Recupero abiti usati in Lombardia: guida completa al riciclo tessile 2026
Il recupero abiti usati costituisce una delle filiere di valorizzazione dei rifiuti a maggiore crescita in Italia e in Lombardia. Ogni anno, nella sola regione lombarda, vengono raccolte oltre 35.000 tonnellate di indumenti e accessori tessili post-consumo, di cui una quota significativa risulta idonea al riutilizzo diretto, alla trasformazione in stracci industriali o al riciclo meccanico delle fibre. Con l’introduzione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile, previsto dal D.Lgs. 116/2020 e operativo dal 1° gennaio 2025, le imprese della moda, della distribuzione e del settore alberghiero sono ora chiamate a contribuire attivamente al finanziamento e all’organizzazione del recupero dei prodotti tessili a fine vita.
Mageco S.r.l., con sede a Lainate (MI) e un’esperienza consolidata nella gestione ambientale, offre alle imprese, agli enti pubblici e ai consorzi di raccolta un servizio integrato di recupero abiti usati su tutto il territorio lombardo. Dalla fase di raccolta e caratterizzazione fino alla selezione, al grading qualitativo e all’avvio al riciclo delle fibre, il nostro team gestisce l’intero ciclo operativo nel pieno rispetto del D.Lgs. 152/2006, della normativa regionale e degli standard di tracciabilità richiesti dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali. In questa guida illustreremo nel dettaglio la classificazione dei rifiuti tessili, il quadro normativo aggiornato al 2026, il processo tecnico di recupero e i vantaggi di affidarsi a Mageco per il recupero di abiti usati in Lombardia.
Cosa sono gli abiti usati e come si classificano
Gli abiti usati sono indumenti, accessori e prodotti tessili che hanno raggiunto la fine del loro ciclo di utilizzo da parte del consumatore o dell’impresa e che, in base alla normativa ambientale italiana, vengono classificati come rifiuti urbani o speciali a seconda della provenienza e della composizione. La corretta classificazione rappresenta il primo passo essenziale per determinare il percorso di recupero più appropriato e per garantire la conformità documentale lungo l’intera filiera.
Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), recepito in Italia dall’allegato D alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006, individua diverse voci per i rifiuti tessili. Gli abiti usati di provenienza domestica rientrano nel capitolo 20 (rifiuti urbani), mentre quelli derivanti da attività produttive tessili o da operazioni di selezione sono classificati nel capitolo 04 (rifiuti della lavorazione di pelli e prodotti tessili). La distinzione è rilevante perché determina gli obblighi documentali, le autorizzazioni degli impianti di destinazione e le modalità di trasporto.
Dal punto di vista merceologico, gli abiti usati comprendono categorie eterogenee: capi di abbigliamento esterno e intimo, calzature, borse e accessori in tessuto, biancheria per la casa (lenzuola, asciugamani, tovaglie), coperte e tende. La composizione delle fibre — cotone, lana, poliestere, nylon, viscosa, miste — influisce direttamente sulle possibilità di recupero: i capi in fibra naturale pura offrono le migliori rese nel riciclo meccanico, mentre le miste sintetiche richiedono tecnologie più avanzate di separazione chimica o sono destinate alla produzione di stracci industriali e materiali isolanti.
| Codice CER | Descrizione | Provenienza tipica | Destino di recupero prevalente |
|---|---|---|---|
| 20 01 10 | Abbigliamento | Raccolta urbana, campane stradali, piattaforme ecologiche | Riutilizzo diretto, stracci industriali, riciclo fibre |
| 20 01 11 | Prodotti tessili | Raccolta domestica, alberghi, lavanderie industriali | Stracci per pulizia industriale, imbottiture, pannelli fonoassorbenti |
| 04 02 21 | Rifiuti da fibre tessili grezze (non pericolosi) | Industrie tessili, laboratori di sartoria, centri di selezione | Riciclo meccanico fibre, produzione filati rigenerati |
| 04 02 22 | Rifiuti da fibre tessili lavorate (non pericolosi) | Confezioni, tintorie, impianti di finissaggio | Riciclo meccanico, produzione non-tessuto, materiali compositi |
| 04 02 09 | Rifiuti da materiali compositi (tessuti impregnati, elastomeri, plastomeri) | Produzione tessile tecnica, automotive | Recupero energetico (R1), co-processing cementifici |
| 19 12 08 | Prodotti tessili da operazioni di trattamento meccanico dei rifiuti | Impianti di selezione e cernita | Riciclo fibre, produzione CDR tessile |
Un aspetto fondamentale riguarda la distinzione tra rifiuto tessile e prodotto destinato al riutilizzo. Ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, un capo di abbigliamento usato che supera i controlli di qualità e viene preparato per la rivendita (lavato, stirato, etichettato) può cessare la qualifica di rifiuto e rientrare nel mercato come prodotto second-hand. Questa procedura di End of Waste (EoW), regolamentata a livello nazionale e sottoposta al controllo di ARPA Lombardia per gli impianti regionali, rappresenta la forma di recupero a più alto valore aggiunto nella gerarchia dei rifiuti.

