Recupero cartongesso: il ciclo chiuso del gesso dall’edilizia all’economia circolare
Il recupero cartongesso rappresenta una delle frontiere più promettenti dell’economia circolare applicata al settore edilizio. Le lastre in cartongesso, composte per circa il 93% da solfato di calcio biidrato (gesso) e per il restante 7% da fibre di carta o cellulosa, possiedono una caratteristica unica rispetto alla maggior parte dei rifiuti da costruzione e demolizione: il gesso può essere riciclato un numero virtualmente illimitato di volte senza perdere le proprie proprietà chimico-fisiche. Questo rende il cartongesso un materiale ideale per un modello di closed-loop recycling, in cui il rifiuto di cantiere diventa materia prima secondaria per la produzione di nuove lastre. L’associazione europea Eurogypsum ha fissato l’obiettivo di raggiungere il 30% di contenuto riciclato nella produzione di nuove lastre entro il 2030, un traguardo che richiede la creazione di filiere efficienti di raccolta differenziata e trattamento del cartongesso esausto.
Mageco S.r.l., operativa dal 2003 nella gestione ambientale con sede a Lainate (MI), affianca imprese edili, cartongessisti, demolitori e committenti pubblici e privati nella corretta gestione del riciclo del cartongesso in tutta la Lombardia. Dalla raccolta differenziata in cantiere — condizione imprescindibile per il recupero di qualità — al trasporto verso impianti specializzati di triturazione e separazione gesso-carta, fino alla reimmissione del gesso riciclato nel ciclo produttivo, accompagniamo ogni fase del processo con documentazione conforme e tracciabilità garantita. In questa guida analizzeremo la classificazione tecnica del cartongesso come rifiuto, il quadro normativo italiano ed europeo aggiornato al 2026, il processo industriale di recupero, i vantaggi ambientali ed economici e le risposte alle domande più frequenti degli operatori del settore.
Cos’è il cartongesso e perché il gesso è riciclabile all’infinito
Il cartongesso è un materiale da costruzione composto da un nucleo di gesso (solfato di calcio biidrato, CaSO₄·2H₂O) rivestito su entrambi i lati da fogli di carta o cartone, classificato come rifiuto speciale non pericoloso con codice CER 17 08 02 quando proviene da attività di costruzione, ristrutturazione o demolizione, e recuperabile al 100% mediante processi di triturazione meccanica e separazione delle componenti gesso e fibra cellulosica. La peculiarità del solfato di calcio biidrato risiede nella sua struttura cristallina: il processo di riciclo non altera le proprietà chimiche della molecola, consentendo un riutilizzo teoricamente infinito del materiale.
Il cartongesso ha conosciuto una diffusione crescente nell’edilizia italiana a partire dagli anni Novanta, grazie alla sua versatilità, leggerezza, rapidità di posa e prestazioni di isolamento termico e acustico. Secondo i dati dell’industria europea del gesso, il consumo annuo di lastre in cartongesso in Italia supera i 100 milioni di metri quadrati, con una produzione di rifiuti di cantiere stimata tra le 250.000 e le 400.000 tonnellate annue. La Lombardia, prima regione italiana per attività edilizia, contribuisce per circa il 20% di tale volume. Di questa massa, una quota compresa tra il 70% e l’85% proviene da scarti di lavorazione (sfridi di taglio, ritagli di posa) e da operazioni di ristrutturazione, mentre il restante 15-30% deriva da demolizioni.
La composizione standard di una lastra in cartongesso prevede:
- Nucleo in gesso: 90-95% del peso, composto da solfato di calcio biidrato con additivi (amido, fibre di vetro, agenti idrorepellenti nelle lastre speciali)
- Rivestimento in carta: 5-7% del peso, fibre cellulosiche riciclabili come materiale per compostaggio o come materia prima per l’industria cartaria
- Additivi vari: 1-3% del peso, variabili in funzione della tipologia di lastra (standard, idrorepellente, antincendio, acustica)
Il principio fondamentale che rende il riciclo del cartongesso particolarmente virtuoso è che il gesso recuperato possiede le medesime caratteristiche del gesso naturale estratto in cava. A differenza di altri materiali da costruzione che, una volta riciclati, subiscono un inevitabile degrado prestazionale (il cosiddetto downcycling), il solfato di calcio biidrato ottenuto dalla macinazione delle lastre usate può essere reintrodotto direttamente nel processo produttivo di nuove lastre in sostituzione del gesso vergine, configurando un autentico ciclo chiuso (closed-loop recycling).
