Recupero filtri industriali in Lombardia: come estrarre metalli, rigenerare carboni attivi e riciclare i materiali filtranti esausti

Il recupero filtri industriali esausti costituisce un anello fondamentale della filiera di gestione dei rifiuti speciali in Lombardia e in tutta Italia. Ogni anno il comparto produttivo lombardo genera decine di migliaia di tonnellate di filtri a fine vita — filtri dell’olio di motori e macchinari, filtri dell’aria contaminati, cartucce a carbone attivo di impianti di depurazione, filtri-pressa dell’industria chimica e alimentare, filtri a maniche di impianti di aspirazione industriale — che contengono frazioni metalliche, materiali adsorbenti e componenti polimerici potenzialmente valorizzabili. Se abbandonati o smaltiti in modo improprio, questi rifiuti provocano contaminazione del suolo e delle acque per via degli oli residui, dei metalli pesanti e delle sostanze chimiche intrappolate nei media filtranti. Il recupero consente invece di reimmettere nel ciclo produttivo acciaio, alluminio, carboni attivi rigenerati, polipropilene e altri materiali secondari, riducendo il consumo di risorse vergini e abbattendo le emissioni di CO2 legate all’estrazione primaria.

Mageco S.r.l. offre un servizio completo di recupero di filtri esausti sull’intero territorio della Lombardia, dalla raccolta presso la sede del cliente fino alla consegna agli impianti autorizzati di trattamento e valorizzazione. In questa guida, aggiornata al 2026, Lei troverà la classificazione dettagliata dei filtri recuperabili con i relativi codici CER, il quadro normativo vigente (D.Lgs. 152/2006, D.Lgs. 116/2020 e regolamenti regionali), la descrizione dei processi tecnologici di recupero — estrazione metallica, rigenerazione dei carboni attivi, recupero energetico — i vantaggi economici e ambientali della valorizzazione e le risposte alle domande più frequenti poste dalle imprese lombarde. Il settore è in forte evoluzione: gli obiettivi europei di economia circolare al 2030 impongono tassi di recupero sempre più ambiziosi, rendendo strategica la corretta gestione di questa tipologia di rifiuti.

Tipologie di filtri recuperabili: definizione, composizione e codici CER

I filtri industriali esausti sono dispositivi di separazione giunti a fine vita utile, classificati come rifiuti speciali pericolosi (CER 15 02 02*) o non pericolosi (CER 15 02 03) in funzione delle sostanze assorbite o trattenute durante l’esercizio, e il loro recupero consiste nell’estrazione dei metalli strutturali, nella rigenerazione dei media adsorbenti e nel riciclo dei componenti polimerici. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti disciplina i filtri esausti nel Capitolo 15 02 (assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi), con un’ulteriore codifica nel Capitolo 16 01 07* per i filtri dell’olio provenienti da veicoli a fine vita.

La corretta classificazione ai fini del recupero filtri dipende dalla natura del contaminante trattenuto dal medium filtrante. Un filtro dell’olio motore che ha operato su un veicolo o su un macchinario industriale contiene residui di olio minerale esausto, particolato metallico proveniente dall’usura dei componenti meccanici e una struttura portante in acciaio o alluminio: viene classificato come rifiuto pericoloso con codice CER 15 02 02* oppure 16 01 07* nel caso di provenienza automotive. Al contrario, un filtro dell’aria industriale contaminato esclusivamente da polveri inerti non pericolose ricade nella classificazione CER 15 02 03. I filtri a carbone attivo utilizzati negli impianti di trattamento delle emissioni o di potabilizzazione delle acque meritano un discorso a parte: il carbone attivo esausto può essere rigenerato termicamente fino a cinque-sei cicli di riutilizzo, con evidenti benefici economici e ambientali. I filtri-pressa dell’industria chimica e farmaceutica, i filtri a maniche degli impianti di aspirazione e i filtri coalescenti dei separatori olio-acqua completano il panorama delle tipologie trattabili.