Normative e regolamenti per il recupero di abiti usati
Il recupero di abiti usati in Italia è disciplinato dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) e, a partire dal 2025, dal regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i prodotti tessili introdotto dal D.Lgs. 116/2020 in recepimento della Direttiva UE 2018/851. Questo quadro normativo impone obblighi specifici ai produttori, ai distributori e ai gestori di rifiuti tessili, con l’obiettivo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata dei tessili entro il 2030.
Il D.Lgs. 152/2006, nella sua Parte IV, stabilisce i principi generali della gestione dei rifiuti secondo la gerarchia europea: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo (incluso il recupero energetico) e smaltimento. Per gli abiti usati, questa gerarchia si traduce in una priorità chiara: i capi ancora indossabili devono essere avviati al mercato dell’usato; quelli non idonei al riutilizzo, ma composti da fibre recuperabili, devono essere riciclati; solo la frazione residua non valorizzabile può essere destinata a recupero energetico o, in ultima istanza, allo smaltimento in discarica.
L’art. 205-bis del D.Lgs. 152/2006, introdotto dal D.Lgs. 116/2020, ha reso obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti tessili a livello comunale a partire dal 1° gennaio 2022, anticipando di tre anni la scadenza europea del 2025. La Lombardia ha recepito questa disposizione attraverso le linee guida regionali approvate con D.G.R. XI/6039/2022, che disciplinano le modalità di raccolta tramite contenitori stradali, piattaforme ecologiche e servizi porta a porta dedicati.
La Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il tessile
Il regime EPR tessile, operativo dal 2025, obbliga i produttori e gli importatori di prodotti tessili immessi sul mercato italiano a finanziare e organizzare la raccolta e il recupero dei propri prodotti a fine vita. I consorzi autorizzati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), come il sistema collettivo Re.Crea istituito nel 2024, garantiscono il coordinamento tra produttori, comuni e operatori del recupero. Le imprese che gestiscono il recupero di abiti usati per conto di questi consorzi devono dimostrare la conformità alle specifiche tecniche definite dal MASE con decreto ministeriale.
Documentazione obbligatoria per il recupero tessile
- Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) — obbligatorio per ogni trasporto di rifiuti tessili, deve riportare il codice CER corretto, i quantitativi, il produttore, il trasportatore e l’impianto di destinazione
- Registro di carico e scarico — tenuta obbligatoria per produttori di rifiuti speciali e per tutti gli impianti di recupero, con annotazione entro 10 giorni lavorativi
- Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) — dichiarazione annuale da presentare entro il 30 aprile di ogni anno alla Camera di Commercio competente
- Autorizzazione regionale ex art. 208 o 214 D.Lgs. 152/2006 — gli impianti di selezione e riciclo tessile devono operare in regime di autorizzazione ordinaria o, per le attività semplificate, in regime di comunicazione ai sensi del D.M. 5 febbraio 1998
- Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali — obbligatoria per le categorie 1 (raccolta e trasporto rifiuti urbani), 4 (raccolta e trasporto rifiuti speciali non pericolosi) e 8 (intermediazione e commercio rifiuti)
- Certificazione End of Waste — per i capi destinati al riutilizzo, l’impianto deve documentare il rispetto dei criteri di cessazione della qualifica di rifiuto ai sensi dell’art. 184-ter
A livello europeo, il Regolamento UE 2025/40 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti tessili (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) introduce requisiti di durabilità, riparabilità e riciclabilità che influenzeranno progressivamente anche il segmento del recupero, imponendo standard qualitativi più elevati per le materie prime seconde di origine tessile.
