Ogni anno oltre 730.000 tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani del pianeta. Il Mediterraneo, cuore pulsante dell’industria ittica europea, ne cattura una quota sproporzionata. Quattro anni fa il legislatore italiano ha varato la legge SalvaMare (L. 179/2022) con l’obiettivo di invertire questa rotta. Ma la plastica in mare continua ad accumularsi lungo le nostre coste, nelle reti dei pescatori, nei fondali che ospitano il 70% della biodiversità marina nazionale. Cosa è cambiato davvero? E soprattutto: le aziende del settore possono trasformare questa sfida in un’opportunità concreta di business?

Fonti ufficiali e approfondimenti normativi: ARPA Lombardia, ISPRA, Regione Lombardia Ambiente, Normattiva.

Plastica in mare: perché è diventata un’emergenza nazionale

Il Mediterraneo è un mare semi-chiuso: le correnti lo rendono una trappola naturale per i rifiuti galleggianti. L’Istituto per la protezione ambientale stima che lungo le coste italiane vengano rilevate ogni anno circa 40.000 tonnellate di rifiuti, di cui il 60-70% costituito da materie plastiche. La plastica in mare si degrada lentamente, frammentandosi in microplastiche che entrano nella catena alimentare.

I rifiuti plastici trovati sulle spiagge italiane sono passati da 300 item per 100 metri lineari nel 2015 a oltre 600 nel 2022. Un raddoppio in meno di un decennio che segnala un’accelerazione preoccupante.

Chi gestisce un porto o opera nella filiera ittica lo sa: reti, nasse e attrezzature da pesca si danneggiano a contatto con rifiuti galleggianti. Il costo economico dell’inquinamento marino per il settore della pesca italiana supera i 300 milioni di euro annui, tra attrezzature distrutte, perdita di捕获 e cali di resa commerciale dovuti alla percezione negativa del pescato.

Il paradosso italiano

L’Italia è tra i primi Paesi europei per produzione di rifiuti plastici, ma anche tra i più attivi nella raccolta differenziata. Eppure la plastica in mare continua a crescere. Significa che le buone pratiche domestiche non bastano: serve un approccio integrato che coinvolga l’intera filiera, dalla navigazione allo smaltimento.

Legge SalvaMare: cosa prevede la normativa (L. 179/2022)

Approvata il 28 luglio 2022, la legge SalvaMare ha introdotto disposizioni integrate per la gestione sostenibile dei rifiuti con specifico riferimento all’ambiente marino e marino-costiero. Due gli assi principali: la disciplina dei rifiuti accidentalmente raccolti durante la navigazione e l’attività di pesca, e il rafforzamento della tutela del mare attraverso il coinvolgimento degli operatori marittimi.

La normativa prevede che i rifiuti raccolti accidentalmente in mare — non solo plastica, ma anche oggetti metallici, vetro, legname — possano essere conferiti presso i porti senza che il pescatore o il comandante dell’imbarcazione sia considerato produttore di rifiuti. Un passaggio cruciale che supera l’empasse burocratica precedente: prima della legge SalvaMare, conferire rifiuti raccolti in navigazione significava sottoporsi all’intero iter dei rifiuti speciali, con costi e adempimenti che scoraggiavano qualsiasi iniziativa.

AmbitoPrima della L. 179/2022Dopo la L. 179/2022
Raccolta rifiuti in marePescatore = produttore di rifiuti specialiConferimento semplificato in porto
ClassificazioneIter completo ex D.Lgs. 152/2006Categoria specifica con iter agevolato
Pesca dei rifiutiNessun riconoscimento normativoIncentivi e convenzioni possibili

Attuazione della Legge SalvaMare: a che punto siamo

A quattro anni dall’approvazione, il bilancio è misto. Rosalba Giugni, presidente della Fondazione MareVivo, intervenuta in un’intervista curata dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, ha tracciato un quadro onesto: “La norma esiste ed è un passo avanti importante, ma l’attuazione procede a macchia di leopardo”.

