero: attestazione rilasciata dall’impianto di destinazione a conclusione del trattamento

Per approfondire il quadro regolamentare lombardo sulle autorizzazioni agli impianti di recupero, si consulti il portale di Regione Lombardia — Sezione Rifiuti e la banca dati dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Il processo di recupero isolanti: tecnologie per EPS, lana minerale e poliuretano

Il recupero dei materiali isolanti si articola in filiere tecnologiche distinte per ciascuna famiglia di materiale: la densificazione e il riciclo meccanico per gli isolanti sintetici a base di polistirene, la rifusione in forno per le lane minerali e il riciclo chimico (glicolisi o idrolisi) per il poliuretano espanso. La scelta della tecnologia dipende dalla purezza del materiale, dal grado di contaminazione e dalla disponibilità impiantistica sul territorio.

Il percorso di recupero degli isolanti inizia sempre in cantiere con la fase di demolizione selettiva, indispensabile per separare i materiali isolanti dalle altre componenti edilizie (intonaco, collanti, tasselli, reti, guaine) e ottenere flussi il più possibile omogenei. Questa fase è determinante per la qualità del materiale riciclato finale: un EPS contaminato da residui cementizi o un pannello in lana di roccia mescolato a frammenti di cartongesso richiedono trattamenti aggiuntivi che ne riducono il valore e la recuperabilità.

Recupero EPS e XPS: densificazione e riciclo meccanico

Il polistirene espanso (EPS) e il polistirene estruso (XPS) sono le tipologie di isolanti per le quali la filiera di riciclo è più consolidata. Il processo prevede le seguenti fasi:

  1. Raccolta e selezione in cantiere: gli scarti di EPS/XPS vengono separati dagli altri rifiuti edili, rimuovendo collanti, tasselli metallici e residui di intonaco. La presenza di contaminanti riduce la qualità del riciclato e può precludere l’accesso alla filiera del riciclo meccanico
  2. Trasporto all’impianto di trattamento: data la bassa densità dell’EPS (circa 15-30 kg/m³), la logistica di trasporto rappresenta una criticità economica significativa. Per ridurre i costi, si utilizzano compattatori da cantiere o big bag compressi che aumentano la densità di carico
  3. Densificazione: presso l’impianto, l’EPS viene sottoposto a un processo di compattazione termica o meccanica mediante macchine densificatrici che riducono il volume fino a 50 volte, producendo blocchi o lingotti di polistirene compatto con densità di 300-500 kg/m³
  4. Riciclo meccanico: i lingotti densificati vengono macinati e trasformati in granuli di polistirene riciclato (rPS), utilizzabili come materia prima seconda per la produzione di nuovi blocchi di EPS con contenuto riciclato, profili decorativi, imballaggi protettivi, alleggerenti per calcestruzzi e substrati per il verde pensile
  5. Controllo di qualità: il materiale riciclato viene sottoposto a verifiche di conformità relative alla densità, alla purezza chimica (in particolare per la presenza residua di HBCD nei materiali pre-2016) e alle proprietà meccaniche

In Lombardia operano diversi impianti autorizzati per la densificazione dell’EPS da post-consumo edilizio, concentrati prevalentemente nell’area metropolitana di Milano e nel bresciano. Il consorzio Corepla, nell’ambito del sistema CONAI, gestisce la filiera del polistirene da imballaggio, mentre per l’EPS da edilizia il riferimento è la rete di raccolta promossa da AIPE.

Recupero lana di roccia e lana di vetro: rifusione e reintegro nel ciclo produttivo

Il recupero delle lane minerali — lana di roccia e lana di vetro — segue un percorso diverso rispetto ai polimeri, basato sulla rifusione del materiale fibroso e il suo reintegro nel processo produttivo come materia prima secondaria:

  1. Separazione in cantiere: le lane minerali vengono rimosse manualmente o meccanicamente, confezionate in sacchi o big bag e mantenute separate dagli altri rifiuti. La presenza di rivestimenti in alluminio, carta kraft o velo di vetro deve essere gestita in fase di pre-trattamento
  2. Conferimento all’impianto: i rifiuti di lana minerale vengono trasportati presso impianti di recupero autorizzati o direttamente presso gli stabilimenti produttivi dei principali produttori (Rockwool, Isover, Knauf Insulation), che dispongono di linee di rifusione dedicate
  3. Pre-trattamento: rimozione meccanica dei rivestimenti, triturazione e depolverizzazione del materiale fibroso. Le bricchette ottenute vengono analizzate per verificare la conformità alle specifiche di ingresso del forno
  4. Rifusione: per la lana di roccia, il materiale viene reintrodotto nel forno cubilotto a temperature di circa 1.500 °C; per la lana di vetro, la rifusione avviene in forni fusori a circa 1.100-1.400 °C. Il materiale fuso viene poi fibrillato e trasformato in nuova lana minerale
  5. Prodotto finale: la lana minerale riciclata può contenere fino al 25% di materiale post-consumo nel caso della lana di roccia e fino all’80% nel caso della lana di vetro, che tradizionalmente incorpora elevate percentuali di vetro riciclato nel proprio ciclo produttivo