Come funziona il recupero di abiti usati in Lombardia
Il processo di recupero di abiti usati si articola in cinque fasi principali: raccolta, selezione e grading qualitativo, preparazione per il riutilizzo, riciclo meccanico delle fibre e avvio dei materiali residui al recupero energetico. Ciascuna fase richiede competenze specifiche, attrezzature dedicate e una rigorosa gestione documentale per garantire la tracciabilità completa del flusso e la massimizzazione del tasso di recupero.
La Lombardia rappresenta il principale bacino italiano per la raccolta di abiti usati, grazie alla densità demografica, alla capillarità della rete di contenitori stradali e alla presenza di importanti centri di selezione nel distretto di Prato (Toscana) collegati alla filiera lombarda. Le imprese lombarde che producono rifiuti tessili — dal settore della moda alla grande distribuzione, dalla ristorazione collettiva al comparto alberghiero — possono affidarsi a operatori autorizzati come Mageco per gestire l’intero ciclo, dalla raccolta presso il sito del cliente fino alla consegna agli impianti di destinazione finale.
Le cinque fasi del recupero tessile
- Raccolta e conferimento: gli abiti usati vengono raccolti tramite contenitori stradali dedicati (campane gialle o verdi), piattaforme ecologiche comunali, servizi porta a porta per grandi produttori (alberghi, ospedali, lavanderie) oppure ritiro diretto presso aziende e magazzini. Il trasporto avviene con mezzi autorizzati in categoria 1 o 4 dell’Albo Gestori Ambientali, accompagnato dal FIR con codice CER 20 01 10 o 20 01 11.
- Selezione e grading qualitativo: presso l’impianto di selezione autorizzato, gli operatori specializzati eseguono la cernita manuale e/o meccanica dei capi. La selezione distingue tipicamente cinque categorie: (a) capi idonei al riutilizzo diretto nel mercato europeo (crema, ossia la migliore qualità), (b) capi per il mercato africano e asiatico (seconda scelta), (c) capi per la produzione di stracci industriali per pulizia (wiping rags), (d) fibre recuperabili per il riciclo meccanico, (e) frazione residua non recuperabile.
- Preparazione per il riutilizzo: i capi selezionati per il mercato second-hand vengono lavati, igienizzati, riparati se necessario, stirati e rietichettati. Al termine del processo, l’impianto rilascia la certificazione di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) e il capo rientra nel circuito commerciale come prodotto usato, non più come rifiuto.
- Riciclo meccanico delle fibre: i capi non idonei al riutilizzo ma composti da fibre valorizzabili vengono sottoposti a sfilacciatura meccanica. Le fibre ottenute — cotone rigenerato, lana cardata, miste sintetiche — trovano impiego nella produzione di filati rigenerati, imbottiture, pannelli fonoassorbenti e termoisolanti, non-tessuto per l’automotive e geotessili. Il distretto pratese rappresenta il principale polo europeo per questo tipo di riciclo.
- Recupero energetico e gestione dei residui: la frazione tessile non recuperabile materialmente (tessuti fortemente contaminati, miste non separabili, materiali degradati) viene avviata a recupero energetico (operazione R1) presso impianti di termovalorizzazione o utilizzata come CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) in cementifici. Questa fase rappresenta l’ultimo gradino della gerarchia dei rifiuti prima dello smaltimento.