| Codice CER | Tipologia di cartongesso | Composizione prevalente | Operazione di recupero | Prodotto ottenuto |
|---|---|---|---|---|
| 17 08 02 | Lastre standard (tipo A/GKB) | Gesso + carta kraft | Triturazione e separazione (R5) | Gesso riciclato per nuove lastre, fibra cellulosica per compost |
| 17 08 02 | Lastre idrorepellenti (tipo H/GKBI) | Gesso + silicone + carta verde | Triturazione e separazione (R5) | Gesso riciclato (previo test additivi), fibra cellulosica |
| 17 08 02 | Lastre antincendio (tipo F/GKF) | Gesso + fibre di vetro + carta | Triturazione e separazione (R5) | Gesso riciclato, fibra di vetro recuperata, cellulosa |
| 17 08 02 | Lastre accoppiate (con isolante) | Gesso + polistirene/lana minerale | Separazione manuale + triturazione (R5/R12) | Gesso riciclato, isolante avviato a filiera dedicata |
| 17 08 02 | Sfridi di lavorazione nuovi | Gesso puro + carta (senza contaminanti) | Triturazione diretta (R5) | Gesso riciclato ad alta purezza per produzione lastre |
| 17 08 01* | Cartongesso contaminato da sostanze pericolose | Gesso + amianto / piombo / altro | NON recuperabile — smaltimento dedicato | Conferimento in discarica per rifiuti pericolosi |
Un aspetto critico riguarda la distinzione tra sfridi di produzione e rifiuti da demolizione. Gli sfridi di cantiere derivanti dalla posa di lastre nuove (ritagli, scarti di taglio) rappresentano la materia prima ideale per il recupero, poiché la loro composizione è nota e priva di contaminanti. I rifiuti da demolizione, invece, possono contenere residui di stucco, vernici, piastrelle incollate, viti metalliche e altri elementi estranei che richiedono un processo di pre-trattamento più accurato. In entrambi i casi, la raccolta differenziata in cantiere — ovvero la separazione del cartongesso dagli altri rifiuti edili fin dal momento della produzione — è la condizione imprescindibile per un recupero efficiente e di qualità.

Normativa per il recupero cartongesso: CER 17 08 02, D.Lgs. 152/2006 e direttive europee
Il recupero del cartongesso in Italia è regolato dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), che classifica i rifiuti a base di gesso con il codice CER 17 08 02 (materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli contrassegnati con asterisco) e ne consente il recupero mediante operazione R5 presso impianti autorizzati ai sensi degli articoli 208 e 214-216, nel quadro delle politiche europee di economia circolare che impongono il riciclo del 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione. Il contesto normativo è in forte evoluzione, spinto dagli obiettivi dell’Unione Europea e dall’impegno volontario dell’industria del gesso.
A differenza dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione, per i quali il D.M. 27 settembre 2022, n. 152 ha definito criteri End of Waste specifici, il cartongesso non dispone ancora di un decreto End of Waste dedicato a livello nazionale. Ciò significa che, allo stato attuale, il gesso riciclato ottenuto dal trattamento del CER 17 08 02 cessa la qualifica di rifiuto secondo le procedure generali dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, ovvero quando soddisfa le condizioni stabilite caso per caso nelle autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti (Province o Regioni) agli impianti di trattamento. La Commissione Europea ha avviato i lavori preparatori per un regolamento End of Waste specifico per i rifiuti a base di gesso, ma il provvedimento non è ancora stato adottato nel 2026.