La composizione materica di un filtro esausto varia considerevolmente in base alla tipologia. Un filtro dell’olio motore standard è costituito per il 60-65% da acciaio (involucro e struttura interna), per il 10-15% da cellulosa o fibra sintetica (medium filtrante), per il 15-20% da olio minerale residuo e per il restante 5-10% da gomma (guarnizioni) e materiale polimerico. Un filtro a carbone attivo granulare (GAC) impiegato nel trattamento delle acque contiene mediamente l’85-90% di carbone attivo, il 5-8% di umidità e il restante 5-7% di sostanze adsorbite. La conoscenza precisa della composizione consente di selezionare il processo di recupero più efficiente per massimizzare la resa di valorizzazione.

Classificazione dei principali filtri industriali: codici CER, pericolosità e materiali recuperabili
Tipologia di filtro Codice CER Pericoloso Composizione principale Materiali recuperabili Resa media recupero
Filtro olio motore (automotive) 16 01 07* Acciaio (60-65%), cellulosa, olio minerale residuo, gomma Acciaio secondario, olio rigenerato, energia termica 85–90%
Filtro olio industriale 15 02 02* Acciaio o alluminio, fibra sintetica, olio minerale, particolato metallico Metalli ferrosi e non ferrosi, olio di base rigenerato 80–88%
Filtro a carbone attivo (GAC) 15 02 02* / 15 02 03 Dipende dal contaminante Carbone attivo (85-90%), umidità, sostanze adsorbite Carbone attivo rigenerato (fino a 5-6 cicli) 90–95%
Filtro aria industriale (polveri inerti) 15 02 03 No Fibra sintetica o cellulosa, telaio metallico, polveri inerti Metallo strutturale, fibra riciclata, energia termica 70–80%
Filtro a maniche (aspirazione) 15 02 02* / 15 02 03 Dipende dal contaminante Feltro poliestere o PTFE, gabbia metallica, polveri trattenute Acciaio strutturale, fibra tessile, recupero energetico 65–75%
Filtro-pressa (industria chimica) 15 02 02* Tela filtrante (polipropilene), residuo chimico, telaio acciaio Polipropilene riciclato, metalli, recupero energetico 60–70%
Filtro coalescente (separatori olio-acqua) 15 02 02* Fibra di vetro o polipropilene, olio separato, acqua Olio recuperato, fibra riciclata, metallo strutturale 75–85%

Mageco S.r.l. tratta tutte le tipologie sopra elencate, garantendo la corretta attribuzione del codice CER attraverso l’analisi preliminare del rifiuto e la compilazione della documentazione necessaria per il trasporto e il conferimento agli impianti di recupero di rifiuti pericolosi autorizzati in Lombardia.

Normativa sul recupero filtri: D.Lgs. 152/2006, Direttiva 2008/98/CE e regolamenti regionali

Il recupero dei filtri industriali esausti in Italia è disciplinato dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), dalla Direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE come recepita dal D.Lgs. 116/2020, e dai regolamenti regionali della Lombardia in materia di autorizzazioni agli impianti di trattamento. La normativa impone una rigida gerarchia nella gestione dei rifiuti — prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero energetico e, solo in ultima istanza, smaltimento — che rende il recupero dei materiali contenuti nei filtri esausti la via preferenziale rispetto alla semplice termovalorizzazione o al conferimento in discarica.

Il D.Lgs. 152/2006, agli articoli 208-213, stabilisce le procedure per il rilascio delle autorizzazioni agli impianti di recupero dei rifiuti, distinguendo tra le operazioni classificate come R1 (recupero energetico), R3 (riciclo o recupero di sostanze organiche), R4 (riciclo o recupero dei metalli e dei composti metallici) e R5 (riciclo o recupero di altre sostanze inorganiche). Il recupero filtri dell’olio, ad esempio, coinvolge tipicamente le operazioni R4 (estrazione dell’acciaio) e R9 (rigenerazione dell’olio minerale residuo), mentre la rigenerazione dei carboni attivi rientra nell’operazione R7 (recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti). L’art. 184 del medesimo decreto classifica i filtri esausti come rifiuti speciali di origine industriale, il cui produttore è tenuto alla corretta gestione fino allo smaltimento o al recupero finale.