Rese tipiche del processo di selezione tessile
| Frazione | Percentuale media | Destinazione | Valore economico |
|---|---|---|---|
| Riutilizzo diretto (crema) | 10-15% | Mercato second-hand europeo | Alto |
| Riutilizzo seconda scelta | 25-35% | Export mercati extra-UE | Medio |
| Stracci industriali (wiping rags) | 15-20% | Industria meccanica, tipografica, navale | Medio-basso |
| Riciclo fibre (sfilacciatura) | 15-25% | Filati rigenerati, imbottiture, isolanti | Medio |
| Recupero energetico / CDR | 5-10% | Termovalorizzatori, cementifici | Basso |
| Scarto a smaltimento | 5-10% | Discarica (ultima ratio) | Costo netto |
Centri di raccolta e selezione tessile in Lombardia
| Provincia | Modalità di raccolta principali | Gestore raccolta urbana | Note operative |
|---|---|---|---|
| Milano | Campane stradali, riciclerie AMSA, ritiro ingombranti | AMSA (Gruppo A2A) | Oltre 3.500 contenitori sul territorio comunale |
| Brescia | Campane stradali, piattaforme ecologiche Aprica | Aprica (Gruppo A2A) | Servizio di ritiro per grandi quantitativi su prenotazione |
| Bergamo | Contenitori stradali, centri di raccolta comunali | Aprica / A2A Ambiente | Raccolta differenziata tessile attiva dal 2022 |
| Monza e Brianza | Campane stradali, piattaforme ecologiche CEM Ambiente | CEM Ambiente / Gelsia Ambiente | Rete capillare in tutti i comuni della provincia |
| Como | Contenitori stradali, piattaforme ecologiche | Como Acqua / gestori locali | Conferimento gratuito per quantitativi domestici |
| Varese | Campane stradali, centri di raccolta AGESP | AGESP / Econord | Servizio attivo in 78 comuni della provincia |
| Pavia | Contenitori stradali, piattaforme ecologiche ASM | ASM Pavia | Raccolta dedicata per aziende agricole e agriturismi |
| Cremona | Campane stradali, centri raccolta Linea Gestioni | Linea Gestioni | Servizio porta a porta per grandi produttori |
| Mantova | Contenitori stradali, piattaforme ecologiche Tea | Tea Ambiente | Integrazione con sistema provinciale di tracciabilità |
| Lecco | Campane stradali, centri raccolta Silea | Silea S.p.A. | Convenzioni con cooperative sociali per la selezione |
| Lodi | Contenitori stradali, piattaforme ecologiche SAL | SAL (Società Ambiente Lodigiano) | Programmi di sensibilizzazione nelle scuole |
| Sondrio | Centri di raccolta comunali, campane stradali | Gestori comunali / SECAM | Raccolta stagionale con picchi in primavera e autunno |
Per le imprese lombarde che producono quantitativi significativi di rifiuti tessili — catene di negozi, centri commerciali, alberghi, ospedali, industrie manifatturiere — il conferimento diretto presso un operatore autorizzato come Mageco rappresenta la soluzione più efficiente. Mageco organizza il ritiro programmato presso il sito del cliente con contenitori dedicati da 240 litri a 30 m³, gestisce la documentazione FIR e MUD e garantisce l’avvio ai migliori impianti di selezione e riciclo, assicurando tassi di recupero superiori al 90%.

Perché scegliere Mageco per il recupero di abiti usati
Mageco S.r.l. è un operatore autorizzato e specializzato nella gestione del recupero di rifiuti tessili e abiti usati, con una rete consolidata di impianti partner per la selezione, il riciclo meccanico delle fibre e la preparazione per il riutilizzo su tutto il territorio lombardo. La nostra esperienza nel settore ambientale ci consente di offrire alle imprese un servizio chiavi in mano che copre l’intero ciclo del recupero, dalla valutazione iniziale dei quantitativi alla rendicontazione finale delle percentuali di recupero effettivo.
Operiamo in conformità alle autorizzazioni rilasciate dalla Regione Lombardia e all’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantendo la piena tracciabilità di ogni singolo carico di abiti usati dal momento del ritiro fino alla destinazione finale. I nostri clienti ricevono un report periodico che dettaglia i quantitativi raccolti, i codici CER trattati, gli impianti di destinazione, le operazioni di recupero effettuate (R3, R12, R13) e le percentuali di riutilizzo, riciclo e smaltimento residuo. Questa trasparenza consente alle imprese di documentare il proprio impegno ambientale nei bilanci di sostenibilità e nelle comunicazioni ESG.
