Quattro giorni, oltre 500.000 partecipanti stimati, tonnellate di imballaggi da gestire in una città che deve continuare a funzionare. È questa la sfida che Genova si prepara ad affrontare con l’Adunata Nazionale Alpini 2026 — e che ha spinto Corepla, Amiu Genova e Sampdoria a stringere un’inedita alleanza per la raccolta differenziata plastica durante i grandi raduni.
L’iniziativa Recopet non è un esperimento da nicchia. Rappresenta un cambio di paradigma: l’idea che un evento di massa possa diventare un volano concreto per l’economia circolare, trasformando quello che tradizionalmente viene percepito come rifiuto in una risorsa tracciata e valorizzabile.
Per chi opera nel settore — gestori ambientali, responsabili sostenibilità aziendale, consulenti alle prese con il D.Lgs. 116/2020 — il caso ligure offre spunti concreti su come progettare, coordinare e misurare un sistema di raccolta differenziata plastica in contesti temporanei ma ad alta densità partecipativa.
Perché la raccolta differenziata della plastica è cruciale negli eventi di massa
Un numero aiuta a inquadrare la dimensione del problema. Durante i raduni nazionali alpini, il quantitativo di bottiglie in PET conferite in soli quattro giorni può superare quello che una città come Genova produce mediamente in una settimana lavorativa. La raccolta differenziata plastica in questi frangenti non è un optional comunicativo: è una necessità operativa che determina il successo o il fallimento dell’intero sistema di gestione rifiuti urbano.
«Un evento da 500.000 persone genera mediamente 1.200-1.500 tonnellate di rifiuti complessivi nell’arco di quattro giorni. La plastica rappresenta circa il 18-22% del totale, con punte nelle aree di ristoro e distribuzione bevande.»
Chi gestisce impianti di selezione sa cosa significa un conferimento massivo non differenziato: il materiale finisce in discarica o in termovalorizzazione, con costi ambientali ed economici che ricadono sulla collettività. La sfida, dunque, non è solo quantitativa. È strutturale. Gli eventi di massa richiedono logiche progettuali che partono da presupposti radicalmente diversi rispetto alla raccolta urbana ordinaria.
Servono isole ecologiche temporanee dimensionate per picchi, non medie. Serve una logistica che garantisca il conferimento tracciato degli imballaggi raccolti. Serve, infine, una comunicazione efficace per partecipanti che arrivano da tutta Italia e non conoscono le specificità del sistema di raccolta locale.
Il quadro normativo: D.Lgs. 116/2020 e obblighi per chi organizza eventi
Il D.Lgs. 116/2020, che ha recepito la Direttiva 2018/851 sui rifiuti, ha fissato paletti precisi per tutti i soggetti coinvolti nella gestione degli imballaggi. Per i comuni, l’obiettivo vincolante è raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2025. Un traguardo ambizioso, la cui mancata attuazione espone gli enti locali a sanzioni e a procedimenti di infrazione europea.
Target normativi rilevanti
Il D.Lgs. 116/2020 impone il 65% di raccolta differenziata comunale entro il 2025. La Direttiva SUP (2019/904) fissa invece al 77% l’obiettivo di raccolta per bottiglie in plastica entro il 2025, arrivando al 90% entro il 2029. Per gli organizzatori di eventi, questo significa responsabilità estese e necessità di partnership strutturate con gestori e consorzi di filiera.
Ma cosa cambia concretamente per chi organizza manifestazioni? La norma introduce il concetto di responsabilità estesa del produttore, che nei fatti significa: chi mette sul mercato imballaggi deve contribuire ai costi di fine vita. Per gli eventi, questo si traduce in obblighi di dotazione di sistemi di raccolta differenziata adeguati, penalità per mancata conformità e, dall’altra parte, incentivi per chi eccelle nei risultati di recupero.
La Direttiva UE 2019/904 sulle plastiche monouso (SUP Directive) aggiunge un ulteriore livello di complessità. Per le bottiglie in plastica, l’obiettivo di raccolta del 77% entro il 2025 non è un’aspirazione: è un obbligo che i sistemi nazionali devono garantire. Un raduno come l’Adunata Alpini, con il suo volume straordinario di PET, diventa quindi un test cruciale per verificare l’efficacia delle filiere operative.
Il modello Genova: dalla teoria alla pratica della raccolta plastica
Genova non è nuova a questo tipo di sfide. La città ha alle spalle esperienze pilota significative: dall’Expo 2015 — dove la gestione dei rifiuti fu un caso studio internazionale — a importanti manifestazioni fieristiche che hanno richiesto l’allestimento di sistemi temporanei di conferimento. Il modello Genova che emerge dall’iniziativa Recopet rappresenta quindi l’evoluzione di un percorso già avviato.