Le agenzie regionali per la protezione ambientale stanno progressivamente adeguando i propri sistemi di monitoraggio. ISPRA coordina la rete di sorveglianza sui rifiuti marini lungo le coste, ma le risorse destinate al controllo restano limitate rispetto all’estensione del litorale italiano, che supera i 7.500 chilometri.

Le buone leggi senza risorse adeguate restano sulla carta. Serve un salto culturale: il mare non è una discarica infinita, ma un ecosistema che produce ricchezza per tutti noi.

Le criticità principali riguardano l’adeguamento infrastrutturale dei porti, la formazione degli operatori e, soprattutto, la piena operatività dei centri di raccolta autorizzati a ricevere rifiuti marini. In diverse regioni, in particolare al Centro-Sud, i conferimenti restano complicati dalla mancanza di impianti idonei nelle vicinanze.

Smaltimento rifiuti marini: procedure, adempimenti e burocrazia

Per chi opera nel settore della gestione rifiuti, la legge SalvaMare ha aperto una finestra operativa prima inesistente. I rifiuti accidentalmente raccolti in mare vengono classificati con codici CER specifici, distinti da quelli dei rifiuti speciali ordinari. Il conferimento avviene presso i porti dotati di adeguata attrezzatura, dove vengono temporaneamente stoccati in attesa del trasporto verso impianti di trattamento autorizzati.

Il trasportatore deve risultare iscritto all’Albo nazionale gestori ambientali nella categoria corretta. L’impianto di destinazione deve possedere le autorizzazioni per il trattamento di rifiuti con provenienza marina, una categoria che presenta particolarità chimiche (contaminazione salina, presenza di organismi marini) che richiedono processi dedicati.

Iter semplificato: cosa significa in pratica

Rispetto ai rifiuti speciali ordinari, i rifiuti marini godono di un iter semplificato per quanto riguarda la documentazione di accompagnamento. Non serve il formulario di identificazione completo: è sufficiente una scheda di conferimento che attesti la provenienza (mare aperto, acque territoriali) e la tipologia approssimativa dei rifiuti.

Mageco, con la propria esperienza nei servizi di gestione rifiuti speciali, ha maturato competenze specifiche sulla classificazione e lo smaltimento di materiali contaminati, incluso l’adeguamento agli standard normativi più recenti. La Lombardia, pur non costiera, ospita numerosi impianti specializzati nella lavorazione di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale.

Opportunità per aziende di gestione rifiuti nella filiera marina

L’implementazione della legge SalvaMare ha generato un indotto nuovo. Le aziende che offrono servizi di raccolta, trasporto e smaltimento possono now partecipare a bandi e convenzioni per la gestione dei rifiuti nei porti, collaborare con associazioni ambientaliste impegnate nella tutela del mare, e sviluppare partnership con gli operatori della pesca professionale.

La Fondazione MareVivo, ad esempio, ha attivato protocolli con diverse marinerie per la “pesca dei rifiuti”: i pescatori che conferiscono materiali raccolti accidentalmente durante le battute di pesca ricevono un contributo economico o agevolazioni fiscali. Le aziende di gestione rifiuti partner di questi programmi gestiscono l’intera filiera, dalla raccolta in banchina al trattamento finale.

RequisitoDescrizione
Iscrizione AlboCategoria 4 (trasporto rifiuti) e/o categoria 1 (bonifica)
Autorizzazione impiantoCapacità di trattamento rifiuti marini contaminati
EsperienzaPreferibilmente 5+ anni nel settore rifiuti speciali
Coperture assicurativeRC ambientale e danni a terzi

Chi dispone di competenze in bonifiche ambientali ha un vantaggio competitivo ulteriore: la plastica in mare spesso si accumula anche lungo le coste e nei fondali prossimi alle aree portuali, richiedendo interventi di risanamento che combinano competenze specialistiche diverse.

Plastica in mare: le soluzioni concrete per fare la differenza

La plastica in mare non si risolve con una singola misura. Richiede l’azione coordinata di cittadini, imprese, enti locali e operatori economici. Sul fronte della prevenzione, la direttiva SUP (Single Use Plastics) ha già vietato alcuni articoli monouso in plastica, ma il grosso dei rifiuti marini proviene da fonti diffuse: abbigliamento sintetico che rilascia microplastiche durante il lavaggio, attrezzature sportive, imballaggi industriali.

L’economia circolare applicata all’ambiente marino rappresenta la direzione più promettente. I rifiuti plastici recuperati dal mare possono essere avviati a processi di riciclo che li trasformano in nuove materie prime. Diverse aziende italiane stanno investendo in tecnologie di upcycling che producono oggetti di uso quotidiano a partire da plastica rigenerata.

Non esiste un’unica soluzione al problema della plastica in mare. Serve un approccio sistemico: prevenzione, raccolta, trattamento, riciclo. E soprattutto, serve che tutti gli attori della filiera facciano la propria parte.

Per le aziende che vogliono contribuire concretamente, affidarsi a operatori con esperienza consolidata fa la differenza. Mageco, con i propri 50 anni di storia nella gestione rifiuti, offre la garanzia di competenze aggiornate sulle evoluzioni normative e capacità operative certificate su tutto il territorio nazionale.

Domande frequenti

Chi è obbligato a conferire i rifiuti raccolti in mare secondo la legge SalvaMare?

I comandanti di imbarcazioni commerciali e i pescatori professionisti che raccolgono rifiuti durante la navigazione o l’attività di pesca sono tenuti a conferirli presso i porti attrezzati. Il mancato conferimento può configurare violazione ambientale.

Quali sono i codici CER per i rifiuti marini?

I rifiuti accidentalmente raccolti in mare vengono classificati con codici CER specifici che variano in base alla tipologia (plastica, metallo, vetro, legno). La legge SalvaMare ha introdotto una categoria semplificata per il conferimento senza l’onere della produzione.

Come posso attivare una convenzione con MareVivo o altre associazioni?

Le associazioni ambientaliste pubblicano periodicamente bandi e avvisi per la ricerca di partner tecnici. È necessario possedere le iscrizioni all’Albo gestori ambientali e disporre di mezzi e personale adeguato per la raccolta e il trasporto.

Quali sanzioni rischiano le aziende che non gestiscono correttamente i rifiuti marini?

Le sanzioni previste dal D.Lgs. 152/2006 per la gestione illecita di rifiuti variano da 2.000 a 26.000 euro per le persone fisiche, con multe ben più elevate per gli enti. In caso di abbandono in mare, le pene possono arrivare alla reclusione.

Mageco può gestire rifiuti provenienti da operazioni di bonifica costiera?

Sì. Mageco opera nel settore delle bonifiche ambientali e dispone delle autorizzazioni necessarie per interventi che interessano aree costiere e portuali. È possibile contattare il nostro team per valutare la fattibilità di progetti specifici.

La plastica in mare resta una delle sfide ambientali più complesse che il nostro Paese debba affrontare. La legge SalvaMare ha rappresentato un passo avanti significativo, ma la distanza tra norma e realtà operativa resta ancora considerable. Il回收 dei rifiuti marini non è solo un obbligo legale: è un investimento nella salute degli ecosistemi che sostengono la pesca, il turismo e la biodiversità del Mediterraneo. Per le aziende del settore, significa anche posizionarsi in un mercato in crescita, dove la domanda di competenze specialistiche supera l’offerta. Affidarsi a professionisti con esperienza consolidata non è una scelta di convenienza: è la condizione per operare nel rispetto delle regole e con la certezza di contribuire davvero alla tutela del nostro mare.