Quadro normativo nazionale
- D.Lgs. 152/2006, Parte IV, art. 184: classifica i rifiuti da costruzione e demolizione a base di gesso come rifiuti speciali non pericolosi (CER 17 08 02), a condizione che non contengano sostanze pericolose
- D.Lgs. 152/2006, art. 184-ter: disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto, applicabile al gesso riciclato quando conforme a standard tecnici e destinato a usi specifici senza rischi per l’ambiente
- D.M. 5 febbraio 1998, Allegato 1, punto 17.1: individua le attività di recupero in regime semplificato per i materiali a base di gesso, consentendo la produzione di gesso da utilizzare nell’industria del gesso e del cemento — questo decreto costituisce ancora oggi la base operativa per molti impianti di recupero cartongesso
- D.Lgs. 116/2020: recepisce le direttive UE 2018/851 e 2018/852 del pacchetto economia circolare, confermando l’obiettivo di riciclo del 70% dei rifiuti C&D e introducendo obblighi di raccolta differenziata più stringenti
- D.Lgs. 152/2006, art. 179: stabilisce la gerarchia dei rifiuti (prevenzione, preparazione al riutilizzo, riciclo, recupero energetico, smaltimento), collocando il recupero del gesso nella posizione privilegiata del riciclo di materia
Contesto europeo e obiettivi Eurogypsum
A livello europeo, la gestione dei rifiuti a base di gesso è oggetto di attenzione crescente. La Direttiva 1999/31/CE sulle discariche, modificata dalla Direttiva 2018/850/UE, impone che i rifiuti a base di gesso siano smaltiti in celle dedicate delle discariche, separati dagli altri rifiuti, a causa della reazione chimica tra gesso e rifiuti biodegradabili che può generare acido solfidrico (H₂S), un gas tossico. Questa restrizione normativa rende lo smaltimento in discarica più costoso e complesso, incentivando economicamente il recupero.
Eurogypsum, la federazione europea dei produttori di gesso e derivati, ha adottato nel 2013 un impegno volontario (voluntary commitment) per aumentare progressivamente il tasso di riciclo del cartongesso post-consumo in Europa, con l’obiettivo del 30% di contenuto riciclato nella produzione di nuove lastre entro il 2030. Questo impegno è stato rafforzato nel quadro del Piano d’Azione per l’Economia Circolare della Commissione Europea e del Circular Economy Package. In Paesi come Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio, i tassi di riciclo del cartongesso superano già il 50%, mentre l’Italia si attesta su livelli sensibilmente inferiori, evidenziando un ampio margine di crescita.
Per un quadro aggiornato sulle linee guida regionali lombarde, è possibile consultare la sezione dedicata ai rifiuti di Regione Lombardia — Ambiente ed Energia. Ulteriori informazioni sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali in Italia sono disponibili nel rapporto annuale di ISPRA — Rapporto Rifiuti Speciali.
Documentazione obbligatoria per il recupero cartongesso
- Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) ai sensi dell’art. 193 del D.Lgs. 152/2006: accompagna il cartongesso dal cantiere di produzione all’impianto di recupero, indicando codice CER 17 08 02, quantità, produttore, trasportatore e destinatario
- Registro di carico e scarico ai sensi dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006: annotazione cronologica della produzione e movimentazione dei rifiuti in cartongesso nel sito del produttore
- Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): comunicazione annuale alle Camere di Commercio dei dati relativi ai rifiuti prodotti, trasportati e recuperati nell’anno precedente
- RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti): dal 2025, il D.M. 4 aprile 2023, n. 59 impone la digitalizzazione della documentazione di tracciabilità dei rifiuti, sostituendo progressivamente i registri cartacei
- Analisi di caratterizzazione: obbligatoria in caso di dubbio sulla composizione del rifiuto, per escludere la presenza di sostanze pericolose (CER 17 08 01*) e confermare l’idoneità al recupero
- Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: il trasportatore deve essere iscritto nelle categorie pertinenti, verificabili sul portale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali
Il processo di recupero cartongesso: triturazione, separazione e produzione di gesso riciclato
Il processo industriale di recupero del cartongesso si basa sulla triturazione meccanica delle lastre e sulla successiva separazione per via fisica delle due componenti principali — il nucleo di gesso e il rivestimento in carta — producendo gesso riciclato (solfato di calcio biidrato) reimpiegabile nella fabbricazione di nuove lastre in cartongesso e fibre cellulosiche destinate a compostaggio o all’industria cartaria. Questo processo configura un modello di economia circolare chiusa (closed-loop) in cui il rifiuto del settore delle costruzioni viene trasformato in materia prima secondaria per lo stesso settore.