Tre i pilastri della partnership appena annunciata. Il primo è Amiu Genova, gestore del servizio di igiene urbana cittadino, che mette in campo l’esperienza operativa e la retelogistica esistente. Il secondo è Corepla, il consorzio nazionale che gestisce la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica, garantendo la chiusura della filiera e l’avvio a riciclo certificato del materiale raccolto. Il terzo è Sampdoria, che porta in dote un asset comunicativo prezioso: il brand sportivo come veicolo di sensibilizzazione verso un pubblico trasversale.
«Il coinvolgimento di un attore non tradizionale come una società sportiva non è un vezzo comunicativo. È una scelta strategica: lo sport raggiunge fasce demografiche che la comunicazione istituzionale fatica a intercettare.»
Per le aziende che operano in Liguria o che parteciperanno all’Adunata — o semplicemente per chi vuole comprendere come si progetta un sistema di raccolta per eventi di massa — il modello genovese offre una matrice replicabile. Non serve reinventare tutto ogni volta. Servono invece partnership solide, obiettivi misurabili e, soprattutto, la capacità di integrare competenze diverse in un unico disegno operativo.
Come funziona la raccolta differenziata della plastica sul campo
La macchina organizzativa si attiva ben prima dell’arrivo dei primi partecipanti. Il posizionamento delle isole ecologiche temporanee segue una logica che tiene conto dei flussi pedonali, delle aree di sosta e dei punti di distribuzione bevande. Non è un caso che le postazioni di raccolta vengano installate in prossimità delle fontanelle e dei chioschi — lì dove il consumo di acqua in bottiglia raggiunge i picchi più alti.
La raccolta differenziata plastica durante l’evento funziona attraverso un ciclo preciso. I contenitori dedicati vengono svuotati con frequenza calibrata sulle proiezioni di affluenza. I mezzi di Amiu trasportano il materiale verso i centri di selezione, dove il PET viene separato da altri imballaggi e avviato al conferimento tracciato presso gli impianti Corepla.
| Fase | Soggetto responsabile | Output atteso |
|---|---|---|
| Progettazione sistema | Amiu Genova + Corepla | Mappatura aree critiche, dimensionamento contenitori |
| Allestimento postazioni | Amiu Genova | Isole ecologiche temporanee operative |
| Raccolta sul campo | Operatori dedicati | Conferimenti differenziati tracciati |
| Trasporto a impianto | Amiu Genova | Materiale conferito a Corepla |
| Selezione e riciclo | Corepla / impianti convenzionati | PET avviato a recupero, certificato |
La segnaletica gioca un ruolo fondamentale. Cartelli multilingue, colori distintivi per frazione merceologica, istruzioni chiare: ogni elemento è pensato per ridurre gli errori di conferimento da parte di partecipanti che non conoscono il territorio. L’esperienza diretta di chi opera negli impianti di selezione mostra che la purezza del materiale raccolto — ovvero la percentuale di imballaggi effettivamente riciclabili rispetto ai contaminanti — è direttamente proporzionale alla qualità della comunicazione sul campo.
Plastica riciclata: da rifiuto a risorsa grazie all’economia circolare
Il conferimento tracciato degli imballaggi raccolti durante l’Adunata non è un atto burocratico. È il passaggio che trasforma il rifiuto in materia prima seconda. Corepla, in qualità di consorzio di filiera, garantisce che il PET raccolto raggiunga gli impianti di selezione e successivamente quelli di recupero, dove viene processato per tornare in circolo come granulo riciclato.
I numeri del riciclo italiano sono significativi. Nel 2023, il sistema Corepla ha avviato a riciclo oltre 490.000 tonnellate di imballaggi in plastica. Un risultato che posiziona l’Italia tra i leader europei nel recupero di questa frazione. Ma la sfida non è solo quantitativa: la raccolta differenziata plastica deve garantire anche qualità, perché un materiale contaminato ha minor valore di mercato e richiede processi di pulizia più costosi.
«Ogni tonnellata di PET correttamente avviata a riciclo evita l’emissione di circa 1,5 tonnellate di CO₂ equivalente rispetto alla produzione da materia vergine. In un evento da 500.000 partecipanti, se la raccolta differenziata raggiungesse l’80% di efficacia, parliamo di centinaia di tonnellate di emissioni evitate.»
La Direttiva SUP ha fissato obiettivi ambiziosi anche sul fronte del contenuto di riciclato nelle bottiglie: entro il 2030, il 25% del PET utilizzato negli imballaggi dovrà provenire da materiale riciclato. Per raggiungere questo traguardo serve una filiera efficiente — e soprattutto una raccolta differenziata plastica che fornisca materia prima di qualità costante.