Il Regolamento CE 1013/2006 disciplina i trasferimenti transfrontalieri dei rifiuti, aspetto rilevante per i filtri esausti che vengono conferiti a impianti di recupero specializzati situati al di fuori del territorio lombardo o nazionale. ARPA Lombardia vigila sull’applicazione delle norme ambientali e sulla conformità degli impianti autorizzati, effettuando ispezioni periodiche e verificando il rispetto dei limiti emissivi. Regione Lombardia, con la L.R. 26/2003 e successive modifiche, ha recepito la normativa nazionale adattandola alle specificità del territorio, definendo i requisiti per le piattaforme ecologiche e i centri di raccolta provinciali.

Documentazione obbligatoria per il recupero filtri

  • Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): obbligatorio per ogni trasporto di filtri esausti dal produttore all’impianto di recupero, ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006. Deve riportare codice CER, quantità, produttore, trasportatore e destinatario.
  • Registro di carico e scarico: il produttore di filtri esausti pericolosi è tenuto alla registrazione cronologica di ogni operazione di produzione, detenzione, trasporto e conferimento, ai sensi dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006.
  • Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): dichiarazione annuale che riassume i quantitativi di rifiuti prodotti, trasportati, recuperati e smaltiti nell’anno precedente, da presentare entro il 30 aprile alla Camera di Commercio competente.
  • Certificato di analisi del rifiuto: necessario per la caratterizzazione chimico-fisica del filtro esausto, in particolare quando la classificazione CER dipende dalla natura del contaminante trattenuto.
  • Autorizzazione al trasporto: il trasportatore deve essere iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (albonazionalegestoriambientali.it) nelle categorie appropriate (cat. 4 e 5 per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi).
  • Schede di sicurezza (SDS): per i filtri classificati come pericolosi, le schede di sicurezza delle sostanze contenute accompagnano la documentazione di trasporto ai fini ADR.

Le violazioni degli obblighi documentali comportano sanzioni amministrative da 2.600 a 15.500 euro per ciascuna infrazione contestata, oltre alla possibile sospensione dell’attività nei casi più gravi. Mageco S.r.l. fornisce assistenza nella compilazione di tutta la documentazione necessaria, sollevando il cliente dagli oneri burocratici e minimizzando il rischio di sanzioni. Per un approfondimento sulle procedure di smaltimento filtri, consulti la guida dedicata.

Processo di recupero filtri: estrazione dei metalli, rigenerazione dei carboni attivi e recupero energetico

Il recupero dei filtri industriali esausti si articola in tre macro-processi — estrazione dei metalli strutturali, rigenerazione dei media adsorbenti e recupero energetico dalle frazioni non riciclabili — selezionati in funzione della tipologia di filtro, della composizione del contaminante e degli obiettivi di valorizzazione. Il percorso di recupero inizia sempre con la fase di caratterizzazione e pre-trattamento, prosegue con il trattamento specifico per ciascuna frazione e si conclude con la certificazione delle materie prime secondarie ottenute.

Fase 1: Raccolta, caratterizzazione e pre-trattamento

La raccolta dei filtri esausti avviene presso la sede del cliente mediante contenitori dedicati — fusti da 200 litri con coperchio a fascetta per i filtri dell’olio, big bag da 1 metro cubo per i filtri a maniche, cassoni scarrabili da 10-30 mc per grandi volumi industriali. Mageco organizza il ritiro con mezzi autorizzati ADR per il trasporto di merci pericolose, equipaggiati con vasche di contenimento in caso di sversamento. Presso l’impianto di destino, ogni partita viene pesata, campionata e sottoposta ad analisi chimico-fisica per confermare la classificazione CER e definire il trattamento ottimale. La fase di pre-trattamento comprende lo sgocciolamento dei filtri dell’olio su griglie inclinate (recupero dell’olio libero residuo), la separazione manuale dei componenti macroscopici (guarnizioni in gomma, raccordi, elementi non metallici) e la cernita per tipologia di materiale strutturale (acciaio, alluminio, plastica).