La qualità del gesso riciclato dipende in modo determinante da due fattori a monte del processo industriale: la raccolta differenziata del cartongesso in cantiere e il grado di contaminazione del materiale in ingresso. Sfridi di lavorazione puliti e lastre da ristrutturazione prive di contaminanti producono gesso riciclato ad alta purezza, con un contenuto di solfato di calcio biidrato superiore al 90%, idoneo per la reimmissione diretta nel processo produttivo dei fabbricanti di lastre. Materiale contaminato da malte, vernici, isolanti incollati o elementi metallici richiede invece fasi di pre-trattamento aggiuntive che incrementano i costi ma non precludono il recupero.
Le fasi del processo di recupero cartongesso
- Raccolta differenziata in cantiere: il cartongesso viene separato dagli altri rifiuti edili direttamente in cantiere e conferito in cassoni scarrabili o container dedicati. Mageco fornisce contenitori specifici da 5 a 30 mc, contrassegnati per il conferimento esclusivo di rifiuti a base di gesso. La corretta separazione a monte è il presupposto fondamentale per ottenere gesso riciclato di qualità ed evitare la contaminazione che renderebbe il materiale non recuperabile. Vengono rimossi manualmente chiodi, viti, profili metallici, nastri adesivi e altri elementi estranei visibili.
- Ispezione visiva e accettazione: all’arrivo presso l’impianto di recupero, il carico viene sottoposto a ispezione visiva e, quando necessario, a controllo radiometrico per escludere la presenza di materiali radioattivi (requisito previsto dall’art. 157 del D.Lgs. 101/2020). Le lastre contaminate da sostanze pericolose (amianto, vernici al piombo) vengono rifiutate e ridirezionate verso impianti di smaltimento cartongesso autorizzati.
- Triturazione primaria (pre-shredding): le lastre vengono immesse in un trituratore a bassa velocità (shredder) che riduce il materiale in frammenti di dimensioni comprese tra 50 e 150 mm. Questa fase ha lo scopo di rompere la struttura della lastra e iniziare il distacco meccanico tra il nucleo di gesso e il rivestimento in carta. I trituratori moderni sono dotati di magneti permanenti o elettromagneti che estraggono automaticamente le viti e gli elementi ferrosi presenti.
- Separazione gesso-carta (screening e air separation): il materiale triturato viene convogliato su vagli rotanti o vibranti che separano le particelle di gesso (più dense e pesanti) dalle fibre di carta (più leggere). Un separatore ad aria (air classifier) completa la separazione, soffiando le fibre di carta in un circuito dedicato e lasciando cadere il gesso nel flusso principale. Impianti più avanzati utilizzano una combinazione di vagli a più stadi e classificatori ad aria in serie per raggiungere un tasso di separazione superiore al 95%.
- Triturazione secondaria e raffinazione del gesso: il gesso grezzo separato dalla carta viene sottoposto a una seconda fase di macinazione mediante mulino a martelli o mulino a impatto, che riduce la granulometria a valori compresi tra 0 e 15 mm, in funzione delle specifiche richieste dal produttore di lastre destinatario. Questa fase rimuove anche eventuali residui di carta ancora adesi al gesso, portando la purezza del materiale a livelli superiori al 92-95%.
- Controllo qualità del gesso riciclato: campioni del gesso riciclato vengono analizzati per verificarne la composizione chimica (contenuto di CaSO₄·2H₂O, umidità, pH, contenuto di impurità), la granulometria e l’assenza di contaminanti. Il gesso riciclato destinato alla produzione di nuove lastre deve rispettare le specifiche concordate con il fabbricante, tipicamente: purezza ≥ 85-90%, umidità ≤ 15%, contenuto di carta residua ≤ 2%, assenza di materiali estranei superiori a 5 mm.
- Recupero della fibra cellulosica: le fibre di carta separate dal gesso vengono raccolte, eventualmente lavate per rimuovere residui di gesso aderenti e destinate a diversi canali di recupero: compostaggio industriale (come materiale strutturante nei processi di compostaggio dei rifiuti organici), industria cartaria (come fibra secondaria) o, in alternativa, recupero energetico in impianti autorizzati.