Il modello Genova è replicabile? Opportunità per eventi in tutta Italia
La domanda che i professionisti del settore si pongono è lecita: può un sistema progettato per Genova funzionare anche a Milano, Napoli o Catania? La risposta richiede alcune precisazioni. Gli elementi strutturali del modello — partnership tra gestore locale e consorzio di filiera, comunicazione efficace, logistica dimensionata — sono trasferibili. Le variabili contestuali, invece, sono tante.
Prima tra tutte: la dotazione infrastrutturale esistente. Non tutti i comuni italiani dispongono di impianti di selezione nelle vicinanze, né di consorzi di filiera altrettanto organizzati. In secondo luogo, la cultura della raccolta differenziata varia significativamente tra nord e sud del Paese, con tassi di conferimento corretto che oscillano in modo sensibile. Infine, la dimensione dell’evento conta: un raduno nazionale ha caratteristiche diverse da una sagra paesana o da un concerto in arena.
Eppure, il principio alla base del modello Genova resta valido ovunque. La raccolta differenziata plastica negli eventi non si improvvisa: si progetta. E la progettazione richiede competenze specifiche che spaziano dalla normativa ambientale alla logistica, dalla comunicazione al coordinamento multi-stakeholder. Chi ha esperienza consolidata nella gestione di rifiuti sa che i fallimenti più comuni derivano dalla sottovalutazione di almeno uno di questi aspetti.
Punti chiave per eventi replicabili
Tre ingredienti rendono un modello di raccolta eventi scalabile: partnership strutturate con i consorzi di filiera, dimensionamento reale (non teorico) delle infrastrutture temporanee, comunicazione mirata per pubblici diversi. La sostenibilità economica dipende dalla capacità di integrare costi di servizio e ricavi da materiale conferito.
Per le aziende lombarde che partecipano a eventi fuori regione — o per gli organizzatori che vogliono dotarsi di sistemi robusti — il supporto di operatori esperti nella progettazione e nella gestione quotidiana degli impianti fa la differenza tra un’iniziativa spot e un modello virtuoso che genera valore reputazionale oltre che ambientale.
Domande frequenti
Quali sono gli obiettivi di raccolta differenziata plastica per l’Adunata Alpini 2026 a Genova?
Gli obiettivi specifici dipendono dalle proiezioni di affluenza e dal dimensionamento delle postazioni. In via generale, un evento da 500.000 partecipanti in quattro giorni punta a raggiungere tassi di raccolta differenziata plastica superiori al 75%, in linea con i target della Direttiva SUP.
Chi finanzia l’iniziativa Recopet di Corepla, Amiu e Sampdoria?
L’iniziativa si basa su una partnership tra soggetti pubblici (Amiu Genova) e privati (Corepla, Sampdoria). Corepla contribuisce attraverso i fondi derivanti dalla responsabilità estesa del produttore, mentre il contributo di Sampdoria è prevalentemente in termini di comunicazione e sensibilizzazione.
Come vengono gestiti i rifiuti prodotti da oltre 500.000 partecipanti stimati?
Attraverso un sistema integrato che prevede isole ecologiche temporanee, operatori dedicati, trasporto tracciato e conferimento agli impianti di selezione. Il coordinamento tra Amiu Genova e Corepla garantisce che il materiale raccolto sia avviato correttamente al riciclo.
Il modello Genova per eventi di massa è replicabile in altre città italiane?
Sì, nei suoi elementi strutturali. La partnership tra gestore locale e consorzio di filiera, la progettazione delle infrastrutture temporanee e la comunicazione sono trasferibili. Le variabili contestuali (infrastrutture esistenti, cultura della raccolta) possono richiedere adattamenti.
Quali normative obbligano gli organizzatori di eventi alla raccolta differenziata?
Il D.Lgs. 116/2020 impone ai comuni il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata e responsabilizza gli organizzatori di eventi sulla dotazione di sistemi adeguati. La Direttiva SUP fissa target specifici per le bottiglie in plastica. Il mancato rispetto può comportare sanzioni.
Chi osserva il settore da tempo sa che la differenza tra un evento sostenibile e uno che lascia macerie ambientali non si gioca nelle dichiarazioni di intenti. Si decide nella fase di progettazione, nella scelta dei partner operativi, nella capacità di misurare i risultati e correggere il tiro. Il modello Genova, con la sua esperienza accumulata e la partnership appena annunciata, rappresenta oggi uno dei riferimenti più concreti per chi vuole trasformare i grandi raduni in occasioni di economia circolare autentica.