Fase 2: Estrazione dei metalli dai filtri dell’olio

I filtri dell’olio motore e industriali rappresentano la tipologia a più elevato potenziale di recupero metallico. Il processo prevede la frantumazione meccanica dell’involucro in acciaio tramite trituratori a lame o presse idrauliche, seguita dalla separazione magnetica dei frammenti ferrosi. L’acciaio recuperato, che rappresenta il 60-65% in peso del filtro originale, viene compattato in balle e avviato alle acciaierie come rottame ferroso di qualità media (categoria E3 secondo la classificazione CAEF). I frammenti non ferrosi — alluminio, rame, zinco — vengono separati mediante correnti parassite (eddy current) e destinati alle fonderie specializzate. L’olio minerale residuo, separato per centrifugazione e sgocciolamento durante la fase di frantumazione, viene raccolto e inviato agli impianti di recupero olio minerale autorizzati dal CONOU (Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati) per la rigenerazione in oli base. Il medium filtrante in cellulosa o fibra sintetica, impregnato di residui oleosi non recuperabili meccanicamente, viene destinato al recupero energetico (operazione R1) in impianti di co-incenerimento autorizzati. Per un servizio complementare di recupero dei componenti metallici di maggior valore, consulti la nostra pagina sul recupero ferro in Lombardia.

Fase 3: Rigenerazione dei carboni attivi

La rigenerazione dei carboni attivi esausti è il processo di recupero a più elevato valore aggiunto nella filiera dei filtri, poiché consente di riutilizzare il materiale adsorbente fino a cinque o sei cicli prima della sostituzione definitiva, con un risparmio del 40-60% rispetto all’acquisto di carbone vergine. Il processo di rigenerazione termica si svolge in forni rotativi a temperature comprese tra 700 e 900 °C in atmosfera controllata (vapore d’acqua o CO2), che desorbono e ossidano le sostanze organiche intrappolate nei micropori del carbone, ripristinandone la capacità adsorbente originaria. Un ciclo completo di rigenerazione dura dalle 2 alle 4 ore e comporta una perdita di massa del 5-10% per ciclo, dovuta all’abrasione termica e meccanica dei granuli. La qualità del carbone rigenerato viene certificata mediante test di adsorbimento allo iodio (numero di iodio), test al blu di metilene e analisi granulometrica, garantendo prestazioni comparabili al 90-95% del carbone vergine. Gli impianti di rigenerazione più avanzati operano con recupero termico integrale, utilizzando il calore dei gas di scarico per il preriscaldamento del carbone in ingresso e riducendo il consumo energetico del 30% rispetto ai processi tradizionali.

Fase 4: Recupero energetico e valorizzazione delle frazioni residue

Le frazioni non riciclabili meccanicamente o chimicamente — residui di cellulosa impregnata, fibra tessile contaminata, guarnizioni in gomma, polveri esauste — vengono destinate al recupero energetico in impianti di co-incenerimento o termovalorizzazione autorizzati (operazione R1). Il potere calorifico inferiore (PCI) dei residui filtranti oleosi è compreso tra 15 e 25 MJ/kg, comparabile a quello di alcuni combustibili convenzionali, il che li rende idonei alla produzione di energia termica ed elettrica. Le ceneri di combustione, previo trattamento di inertizzazione, vengono conferite in discarica per rifiuti speciali non pericolosi oppure, quando la composizione lo consente, utilizzate come materiale di riempimento nell’industria cementiera (recupero R5).