- Stoccaggio e conferimento: il gesso riciclato viene stoccato in area coperta per proteggerlo dall’umidità atmosferica e conferito allo stabilimento produttivo di lastre in cartongesso mediante autocarri ribaltabili o in big bag da 1-1,5 tonnellate. Il ciclo si chiude quando il gesso riciclato entra nel forno di calcinazione del produttore, sostituendo una quota equivalente di gesso naturale estratto in cava.
Impianti di recupero cartongesso in Lombardia e principali operatori
| Tipologia di impianto | Localizzazione prevalente | Operazione autorizzata | Prodotto in uscita |
|---|---|---|---|
| Piattaforme di raccolta e pre-trattamento rifiuti C&D | Area metropolitana di Milano, Brianza, Brescia | R12 (selezione) / R13 (stoccaggio) | Cartongesso selezionato pronto per il riciclo |
| Impianti specializzati di riciclo cartongesso | Lombardia occidentale, Veneto (bacino di approvvigionamento interregionale) | R5 (triturazione e separazione) | Gesso riciclato in polvere/granuli, fibra cellulosica |
| Stabilimenti di produzione lastre (ciclo integrato) | Italia settentrionale | Utilizzo MPS (materia prima secondaria) | Nuove lastre in cartongesso con contenuto riciclato |
| Impianti di compostaggio (per la fibra di carta) | Distribuzione capillare in Lombardia | R3 (recupero sostanze organiche) | Compost e ammendanti |
La filiera del recupero cartongesso in Lombardia è ancora in fase di consolidamento rispetto a Paesi europei come i Paesi Bassi o il Regno Unito, dove operano impianti dedicati con capacità di trattamento di decine di migliaia di tonnellate annue. Tuttavia, la crescente pressione normativa (restrizioni al conferimento in discarica, obiettivi di riciclo C&D del 70%, impegno Eurogypsum) e la domanda dei produttori di lastre per materia prima riciclata stanno stimolando investimenti significativi. L’efficacia del sistema dipende dalla capillarità della raccolta differenziata nei cantieri — un ambito in cui operatori logistici specializzati come Mageco svolgono un ruolo strategico nell’organizzare la raccolta e il conferimento agli impianti di trattamento autorizzati. Per approfondire le tecniche di gestione dei rifiuti edili misti, si consulti la guida al recupero rifiuti da cantiere.

Perché scegliere Mageco per il recupero cartongesso in Lombardia
Mageco S.r.l. offre un servizio integrato di raccolta, trasporto e conferimento a recupero del cartongesso su tutto il territorio lombardo, garantendo piena conformità normativa, tracciabilità documentale completa e massimizzazione della quota di materiale effettivamente avviata a riciclo grazie a una rete consolidata di impianti di trattamento partner. La nostra esperienza ventennale nella gestione dei rifiuti speciali da costruzione e demolizione ci consente di progettare soluzioni logistiche su misura per ogni tipologia di cantiere, dalla ristrutturazione residenziale al grande progetto di demolizione industriale.
Con sede a Lainate (MI), in posizione strategica rispetto alla rete autostradale lombarda, Mageco è in grado di raggiungere qualsiasi cantiere nelle province di Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio con tempi di intervento contenuti. La nostra flotta comprende automezzi di diverse portate, dai furgoni con cassone per piccoli quantitativi ai bilici per carichi superiori alle 20 tonnellate, tutti regolarmente iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie 5F e 8C.
I vantaggi del servizio Mageco per il recupero cartongesso
- Conformità normativa garantita: gestiamo l’intera documentazione obbligatoria (FIR, registro di carico e scarico, comunicazione MUD, iscrizione RENTRI) assicurando la piena tracciabilità del rifiuto dal cantiere all’impianto di recupero e la tutela legale del produttore del rifiuto
- Certificazioni di sistema: Mageco è certificata ISO 9001 (gestione della qualità), ISO 14001 (gestione ambientale) e ISO 45001 (salute e sicurezza sul lavoro), a garanzia di processi operativi controllati, impatto ambientale minimizzato e sicurezza dei lavoratori
- Raccolta differenziata assistita: forniamo cassoni e container dedicati esclusivamente al cartongesso, con consulenza in cantiere per l’organizzazione della separazione a monte che massimizza la qualità del materiale avviato a riciclo e riduce i costi di trattamento
- Rete impiantistica qualificata: collaboriamo con impianti di recupero cartongesso autorizzati, selezionati per capacità tecnologica, conformità autorizzativa e affidabilità operativa, che producono gesso riciclato conforme agli standard dei principali produttori europei di lastre
- Massimizzazione del tasso di recupero: grazie alla corretta separazione in cantiere e alla scelta dell’impianto di trattamento più idoneo, puntiamo a raggiungere tassi di recupero effettivo superiori al 90% sul materiale conferito
- Reportistica ambientale: forniamo attestazioni e report periodici sul quantitativo di cartongesso recuperato, utili per la rendicontazione di sostenibilità delle imprese committenti e per la conformità ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici
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Costi e domande frequenti sul recupero cartongesso
Il costo del recupero cartongesso dipende da molteplici variabili legate alla quantità, alla qualità del materiale, alla logistica e alle condizioni di mercato degli impianti di trattamento. Comprendere i fattori che influenzano il prezzo consente alle imprese edili e ai committenti di ottimizzare i costi di gestione di questo rifiuto, che rappresenta una voce significativa nei cantieri di costruzione a secco e di ristrutturazione.
Fattori che influenzano i costi del recupero cartongesso
- Quantitativo di materiale: volumi maggiori consentono economie di scala nel trasporto e nelle tariffe di conferimento all’impianto di recupero; quantitativi inferiori a 1-2 tonnellate comportano costi unitari più elevati
- Grado di pulizia e separazione: cartongesso ben separato e privo di contaminanti (viti, profili metallici, stucco, piastrelle incollate) beneficia di tariffe di conferimento inferiori; materiale misto o contaminato può richiedere pre-trattamento aggiuntivo con costi maggiorati
- Distanza tra cantiere e impianto di recupero: i costi di trasporto incidono in modo significativo, soprattutto per cantieri in province periferiche della Lombardia rispetto alla concentrazione impiantistica dell’area metropolitana milanese
- Tipologia di contenitore e frequenza di ritiro: la scelta tra cassoni scarrabili, container a cielo aperto o chiusi e la frequenza dei ritiri influenzano il costo logistico complessivo
- Andamento del mercato del gesso riciclato: nei periodi di forte domanda da parte dei produttori di lastre, le tariffe di conferimento possono ridursi; viceversa, in fasi di sovrapproduzione o bassa domanda i costi tendono ad aumentare
- Alternativa di smaltimento in discarica: il costo dello smaltimento in discarica per rifiuti a base di gesso (che richiede celle dedicate) è mediamente più elevato rispetto al costo di conferimento a recupero, rendendo il riciclo economicamente vantaggioso nella maggioranza dei casi
Domande frequenti
Il cartongesso può davvero essere riciclato al 100%?
Sì, il cartongesso è riciclabile al 100% nelle sue componenti principali. Il nucleo in gesso (solfato di calcio biidrato) può essere macinato e reimpiegato nella produzione di nuove lastre in cartongesso senza alcuna perdita di qualità, poiché il processo di riciclo non altera le proprietà chimiche del minerale. Il rivestimento in carta può essere recuperato come fibra cellulosica per compostaggio o per l’industria cartaria. La condizione necessaria è che il cartongesso sia raccolto in modo differenziato e privo di contaminanti pericolosi.
Qual è il codice CER del cartongesso e come si classifica?
Il cartongesso proveniente da attività di costruzione e demolizione si classifica con il codice CER 17 08 02, che identifica i materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli contaminati con sostanze pericolose. In presenza di contaminanti pericolosi (ad esempio amianto o piombo), il codice corretto è CER 17 08 01* (rifiuto pericoloso con asterisco), che non può essere avviato al recupero ordinario. Per gli sfridi di produzione industriale delle lastre, il codice CER applicabile è il 10 13 09* o il 10 13 10, a seconda della composizione.
Perché il cartongesso non può essere conferito in discarica con gli altri rifiuti inerti?
