DM Ambiente 7 agosto 2024 e rifiuti agroalimentari

     Il DM Ambiente 7 agosto 2024 rappresenta un passaggio chiave nell’evoluzione del quadro normativo italiano sulla sostenibilità ambientale delle filiere energetiche e agroindustriali. Il decreto aggiorna e razionalizza il sistema nazionale di certificazione della sostenibilità dei biocarburanti, bioliquidi e biometano, recependo gli indirizzi europei più recenti e introducendo nuovi obblighi per gli operatori economici che, a vario titolo, gestiscono materie prime, sottoprodotti e rifiuti agroalimentari.

Per molte imprese del settore agroalimentare – dai trasformatori industriali agli operatori della raccolta e trattamento dei rifiuti – il decreto segna un cambio di passo: la gestione degli scarti non può più essere considerata solo un adempimento ambientale, ma diventa un elemento strutturale di tracciabilità, responsabilità e valore economico lungo la filiera.


Il contesto normativo del DM 7 agosto 2024

Il decreto si inserisce nel solco tracciato dal D.Lgs. 199/2021, che ha recepito la Direttiva (UE) 2018/2001 (RED II) sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. In particolare, il DM Ambiente 7 agosto 2024 aggiorna le modalità operative del Sistema Nazionale di Certificazione della Sostenibilità, superando il precedente impianto normativo e uniformando i criteri di controllo lungo l’intera catena di produzione.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, garantire che le biomasse e i rifiuti utilizzati per la produzione di energia rinnovabile siano realmente sostenibili, dall’altro evitare fenomeni di greenwashing, rafforzando i requisiti di tracciabilità, verifica e responsabilità degli operatori economici.


Chi sono gli operatori economici coinvolti

Il decreto adotta una definizione ampia di operatore economico, includendo tutti i soggetti che intervengono, anche indirettamente, nella filiera dei biocarburanti e del biometano. Rientrano quindi:

  • aziende agroalimentari che generano rifiuti o sottoprodotti destinabili a valorizzazione energetica;

  • imprese che raccolgono, stoccano o trattano rifiuti agroalimentari;

  • produttori di biogas, biometano, bioliquidi e altri combustibili da biomassa;

  • intermediari e trader che movimentano partite di materiale certificato.

Sono previste alcune esclusioni per i piccoli produttori che conferiscono i propri rifiuti all’interno di circuiti di raccolta già certificati, ma il principio generale resta chiaro: chi immette materia nella filiera deve poter dimostrare la sostenibilità del proprio operato.


Le principali novità introdotte dal decreto

Il DM Ambiente 7 agosto 2024 introduce una serie di novità operative che incidono direttamente sulla gestione dei rifiuti agroalimentari.

Rafforzamento della certificazione di sostenibilità

Il decreto rende obbligatoria l’adesione a organismi di certificazione accreditati, incaricati di verificare la conformità dell’azienda ai criteri di sostenibilità ambientale e sociale. La certificazione ha validità quinquennale, ma è soggetta a controlli periodici e audit.

Centralità della tracciabilità

Ogni partita di materiale – inclusi i rifiuti agroalimentari – deve essere accompagnata da una dichiarazione di sostenibilità, che attesti origine, caratteristiche, utilizzo previsto e rispetto dei criteri normativi. La logica è quella della catena di custodia, in cui ogni passaggio deve essere documentato e verificabile.

Integrazione con la normativa rifiuti

Il decreto dialoga direttamente con il D.Lgs. 152/2006, in particolare con l’art. 184-bis sui sottoprodotti. Per gli operatori agroalimentari diventa essenziale dimostrare se uno scarto è un rifiuto o un sottoprodotto, perché da questa qualificazione discendono obblighi diversi in termini di gestione e certificazione.


Impatti concreti sulla gestione dei rifiuti agroalimentari

Per le aziende agroalimentari, il DM 7 agosto 2024 comporta un ripensamento dei processi interni di gestione degli scarti. Non è più sufficiente conferire il rifiuto a un impianto autorizzato: occorre garantire che l’intera filiera di valorizzazione rispetti i criteri di sostenibilità.

In pratica, le imprese devono:

  • mappare i flussi di rifiuti agroalimentari, distinguendo tra rifiuti e sottoprodotti;

  • verificare che i destinatari finali (impianti di digestione anaerobica, produzione di biocarburanti, ecc.) siano inseriti in schemi di certificazione riconosciuti;

  • conservare una documentazione completa e coerente, integrando registri rifiuti, formulari e dichiarazioni di sostenibilità;

  • coordinare gli aspetti ambientali con quelli energetici e fiscali, evitando incongruenze tra dichiarazioni diverse.

In questo contesto, realtà strutturate come Mageco, che affiancano le imprese nella gestione integrata dei rifiuti, rappresentano un riferimento operativo per tradurre gli obblighi normativi in procedure concrete e sostenibili.


Cosa devono fare gli operatori economici per adeguarsi

L’adeguamento al decreto richiede un approccio organizzato e graduale. In sintesi, gli operatori economici devono:

  1. Valutare il proprio perimetro di applicazione, comprendendo se e come rientrano nel sistema di certificazione;

  2. Individuare un organismo di certificazione accreditato e avviare il percorso di audit;

  3. Implementare o aggiornare un sistema di gestione documentale che garantisca tracciabilità e coerenza dei dati;

  4. Formare il personale interno sugli obblighi di sostenibilità e sulle nuove responsabilità operative;

  5. Verificare periodicamente la conformità dei fornitori e dei partner di filiera.

Un approccio consulenziale consente di evitare errori formali che, nel tempo, possono tradursi in contestazioni o esclusioni dai meccanismi incentivanti legati alle energie rinnovabili.


Scadenze e tempistiche da rispettare

Il DM Ambiente 7 agosto 2024 è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Per gli operatori già attivi, il decreto prevede termini transitori per l’adeguamento, generalmente fissati in 12 mesi dall’entrata in vigore, salvo specifiche disposizioni per particolari categorie di impianti o operatori.

È fondamentale non attendere l’ultimo momento: l’iter di certificazione richiede tempo, soprattutto per chi deve riorganizzare i flussi documentali o rivedere contratti e procedure.


Una nuova responsabilità per la filiera agroalimentare

Il DM 7 agosto 2024 segna un passaggio culturale prima ancora che normativo. La gestione dei rifiuti agroalimentari diventa parte integrante delle strategie di sostenibilità aziendale, con impatti diretti sulla reputazione, sull’accesso ai mercati e sulla competitività.

Per gli operatori economici, adeguarsi non significa solo rispettare un obbligo di legge, ma costruire filiere più trasparenti, efficienti e credibili, capaci di trasformare gli scarti in risorsa nel rispetto delle regole. Approfondire il tema e dotarsi di partner competenti è oggi la scelta più efficace per affrontare il cambiamento con consapevolezza.

Per approfondire le soluzioni di Mageco visita la sezione dedicata Mageco.it.

Focus DM Ambiente 7 agosto 2024