Impianti di recupero filtri autorizzati in Lombardia

Principali processi di recupero filtri: operazioni autorizzate e rese indicative
Processo di recupero Operazione R (D.Lgs. 152/2006) Tipologie di filtro trattate Materiale recuperato Resa indicativa
Estrazione metalli ferrosi R4 Filtri olio motore, filtri olio industriali Acciaio secondario (rottame E3) 60–65% in peso
Estrazione metalli non ferrosi R4 Filtri olio con involucro in alluminio Alluminio, rame, zinco 5–10% in peso
Rigenerazione olio minerale R9 Filtri olio motore e industriali Olio base rigenerato (CONOU) 15–20% in peso
Rigenerazione carbone attivo R7 Filtri GAC, filtri a carbone attivo Carbone attivo rigenerato 90–95% per ciclo
Recupero energetico R1 Residui filtranti non riciclabili Energia termica ed elettrica PCI 15–25 MJ/kg
Riciclo polimeri strutturali R3 Filtri-pressa, filtri a maniche Polipropilene riciclato, poliestere 40–60% in peso

L’intero processo è tracciato dal sistema SISTRI/RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), in fase di piena operatività dal 2025, che garantisce la trasparenza di ogni passaggio dalla produzione al recupero finale. ARPA Lombardia verifica periodicamente la conformità degli impianti di trattamento alle autorizzazioni rilasciate, assicurando il rispetto dei limiti emissivi e delle procedure operative.

Perché scegliere Mageco per il recupero filtri in Lombardia

Mageco S.r.l. è un operatore specializzato nella gestione ambientale e nel recupero di rifiuti industriali su tutto il territorio lombardo, in grado di offrire un servizio chiavi in mano che copre l’intera filiera del recupero filtri: dalla consulenza sulla classificazione CER alla raccolta con mezzi autorizzati ADR, fino al conferimento presso gli impianti di valorizzazione più idonei per ciascuna tipologia di filtro. La profonda conoscenza del tessuto industriale lombardo e la rete capillare di impianti partner convenzionati consentono a Mageco di garantire tempi di ritiro rapidi e costi di gestione competitivi.

Affidarsi a un operatore qualificato per il recupero filtri industriali non è soltanto un obbligo normativo, ma rappresenta una scelta strategica per l’impresa. La gestione impropria dei filtri esausti — lo stoccaggio prolungato senza contenitori idonei, il conferimento a soggetti non autorizzati, l’errata classificazione CER — espone il produttore a responsabilità penali ai sensi degli articoli 256 e 260 del D.Lgs. 152/2006, con sanzioni che possono raggiungere i 26.000 euro e la reclusione fino a due anni nei casi più gravi. Mageco solleva il cliente da ogni rischio, assumendo la gestione documentale e logistica nel pieno rispetto della normativa vigente.

Le dodici province della Lombardia — Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio — rappresentano l’area di intervento diretto di Mageco. Ogni provincia presenta specificità produttive che influenzano la tipologia e il volume dei filtri esausti generati: Milano e Monza, con il loro tessuto terziario e logistico, producono prevalentemente filtri automotive e filtri dell’aria di impianti HVAC; Brescia e Bergamo, poli industriali della meccanica e della siderurgia, generano grandi quantitativi di filtri dell’olio industriali e filtri a maniche degli impianti di aspirazione; Como e Varese, distretti del tessile e della chimica, conferiscono filtri-pressa e filtri a carbone attivo degli impianti di depurazione.

I vantaggi del servizio Mageco per il recupero filtri

  • Conformità normativa garantita: gestione completa della documentazione obbligatoria (FIR, registro carico/scarico, MUD, analisi rifiuti) e assistenza nelle verifiche ispettive di ARPA Lombardia e Provincia.
  • Ritiro rapido su tutto il territorio lombardo: intervento entro 48-72 ore dalla richiesta per tutte le dodici province, con mezzi autorizzati ADR e contenitori idonei forniti direttamente da Mageco.
  • Massimizzazione del recupero: selezione dell’impianto di destino più efficiente per ogni tipologia di filtro, con preferenza sistematica per il riciclo dei materiali (R3, R4, R7, R9) rispetto al recupero energetico (R1) e allo smaltimento (D10, D15).
  • Trasparenza e tracciabilità: ogni operazione è documentata e tracciata nel sistema RENTRI, con rilascio al cliente del certificato di avvenuto recupero e della documentazione comprovante la destinazione finale di ogni partita di filtri conferita.
  • Consulenza ambientale integrata: supporto nella redazione delle procedure interne di gestione dei filtri esausti, nell’ottimizzazione dei flussi di stoccaggio e nella formazione del personale aziendale sugli adempimenti normativi.

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Costi del recupero filtri e domande frequenti

I costi del recupero filtri industriali dipendono da una pluralità di fattori che rendono impossibile fornire un tariffario standardizzato senza un’analisi preliminare del rifiuto. Mageco S.r.l. predispone preventivi personalizzati sulla base di un sopralluogo gratuito presso la sede del cliente, durante il quale vengono valutati la tipologia, il volume, la frequenza di conferimento e le condizioni logistiche di accesso. Di seguito, i principali fattori che influenzano il costo del servizio.

Fattori che influenzano i costi del recupero filtri

  • Classificazione CER e pericolosità: i filtri pericolosi (CER 15 02 02*, 16 01 07*) hanno costi di gestione superiori del 30-60% rispetto ai filtri non pericolosi (CER 15 02 03), per via degli adempimenti documentali aggiuntivi e dei requisiti di trasporto ADR.
  • Volume e frequenza di conferimento: quantitativi elevati e ritiri regolari consentono economie di scala che riducono il costo unitario per chilogrammo o per singolo ritiro.
  • Distanza dal più vicino impianto di recupero autorizzato: la logistica incide significativamente sul costo finale, in particolare per le sedi situate nelle province di Sondrio, Mantova e Cremona, più distanti dai principali poli di trattamento.
  • Valore di mercato del materiale recuperabile: i filtri dell’olio con elevato contenuto di acciaio possono beneficiare di un contributo di ritiro parziale da parte degli impianti di destino, riducendo il costo netto per il produttore. Al contrario, i filtri a carbone attivo da rigenerare hanno un valore intrinseco elevato che può azzerare o ridurre il costo di conferimento.
  • Stato di contaminazione e necessità di analisi: filtri contaminati da sostanze chimiche particolari (solventi, metalli pesanti, PCB) richiedono analisi di caratterizzazione preliminare che comportano costi aggiuntivi di laboratorio.

Domande frequenti sul recupero filtri

Quali tipologie di filtri possono essere recuperate anziché smaltite?

Possono essere recuperati praticamente tutti i filtri industriali: filtri dell’olio motore e industriali (CER 16 01 07* e 15 02 02*), dai quali si estraggono acciaio, alluminio e olio minerale; filtri a carbone attivo (CER 15 02 02* o 15 02 03), che vengono rigenerati termicamente fino a 5-6 cicli di riutilizzo; filtri a maniche e filtri dell’aria, dai quali si recupera il metallo strutturale e la fibra tessile; filtri-pressa, dai quali si recupera il polipropilene e il telaio metallico. Mageco valuta caso per caso la soluzione di valorizzazione più efficiente, privilegiando sempre il riciclo dei materiali rispetto al recupero energetico.

I filtri dell’olio usati sono classificati come rifiuti pericolosi?

Sì, i filtri dell’olio usati sono classificati come rifiuti speciali pericolosi con codice CER 15 02 02* (assorbenti, materiali filtranti contaminati da sostanze pericolose) oppure CER 16 01 07* (filtri dell’olio di provenienza automotive). La pericolosità deriva dalla presenza di olio minerale esausto, che contiene idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e metalli pesanti derivanti dall’usura dei componenti meccanici. Il trasporto richiede mezzi autorizzati ADR e la compilazione del FIR con l’indicazione della classe di pericolo HP14 (ecotossico) e HP7 (cancerogeno, in funzione del contenuto di IPA).

Come funziona la rigenerazione del carbone attivo esausto?

La rigenerazione del carbone attivo avviene mediante trattamento termico in forni rotativi a temperature comprese tra 700 e 900 °C in atmosfera controllata di vapore acqueo o anidride carbonica. Il calore desorbe e ossida le sostanze organiche intrappolate nei micropori, ripristinando la capacità adsorbente del carbone. Il processo dura 2-4 ore per ciclo e comporta una perdita di massa del 5-10%. Il carbone rigenerato raggiunge il 90-95% delle prestazioni del carbone vergine e può essere riutilizzato fino a 5-6 cicli, con un risparmio del 40-60% rispetto all’acquisto di materiale nuovo.

Quanto acciaio si recupera da un filtro dell’olio motore?

Da un filtro dell’olio motore standard si recupera circa il 60-65% in peso di acciaio, corrispondente all’involucro esterno e alla struttura interna del filtro. Un filtro del peso medio di 300-400 grammi produce quindi circa 200-260 grammi di rottame ferroso classificato nella categoria E3 CAEF. A livello industriale, una tonnellata di filtri dell’olio consente di recuperare indicativamente 600-650 kg di acciaio secondario, 150-200 kg di olio minerale rigenerabile e il restante 15-25% viene avviato a recupero energetico. L’acciaio recuperato viene compattato in balle e conferito direttamente alle acciaierie lombarde.

Quali documenti servono per conferire filtri esausti al recupero?

Per conferire filtri esausti al recupero è necessario: il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) compilato in quattro copie con codice CER, quantità, produttore, trasportatore e destinatario; il registro di carico e scarico aggiornato con le operazioni di produzione e conferimento; l’analisi di caratterizzazione chimica del rifiuto per la classificazione CER, obbligatoria in caso di filtri contaminati da sostanze chimiche specifiche; la verifica dell’iscrizione del trasportatore all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie 4 o 5. Mageco S.r.l. fornisce assistenza nella compilazione di tutta la documentazione, sollevando il cliente dagli adempimenti burocratici.

Mageco ritira filtri esausti in tutte le province della Lombardia?

Sì, Mageco S.r.l. effettua il ritiro di filtri esausti in tutte le dodici province della Lombardia: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio. Il servizio prevede l’intervento entro 48-72 ore dalla richiesta, con fornitura diretta dei contenitori idonei (fusti da 200 litri, big bag, cassoni scarrabili) e trasporto con mezzi autorizzati ADR per i filtri classificati come pericolosi. Per richiedere un preventivo personalizzato, è sufficiente contattare Mageco al numero 02 8716 8731 o via email a info@mageco.it.

Qual è la differenza tra smaltimento e recupero dei filtri?

Lo smaltimento (operazioni D) prevede l’eliminazione definitiva del rifiuto mediante conferimento in discarica (D1) o incenerimento senza recupero energetico (D10), con costi generalmente più elevati e impatto ambientale maggiore. Il recupero (operazioni R) mira invece alla valorizzazione dei materiali contenuti nei filtri: il riciclo dei metalli (R4), la rigenerazione dell’olio (R9), la rigenerazione dei carboni attivi (R7) e il recupero energetico (R1). La normativa europea impone la priorità del recupero sullo smaltimento secondo la gerarchia definita dalla Direttiva 2008/98/CE. Mageco privilegia sistematicamente le soluzioni di recupero, ricorrendo allo smaltimento solo quando le condizioni del rifiuto non consentono alternative di valorizzazione.

Servizi correlati e approfondimenti

Il recupero filtri industriali si inserisce in un contesto più ampio di gestione dei rifiuti speciali che Mageco S.r.l. affronta con un approccio integrato su tutto il territorio della Lombardia. Di seguito, le guide di approfondimento sulle tematiche correlate alla gestione dei filtri esausti, con particolare riferimento alle filiere complementari di recupero dei materiali e delle sostanze contenute nei dispositivi filtranti a fine vita.