Recupero poliuretano espanso: riciclo chimico e meccanico

Il poliuretano espanso rigido (PUR/PIR), largamente utilizzato nei pannelli sandwich per coperture e pareti, nei sistemi di isolamento continuo e nelle coibentazioni industriali, presenta le maggiori difficoltà di riciclo tra gli isolanti. Le principali tecnologie disponibili sono:

  • Riciclo meccanico: il PUR viene triturato in polvere fine e riutilizzato come carica inerte in nuovi prodotti poliuretanici, come sottofondo per pavimentazioni elastiche o componente di pannelli agglomerati. La qualità del prodotto finale è inferiore rispetto al materiale vergine (downcycling)
  • Riciclo chimico per glicolisi: il poliuretano viene depolimerizzato mediante reazione con glicoli ad alta temperatura (180-220 °C), ottenendo polioli rigenerati che possono essere reimpiegati nella produzione di nuove schiume poliuretaniche con un contenuto riciclato fino al 30-40%. Questa tecnologia rappresenta la frontiera del riciclo PUR ed è attualmente in fase di scale-up industriale in Europa
  • Riciclo chimico per idrolisi: in presenza di acqua o vapore ad alta temperatura e pressione, il PUR si decompone in polioli e diammine, recuperabili come materie prime per l’industria chimica
  • Recupero energetico (R1): quando il riciclo meccanico o chimico non è tecnicamente o economicamente praticabile, il PUR può essere avviato a co-incenerimento in cementifici (come combustibile solido secondario, CSS) o a termovalorizzazione, recuperando il contenuto energetico del materiale (circa 25-30 MJ/kg)

Impianti di riferimento per il recupero isolanti in Lombardia

Filiere di recupero isolanti attive in Lombardia: tipologia e capacità indicativa
Tipologia di isolante Tecnologia di recupero Area geografica principali impianti Operazione di recupero (D.Lgs. 152/2006)
EPS / XPS Densificazione + riciclo meccanico Milano metropolitana, Brescia, Bergamo R3 — Riciclo sostanze organiche
Lana di roccia Pre-trattamento + rifusione cubilotto Bergamo (Rockwool), impianti dedicati R5 — Riciclo sostanze inorganiche
Lana di vetro Pre-trattamento + rifusione fusorio Piemonte/Veneto (Isover, Knauf) con raccolta da Lombardia R5 — Riciclo sostanze inorganiche
Poliuretano (PUR/PIR) Triturazione meccanica / glicolisi Varese, Milano, impianti pilota R3 — Riciclo sostanze organiche
Schiume fenoliche Recupero energetico in cementifici Bergamo, Brescia (cementifici con co-incenerimento) R1 — Recupero energetico
Isolanti naturali Compostaggio industriale o riciclo meccanico Impianti di compostaggio autorizzati in Lombardia R3 / R5

Mageco S.r.l. gestisce l’intero percorso logistico e documentale per il conferimento degli isolanti dismessi agli impianti di recupero più idonei in base alla tipologia di materiale, garantendo la tracciabilità completa del rifiuto dal cantiere al prodotto riciclato attraverso il sistema RENTRI e la documentazione FIR. Per i materiali provenienti da cantieri di ristrutturazione e demolizione, il servizio include la consulenza per la predisposizione del piano di gestione rifiuti conforme ai CAM.

Perché scegliere Mageco per il recupero isolanti in Lombardia

Mageco S.r.l. è il partner di riferimento per il recupero isolanti in Lombardia grazie alla capacità di gestire tutte le tipologie di materiali coibenti — da EPS e XPS a lana di roccia, lana di vetro e poliuretano — attraverso un servizio integrato che copre la consulenza normativa, la classificazione dei rifiuti, la raccolta differenziata in cantiere, il trasporto autorizzato e il conferimento presso gli impianti di riciclo più idonei.

Il recupero isolanti in Lombardia richiede competenze specialistiche che vanno oltre la semplice logistica di raccolta e trasporto. La corretta classificazione del materiale (distinzione tra isolanti pericolosi e non pericolosi, verifica della presenza di HBCD negli EPS/XPS, accertamento dell’assenza di amianto nelle vecchie coibentazioni), la preparazione della documentazione obbligatoria (FIR, registro di carico e scarico, analisi di caratterizzazione) e l’individuazione dell’impianto di destinazione ottimale sono attività che richiedono personale formato e aggiornato sulle evoluzioni normative del settore.

Mageco opera in tutta la Lombardia con una flotta di mezzi autorizzati ai sensi dell’art. 212 del D.Lgs. 152/2006, iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie necessarie per il trasporto di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Il servizio è disponibile nelle 12 province lombarde: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio.

I vantaggi del servizio Mageco per il recupero isolanti

  • Classificazione e consulenza normativa: assistenza nella corretta attribuzione dei codici CER, nella verifica della conformità ai CAM per l’edilizia e nella predisposizione del piano di gestione rifiuti di cantiere richiesto per gli appalti pubblici
  • Raccolta differenziata in cantiere: fornitura di big bag, cassoni e contenitori specifici per ciascuna tipologia di isolante, con servizio di posizionamento e ritiro programmato o su chiamata entro 24-48 ore dalla richiesta
  • Tracciabilità documentale completa: gestione integrata di FIR, registri di carico e scarico, comunicazioni MUD e adempimenti RENTRI, con archiviazione digitale e accesso in tempo reale alla documentazione per il committente
  • Massimizzazione del tasso di recupero: grazie alla rete di impianti di destinazione qualificati, Mageco garantisce l’avvio a riciclo effettivo (R3/R5) della quota massima di isolanti, riducendo al minimo il ricorso allo smaltimento in discarica o al recupero energetico
  • Conformità ai requisiti di legge e ai CAM: rilascio di tutta la documentazione necessaria per attestare la corretta gestione dei rifiuti isolanti, inclusi i certificati di avvenuto recupero richiesti dalle stazioni appaltanti pubbliche

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Costi e domande frequenti sul recupero isolanti

Il costo del servizio di recupero isolanti dipende da molteplici variabili legate alla tipologia del materiale, alla purezza del rifiuto, ai volumi coinvolti e alla distanza dal cantiere all’impianto di destinazione. In generale, il recupero isolanti comporta costi superiori rispetto ai rifiuti inerti tradizionali, a causa della bassa densità dei materiali (che incide sui costi di trasporto) e della minore capillarità della rete impiantistica di riciclo. Tuttavia, una corretta separazione in cantiere può ridurre significativamente i costi complessivi di gestione.

Fattori che influenzano i costi del recupero isolanti

  • Tipologia di materiale: l’EPS presenta costi di recupero generalmente più contenuti rispetto al poliuretano o alle schiume fenoliche, grazie alla maggiore maturità della filiera di riciclo e alla disponibilità di impianti di densificazione sul territorio
  • Grado di purezza: isolanti puliti e separati correttamente dalle altre componenti edilizie hanno costi di conferimento nettamente inferiori rispetto ai materiali misti o contaminati da collanti, intonaci o frammenti di cartongesso
  • Volume e densità del carico: la compattazione preventiva degli isolanti sintetici (EPS/XPS) mediante compattatori da cantiere riduce drasticamente i costi di trasporto, che possono incidere fino al 40-50% del costo totale del servizio
  • Distanza dall’impianto di recupero: la localizzazione del cantiere rispetto agli impianti di destinazione incide sui costi di trasporto, con differenze significative tra le province lombarde centrali (Milano, Monza, Bergamo) e quelle periferiche (Sondrio, Mantova)
  • Necessità di analisi di caratterizzazione: per i materiali di incerta composizione o di epoca anteriore al 2016 (potenziale presenza di HBCD), le analisi di laboratorio obbligatorie rappresentano un costo aggiuntivo

Domande frequenti

Quali tipologie di isolanti possono essere avviate a recupero?

Possono essere avviati a recupero e riciclo i materiali isolanti classificati come rifiuti non pericolosi con codice CER 17 06 04: EPS (polistirene espanso sinterizzato), XPS (polistirene estruso), lana di roccia, lana di vetro, poliuretano espanso rigido (PUR/PIR), schiume fenoliche e isolanti naturali (sughero, cellulosa, canapa). Sono esclusi i materiali contenenti amianto (CER 17 06 01*) o altre sostanze pericolose (CER 17 06 03*), che devono seguire percorsi di smaltimento dedicati. Per gli isolanti contenenti HBCD (ritardante di fiamma), il riciclo meccanico è ammesso solo se la concentrazione è inferiore a 100 mg/kg ai sensi del Regolamento POP (UE 2019/1021).

Come funziona il riciclo dell’EPS da cantiere?

Il riciclo dell’EPS (polistirene espanso) da cantiere si articola in quattro fasi: raccolta differenziata e separazione dai residui edili (collanti, tasselli, intonaco); trasporto all’impianto di trattamento; densificazione termica o meccanica che riduce il volume fino a 50 volte producendo lingotti di polistirene compatto; riciclo meccanico con macinazione in granuli di PS riciclato (rPS). I granuli ottenuti possono essere utilizzati come materia prima seconda per nuovi blocchi EPS, alleggerenti per calcestruzzi, imballaggi protettivi e profili decorativi. Il consorzio CONAI-Corepla gestisce la filiera per l’EPS da imballaggio, mentre per l’EPS da edilizia il riferimento è l’associazione AIPE.