Nel contesto del nuovo regime EPR tessile, Mageco supporta i propri clienti nell’adempimento degli obblighi consortili, interfacciandosi direttamente con i sistemi collettivi autorizzati per la gestione dei flussi di raccolta e recupero. Per le aziende della moda e della distribuzione, questo significa un unico interlocutore per la compliance ambientale tessile, dalla raccolta nei punti vendita fino alla certificazione del recupero.
I vantaggi del nostro servizio di recupero tessile
- Conformità normativa garantita: gestione completa della documentazione ambientale (FIR, registri, MUD), con verifica preventiva dei codici CER e delle autorizzazioni degli impianti di destinazione, per azzerare il rischio di sanzioni
- Rete di impianti qualificati: collaborazioni consolidate con i principali centri di selezione e riciclo tessile italiani, inclusi gli impianti del distretto di Prato per il riciclo meccanico delle fibre e i centri di preparazione per il riutilizzo in Lombardia
- Massimizzazione del tasso di recupero: il nostro processo di cernita e avvio ai diversi canali di valorizzazione garantisce tassi di recupero superiori al 90%, minimizzando la quota destinata allo smaltimento
- Reportistica dettagliata: ogni cliente riceve report trimestrali con i dati di raccolta, le destinazioni, le operazioni R effettuate e le percentuali di recupero, utilizzabili per i bilanci di sostenibilità e le certificazioni ambientali
- Servizio flessibile e scalabile: dal singolo ritiro spot per piccoli quantitativi al servizio continuativo con ritiri programmati settimanali, con contenitori forniti da Mageco nelle dimensioni più idonee alla logistica del cliente
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Costi e domande frequenti sul recupero di abiti usati
Il costo del recupero di abiti usati dipende da molteplici variabili e può differire significativamente tra un servizio e l’altro. A differenza di molte altre tipologie di rifiuto, gli abiti usati possono generare un valore economico positivo nella fase di selezione: la quota di capi idonei al riutilizzo e alla produzione di stracci industriali ha un valore di mercato che contribuisce a contenere — e in alcuni casi ad azzerare — il costo complessivo del servizio di recupero per il produttore del rifiuto.
Fattori che influenzano i costi
- Qualità del materiale: un carico di abiti usati con un’alta percentuale di capi riutilizzabili (crema) ha un valore superiore rispetto a un carico composto prevalentemente da tessili non selezionabili, e il costo per il conferitore si riduce di conseguenza
- Quantitativi e frequenza: volumi maggiori e ritiri programmati consentono economie di scala sul trasporto e sulla lavorazione, con tariffe più vantaggiose rispetto ai ritiri spot per piccoli quantitativi
- Distanza e logistica: la localizzazione del punto di ritiro rispetto agli impianti di selezione influisce sui costi di trasporto; le aziende nell’area metropolitana di Milano beneficiano della prossimità ai principali hub logistici
- Composizione delle fibre: i carichi omogenei (ad esempio, solo cotone o solo lana) hanno un valore di riciclo superiore rispetto ai carichi misti; le fibre sintetiche pongono costi di trattamento più elevati
- Andamento del mercato del second-hand: le quotazioni internazionali degli abiti usati selezionati e degli stracci industriali influenzano direttamente i ricavi della selezione e, di riflesso, le tariffe applicate ai conferitori
Domande frequenti
Quali tipologie di abiti usati possono essere recuperati?
Possono essere recuperati praticamente tutti gli indumenti e i prodotti tessili post-consumo: capi di abbigliamento esterno e intimo, calzature in tessuto, borse, biancheria per la casa (lenzuola, asciugamani, tovaglie), coperte, tende e tendaggi. Sono esclusi dal recupero tessile i capi contaminati da sostanze pericolose (oli, solventi, prodotti chimici), che devono essere gestiti come rifiuti speciali pericolosi con codici CER specifici. I capi molto deteriorati o umidi possono comunque essere avviati al riciclo meccanico delle fibre o al recupero energetico.
Qual è la differenza tra recupero e smaltimento di abiti usati?
Il recupero di abiti usati mira a valorizzare il materiale tessile reimmettendolo nel ciclo produttivo o commerciale: i capi vengono selezionati per il riutilizzo, le fibre vengono riciclate per produrre nuovi filati o materiali isolanti, oppure vengono trasformati in stracci industriali. Lo smaltimento, invece, prevede la distruzione del rifiuto tramite incenerimento o conferimento in discarica, senza alcun recupero di materia. La normativa italiana, in conformità alla gerarchia dei rifiuti del D.Lgs. 152/2006, impone di privilegiare sempre il recupero rispetto allo smaltimento.