Il cartongesso non può essere miscelato con gli altri rifiuti inerti in discarica perché il solfato di calcio, in condizioni anaerobiche e in presenza di rifiuti biodegradabili, può essere trasformato da batteri solfato-riduttori in acido solfidrico (H₂S), un gas tossico, infiammabile e maleodorante. La Direttiva europea 1999/31/CE e il D.Lgs. 36/2003 impongono che i rifiuti a base di gesso siano conferiti in celle di discarica dedicate, separate dai rifiuti biodegradabili. Questa restrizione rende lo smaltimento in discarica più costoso e complesso rispetto al recupero.
Come si deve organizzare la raccolta differenziata del cartongesso in cantiere?
La raccolta differenziata del cartongesso in cantiere richiede l’allestimento di cassoni o container dedicati, chiaramente contrassegnati, nei quali conferire esclusivamente lastre in cartongesso, sfridi di taglio e ritagli di posa. È essenziale rimuovere preventivamente viti, tasselli, profili metallici e nastri adesivi. Il cartongesso con piastrelle incollate, stucco cementizio o isolanti aderenti deve essere separato dalle lastre pulite, poiché richiede un pre-trattamento specifico. Mageco fornisce contenitori dedicati e consulenza in cantiere per ottimizzare la separazione e ridurre i costi di conferimento.
Cosa si ottiene dal processo di riciclo del cartongesso?
Dal riciclo del cartongesso si ottengono due prodotti principali: il gesso riciclato (solfato di calcio biidrato in polvere o granuli), che può essere reimmesso nella produzione di nuove lastre in cartongesso in sostituzione del gesso naturale, e la fibra cellulosica, recuperata dal rivestimento in carta, utilizzabile come materiale strutturante nel compostaggio industriale o come fibra secondaria nell’industria cartaria. Il gesso riciclato di alta qualità (purezza superiore al 90%) raggiunge un valore commerciale significativo sul mercato delle materie prime secondarie.
Quali sono gli obiettivi europei per il riciclo del cartongesso?
Eurogypsum, la federazione europea dei produttori di gesso, ha fissato l’obiettivo volontario di raggiungere il 30% di contenuto di gesso riciclato nella produzione di nuove lastre entro il 2030. A livello normativo, la Direttiva UE 2018/851 impone il riciclo del 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione (incluso il cartongesso). La Commissione Europea sta inoltre lavorando a criteri End of Waste specifici per i rifiuti a base di gesso, che forniranno un quadro normativo armonizzato per il mercato europeo del gesso riciclato.
Il recupero del cartongesso costa meno dello smaltimento in discarica?
Nella maggior parte dei casi, sì. Lo smaltimento in discarica del cartongesso è gravato da costi aggiuntivi dovuti all’obbligo di conferimento in celle dedicate separate dai rifiuti biodegradabili (D.Lgs. 36/2003) e dall’ecotassa regionale. Il conferimento a recupero presso impianti specializzati presenta tariffe mediamente inferiori, soprattutto per materiale pulito e ben separato. Per quantitativi significativi di sfridi di lavorazione ad alta purezza, alcuni impianti applicano tariffe particolarmente vantaggiose o addirittura pari a zero, poiché il gesso riciclato ha valore commerciale come materia prima secondaria.
Mageco gestisce anche il recupero di cartongesso contenente amianto?
No, il cartongesso contaminato da amianto è classificato come rifiuto pericoloso (CER 17 08 01* o codice CER specifico per materiali contenenti amianto) e non può essere avviato al recupero. Deve essere gestito secondo le procedure di bonifica e smaltimento previste dalla Legge 257/1992 e dal D.M. 6 settembre 1994, con conferimento in discariche autorizzate per rifiuti contenenti amianto. Mageco può supportare nella corretta classificazione del materiale e nell’indirizzamento verso operatori specializzati nello smaltimento di rifiuti pericolosi.
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Il recupero del cartongesso si inserisce in un contesto più ampio di gestione sostenibile dei rifiuti da costruzione e demolizione. Per una visione completa delle soluzioni offerte da Mageco nella filiera dei rifiuti edili, La invitiamo a consultare le guide dedicate ad altri materiali da cantiere frequentemente associati al cartongesso nei progetti di costruzione e ristrutturazione.
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