La lana di roccia e la lana di vetro sono riciclabili?

Sì, sia la lana di roccia sia la lana di vetro sono materiali riciclabili. Il processo prevede la rimozione dei rivestimenti (alluminio, carta kraft), la triturazione e la rifusione del materiale fibroso ad alte temperature: circa 1.500 °C per la lana di roccia in forno cubilotto e 1.100-1.400 °C per la lana di vetro in forno fusorio. La nuova lana minerale prodotta può contenere fino al 25% di post-consumo per la lana di roccia e fino all’80% per la lana di vetro. I principali produttori (Rockwool, Isover, Knauf Insulation) hanno attivato programmi di ritiro e riciclo dei propri prodotti a fine vita presso gli stabilimenti europei.

Cosa sono i CAM edilizia e come influenzano il recupero isolanti?

I CAM (Criteri Ambientali Minimi) per l’edilizia, aggiornati dal D.M. 23 giugno 2022, sono criteri ambientali obbligatori per gli appalti pubblici di lavori edilizi. Per quanto riguarda gli isolanti, i CAM prescrivono percentuali minime di contenuto riciclato nei prodotti isolanti (almeno il 10% per i materiali plastici come EPS e XPS), impongono la demolizione selettiva nei cantieri di ristrutturazione per favorire il recupero dei materiali, richiedono un piano di gestione dei rifiuti di cantiere e premiano l’utilizzo di isolanti dotati di certificazione EPD (Environmental Product Declaration). Questi requisiti creano una domanda strutturale di materiali isolanti riciclati e incentivano l’avvio a recupero degli scarti di cantiere.

Il poliuretano espanso può essere riciclato?

Sì, il poliuretano espanso rigido (PUR/PIR) può essere riciclato attraverso tre percorsi: riciclo meccanico (triturazione in polvere fine per cariche e sottofondi), riciclo chimico per glicolisi (depolimerizzazione con glicoli a 180-220 °C per ottenere polioli rigenerati riutilizzabili nella produzione di nuove schiume) e riciclo chimico per idrolisi. La glicolisi consente di recuperare fino al 30-40% di polioli rigenerati da schiume post-consumo. Quando il riciclo non è praticabile, il PUR può essere avviato a recupero energetico (R1) come combustibile solido secondario in cementifici, sfruttando il suo elevato potere calorifico (25-30 MJ/kg).

Quanto costa il recupero degli isolanti da cantiere?

Il costo del recupero isolanti varia significativamente in base alla tipologia di materiale, al grado di purezza, ai volumi e alla distanza dall’impianto di destinazione. L’EPS, grazie alla filiera di riciclo più matura, presenta costi di conferimento generalmente più contenuti rispetto al poliuretano o alle schiume fenoliche. La compattazione preventiva dell’EPS in cantiere riduce i costi di trasporto fino al 40-50%. Per ricevere un preventivo personalizzato basato sulle specifiche del Suo cantiere, contatti Mageco al numero 02 8716 8731 o scriva a info@mageco.it per una valutazione gratuita.

Come si distinguono gli isolanti pericolosi da quelli non pericolosi?

La distinzione tra isolanti pericolosi e non pericolosi richiede un’analisi di caratterizzazione effettuata da un laboratorio accreditato. I materiali isolanti sono classificati come pericolosi (CER con asterisco: 17 06 01*, 17 06 03*) quando contengono amianto (tipico delle vecchie coibentazioni pre-1992), fibre ceramiche refrattarie classificate come cancerogene, o concentrazioni di sostanze pericolose superiori ai limiti di legge. Per gli EPS/XPS prodotti prima del 2016, è necessario verificare la presenza di HBCD (esabromociclododecano), un ritardante di fiamma oggi classificato come POP. L’analisi di caratterizzazione è obbligatoria ai sensi dell’art. 184, comma 4, del D.Lgs. 152/2006 e deve essere eseguita prima di qualsiasi operazione di recupero.

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Il recupero dei materiali isolanti si inserisce nel più ampio contesto della gestione sostenibile dei rifiuti da costruzione e demolizione. Mageco S.r.l. offre servizi di recupero isolanti e gestione specializzata per tutte le tipologie di rifiuti edili, supportando imprese di costruzione, demolitori e committenti pubblici e privati nell’adempimento degli obblighi normativi e nel raggiungimento degli obiettivi di economia circolare previsti dai CAM per l’edilizia e dalle direttive europee.