Cosa prevede l’EPR tessile per le aziende lombarde?
Il regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile, operativo dal 2025, obbliga i produttori e gli importatori di prodotti tessili a finanziare la raccolta, la selezione e il recupero dei propri prodotti a fine vita. Le aziende lombarde che immettono sul mercato italiano prodotti di abbigliamento, calzature o tessili per la casa devono aderire a un consorzio autorizzato dal MASE e versare un eco-contributo commisurato ai quantitativi immessi. Gli operatori del recupero come Mageco si interfacciano con questi consorzi per la gestione operativa dei flussi di raccolta e trattamento.
Come si calcolano i costi del recupero di abiti usati per un’azienda?
Il costo del recupero di abiti usati dipende dalla qualità del materiale, dai quantitativi conferiti, dalla frequenza dei ritiri e dalla localizzazione dell’azienda. Per carichi di buona qualità (alta percentuale di capi riutilizzabili), il valore di mercato della selezione può compensare parzialmente o totalmente i costi del servizio. Mageco offre preventivi personalizzati basati su una valutazione preliminare del materiale: contatti il nostro ufficio tecnico al numero 02 8716 8731 o scriva a info@mageco.it per un sopralluogo gratuito.
Quali documenti servono per conferire abiti usati al recupero?
Per il conferimento di abiti usati al recupero, il produttore del rifiuto deve compilare il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) con il codice CER appropriato (20 01 10 per abbigliamento, 20 01 11 per prodotti tessili, 04 02 21 o 04 02 22 per rifiuti tessili di origine industriale). Il trasportatore deve essere iscritto all’Albo Gestori Ambientali e l’impianto di destinazione deve possedere l’autorizzazione regionale per le operazioni di recupero R3 (riciclo) o R12 (selezione). Mageco gestisce interamente la documentazione per conto del cliente, semplificando gli adempimenti burocratici.
Che fine fanno gli abiti usati dopo la selezione?
Dopo la selezione presso i centri di cernita autorizzati, gli abiti usati vengono suddivisi in diverse frazioni: i capi di migliore qualità (10-15%) vengono preparati per il riutilizzo nel mercato second-hand europeo; una quota significativa (25-35%) viene destinata all’export per i mercati extraeuropei; una parte (15-20%) viene trasformata in stracci industriali per la pulizia in officine, tipografie e cantieri navali; le fibre tessili recuperabili (15-25%) vengono avviate al riciclo meccanico per produrre filati rigenerati, imbottiture e materiali isolanti; solo la quota residua (5-10%) viene avviata a recupero energetico o smaltimento.
Mageco effettua il ritiro di abiti usati in tutta la Lombardia?
Sì, Mageco effettua il ritiro di abiti usati in tutte le dodici province lombarde: Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio. Il servizio è disponibile sia come ritiro spot (su chiamata per singoli carichi) sia come servizio continuativo con ritiri programmati a cadenza settimanale, bisettimanale o mensile, in base ai quantitativi prodotti dal cliente. Per richiedere un sopralluogo e un preventivo è sufficiente contattare il nostro ufficio al numero 02 8716 8731.
Servizi correlati e approfondimenti
Il recupero di abiti usati si inserisce in un ecosistema più ampio di servizi di gestione dei rifiuti tessili e speciali che Mageco offre alle imprese lombarde. Approfondisca le tematiche correlate consultando le nostre guide dedicate, oppure esplori i servizi specifici per la Sua provincia tra le pagine del nostro blog.
- Smaltimento abiti usati: quando il recupero non è possibile
- Recupero rifiuti tessili di origine industriale
- Recupero rifiuti ingombranti in Lombardia
- Guida completa al recupero rifiuti in Lombardia
- Smaltimento rifiuti speciali: normative e procedure
Per le singole province lombarde, sono disponibili le guide specifiche al recupero di abiti usati a Milano, Brescia, Bergamo, Monza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio.